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Tessile, Italia verso l’EPR: la nuova frontiera della responsabilità del produttore

Il settore tessile si prepara a una svolta epocale in nome dell’economia circolare. È infatti in dirittura d’arrivo il regolamento nazionale che introdurrà il regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per abbigliamento, calzature e altri prodotti tessili. Lo schema di decreto, inviato all’Unione Europea per la notifica, mira a rendere i produttori responsabili dell’intero ciclo di vita dei loro beni, dalla progettazione ecocompatibile fino alla gestione del fine vita, con l’obiettivo di ridurre i rifiuti, incentivare il riciclo e promuovere un’industria più sostenibile.

La prospettiva italiana: verso una filiera tessile circolare

L’introduzione dell’EPR per il settore tessile si inserisce nel più ampio quadro del “Pacchetto Economia Circolare” dell’Unione Europea, che l’Italia ha recepito con una serie di decreti legislativi.

Questa misura non è solo un adempimento normativo, ma una leva strategica per creare una nuova filiera industriale nazionale dedicata al riutilizzo, alla riparazione e al riciclo dei prodotti tessili.

Stimolando l’ecodesign e responsabilizzando i produttori, il decreto mira a ridurre la pressione sulle risorse naturali, a promuovere l’innovazione e a posizionare l’industria italiana del tessile all’avanguardia della sostenibilità.

Che cos’è il decreto sulla responsabilità estesa del produttore (EPR) per il tessile

Si tratta di uno schema di regolamento – cui ha preso parte anche Confindustria Cisambiente – predisposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per istituire, per la prima volta in Italia in modo strutturato, un sistema EPR per la filiera tessile.

Il decreto agisce in attuazione degli articoli 178-bis e 178-ter del Decreto Legislativo 152/2006 (TUA), che definiscono i principi generali e gli obblighi dei regimi di responsabilità estesa del produttore.

I pilastri del nuovo sistema EPR tessile

Lo schema di regolamento delinea un sistema complesso che si articola su quattro direttrici principali, volte a trasformare radicalmente la filiera

Ecodesign e prevenzione dei rifiuti

Il cuore della normativa, in linea con l’art. 178-bis, comma 3, del D.Lgs. 152/2006, è la spinta verso una progettazione più sostenibile. I produttori saranno incentivati a immettere sul mercato beni durevoli, facili da riutilizzare e riparare. Le misure di ecodesign includono:

  • l’impiego di fibre e materiali naturali biocompatibili, rigenerati o riciclati.
  • l’eliminazione progressiva di sostanze chimiche pericolose, con un’attenzione specifica al problema del rilascio di microplastiche.
  • la riduzione dei difetti di qualità che accorciano la vita utile del prodotto.
  • l’uso di tecniche di lavorazione che favoriscano la riparabilità e la successiva riciclabilità del prodotto.

 

Responsabilità finanziaria e organizzativa

I produttori saranno chiamati a farsi carico dei costi di gestione dei rifiuti tessili. Questo obbligo potrà essere assolto attraverso due modalità:

  • sistema Individuale: Il singolo produttore organizza in autonomia la raccolta, il trattamento e il riciclo dei propri prodotti a fine vita.
  • sistema Collettivo: I produttori si uniscono in consorzi (Compliance Schemes), sul modello di filiere già consolidate come CONAI per gli imballaggi o i consorzi per pile e RAEE, per gestire collettivamente gli obblighi.

Ambito di applicazione

Il regime EPR si applicherà a una vasta gamma di prodotti, per coprire in modo esteso il settore. Rientrano nell’obbligo i produttori di:

  • abbigliamento
  • calzature e pelletteria
  • accessori (es. borse, cinture)
  • materassi
  • tessili per la casa e per il settore dell’accoglienza (es. alberghi, ristoranti)

Obiettivi di raccolta e riciclo

Per garantire l’efficacia del sistema, il decreto fissa precisi e progressivi obiettivi di raccolta differenziata, calcolati in rapporto al peso dei prodotti immessi sul mercato nazionale:

  • 15% entro il 31 dicembre 2026
  • 25% entro il 31 dicembre 2030
  • 40% entro il 31 dicembre 2035

I prossimi passaggi

Il testo, dopo una fase di consultazione con gli operatori del settore chiusasi il 5 maggio 2025, è ora in attesa delle osservazioni tecniche del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per la concertazione finale. Trattandosi di una norma tecnica che può influenzare le dinamiche del mercato unico, lo schema è stato notificato alla Commissione Europea per le necessarie verifiche di compatibilità.