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Linee guida affidamenti in house: time out dal Consiglio di Stato

Con un parere rilasciato ad inizio ottobre, il Consiglio di Stato ha interrotto il processo di approvazione delle linee guida per gli affidamenti delle stazioni appaltanti senza gara, ovvero “in house”.

Il parere

Con il parere n. 1614 del reso dai Giudici amministrativi verteva sulle Linee guida elaborate dall’Autorità anticorruzione sugli affidamenti in house di contratti aventi ad oggetto lavori, servizi o forniture disponibili sul mercato in regime di concorrenza (compresi gli affidamenti del servizio rifiuti) ai sensi dell’articolo 192, comma 2, del Dlgs 152/2006.

Il parere 7 ottobre 2021, n. 1614 reso dai Giudici amministrativi verteva sulle Linee guida elaborate dall’Autorità anticorruzione sugli affidamenti in house di contratti aventi ad oggetto lavori, servizi o forniture disponibili sul mercato in regime di concorrenza (compresi gli affidamenti del servizio rifiuti) ai sensi dell’articolo 192, comma 2, del Dlgs 152/2006.

Si ricorda che il consiglio di stato aveva ricevuto da ANCA lo scorso 14 settembre 2021, uno schema delle Linee guida per gli affidamenti in house ai sensi dell’articolo 192. Dlgs 50/2016 (Codice appalti), per poter riceverne il parere, e, al termine, rilasciarlo.

L’obiettivo di ANAC è proprio quello di fornire indicazioni utili alle stazioni appaltanti per la formulazione della motivazione nel caso vogliano procedere all’affidamento in via diretta anziché disporre la gara pubblica.

ANACA dovrà fornire ulteriori dettagli: la ragione, secondo il Consiglio di Stato è quella del quadro normativo in costante evoluzione, dal D1 77/2021 (decreto “Semplificazioni bis”) che ha inciso sugli affidamenti in house in ottica acceleratoria degli interventi connessi al Piano nazionale di ripresa e resilienza, al futuro assetto degli appalti pubblici che arriverà dalla legge delega di riforma attualmente in discussione in Parlamento.

Non solo.

Il CdS evidenzia come, se da un alto l’istituto giuridico degli affidamenti in house appaia stabilizzato nell’evoluzione giurisprudenziale, dall’altro sia la Corte di Giustizia UE , sia la Corte Costituzionale , hanno sostanzialmente confermato il vigente regime giuridico e non hanno evidenziato, nell’attuale disciplina, problematiche talmente rilevanti da indurre inevitabilmente all’introduzione urgente di indirizzi non normativi che amplino l’obbligo motivazionale,

Che cos’è l’affidamento in house

Il nuovo codice dei contratti pubblici (che sostituisce il D.Lgs. n. 163/2006, ed è stato emanato lo scorso 18.4.16), fornisce le indicazioni di carattere generale sull’affidamento dei servizi pubblici, ovvero sui contratti che disciplinano i rapporti tra soggetti pubblici e privati in tema di esternalizzazione dei servizi verso terzi, che i primi dovrebbero erogare nei confronti dell’utenza, e che, per ragioni di carattere normativo, tecnico ed economico delegano all’esterno, verso soggetti, selezionati mediante opportuna procedura (non prevede un regolamento attuativo come il DPR 207/10). Disciplina anche l’affidamento nel c.d. “settore ordinario”, a formare una disciplina secondo quale, dopo una pletora di atti che hanno modificato la normativa di riferimento sul punto, si prevedono tre possibili modalità attraverso le quali una stazione appaltante può decidere di acquistare beni o servizi:

  • modalità di affidamento dei SPL di rilevanza economica in Italia (disciplina comunitaria): gare ad evidenza pubblica, indette e gestite secondo la normativa comunitaria sulla concorrenza (affidamento a terzi, vale il CCP, D.Lgs. n.163/2006);
  • società mista pubblico privato, con gara a doppio oggetto (2) con socio privato operativo selezionato mediante gare ad evidenza pubblica senza vincoli di percentuale di capitale detenuto;
  • società in house (“in house providing, capitale interamente pubblico) che soddisfano i requisiti comunitari e di settore (controllo analogo, e attività svolta prevalentemente verso la stazione).

