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L’impatto reale del CBAM sulle catene di fornitura europee: costi di importazione alle stelle per acciaio e alluminio e il nuovo vantaggio competitivo delle Materie Prime Seconde (MPS)

Il primo trimestre del 2026 segna il momento della verità per l’industria manifatturiera europea. La transizione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) dalla fase puramente dichiarativa (terminata a fine 2025) al regime definitivo a pagamento sta iniziando a scaricare i propri effetti sui bilanci aziendali.

Dalla burocrazia al conto economico: il dazio climatico è realtà

Le linee guida diffuse dalla Commissione Europea a inizio marzo confermano che importare beni come acciaio, alluminio, ghisa o cemento da Paesi extra-UE (come Cina, India o Turchia) comporta ora un esborso finanziario diretto. I Direttori Acquisti (CPO) sono costretti ad acquistare i “certificati CBAM” per coprire le emissioni incorporate in quei materiali, pagandoli al prezzo corrente delle quote del mercato del carbonio europeo (EU ETS). Questo “dazio climatico” sta annullando di fatto il differenziale di prezzo storico che rendeva le materie prime asiatiche più convenienti rispetto a quelle prodotte nel Vecchio Continente.

Ristrutturazione delle Supply Chain e Carbon Accounting

L’operatività del sistema definitivo impone una revisione brutale delle Supply Chain.

Non basta più negoziare sul prezzo franco destino (DAP) o FOB del metallo; il costo totale di approvvigionamento è ora dominato dal profilo emissivo del produttore extra-europeo.

Gli importatori autorizzati si trovano a dover gestire un rischio di volatilità doppiamente complesso: oltre alle fluttuazioni delle materie prime, subiscono l’imprevedibilità del prezzo della CO2 in Europa.

Questa pressione impone l’integrazione di sistemi di Carbon Accounting avanzati all’interno degli ERP aziendali per tracciare con esattezza le tonnellate di gas serra incorporate in ogni singolo lotto doganale, al fine di evitare le pesantissime sanzioni previste per la mancata restituzione annuale dei certificati.

L’opportunità d’oro per l’Economia Circolare e i Rottami Europei

Sotto il profilo strategico, l’entrata a regime del CBAM rappresenta un formidabile game changer per l’economia circolare interna dell’Unione. Poiché il meccanismo tassa le emissioni legate alla produzione di materia vergine in Paesi terzi, l’acquisto di Materie Prime Seconde (MPS) e rottami (ferrosi e non ferrosi) generati e trattati all’interno dell’UE acquisisce un vantaggio competitivo istantaneo. L’acciaio da forno elettrico (EAF) prodotto con rottame locale presenta un’impronta carbonica drasticamente inferiore, esentando l’acquirente dai gravosi oneri doganali del CBAM. Questa dinamica normativa sta innescando una corsa all’accaparramento dei rottami di qualità sul mercato interno, offrendo all’industria europea del riciclo l’opportunità di consolidare i propri margini e stringere accordi di lungo periodo (PPA per materiali) con la grande manifattura, finalmente disincentivata all’acquisto di commodity ad alto impatto emissivo fuori dai confini comunitari.