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Horeca 2026: scatta la rivoluzione del servizio al tavolo. Addio a bustine e mini-taglie, tornano le oliere ricaricabili

Dal 2026 cambiano radicalmente le abitudini di consumo fuori casa. In attuazione delle nuove disposizioni del Regolamento UE sugli Imballaggi (PPWR), entra nel vivo il divieto per le confezioni monouso nel settore Horeca. Bar, ristoranti e hotel devono abbandonare bustine di salse, zucchero e i tradizionali flaconcini di cortesia, sostituendoli con sistemi di refill e dosatori riutilizzabili. Una misura che punta a ridurre drasticamente i rifiuti da imballaggio non riciclabili.

Cosa cambia a tavola (Allegato V, PPWR)

La misura è disciplinata dall’Articolo 22 (“Restrizioni all’uso di determinati formati di imballaggio”) in combinato disposto con l’Allegato V del Regolamento PPWR.

La norma vieta specificamente l’immissione sul mercato di imballaggi in “plastica monouso” per queste categorie, imponendo agli operatori economici di passare a materiali alternativi (es. carta, ove consentito) o, come strategia prioritaria indicata dall’UE, a sistemi di riutilizzo.

La normativa europea colpisce uno dei simboli dello spreco: la bustina monodose

A partire da quest’anno, non sarà più consentito servire al tavolo porzioni individuali di condimenti (ketchup, maionese, olio, aceto) o prodotti come panna e zucchero in imballaggi di plastica monouso. I gestori dovranno dotarsi di dispenser, oliere e zuccheriere lavabili e riutilizzabili, oppure servire il prodotto su richiesta in ciotole di ceramica/vetro[1].

Hotel e hospitality: stop ai flaconcini

La stretta riguarda anche il settore alberghiero.

I kit di cortesia con mini-flaconi di shampoo, bagnoschiuma e lozioni (spesso sotto i 50ml) diventano fuori legge se in plastica monouso. Le strutture ricettive si stanno convertendo massicciamente ai dispenser a muro ricaricabili, che garantiscono un risparmio economico e di plastica superiore all’80%[2].

Le eccezioni

Il regolamento prevede deroghe specifiche per le strutture sanitarie (ospedali, RSA) dove il monouso è necessario per garantire standard igienici elevati in contesti di fragilità. Anche il settore del take-away e del consumo “on the go” (cibo da asporto per consumo immediato) mantiene alcune flessibilità, pur essendo incoraggiato a passare a materiali compostabili o carta.

Chiarimento sulla distinzione Dine-in/Take-away

La normativa traccia una linea netta tra il consumo “in loco” (dove il riutilizzo è obbligatorio o fortemente incentivato per piatti e bicchieri) e l’asporto.

Per il take-away, pur non applicandosi il divieto secco delle bustine previsto per il servizio al tavolo, vigono gli obiettivi generali di riduzione della plastica e l’obbligo per i grandi operatori di accettare contenitori portati dal consumatore (BYOC – Bring Your Own Container) o di offrire sistemi di riutilizzo su cauzione.


[1] Il divieto copre esplicitamente imballaggi di plastica monouso contenenti meno di 50 g o 50 ml utilizzati per condimenti, conserve, salse, panna da caffè, zucchero e condimenti. La restrizione si applica esclusivamente al settore Horeca per il consumo all’interno dei locali (“dine-in”), lasciando per il momento escluso il confezionamento industriale destinato alla vendita al dettaglio domestica

[2] L’Allegato V del PPWR fissa la soglia di divieto per gli imballaggi in plastica monouso destinati a prodotti cosmetici, igienici e da toletta a volumi inferiori a 50 ml per i prodotti liquidi e inferiori a 100 g per i prodotti non liquidi (es. saponette). L’obiettivo è eliminare il rifiuto da imballaggio “immediato” tipico del settore ricettivo, favorendo l’adozione di sistemi di dosaggio ricaricabili fissi.