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MITE: al via i CAM tessili

Varati lo scorso 30 giugno, lo scorso 14 settembre sono stati pubblicati e resi ufficiali i nuovi criteri ambientali minimi dedicati all’affidamento relativo alle  forniture ed il noleggio di prodotti tessili e per il servizio di restyling e finissaggio dei prodotti tessili che abrogano i CAM di pari oggetto, vale a dire l’Allegato 3 del DM 11 gennaio 2017.

I nuovi criteri

Si tratta di criteri che hanno un duplice obiettivo:

  • favorire la sostenibilità ambientale;
  • ridurre l’inquinamento causato dalla diffusione di dispositivi di protezione individuale monouso[1].

Dai dati fornite dal Ministero della Transizione ecologica emerge come, nell’ambito dei plessi scolastici, ad esempio, vengono distribuiti gratuitamente 11 milioni di mascherine monouso al giorno, che generano quotidianamente, considerato il loro peso unitario, fino a 110 tonnellate di rifiuti.

Le mascherine lavabili, da sottoporre a cicli di lavaggio ed usare secondo le indicazioni all’uopo fornite dal fabbricante, sono in grado di mantenere le necessarie proprietà filtranti per un ampio range di lavaggi, partendo da un minimo di 10, e consentono dunque una notevole riduzione del volume dei rifiuti prodotti.

Le caratteristiche principali dei nuovi CAM

Le novità introdotte dal nuovo CAM riguardano, tra le altre cose:

  • semplificazioni al sistema di verifica;
  • indicazioni per l’esecuzione delle prove di laboratorio e per la stesura dei rapporti di prova, sempre mirate ad agevolare le verifiche di conformità da parte delle stazioni appaltanti e ad armonizzare l’approccio dei test di laboratorio;
  • valorizzano tecniche di tintura a minori impatti ambientali;
  • promuovono il servizio di restyling e finissaggio dei prodotti tessili in luogo dell’acquisto di nuovi prodotti;
  • contengono criteri sociali mirati alla verifica del rispetto dei diritti umani e del diritto al lavoro dignitoso lungo le catene di fornitura, il cui utilizzo consente di ridurre significativamente il rischio che nelle forniture pubbliche possano accedere capi fabbricati sfruttando i lavoratori, con l’impiego di lavoro minorile, senza le necessarie condizioni di sicurezza, sulla base delle moderne di schiavitù.

Il MITE intende promuovere appalti per l’affidamento di questa tipologia servizi.

Ciò richiede una preliminare attività preparatoria da parte delle stazioni appaltanti, e può supportare le imprese artigiane operanti nel territorio che svolgono attività “verdi” per loro specifica natura[2]: si tratta di una iniziativa in piena sintonia con l’obiettivo di promuovere l’economia circolare e di massimizzare la durata dei prodotti,

Questi CAM non rappresentano ancora un punto di arrivo degli appalti pubblici verdi settoriali. I CAM per loro natura sono in continua evoluzione, al fine di rispondere puntualmente ai cambiamenti del mercato, ai progressi scientifici e tecnologici, nonché delle modifiche del contesto normativo. Quindi, saranno apportate lievi ma significative modifiche ai CAM tessili che, senza alcun aggravio adattativo o amministrativo per i Responsabili Unici dei Procedimenti, favoriranno il mercato dei prodotti costituiti da fibre riciclate e da sottoprodotto, in sintonia con i principi dell’economia circolare e gli indirizzi del Green Deal Europeo, per far sì che rispecchino pienamente i risultati dello stato dell’arte tecnico-scientifico utili a favorire l’accesso di prodotti realizzati con fibre, specie naturali riciclate.

[1] In ottemperanza a quanto previsto dal Decreto-Legge 19 maggio 2020, n. 34 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”

[2] Così come è avvenuto anche in altri settori di alcuni Paesi Nord Europei che stanno approcciando in questo modo gli appalti pubblici verdi (rectior “circolari”).

Etichetta energetica: al via dal 1° settembre

Avviata dal 1° settembre scorso l’etichettatura energetica. Di cosa si tratta, quali sono i vantaggi, e gli obblighi previsti per i Destinatari.

