Scadenza imminente e ad alto rischio di errore per le imprese che operano con l’estero. Il 20 gennaio 2026 è il termine ultimo per inviare al CONAI le dichiarazioni relative ai flussi di imballaggi entrati in Italia nell’ultimo periodo del 2025 (chiusura annuale o ultimo trimestre). La complessità per gli uffici amministrativi non risiede tanto nella trasmissione telematica, quanto nella corretta attribuzione dei materiali alle nuove fasce contributive, specialmente per i polimeri complessi e i materiali compositi, dove il confine tra “riciclabile” e “non riciclabile” determina l’importo da pagare.
L’obbligo trasversale (anche per chi non produce imballaggi)
Molte aziende ignorano ancora di essere soggette a questo adempimento.
L’obbligo di versare il Contributo Ambientale CONAI (CAC) non riguarda solo i produttori o chi importa imballaggi vuoti per rivenderli (Dichiarazione Modulo 6.1), ma anche e soprattutto le imprese industriali e commerciali che importano “imballaggi pieni”, ovvero materie prime, semilavorati o prodotti finiti imballati (Dichiarazione Modulo 6.2).
Che si tratti di bancali di legno, fusti in acciaio o scatole di cartone provenienti da Paesi UE o Extra-UE, se la merce entra in Italia, l’imballaggio deve pagare il contributo secondo il principio della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) sancito dall’art. 224 del D.Lgs. 152/2006.
Il nodo della classificazione e i poliaccoppiati
L’errore più comune – e più sanzionato – riguarda gli imballaggi compositi (poliaccoppiati).
Un imballaggio fatto di carta e plastica va dichiarato come carta o come plastica?
La risposta normativa dipende dalla percentuale in peso della componente prevalente: se la componente secondaria è inferiore al 5% del peso totale (ex Decisione 97/129/CE), l’imballaggio segue la frazione prevalente. Ma attenzione: se non separabile manualmente e sopra il 5%, rientra nella fascia C della plastica (la più costosa). Sbagliare questa classificazione espone l’azienda a recuperi crediti pesanti.
Controlli, sanzioni e procedure semplificate
Il CONAI ha potenziato i suoi strumenti di audit, incrociando i dati delle dichiarazioni ambientali con i flussi Intrastat e le bollette doganali. Le incongruenze (es. importo merce vs zero imballaggi dichiarati) emergono facilmente.
Per le aziende che hanno difficoltà a reperire le schede tecniche dai fornitori esteri, il Consorzio prevede procedure semplificate (calcolo forfettario sul valore della merce o sul peso dei materiali), una via d’uscita spesso ignorata che può salvare dalla non-compliance.