Appunto, l’affidamento diretto è, ad oggi, una delle tre possibili modalità di affido.

Stato degli alberi del mondo: il BGCI lancia il grido di allarme

Il 30% delle specie arboree è minacciato di estinzione e almeno 142 specie arboree sono registrate come estinte: sono queste le principali evidenze del Rapporto sullo stato degli alberi nel mondo rilasciato a settembre dal Botanic Gardens Conservation International (BGCI). Vediamo le attività dell’Istituto e le principali evidenze del documento.

L’Istituto

Il Botanic Gardens Conservation International (BGCI) è stato fondato nel 1987 e come organo ancillare dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Composto da più di 700 membri, soprattutto orti e giardini botanici di 118 paesi, consiste in una associazione benefica (charity) con sede a Kew, un quartiere di Londra, ed è sostenuta sia dai Kew Gardens che dal Giardino botanico reale di Edimburgo.

BGCI ha sviluppato diversi progetti, in vari paesi, ma opera soprattutto in Argentina, Cina, Giappone, Medioriente, Nord America e Russia, e si concentra sulla conservazione delle piante, l’impegno pubblico, i servizi per gli orti botanici e la formazione e lo sviluppo delle capacità.

Rapporto sullo stato degli alberi nel mondo

Il rapporto riassume le misure di conservazione già in atto per le specie arboree: oltre i due terzi delle specie arboree sono registrate in almeno un’area protetta e circa un terzo delle specie arboree si trova negli orti botanici o nelle banche di semi.

Si richiede una maggiore e nuova attenzione nella pianificazione e nella realizzazione della conservazione della biodiversità e del ripristino degli ecosistemi, riconoscendo l’importanza globale delle specie arboree.

Il documento individua le regioni in cui sono necessarie ulteriori azioni, fornisce raccomandazioni per azioni urgenti e richiede una nuova coalizione per facilitare le risorse e le competenze necessarie.

Emerge che il 30% delle specie arboree è minacciato di estinzione e almeno 142 specie arboree sono registrate come estinte. Le principali minacce per le specie arboree vengono rappresentate dal disboscamento e da altre forme di perdita di habitat, lo sfruttamento diretto del legname e di altri prodotti e la diffusione di parassiti e malattie invasivi. Anche il cambiamento climatico sta avendo un impatto chiaramente misurabile.

Le informazioni dettagliate sulle specie arboree utilizzate per compilare questo rapporto sono ora disponibili sul portale GlobalTree, un nuovo importante strumento per supportare la silvicoltura, la conservazione della biodiversità e le politiche e azioni per il cambiamento climatico per le specie arboree.

Alcuni dati consentono di ricostruire il quadro complessivo a livello globale sul punto:

  • 58%, l’entità degli alberi autoctoni sul territorio della Comunità europea minacciato di estinzione, soprattutto quelli del genere Sorbus;
  • 500, le specie minacciate di estinzione (30%), sulla scorta di un esame condotto su 58.497 specie conosciute[1];
  • oltre 440, le specie di alberi quasi in estinzione[2].
  • 180, le specie arboree che sono quotidianamente minacciate dal fenomeno dell’innalzamento del livello dei mari ed anche da eventi meteorologici estremi, soprattutto quelle insulari[3];

Il Brasile rappresenta il paese con il maggior numero di specie arboree (8.847), ma anche quello delle specie più minacciate (1.788).

Il Global Tree Assessment

Lo strumento operativo della conservazione degli alberi viene rappresentato dal “Global Tree Assessment”, un accordo che raggruppa una rete globale di oltre 60 partner istituzionali e oltre 500 esperti.