Etichettatura significa risparmio energetico

Innanzitutto, con l’etichettatura energia, la UE punta a a migliorare l’efficienza energetica dei prodotti sul mercato dell’UE: infatti, l’obiettivo posto dalla comunità è quello di introdurre meccanismi di etichettatura energetica e progettazione ecocompatibile:

Il contenuto informativo riguarda l’efficienza energetica e di altre caratteristiche chiave dei prodotti al momento dell’acquisto, al fine di consentire un risparmio sulle bollette energetiche e la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra in tutta l’UE da parte dei Consumatori.

Oltre alle informazioni sul consumo energetico del prodotto, le etichette possono anche fornire dati specifici su altre caratteristiche d’uso pertinenti, quali le emissioni acustiche o il consumo di acqua.

Una breve cronistoria

Introdotta per una serie di elettrodomestici nel 1994 e successivamente estesa ad altri nel 2004, con una scala comparativa da A (efficienza massima) a G (efficienza minima), l’etichetta energetica dell’UE è stata un fattore chiave per aiutare i consumatori a scegliere prodotti più efficienti sotto il profilo energetico. Al tempo stesso, incoraggia i produttori a promuovere l’innovazione utilizzando tecnologie più efficienti dal punto di vista dei consumi.

Secondo lo speciale Eurobarometro 492, nel 2019 l’etichetta energetica era riconosciuta dal 93% dei consumatori e il 79% l’ha presa in considerazione al momento dell’acquisto di prodotti efficienti sotto il profilo energetico.

I risparmi stimati

La UE punta a ottenere:

  • un risparmio energetico di circa 230 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) entro il 2030, pari ad un risparmio medio in bolletta fino a 285 euro all’anno per i consumatori.
  • un insieme di entrate supplementari per le imprese comunitarie, pari a 66 miliardi di euro.

I comportamenti incentivati

La UE assume che chi realizza tali prodotti con il marchio energetico ambisce affinché essi rientrino nella categoria più elevata disponibile rispetto ai concorrenti.

Ne deriva che quelli che vendono apparecchi appartenenti alle classi meno efficienti puntino a migliorare la loro classificazione per collocare i loro prodotti nella categoria più elevata[1].

Una nuova generazione di etichette

Visto che i prodotti diventano sempre più efficienti sotto il profilo energetico e che la differenza tra A++ e A+++ è meno evidente per il consumatore, le categorie delle etichette energetiche dell’UE saranno gradualmente adeguate per ripristinare la scala da A a G, più semplice da capire. Ad esempio, un prodotto che presenta una classe di efficienza energetica A+++ potrebbe diventare una classe B o inferiore dopo il riscalaggio senza modificare il suo consumo energetico. La classe A sarà inizialmente vuota per lasciare spazio allo sviluppo di modelli più efficienti sotto il profilo energetico.

Ciò consentirà ai consumatori di distinguere più chiaramente tra i prodotti che consumano meno e, al tempo stesso, intende incoraggiare i fabbricanti a proseguire la ricerca e l’innovazione in tecnologie più efficienti sotto il profilo energetico. Il 16 febbraio 2021 è stato pubblicato un articolo che spiega con maggiori dettagli la nuova generazione di etichette energetiche dell’UE.

Il “re-scaling” delle categorie di prodotti a marchio energetico

In concreto, nel 2021 saranno “riscalati” 5 gruppi di prodotti[2]:

  • frigoriferi e congelatori
  • lavastoviglie
  • lavatrici
  • televisori
  • Lampade

Nel dettaglio:

  • I frigoriferi e congelatori, le lavastoviglie, le lavatrici e i televisori saranno riscalati a partire dal 1º marzo 2021;
  • le lampade saranno riscalate a partire dal 1º settembre 2021.
  • altri gruppi di prodotti muniti di etichette energetiche dell’UE seguiranno nei prossimi anni[3].

Progettazione ecocompatibile

Esiste a livello mondiale una domanda di prodotti più efficienti per ridurre il consumo di energia e di altre risorse naturali, in linea con il miglioramento della sostenibilità globale.

