L’Unione Europea introduce una nuova leva per finanziare il proprio bilancio e, al contempo, accelerare la transizione verso un’economia circolare. La Commissione europea ha presentato una proposta che istituisce, a partire dal 2028, una “tassa RAEE” a carico degli Stati membri che non raggiungeranno gli obiettivi di raccolta dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Questa misura, inserita in un pacchetto più ampio di nuove risorse proprie, mira a incentivare le performance ambientali nazionali, con un impatto economico significativo stimato in circa 15 miliardi di euro di entrate annuali per l’UE.
Il Quadro di Riferimento
La “Tassa RAEE” è una delle cinque nuove “risorse proprie” delineate nella proposta per un nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), presentata dalla Commissione europea il 16 luglio 2025. Queste risorse sono i flussi di entrata che alimentano direttamente il bilancio dell’Unione, riducendo la dipendenza dai contributi diretti degli Stati membri.
L’approccio non è nuovo: segue il modello già introdotto con la Decisione 2020/2053/UE, che ha istituito un prelievo basato sul peso dei rifiuti di imballaggio in plastica non riciclati. Lo schema normativo, che ora passerà all’esame del Consiglio UE e del Parlamento europeo, si inserisce nella più ampia strategia del Clean Industrial Deal, che punta a rafforzare la competitività “verde” dell’industria europea.
Come funziona la “Tassa RAEE”
Il meccanismo proposto è disegnato per essere un forte disincentivo all’inefficienza e si basa su parametri chiari e misurabili:
L’obiettivo di raccolta
Il target di riferimento è quello fissato dalla Direttiva 2012/19/UE sui RAEE, che impone agli Stati membri di raggiungere un tasso di raccolta annuale pari al 65% del peso medio delle apparecchiature immesse sul mercato nazionale nei tre anni precedenti.
L’aliquota proposta
Per ogni chilogrammo di RAEE non raccolto rispetto all’obiettivo, lo Stato membro dovrà versare un contributo al bilancio UE. L’aliquota proposta è pari a 2 €/kg.
Il calcolo
La tassa sarà applicata alla differenza in peso tra quanto uno Stato membro avrebbe dovuto raccogliere per raggiungere il target del 65% e quanto ha effettivamente raccolto.
Non solo RAEE: le altre risorse “verdi” per il bilancio UE
La proposta della Commissione si spinge oltre i rifiuti elettronici, ancorando saldamente il bilancio UE agli obiettivi di decarbonizzazione. Altre due delle cinque nuove risorse proprie provengono infatti da strumenti chiave della politica climatica europea:
- Emission Trading System (ETS): si prevede di destinare al bilancio UE il 30% delle entrate generate dal sistema per lo scambio di quote di emissioni di gas serra, istituito con la Direttiva 2003/87/CE.
- meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM): il 75% delle entrate generate dalla cosiddetta “Carbon Tax alle frontiere”, disciplinata dal Regolamento 2023/956/UE, confluirà nelle casse dell’Unione.
Queste due misure, insieme, dovrebbero garantire all’UE entrate aggiuntive per circa
12 miliardi di euro l’anno.
La Prospettiva Italiana
Per l’Italia, la “Tassa RAEE” rappresenta una sfida tanto cruciale quanto impegnativa.
Secondo i dati recenti del Centro di Coordinamento RAEE, nel 2024 la percentuale di raccolta nazionale ha a malapena sfiorato il 30%. Questo dato evidenzia un divario enorme rispetto all’obiettivo del 65%, esponendo il Paese a un rischio finanziario considerevole a partire dal 2028.
La nuova misura, quindi, non è solo una questione di bilancio europeo, ma un potente e indifferibile stimolo a potenziare le infrastrutture di raccolta differenziata, a migliorare l’efficienza dei sistemi di gestione e a promuovere una maggiore consapevolezza tra cittadini e imprese sul corretto smaltimento dei rifiuti elettronici.