Mediante questo, negli ultimi cinque anni, è stata intrapresa un’intensa ricerca per raccogliere informazioni sul rischio di estinzione sulle 58.497 specie di alberi in tutto il mondo.

Cosa c’è da fare

È fondamentale utilizzare le informazioni ora disponibili per gestire, conservare e ripristinare le specie arboree minacciate e la diversità degli alberi. Ciò impedirà l’estinzione degli alberi e delle piante, animali e funghi associati che dipendono da essi, sosterrà i mezzi di sussistenza e garantirà la salute ecologica del pianeta.

[1] Si tratta di un numero pari al doppio rispetto a mammiferi, uccelli, anfibi e rettili minacciati messi insieme, e 142 quelle che si sono estinte.

[2] Esse sono geograficamente collocate in tutto il mondo, dal cedro di Mulanje in Malawi, con solo pochi individui rimasti sull’omonimo monte, al sorbo bianco di Menai che si trova solo nel Galles del Nord, di cui sono rimasti solo 30 alberi.

[3] Ad esempio, le magnolie dei Caraibi, le querce e aceri negli USA, come le magnolie dei Caraibi, minacciate dagli incendi in continuo aumento, i faggi in Australia e Sud America.

Idee per la riqualificazione di ecosistemi nel mezzogiorno: via al bando

L’agenzia per la coesione lancia il nuovo bando per progetti riguardanti interventi di riqualificazione e rifunzionalizzazione di siti per la creazione di Ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno.

Il bando

Gli avvisi dell’Agenzia mettono a disposizione dei proponenti 350 milioni di euro fino al 2026, e consistono in interventi da finanziare a valere sulle risorse del Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR[1].

Il plafond

Le risorse del bando vengono ripartite per un importo pari a 70 mln euro per ciascuno degli anni che vanno dal 2022 al 2026.

Le caratteristiche dei progetti

Aree di intervento

I progetti di investimento devono riguardare le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia.

Soggetti ammessi alla partecipazione

I Soggetti ammissibili sono organismi di ricerca in cooperazione tra loro e/o con enti locali, imprese e altri soggetti pubblici o privati, in numero minimo di tre.

Durata massima del progetto ed entità della linea finanziabile

La durata massima dei progetti, da indicare ali ‘interno della proposta di idea progettuale, non deve superare i 36 (trentasei) mesi, mentre l’ammontare dell’investimento consentito per ciascun progetto può variare tra euro 10.000.000 e euro 90.000.000.

L’entità del finanziamento può coprire fino al 100% dei costi ammissibili e arrivare fino al raggiungimento del costo massimo dell’investimento consentito per ciascun progetto.

Le domande

La domanda di candidatura dovrà essere presentata a pena di esclusione, esclusivamente tramite PEC, indirizzata a manifestazione.ecosistemi@pec.agenziacoesione.gov.it entro le ore 12,00 del 12 novembre 2021.

Per maggiori informazioni

Cliccare qui.

[1] Ex DL n. 59/2021, recante “Misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti”, con una dotazione finanziaria complessiva di euro 350.000.000.

RAEE siglato il protocollo di intesa tra CdC RAEE e Unioncamere

Dopo l’entrata in vigore nell’agosto del 2018 dell’“Open Scope”, il meccanismo previsto dal D.lgs. n. 49/2014, siglata un intesa tra CdC RAEE e Unioncamere per realizzare una migliore e piu’ efficiente dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

L’obiettivo del protocollo

Al fine di garantire una corretta gestione della filiera delle AEE e il rispetto degli obblighi normativi in modo da favorire la tutela del mercato e un’equa concorrenza è stato siglato un protocollo di intesa tra Unioncamere e il Centro di Coordinamento sui Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (CdC RAEE).