La legislazione dell’UE in materia di progettazione ecocompatibile è uno strumento efficace per migliorare le prestazioni ambientali dei prodotti fissando norme minime obbligatorie per la loro efficienza energetica. Ciò elimina dal mercato i prodotti meno performanti, contribuendo in modo significativo al conseguimento degli obiettivi dell’UE in materia di energia e clima. La progettazione ecocompatibile sostiene inoltre la competitività industriale e l’innovazione promuovendo migliori prestazioni ambientali dei prodotti in tutto il mercato interno.

Il 1º ottobre 2019 la Commissione ha adottato 10 misure per le seguenti categorie di prodotti:

  • lavatrici e lavasciuga biancheria
  • lavastoviglie
  • display elettronici
  • frigoriferi per uso domestico
  • sorgenti luminose
  • frigoriferi con funzione di vendita diretta
  • alimentatori esterni
  • motori elettrici
  • trasformatori di potenza
  • apparecchiature di saldatura.

Otto di queste misure rivedono i requisiti esistenti, mentre i frigoriferi con funzione di vendita diretta e le apparecchiature di saldatura sono regolamentati per la prima volta.

Riparabilità e riciclabilità

Una modifica importante di queste norme sulla progettazione ecocompatibile, che inizieranno ad applicarsi pienamente nel 2021, è l’inclusione di elementi volti a migliorare ulteriormente la riparabilità e la riciclabilità degli apparecchi.

Fra le nuove misure figurano determinati requisiti, ad esempio rendere i pezzi di ricambio più facilmente sostituibili e garantire che i pezzi di ricambio e le informazioni sulla riparazione e la manutenzione siano disponibili per gli utilizzatori finali e i riparatori professionisti, a seconda dei casi, per una durata minima di 7-10 anni a seconda del prodotto. Le norme di progettazione ecocompatibile modificate per le lavatrici, le lavastoviglie, i frigoriferi e i congelatori e i display elettronici entrano in vigore il 1º marzo 2021.

Per maggiori informazioni

Cliccare qui.

[1] Per esempio, circa due terzi dei frigoriferi e delle lavatrici venduti nel 2006 avevano un’etichetta di classe A, mentre nel 2017, oltre il 90% aveva un’etichetta A+, A++ o A+++.

[2] Il formato finale e l’identità visiva delle nuove etichette per i gruppi di prodotti elencati sopra e per gli “apparecchi di refrigerazione con funzione di vendita diretta” sono stati adottati dalla Commissione l’11 marzo 2019.I paesi dell’UE, con il sostegno della Commissione europea, informeranno i cittadini in merito ai cambiamenti che le nuove etichette energetiche dell’UE apporteranno attraverso campagne di comunicazione dedicate. Inoltre, due progetti finanziati da Orizzonte 2020, LABEL2020 e Boost Energy Label Take up (BELT) promuoveranno e sosterranno una transizione agevole del mercato delle nuove etichette energetiche.

[3] Dal giugno 2020 è disponibile una nota orientativa sui periodi di riscalaggio e di transizione delle etichette. Inoltre, a partire dal 1º gennaio 2019 i fornitori (fabbricanti, importatori o rappresentanti autorizzati) devono caricare informazioni sui loro prodotti nella banca dati europea dei prodotti per l’etichettatura energetica (EPREL) prima di immettere i prodotti sul mercato europeo. A partire da marzo 2021 i consumatori potranno consultare la banca dati per cercare le etichette energetiche e le schede informative riguardanti le prime categorie di prodotti riscalati.Le imprese possono anche creare le proprie etichette per i prodotti che consumano energia utilizzando i modelli di etichette energetiche o il generatore di etichette energetiche.

Linee guida affidamenti in house: time out dal Consiglio di Stato

Con un parere rilasciato ad inizio ottobre, il Consiglio di Stato ha interrotto il processo di approvazione delle linee guida per gli affidamenti delle stazioni appaltanti senza gara, ovvero “in house”.

Il parere

Con il parere n. 1614 del reso dai Giudici amministrativi verteva sulle Linee guida elaborate dall’Autorità anticorruzione sugli affidamenti in house di contratti aventi ad oggetto lavori, servizi o forniture disponibili sul mercato in regime di concorrenza (compresi gli affidamenti del servizio rifiuti) ai sensi dell’articolo 192, comma 2, del Dlgs 152/2006.

