Uno degli elementi più dirompenti della Legge di Delegazione Europea 2025 è l’autorizzazione al Governo per l’implementazione del regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile.
L’epr nel settore tessile: la fine del “fast fashion” non tracciabile
Questa misura segna un punto di svolta per l’industria della moda: le aziende del fashion saranno obbligate per legge a farsi carico, finanziariamente e operativamente, della gestione del fine vita dei propri prodotti. Il recepimento dovrà definire l’architettura dei sistemi collettivi (consorzi) e, soprattutto, i criteri di “eco-modulazione” del contributo ambientale: i produttori pagheranno meno per i capi progettati per essere durevoli, riparabili e facilmente riciclabili a livello di fibra.
È la fine del modello lineare del fast fashion: il costo dello smaltimento o del recupero viene internalizzato nel prezzo del bene, spingendo verso una vera economia circolare tessile e incentivando il recupero delle fibre nobili.
Dovere di diligenza e riparazione: il cambio di paradigma nella responsabilità d’impresa
La delega per l’attuazione della Direttiva sulla Corporate Sustainability Due Diligence (CSDDD) e quella sul Diritto alla Riparazione sanciscono un passaggio epocale: la responsabilità d’impresa non si ferma più ai cancelli della fabbrica.
Le aziende dovranno implementare sistemi di monitoraggio e mitigazione dei rischi ambientali lungo l’intera supply chain, rispondendo legalmente di eventuali violazioni o impatti negativi causati dai propri fornitori globali.
Parallelamente, il diritto alla riparazione imporrà nuovi obblighi post-vendita: i produttori di beni (dagli elettrodomestici all’elettronica) saranno obbligati a garantire la disponibilità di pezzi di ricambio per un periodo prolungato e a fornire l’accesso alle informazioni tecniche anche ai riparatori indipendenti.
Questo provvedimento mira a estendere la vita utile dei prodotti, riducendo la generazione di rifiuti tecnologici e valorizzando un intero comparto di manutenzione specializzata che diventerà centrale nella strategia di sostenibilità aziendale.
Digitalizzazione e tracciabilità: verso l’integrazione totale dei dati ambientali
L’adeguamento ai regolamenti sulle spedizioni di rifiuti e sul Portale delle Emissioni Industriali riflette la spinta verso la “Digital Green Transition”.
La Legge di Delegazione impone al Governo di predisporre le infrastrutture necessarie per far dialogare i database nazionali con quelli europei. Per le imprese soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), ciò significherà una rendicontazione delle emissioni più granulare e frequente, consultabile in tempo reale dai regolatori e dal pubblico.
Allo stesso modo, la digitalizzazione totale delle spedizioni transfrontaliere di rifiuti ridurrà i tempi burocratici per le aziende che operano sui mercati internazionali, ma richiederà una precisione del dato superiore per evitare blocchi automatizzati.
La compliance ambientale del 2026 non è più solo una questione di limiti alle emissioni, ma di gestione strategica e digitale dell’intero ecosistema informativo aziendale.