Gli obiettivi

Il protocollo mira a garantire una maggiore informazione e formazione per le imprese coinvolte favorendo la loro iscrizione al Registro AEE e per per gli enti di controllo per agevolare la loro attività sul territorio; da ultimo, fornire assistenza alle imprese della filiera AEE per una applicazione corretta delle norme ambientali.

Le motivazioni alla base del protocollo

La tematica è molto attuale: da un lato, con l’entrata in vigore del regime “Open scope” (dal 15/08/2018, come previsto dal D.lgs. n. 49/2014), la platea delle imprese soggette alla disciplina dei RAEE è decisamente aumentata e, dall’altro, la valorizzazione di questi rifiuti è strategica in ottica di economia circolare, per il volume di materie di pregio che possono essere recuperate e riutilizzate nel medesimo settore produttivo.

L’occasione dovrà essere quella di un rilancio di un sistema, che sebbene siano presenti molte difficoltà attuative, costituisce una filiera del recupero dei rifiuti.

A quasi 20 anni dalla prima direttiva sul tema, in Italia ancora non si può dire che i meccanismi di ritiro dei suddetti rifiuti presenti elevata efficacia. Infatti, se l’uno contro zero ancora non è partito su una scala accettabile, rimane pressoché di nicchia il meccanismo di ritiro ‘uno contro uno’.

Le attività complementari

Queste attività saranno inoltre accompagnate da un’ampia condivisione di dati, in particolare (i) Unioncamere, con il supporto della propria società in house Ecocerved, effettuerà un’analisi della filiera attraverso la banca dati MUD e altre fonti del sistema camerale e (ii) il CdC RAEE metterà a disposizione le informazioni di propria competenza; i risultati di questo approfondimento potranno anche essere utilizzati dal Ministero della Transizione ecologica per le decisioni in materia di PNRR e di economia circolare.

Prorogato al 2 novembre il termine per la presentazione di proposte progettuali nell’ambito della componente intermodalità e logistica integrata, progetto Green Ports

Rilanciare la logistica e le modalità di trasporto in ambito portuale e migliorare la sostenibilità ambientale: è questo l’obiettivo principali del Ministero della Transizione ecologica con il progetto “Green ports”.

PNRR e green economy

Il progetto, lanciato formalmente il 25 agosto 2021, trova, con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il plafond necessario alla sua attuazione, e mira ad accrescere la green economy delle attività portuali, anche a beneficio delle aree urbane circostanti. È ora disponibile , nella sezione “Bandi e Avvisi” del sito web del MiTE, l’avviso sulla manifestazione di interesse per la formulazione di proposte progettuali.

In particolare, la dotazione è pari a 270 milioni €, e trova come potenziali beneficiari le Autorità di Sistema Portuale delle regioni del Centro-Nord Italia non interessate dal Programma di azione e coesione “Infrastrutture e Reti”, che ha finanziato progetti analoghi al Sud e nelle Isole.

Gli interventi riguardano, in particolare, il tema del miglioramento delle modalità di produzione di energia, a partire da energia rinnovabile, e miglioramento dell’efficienza energetica nei porti.

Le caratteristiche dei progetti finanziati

I progetti riguarderanno, in generale, interventi di riduzione delle emissioni dei gas serra prodotti a seguito dello svolgimento di queste attività,  e degli altri inquinanti connessi alla combustione di fossili legati alle attività portuali e di approvvigionamento da fonti rinnovabili nelle aree portuali di competenza delle Autorità di Sistema Portuale destinatarie del presente invito.

Non rientrano nel perimetro oggetti quelli che prevedono anche l’uso di combustibili fossili, GNL e GNC inclusi, sia nei mezzi ibridi che nelle infrastrutture di stoccaggio e distribuzione.

Inoltre, le tipologie d’intervento sono classificate con un “Coefficiente per il calcolo al sostegno agli obiettivi in materia di cambiamenti climatici”, secondo quanto previsto dall’Allegato VI al Regolamento UE 2021/241, che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza.