Il parere 7 ottobre 2021, n. 1614 reso dai Giudici amministrativi verteva sulle Linee guida elaborate dall’Autorità anticorruzione sugli affidamenti in house di contratti aventi ad oggetto lavori, servizi o forniture disponibili sul mercato in regime di concorrenza (compresi gli affidamenti del servizio rifiuti) ai sensi dell’articolo 192, comma 2, del Dlgs 152/2006.

Si ricorda che il consiglio di stato aveva ricevuto da ANCA lo scorso 14 settembre 2021, uno schema delle Linee guida per gli affidamenti in house ai sensi dell’articolo 192. Dlgs 50/2016 (Codice appalti), per poter riceverne il parere, e, al termine, rilasciarlo.

L’obiettivo di ANAC è proprio quello di fornire indicazioni utili alle stazioni appaltanti per la formulazione della motivazione nel caso vogliano procedere all’affidamento in via diretta anziché disporre la gara pubblica.

ANACA dovrà fornire ulteriori dettagli: la ragione, secondo il Consiglio di Stato è quella del quadro normativo in costante evoluzione, dal D1 77/2021 (decreto “Semplificazioni bis”) che ha inciso sugli affidamenti in house in ottica acceleratoria degli interventi connessi al Piano nazionale di ripresa e resilienza, al futuro assetto degli appalti pubblici che arriverà dalla legge delega di riforma attualmente in discussione in Parlamento.

Non solo.

Il CdS evidenzia come, se da un alto l’istituto giuridico degli affidamenti in house appaia stabilizzato nell’evoluzione giurisprudenziale, dall’altro sia la Corte di Giustizia UE , sia la Corte Costituzionale , hanno sostanzialmente confermato il vigente regime giuridico e non hanno evidenziato, nell’attuale disciplina, problematiche talmente rilevanti da indurre inevitabilmente all’introduzione urgente di indirizzi non normativi che amplino l’obbligo motivazionale,

Che cos’è l’affidamento in house

Il nuovo codice dei contratti pubblici (che sostituisce il D.Lgs. n. 163/2006, ed è stato emanato lo scorso 18.4.16), fornisce le indicazioni di carattere generale sull’affidamento dei servizi pubblici, ovvero sui contratti che disciplinano i rapporti tra soggetti pubblici e privati in tema di esternalizzazione dei servizi verso terzi, che i primi dovrebbero erogare nei confronti dell’utenza, e che, per ragioni di carattere normativo, tecnico ed economico delegano all’esterno, verso soggetti, selezionati mediante opportuna procedura (non prevede un regolamento attuativo come il DPR 207/10). Disciplina anche l’affidamento nel c.d. “settore ordinario”, a formare una disciplina secondo quale, dopo una pletora di atti che hanno modificato la normativa di riferimento sul punto, si prevedono tre possibili modalità attraverso le quali una stazione appaltante può decidere di acquistare beni o servizi:

  • modalità di affidamento dei SPL di rilevanza economica in Italia (disciplina comunitaria): gare ad evidenza pubblica, indette e gestite secondo la normativa comunitaria sulla concorrenza (affidamento a terzi, vale il CCP, D.Lgs. n.163/2006);
  • società mista pubblico privato, con gara a doppio oggetto (2) con socio privato operativo selezionato mediante gare ad evidenza pubblica senza vincoli di percentuale di capitale detenuto;
  • società in house (“in house providing, capitale interamente pubblico) che soddisfano i requisiti comunitari e di settore (controllo analogo, e attività svolta prevalentemente verso la stazione).

Appunto, l’affidamento diretto è, ad oggi, una delle tre possibili modalità di affido.

Stato degli alberi del mondo: il BGCI lancia il grido di allarme

Il 30% delle specie arboree è minacciato di estinzione e almeno 142 specie arboree sono registrate come estinte: sono queste le principali evidenze del Rapporto sullo stato degli alberi nel mondo rilasciato a settembre dal Botanic Gardens Conservation International (BGCI). Vediamo le attività dell’Istituto e le principali evidenze del documento.

L’Istituto

Il Botanic Gardens Conservation International (BGCI) è stato fondato nel 1987 e come organo ancillare dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Composto da più di 700 membri, soprattutto orti e giardini botanici di 118 paesi, consiste in una associazione benefica (charity) con sede a Kew, un quartiere di Londra, ed è sostenuta sia dai Kew Gardens che dal Giardino botanico reale di Edimburgo.

