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AGCM: il rapporto tra sostenibilità ambientale e concorrenza

Rilasciato il rapporto annuale di AGCM sull’attività svolta dall’Authority nel 2021. Sostenibilità ambientale e greenwashing sotto la lente di ingrandimento dell’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato.

Il rapporto 2021

AGCM, nell’ambito della presentazione delle attività svolte nell’anno 2021, ha comunicato di aver realizzato uno specifico gruppo di Lavoro finalizzato ad analizzare i rapporti tra politiche della concorrenza e sostenibilità ambientale.

Da questo è emerso quanto di seguito.

Innanzitutto, AGCM precisa che la questione della sostenibilità ambientale delle attività umane è di stringente attualità in relazione alla grave crisi climatica in atto determinata dal surriscaldamento dell’atmosfera terrestre a causa dell’eccessiva emissione dei c.d. gas serra.

Si ricorda come, se essa non verrà affrontata rapidamente con misure concrete, verranno generati mutamenti irreversibili e imprevedibili sugli equilibri naturali, con conseguenze sociali, politiche ed economiche di enorme portata[1].

L’Unione Europea ha dato seguito agli obiettivi di sviluppo sostenibile adottati nel 2015 dalle Nazioni Unite (2030 Agenda for Sustainable Development) con l’iniziativa del Green Deal Europeo, ponendosi l’obiettivo di azzerare le emissioni di gas-serra entro il 2050. Come ricordato dalla Commissione europea5, è in questo contesto che si colloca la riflessione circa il ruolo e il contributo della politica di concorrenza nelle profonde trasformazioni economiche verso modalità maggiormente sostenibili da un punto di vista ambientale, in coerenza con l’art. 3(3) del Trattato sull’Unione Europea e dell’art. 11 TFUE.

“Nel dicembre 2019 la Commissione ha adottato la comunicazione “Il Green Deal europeo”, in cui definisce le iniziative politiche volte a raggiungere l’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050 e ad affrontare le sfide ambientali . La politica di concorrenza proprio come tutte le altre politiche della Commissione contribuirà al raggiungimento di questi ambiziosi obiettivi” (punto 4, pag.13).

Sul presupposto che “La concorrenza, pur non avendo il precipuo scopo di promuovere lo sviluppo sostenibile, può contribuire, integrando gli strumenti esistenti quali la regolamentazione e la tassazione, a favorire il processo di transizione verso un modello di crescita sostenibile sotto il profilo ambientale”, l’Autorità “è pronta ad applicare il diritto della concorrenza in termini evolutivi e a valutare, in coordinamento con la Commissione europea e le altre autorità dei Paesi membri, l’eventuale ampliamento degli strumenti a disposizione per accompagnare uno sviluppo che sia sostenibile e competitivo al tempo stesso”.

La questione del rapporto tra concorrenza e sostenibilità ha costituito elemento programmatico della stessa Autorità ed è oggetto di attenzione di numerose altre autorità di concorrenza nazionali dell’UE nonché della Commissione europea, che fornirà appositi indirizzi applicativi con riguardo ai c.d. “sustainable agreements”, nell’ambito del processo di revisione del Regolamento di esenzione sugli accordi orizzontali e delle relative linee guida, da completarsi entro il dicembre 2022.

La predetta tematica va analizzata tenendo conto del PNRR e dell’esperienza maturata dalla Commissione europea, dall’Autorità e da altre autorità nazionali nell’applicare le norme antitrust. Particolare attenzione meritano le problematiche relative all’applicabilità delle norme sulle intese e alle condizioni di esenzione ex art. 101(3) TFUE, senza trascurare le pratiche c.d. di greenwashing, rilevanti non solo sotto il profilo antitrust ma anche della tutela del consumatore, in una visione fortemente sinergica tra i due ambiti, entrambi oggetto di intervento da parte dell’Autorità.

I primi esiti dell’analisi svolta dal Gruppo di Lavoro evidenziano che parte integrante dell’analisi del rapporto fra concorrenza e sostenibilità è, inoltre, la promozione di iniziative di informazione e sensibilizzazione dei consumatori e delle imprese, riguardante anche le tematiche del greenwashing.

AGCM invita alla sensibilizzazione di consumatori e imprese sulle tematiche del greenwashing (dichiarazioni ambientali ingannevoli).

Il documento, nel dare atto dell’attività svolta nel 2021 per la tutela e la promozione della concorrenza, segnala l’istituzione di un gruppo di lavoro per l’analisi dei rapporti tra politiche della concorrenza e sostenibilità ambientale, con un’attenzione particolare alle problematiche legate al greenwashing e alla necessità di promuovere iniziative di informazione e sensibilizzazione dei consumatori e delle imprese. Di interesse anche il richiamo agli ultimi sviluppi giurisprudenziali in materia di tutela del consumatore che identificano quale pratica commerciale scorretta l’omessa informazione del consumatore sulla necessità di sostenere alcuni costi per l’installazione di impianti fotovoltaici attraverso l’uso del claim “a costo zero” o a

“impatto zero”.