Le tipologie di progetti finanziabili

Con il progetto, ed il supporto finanziario del piano, vengono finanziate diverse categorie di progetti, afferenti alle aree richiamate, con riferimento alla produzione di energia da fonti rinnovabili, all’efficienza energetica degli edifici portuali e dei sistemi di illuminazione, all’utilizzo di mezzi di trasporto elettrici, agli interventi sulle infrastrutture energetiche portuali non efficienti, alla realizzazione di infrastrutture per l’utilizzo dell’elettricità e alla riduzione delle emissioni inquinanti delle navi in banchina.

Per ulteriori informazioni

Cliccare qui.

Moduli fotovoltaico: quanto impattano sul clima?

Dopo le varie pianificazioni lanciate dalla comunità europea per contrastare le modificazioni al clima, e nel solco del green new deal, varato dalla Commissione europea nel Dicembre 2019, pubblicato uno studio promosso dal Fraunhofer Institute-ISE, con il quale emerge come i moduli fotovoltaici in silicio prodotti nell’Unione europea producano il 40% in meno di CO2 rispetto ai moduli prodotti in Cina e che i moduli vetro-vetro consentono un’ulteriore riduzione (7,5-12,5%) nella fase di produzione. 

Di cosa si occupa Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems ISE

Obiettivo dell’Istituto tedesco è quello di realizzare le basi tecnologiche per fornire energia in modo efficiente e rispettoso dell’ambiente nel mondo. Con la sua ricerca incentrata sulla conversione dell’energia, l’efficienza energetica, la distribuzione dell’energia e lo stoccaggio dell’energia, contribuisce all’ampia applicazione delle nuove tecnologie.

Lo scorso settembre è stato rilasciato “A comparative life cycle assessment of silicon PV modules: Impact of module design, manufacturing location and inventory”, pubblicato il 15 settembre 2021 su Solar Energy Material and Solar Cells, che tratta il rapporto tra l’utilizzo dei moduli e la produzione di gas serra.

Le principali evidenze dello studio

Con esso viene analizzato il tema della produzione di gas serra climalteranti (ed in particolare anidride carbonica) confrontando il livello originato dall’utilizzo dei moduli solari monocristallini prodotti in Germania, Europa e quelli creati in Cina.

Infatti, se è vero che i moduli fotovoltaici sono utilizzati per il principio alla base del loro funzionamento, quello fotovoltaico, per cui si può trasformare la luce emessa dal sole in elettricità, con l’ambizione di non produrre emissioni, in realtà qualcosa viene prodotto, sebbene indirettamente, da tale processo, e ciò va riferito ai gas climalteranti prodotti lungo le fasi di produzione, trasporto e fine vita del modulo.

Di contro, l’entità delle stesse è contenuta e la produzione di elettricità fotovoltaica emette 40 volte meno anidride carbonica per kilowattora, rispetto all’elettricità generata da fonti fossili.

I moduli vetro-vetro

Innanzitutto, i moduli vetro-vetro consentono un’ulteriore riduzione delle emissioni compresa tra il 7,5 e il 12,5% rispetto ai moduli fotovoltaici con pellicole backsheet, indipendentemente dal luogo di produzione.

Questo emerge da tutti i moduli esaminati, indipendentemente dal luogo di produzione, e l’aspetto tecnioco dirimente viene costituito dall’assenza dei telai in alluminio in tali moduli, e ciò abbassa la richiesta di energia per la produzione di elettricità.  

Non solo. Essi durano a più a lungo e manifestano un minore degrado rispetto ai moduli con tale pellicola

In termini di chilowattora generati, i moduli vetro-vetro senza cornice producono dal 22 al 27% in meno di emissioni di CO2 rispetto ai moduli in lamina di vetro, ma sono pochi i produttori che optano per moduli vetro-vetro senza cornice.