BGCI ha sviluppato diversi progetti, in vari paesi, ma opera soprattutto in Argentina, Cina, Giappone, Medioriente, Nord America e Russia, e si concentra sulla conservazione delle piante, l’impegno pubblico, i servizi per gli orti botanici e la formazione e lo sviluppo delle capacità.

Rapporto sullo stato degli alberi nel mondo

Il rapporto riassume le misure di conservazione già in atto per le specie arboree: oltre i due terzi delle specie arboree sono registrate in almeno un’area protetta e circa un terzo delle specie arboree si trova negli orti botanici o nelle banche di semi.

Si richiede una maggiore e nuova attenzione nella pianificazione e nella realizzazione della conservazione della biodiversità e del ripristino degli ecosistemi, riconoscendo l’importanza globale delle specie arboree.

Il documento individua le regioni in cui sono necessarie ulteriori azioni, fornisce raccomandazioni per azioni urgenti e richiede una nuova coalizione per facilitare le risorse e le competenze necessarie.

Emerge che il 30% delle specie arboree è minacciato di estinzione e almeno 142 specie arboree sono registrate come estinte. Le principali minacce per le specie arboree vengono rappresentate dal disboscamento e da altre forme di perdita di habitat, lo sfruttamento diretto del legname e di altri prodotti e la diffusione di parassiti e malattie invasivi. Anche il cambiamento climatico sta avendo un impatto chiaramente misurabile.

Le informazioni dettagliate sulle specie arboree utilizzate per compilare questo rapporto sono ora disponibili sul portale GlobalTree, un nuovo importante strumento per supportare la silvicoltura, la conservazione della biodiversità e le politiche e azioni per il cambiamento climatico per le specie arboree.

Alcuni dati consentono di ricostruire il quadro complessivo a livello globale sul punto:

  • 58%, l’entità degli alberi autoctoni sul territorio della Comunità europea minacciato di estinzione, soprattutto quelli del genere Sorbus;
  • 500, le specie minacciate di estinzione (30%), sulla scorta di un esame condotto su 58.497 specie conosciute[1];
  • oltre 440, le specie di alberi quasi in estinzione[2].
  • 180, le specie arboree che sono quotidianamente minacciate dal fenomeno dell’innalzamento del livello dei mari ed anche da eventi meteorologici estremi, soprattutto quelle insulari[3];

Il Brasile rappresenta il paese con il maggior numero di specie arboree (8.847), ma anche quello delle specie più minacciate (1.788).

Il Global Tree Assessment

Lo strumento operativo della conservazione degli alberi viene rappresentato dal “Global Tree Assessment”, un accordo che raggruppa una rete globale di oltre 60 partner istituzionali e oltre 500 esperti.

Mediante questo, negli ultimi cinque anni, è stata intrapresa un’intensa ricerca per raccogliere informazioni sul rischio di estinzione sulle 58.497 specie di alberi in tutto il mondo.

Cosa c’è da fare

È fondamentale utilizzare le informazioni ora disponibili per gestire, conservare e ripristinare le specie arboree minacciate e la diversità degli alberi. Ciò impedirà l’estinzione degli alberi e delle piante, animali e funghi associati che dipendono da essi, sosterrà i mezzi di sussistenza e garantirà la salute ecologica del pianeta.

[1] Si tratta di un numero pari al doppio rispetto a mammiferi, uccelli, anfibi e rettili minacciati messi insieme, e 142 quelle che si sono estinte.

[2] Esse sono geograficamente collocate in tutto il mondo, dal cedro di Mulanje in Malawi, con solo pochi individui rimasti sull’omonimo monte, al sorbo bianco di Menai che si trova solo nel Galles del Nord, di cui sono rimasti solo 30 alberi.

[3] Ad esempio, le magnolie dei Caraibi, le querce e aceri negli USA, come le magnolie dei Caraibi, minacciate dagli incendi in continuo aumento, i faggi in Australia e Sud America.

Idee per la riqualificazione di ecosistemi nel mezzogiorno: via al bando

L’agenzia per la coesione lancia il nuovo bando per progetti riguardanti interventi di riqualificazione e rifunzionalizzazione di siti per la creazione di Ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno.