[1] Concetto ribadito dal Segretario Generale dell’ONU in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite Cop26 che si è svolta a Glasgow nel mese di novembre 2021.

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Bottiglie in PET: varata prassi UNI sulle prestazioni ambientali delle bevande confezionate

Nata con l’obiettivo di comunicare la sostenibilità ambientale di bevande e bottiglie, la Prassi di Riferimento UNI/PdR 126:2022 messa punto da UNI e Confindustria Venezia  nasce con l’obiettivo di sensibilizzare i consumatori alla scelta di prodotti ecocompatibili e al riciclo.

L’obiettivo della prassi

Sensibilizzare i consumatori al recupero del PET, materiale riciclabile al 100%. E’ questo l’obiettivo della nuova prassi, sviluppata da UNI con Confindustria Venezia[1].

Il contenuto del documento

Il documento definisce un metodo per la misurazione delle prestazioni ambientali delle bevande confezionate in bottiglie di PET[2].

Perché sviluppare tale prassi

La prassi è stata sviluppata in quanto il tema della sostenibilità, come lecito attendersi, rimane di grande rilevanza. A riprova, alcune significative evidenze empiriche:

  • circa l’80% dei consumatori, secondo una recente indagine di Capgemini Institute, afferma di sentirsi meglio se acquista un prodotto ecocompatibile. Il mercato internazionale ha trovato una risposta a tale esigenza attraverso le etichettature ambientali che spesso, tuttavia, applicano metodi di misurazione disomogenei;
  • la plastica utilizzata per l’imbottigliamento è il Polietilene Tereftalato (o PET) il quale, oltre ad avere qualità adatte alla conservazione degli alimenti, può essere riciclato al 100%: ciò avviene, in particolare, nel  caso delle acque minerali e delle bevande analcoliche.

Risulta, pertanto, importante coinvolgere e sensibilizzare i consumatori affinché, attraverso la raccolta responsabile delle bottiglie usate, favoriscano sempre più il riciclo.

Cosa indica la Prassi UNI

La Prassi UNI va a definire quanto di seguito.

Raggruppamento dei prodotti

La prassi raggruppa i prodotti secondo cinque “classi ambientali” (A, B, C, D, E) dove A identifica la migliore prestazione, E la peggiore.

Le metriche e gli indicatori utilizzati sono intuitivi per i consumatori, al fine di favorire una immediata comprensione del dato, che si traduce infine nella percezione di maggiore trasparenza e quindi in fiducia (nella figura a lato un esempio di etichetta elaborata secondo UNI/PdR 126:2022).

L’appartenenza alla classe ambientale

Per definire la “classe ambientale” la Prassi valuta i seguenti aspetti, a ciascuno dei quali è assegnato un punteggio:

  • con riferimento all’imballaggio (bottiglia), si considera:
  1. il peso del PET utilizzato;
  2. il peso del PET riciclato;
  3. il peso del tappo;
  • per quanto riguarda il prodotto, vengono misurati i consumi di energia termica ed elettrica necessari per la produzione delle bevande fino alla fase di imbottigliamento.

Concorrono alla definizione del punteggio anche l’innovazione di processo e di imballaggio:

  • la quantità di emissioni di CO2 per l’intero ciclo di vita del prodotto;
  • gli interventi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra;
  • la compensazione delle emissioni residue di CO2 tramite l’acquisto di crediti di carbonio nel mercato volontario.

Vengono anche considerati:

  • la riciclabilità dell’imballaggio
  • il sistema di tappo che rimane attaccato alla bottiglia per evitarne la dispersione (c.d. “slave”).

Per assicurare che l’etichetta contenga informazioni conformi alla Prassi di Riferimento l’azienda, al termine del processo di autovalutazione, deve sottoporre la documentazione ad un verificatore indipendente accreditato, secondo quanto previsto dalle norme UNI.

Download della Prassi

La UNI/PdR 126:2022 è liberamente scaricabile dal catalogo UNI.

Le dichiarazioni

“Il progetto che abbiamo presentato, da oggi a disposizione delle aziende di tutta Italia, è l’esito di un importante lavoro di squadra”. – ha affermato il Presidente di Confindustria Venezia Vincenzo Marinese – “La Prassi di Riferimento ha l’obiettivo di indicare con chiarezza la sostenibilità della bottiglia e del suo contenuto. La metrica utilizzata è quella della Classe Ambientale, riassunta da una semplice ed efficace etichetta colorata. Con questo progetto vogliamo fornire al consumatore uno strumento in più per riconoscere il grado di sostenibilità dei prodotti confezionati in PET. Intendiamo, inoltre, incoraggiarlo ad adottare comportamenti responsabili, per evitare la dispersione della plastica e favorirne il riciclo”.