Le emissioni di CO2

Venendo al complesso dei gas di anidride carbonica prodotta, lo studio evidenzia la seguente classifica per quanto attiene i moduli prodotti nei vari ambiti esaminati: 810 (750) in Cina, 580 (520) in Germania e 480 (420) chilogrammi di CO2 equivalente per chilowatt di picco in l’Unione Europea. Lo studio si basa su nuovi dati di produzione raccolti presso l’istituto in collaborazione con l’industria.

Alleanza globale: necessario un agreement sulla gestione dei rifiuti in plastica

In occasione del primo incontro dell’Alleanza mondiale sull’economia circolare che coinvolge l’Unione europea e altri 16 paesi, i partecipanti hanno concentrato il dibattito anche sulla necessita di un accordo globale su inquinamento da plastica.

La lotta contro l’inquinamento da rifiuti in plastica

Nel corso della riunione si è affrontato, come main target, la questione dell’inquinamento da plastica: l’Alleanza ha stabilito la necessità di giungere ad un accordo globale vincolante che punti a risolvere soprattutto le criticità a monte del ciclo di vita.

I negoziati potrebbero partire alla prossima riunione della Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente, da svolgere il prossimo anno, a Febbraio. 

Che cos’è la Global Alliance

Global Alliance on Circular Economy and Resource Efficiency (Gacere), lo strumento istituito dalla Commissione europea e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), in coordinamento con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido), per mettere a sistema gli sforzi dispiegati a livello internazionale nel campo della gestione sostenibile ed efficiente delle risorse e nella messa a punto di modelli di produzione e consumo sostenibili.

Essa è stata creato lo scorso 22 Febbraio su impulso dell’Unione europea vede come membri Canada, Cile, Colombia, India, Giappone, Corea del Sud, Norvegia, Kenya, Marocco, Nuova Zelanda, New Nigeria, Perú, Ruanda, Sudafrica e Svizzera, nell’ambito del Piano d’azione per l’economia circolare della Ue, con il fine ultimo di sostenere la transizione all’economia circolare come un modo per contribuire a risolvere le crisi del clima, della biodiversità e dell’inquinamento e prendere meno dalla natura.

Gli altri temi del primo incontro

In occasione del primo incontro, realizzato in Canada a metà settembre 2021 (dal 13 al 15) sono state altresì affrontate le questioni inerenti il legame tra l’economia circolare e le triplici crisi planetarie di perdita di biodiversità inquinamento e cambiamento climatico, nel contesto della ripresa verde.

LG ANAC sugli affidamenti in house sottoposte al parere del Consiglio di Stato

Inviato al Consiglio di Stato il documento recante le Linee guida per l’affidamento diretto (“in house”) prodotto da ANAC.

Che cos’è l’affidamento in house

Il nuovo codice dei contratti pubblici (che sostituisce il D.Lgs. n. 163/2006, ed e’ stato emanato lo scorso 18.4.16), fornisce le indicazioni di carattere generale sull’affidamento dei servizi pubblici, ovvero sui contratti che disciplinano i rapporti tra soggetti pubblici e privati in tema di esternalizzazione dei servizi verso terzi,che i primi dovrebbero erogare nei confronti dell’utenza, e che, per ragioni di carattere normativo, tecnico ed economico delegano all’esterno, verso soggetti, selezionati mediante opportuna procedura (non prevede un regolamento attuativo come il DPR 207/10). Disciplina anche l’affidamento nel c.d. “settore ordinario”, a formare una disciplina secondo quale, dopo una pletora di atti che hanno modificato la normativa di riferimento sul punto, si prevedono tre possibili modalità attraverso le quali una stazione appaltante può decidere di acquistare beni o servizi.