Il bando

Gli avvisi dell’Agenzia mettono a disposizione dei proponenti 350 milioni di euro fino al 2026, e consistono in interventi da finanziare a valere sulle risorse del Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR[1].

Il plafond

Le risorse del bando vengono ripartite per un importo pari a 70 mln euro per ciascuno degli anni che vanno dal 2022 al 2026.

Le caratteristiche dei progetti

Aree di intervento

I progetti di investimento devono riguardare le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia.

Soggetti ammessi alla partecipazione

I Soggetti ammissibili sono organismi di ricerca in cooperazione tra loro e/o con enti locali, imprese e altri soggetti pubblici o privati, in numero minimo di tre.

Durata massima del progetto ed entità della linea finanziabile

La durata massima dei progetti, da indicare ali ‘interno della proposta di idea progettuale, non deve superare i 36 (trentasei) mesi, mentre l’ammontare dell’investimento consentito per ciascun progetto può variare tra euro 10.000.000 e euro 90.000.000.

L’entità del finanziamento può coprire fino al 100% dei costi ammissibili e arrivare fino al raggiungimento del costo massimo dell’investimento consentito per ciascun progetto.

Le domande

La domanda di candidatura dovrà essere presentata a pena di esclusione, esclusivamente tramite PEC, indirizzata a manifestazione.ecosistemi@pec.agenziacoesione.gov.it entro le ore 12,00 del 12 novembre 2021.

Per maggiori informazioni

Cliccare qui.

[1] Ex DL n. 59/2021, recante “Misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti”, con una dotazione finanziaria complessiva di euro 350.000.000.

RAEE siglato il protocollo di intesa tra CdC RAEE e Unioncamere

Dopo l’entrata in vigore nell’agosto del 2018 dell’“Open Scope”, il meccanismo previsto dal D.lgs. n. 49/2014, siglata un intesa tra CdC RAEE e Unioncamere per realizzare una migliore e piu’ efficiente dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

L’obiettivo del protocollo

Al fine di garantire una corretta gestione della filiera delle AEE e il rispetto degli obblighi normativi in modo da favorire la tutela del mercato e un’equa concorrenza è stato siglato un protocollo di intesa tra Unioncamere e il Centro di Coordinamento sui Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (CdC RAEE).

Gli obiettivi

Il protocollo mira a garantire una maggiore informazione e formazione per le imprese coinvolte favorendo la loro iscrizione al Registro AEE e per per gli enti di controllo per agevolare la loro attività sul territorio; da ultimo, fornire assistenza alle imprese della filiera AEE per una applicazione corretta delle norme ambientali.

Le motivazioni alla base del protocollo

La tematica è molto attuale: da un lato, con l’entrata in vigore del regime “Open scope” (dal 15/08/2018, come previsto dal D.lgs. n. 49/2014), la platea delle imprese soggette alla disciplina dei RAEE è decisamente aumentata e, dall’altro, la valorizzazione di questi rifiuti è strategica in ottica di economia circolare, per il volume di materie di pregio che possono essere recuperate e riutilizzate nel medesimo settore produttivo.

L’occasione dovrà essere quella di un rilancio di un sistema, che sebbene siano presenti molte difficoltà attuative, costituisce una filiera del recupero dei rifiuti.

A quasi 20 anni dalla prima direttiva sul tema, in Italia ancora non si può dire che i meccanismi di ritiro dei suddetti rifiuti presenti elevata efficacia. Infatti, se l’uno contro zero ancora non è partito su una scala accettabile, rimane pressoché di nicchia il meccanismo di ritiro ‘uno contro uno’.

Le attività complementari

Queste attività saranno inoltre accompagnate da un’ampia condivisione di dati, in particolare (i) Unioncamere, con il supporto della propria società in house Ecocerved, effettuerà un’analisi della filiera attraverso la banca dati MUD e altre fonti del sistema camerale e (ii) il CdC RAEE metterà a disposizione le informazioni di propria competenza; i risultati di questo approfondimento potranno anche essere utilizzati dal Ministero della Transizione ecologica per le decisioni in materia di PNRR e di economia circolare.

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