“L’obiettivo di UNI è creare le condizioni per un mondo fatto bene garantendo prestazioni certe, sicurezza, qualità, rispetto per l’ambiente di prodotti, servizi, processi, persone e organizzazioni. Lo fa da 101 anni agendo come una grande piattaforma multistakeholder dove oltre 8.000 esperti (suddivisi in 1.100 organi tecnici) condividono conoscenze e valori, per dare risposte che non siano un compromesso al ribasso per accontentare tutti, bensì il riconoscimento ragionato della soluzione migliore che crea valore a beneficio di tutti. La mission UNI si è evoluta recependo le nuove esigenze della società e affiancando ai temi prettamente economico/produttivi quelli più sociali: welfare, salute, responsabilità sociale e sostenibilità (ambientale, economica e sociale). La UNI/PdR 126 sul calcolo delle performance ambientali di prodotto e imballaggio non è quindi un caso” ha dichiarato il Presidente UNI Giuseppe Rossi.

“Siamo orgogliosi di aver contributo con il nostro “Know-how” in materia di sostenibilità alla nascita di questo importante strumento per la misurazione delle prestazioni ambientali delle bottiglie in PET. Ci adopereremo per poter ottenere questa prestigiosa certificazione quanto prima – ha commentato Tullio Versace, Direttore Supply Chain, Eco Sostenibilità e Consigliere di Amministrazione del Gruppo San Benedetto – Il nostro Gruppo è leader in Italia nelle politiche ecosostenibili nel beverage analcolico grazie ad un impegno che ha radici lontane nel percorso industriale della nostra Azienda e che ci vede quotidianamente al lavoro per raggiungere la piena economia circolare e l’impatto zero”.


[1] Al tavolo dei lavori, condotto dall’UNI, hanno partecipato Confindustria Venezia (in qualità di Project Leader), rappresentanti di San Benedetto, Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ed Ecubo. Sarà il Gruppo San Benedetto a mettere in atto per primo la Prassi, in continuità con le azioni di miglioramento volte alla sostenibilità di processo e di prodotto che l’azienda da anni sta applicando.

[2] UNI ricorda che i risultati sono esplicitati graficamente, attraverso una etichetta, realizzata seguendo i criteri definiti dalla Prassi.

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UE: approvato l’ottavo programma di azione ambientale

Adottato lo scorso 29 marzo 2022 dal Consiglio dell’Unione europea, servirà da guida per l’elaborazione e l’attuazione delle politiche ambientali europee fino al 2030.

Di cosa si tratta

Il programma di azione per l’ambiente (PAA) stabilisce un quadro per lo sviluppo generale della politica ambientale dell’UE e guida il processo decisionale attraverso la definizione di priorità, visioni e obiettivi a lungo termine. Nell’ottobre 2020 la Commissione ha adottato una proposta di decisione relativa a un programma generale di azione dell’Unione per l’ambiente fino al 2030, per dare seguito al settimo PAA, scaduto alla fine del 2020.

Durante la tornata di luglio 2021, il Parlamento europeo ha votato la proposta e definire la sua posizione per i negoziati del trilogo.

A dicembre 2021 la Commissione aveva accolto con favore l’accordo provvisorio raggiunto recentemente tra il Parlamento europeo e il Consiglio sull’ottavo programma d’azione per l’ambiente, sottolineando come il Piano sancisce l’impegno degli Stati membri e del Parlamento per un’azione ambientale e climatica fino al 2030, guidata da una visione a lungo termine fino al 2050 del benessere per tutti, pur rimanendo entro i limiti del pianeta, basandosi, altresì, sull’Accordo verde europeo.

Il contesto

Stando alla relazione sullo stato dell’ambiente dell’Agenzia europea dell’ambiente, l’UE si trova confrontata

a sfide ambientali urgenti e senza precedenti e non realizzerà i suoi obiettivi per il 2030 e la sua visione a

lungo termine di “vivere bene entro i limiti del nostro pianeta” a meno che nel prossimo decennio non

intensifichi e acceleri gli sforzi volti ad affrontare la perdita di biodiversità, le conseguenze dei cambiamenti

climatici e il consumo eccessivo di risorse naturali.

Le condizioni abilitanti

Il Consiglio e il Parlamento hanno concordato diverse condizioni abilitanti per il raggiungimento degli obiettivi prioritari, in particolare:

  • diminuzione dell’impronta dei materiali e dei consumi dell’UE;
  • rafforzamento degli incentivi ambientali positivi;
  • eliminazione graduale dei sussidi ambientalmente dannosi.

Gli obiettivi prioritari

In particolare, sei sono gli obiettivi tematici prioritari del Programma, con riferimento a:

  • riduzione delle emissioni di gas a effetto serra;
  • adattamento ai cambiamenti climatici;
  • realizzazione di un modello di crescita rigenerativa;
  • obiettivo “inquinamento zero”;
  • protezione e ripristino della biodiversità e riduzione dei principali impatti ambientali e climatici legati alla produzione e al consumo.

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