  • modalità di affidamento dei SPL di rilevanza economica in Italia (disciplina comunitaria): gare ad evidenza pubblica, indette  e gestite secondo la normativa comunitaria sulla concorrenza (affidamento a terzi, vale il CCP, D.Lgs. n.163/2006)
  • società mista pubblico privato, con gara a doppio oggetto (2) con socio privato operativo selezionato mediante gare ad evidenza pubblica senza vincoli di percentuale di capitale detenuto
  • società in house (“in house providing, capitale interamente pubblico) che soddisfano i requisiti comunitari e di settore (controllo analogo, e attività svolta prevalentemente verso la stazione)

Appunto, l’affidamento diretto è, ad oggi, una delle tre possibili modalità di affido.

Le linee guida

Il consiglio di stato ha ricevuto dall’Autorità nazionale anticorruzione, lo scorso 14 settembre 2021, uno schema delle Linee guida per gli affidamenti in house ai sensi dell’articolo 192. Dlgs 50/2016 (Codice appalti), per poter riceverne il parere, e, al termine, rilasciarlo.

L’obiettivo di ANAC è proprio quello di fornire indicazioni utili alle stazioni appaltanti per la formulazione della motivazione[1] nel caso vogliano procedere all’affidamento in via diretta anziché disporre la gara pubblica. 

La disposizione stabilita dal Legislatore mediante il Codice dei contratti pubblice prescrive l’esigenza di dimostrare, da parte di chi affida, una reale motivazione alla base di tale scelta, giustificata, nel caso da un’indagine comparativa, che mira ad attestare l’effettiva convenienza economica e sociale alla base della stessa, rispetto al ricorso al mercato, ovvero all’adozione di una procedura di gara ad evidenza pubblica.

Pertanto, il documento verrà diretto, una volta approvato, ad orientare il comportamento di tutti i soggetti attivi per orientarne l’azione.


[1] Ex art. 192, c. 2, D.Lgs. n. 50/2016.

Prassi UNI: è il turno del compostaggio dei rifiuti organici

E’ noto che uno dei problemi rilevanti in termini di gestione dei rifiuti viene posto dalla gestione dei rifiuti organici, sia per quanto attiene gli aspetti quantitativi che per quanto attiene quelli qualitativi. Sul punto, l’organismo di normazione UNICOL sta procedendo alla definizione delle migliori pratiche per la valorizzazione della frazione in esame.

Il termine delle consultazioni pubbliche sul tema

La consultazione pubblica del documento elaborato da UNICOL sarà valida fino al 17 ottobre 2021  avrà in particolare, per oggetto, il metodo di prova per determinare la qualità del rifiuto organico da recuperare attraverso digestione anaerobica e compostaggio[1].

Che cos’è il compostaggio

Le attività di recupero della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (c.d. “FORSU”), e della biomassa residuale degli scarti di lavorazione nel settore agricolo e agro-industriale trovano come una delle forme di recupero, quella della produzione di ammendante, a partire da processi di digestione in presenza di ossigeno (aerobici). Nel caso di quelli aerobici, la degradazione avviene più lentamente e soprattutto in presenza di ossigeno.

Il risultato principale viene rappresentato dal c.d. “compost”, (altresì definito come “ammendante Compostato”).

Si tratta di un fertilizzante organico, che proviene trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani di matrice organica (c.d. “FORSU”), raccolta in maniera differenziata, tale da assicurare una qualità accettabile della biomassa così recuperata.

L’efficace produzione richiede, pertanto, una separazione a monte, operata dai Cittadini e dalle imprese, che devono conferire la materia organica proveniente dai loro scarti in appositi contenitori, senza immettere elementi estranei che possono compromettere il risultato del recupero ed avviarne la produzione.

Attraverso il processo compostaggio, che in Italia avviene tradizionalmente in impianti dedicati, gli scarti umidi del cibo delle nostre cucine vengono avviati a recupero e trasformati in fertilizzante organico, che possono essere utilizzati per molteplici usi di natura agronomica (es.: florovivaismo, colture praticate in pieno campo, ecc..).

In Italia, secondo i più recenti rapporti ISPRA, si contano 281 impianti di compostaggio (ed anche 64 dedicati alla produzione di biogas e compostaggio), per un totale lavorato di 2.15 milioni di tonnellate nell’anno 2019, consentendo un efficace implementazione dei principi alla base dei modelli di economia circolari, la cui realizzazione, in particolare nel settore dei rifiuti, viene richiesta dal Legislatore comunitario: la biomassa divenuta rifiuto viene trasformata divenendo così una risorsa, alternativa alle materie prime.

La proposta

La proposta, in particolare, va a definire i procedimenti per determinare la qualità del rifiuto organico da sottoporre a recupero attraverso la digestione anaerobica e il compostaggio, ed anche di fissare il numero minimo di analisi da effettuare per un impianto di riciclo (impianto di compostaggio o di digestione anaerobica) nonché per un Comune o un gestore del servizio di raccolta rifiuti organici. 

Che cosa sono le prassi

Si tratta di documenti tecnici per settori Innovativi (ma non solo), per codificare “buone pratiche” già in essere utilizzate dal mercato, per definire applicazioni particolari di norme esistenti, disciplinari proprietari, modelli di gestione sperimentati a livello locale, per valorizzare i risultati derivati da progetti finanziati.

Vengono messe a punto da un “Tavolo” di esperti di organizzazioni rappresentative del mercato cui è destinata la prassi (es, associazioni di rappresentanza, pubbliche amministrazioni enti di certificazione ….), e vengono diffuse gratuitamente e ad applicazione sperimentale per diventare con il tempo delle norme. Tuttavia, dopo 5 anni dall’adozione possono diventare norme Uni oppure, come esito alternativo, vengono ritirate.


[1] In base alla definizione contenuta nella Parte IV del D.Lgs. n. 152/2006, il rifiuto organico raccolto in modo differenziato e destinato agli impianti di recupero digestione anaerobica e compostaggio) viene definito come quello costituito dai rifiuti biodegradabili di parchi e giardini, dai rifiuti biodegradabili di cucina (sia di privati che di ristoranti, uffici, servizi di ristorazione, attività all’ingrosso, punti vendita al dettaglio). dai rifiuti simili prodotti dall’industria, dai manufatti che contengono il rifiuto usati per la sua raccolta e dai rifiuti e rifiuti di imballaggi costituiti da carta, bioplastica e altri materiali biodegradabili e compostabili ammessi dall’articolo 152-ter del Dlgs 152 2006.

MITE: pubblicazione il regolamento sull’organizzazione

Con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, è stata ufficializzata la nuova struttura organizzativa del Ministero della Transizione Ecologica (MITE), organizzato per Dipartimenti, e, a loro interno, in Direzioni Generali.

La nuova struttura

Dopo aver cambiato denominazione e assunto nuove competenze dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), il Ministero dell’Ambiente, divenuto della “Transizione Ecologica”, si dà una nuova struttura rispetto al passato, modificando l’articolazione delle Direzioni e modificando e/o integrando diversi Uffici di diretta collaborazione del Ministro.

In particolare, dall’8 Ottobre 2021, con un DPCM del 29 Luglio 2021, il n. 128, il nostro Esecutivo ha stabilito che il MITE, a far data dalla precedente, verrà  articolato in tre dipartimenti (Dipartimento amministrazione generale, pianificazione e patrimonio naturale, Dipartimento sviluppo sostenibile e Dipartimento energia) e dieci direzioni generali (risorse umane e acquisti, innovazione tecnologica e comunicazione, attività europea e internazionale, patrimonio naturalistico e mare, economia circolare, uso sostenibile del suolo e delle risorse idriche, valutazioni ambientali infrastrutture e sicurezza, competitività ed efficienza energetica, incentivi energia).

Al fine di consentire una migliore valutazione delle attività, viene strutturato nell’organigramma, anche un organismo indipendente di valutazione della performance.

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