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Un decalogo della sostenibilità: suggerimenti per le imprese che intendono diventare “green”

Realizzare la sostenibilità ambientale per un’impresa, in tempi moderni, si può tradurre nella capacità di implementare, all’interno della propria struttura, un modello di economia circolare. Indipendentemente dai principi applicati, deve essere in grado di assicurare l’utilizzazione delle materie prime seconde recuperate dai rifiuti, in luogo delle materie prime vergini. Pubblicato su “Verità ed Affari” dello scorso giovedì 27 maggio 2022, Stefano Sassone evidenzia i principi chiave sui quali le imprese dovrebbero basare la loro strategia produttiva verso uno sviluppo sostenibile.

Le dieci proposte

Ciò premesso, si può tentare di offrire un decalogo dei driver della sostenibilità, per cui un’impresa diviene tale quando:

1.            Realizza processi produttivi in grado di produrre la minore quantità dei rifiuti: si presuppone che, in tal modo, i suoi processi produttivi vengano attuati mediante il minore impiego possibile di risorse.

2.            Differenzia correttamente i propri rifiuti: così facendo, evita forme di inquinamento e ne consente l’opportuna valorizzazione.

3.            Realizza una produzione basata sull’Eco-design: grazie a tale criterio, le imprese danno luogo a beni e servizi, che, una volta utilizzati, originano la minore quantità possibile di rifiuti lungo l’intero ciclo di vita dello stesso.

4.            Certifica la qualità ambientale processi: accrescimento del prestigio aziendale, maggiore visibilità nelle trattative commerciali, maggior controllo dei processi aziendali e minori costi, costituiscono i principali obiettivi perseguiti nell’ottenimento della certificazione.

5.            Implementa i principi dell’efficienza energetica: l’Impiego di fonti di energia rinnovabili rappresenta in tal senso non solo un veicolo ideale per sostenere meno costi, poiché significa elevato e tangibile impegno in termini di sostenibilità.

6.            Adotta sistemi che consentono di evitare l’imputazione della responsabilità amministrativa “231”: questa, infatti, può essere attribuita anche per reati di naturale ambientale; ne segue che, nella realizzazione di un modello gestione esimente tali responsabilità, per evitare la commissione degli stessi, deve uniformare le procedure aziendali per evitare le stesse, implementando, in tale modo, seppure in via indiretta, comportamenti improntati necessariamente alla sostenibilità.

7.            Consente, con i propri prodotti e servizi, di realizzare il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni presenti, così come di quelle future: con la propria attività, deve garantire “equità distributiva”, ovvero l’allocazione delle risorse determinata dal sistema economico tale da consentire la soddisfazione dei bisogni agli individui, sia quelli appartenenti a generazioni diverse (“equità intergenerazionale”) sia quelli appartenenti alla medesima (“equità intragenerazionale”). 

8.            Garantisce giustizia e uguaglianza nel trattamento dei dipendenti: i processi realizzati non devono riguardare i meri aspetti produttivi, poiché efficienza ed efficacia degli stessi passano anche attraverso il rispetto del personale impiegato in azienda.

9.            Stabilisce la propria carbon footprint (CFP): definendo l’entità delle emissioni di gas ad effetto serra associate direttamente o indirettamente all’output realizzato, un’organizzazione comprende dove migliorare le proprie prestazioni, per evitare la commissione di danni all’ambiente e all’uomo.

10.          Comunica, all’esterno, il proprio impegno per l’ambiente: ciò serve anche ad orientare i comportamenti delle parti coinvolte verso l’acquisizione di una maggiore sensibilità verso tali problematiche.

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Bottiglie in PET: varata prassi UNI sulle prestazioni ambientali delle bevande confezionate

Nata con l’obiettivo di comunicare la sostenibilità ambientale di bevande e bottiglie, la Prassi di Riferimento UNI/PdR 126:2022 messa punto da UNI e Confindustria Venezia  nasce con l’obiettivo di sensibilizzare i consumatori alla scelta di prodotti ecocompatibili e al riciclo.

L’obiettivo della prassi

Sensibilizzare i consumatori al recupero del PET, materiale riciclabile al 100%. E’ questo l’obiettivo della nuova prassi, sviluppata da UNI con Confindustria Venezia[1].

Il contenuto del documento

Il documento definisce un metodo per la misurazione delle prestazioni ambientali delle bevande confezionate in bottiglie di PET[2].

Perché sviluppare tale prassi

La prassi è stata sviluppata in quanto il tema della sostenibilità, come lecito attendersi, rimane di grande rilevanza. A riprova, alcune significative evidenze empiriche:

  • circa l’80% dei consumatori, secondo una recente indagine di Capgemini Institute, afferma di sentirsi meglio se acquista un prodotto ecocompatibile. Il mercato internazionale ha trovato una risposta a tale esigenza attraverso le etichettature ambientali che spesso, tuttavia, applicano metodi di misurazione disomogenei;
  • la plastica utilizzata per l’imbottigliamento è il Polietilene Tereftalato (o PET) il quale, oltre ad avere qualità adatte alla conservazione degli alimenti, può essere riciclato al 100%: ciò avviene, in particolare, nel  caso delle acque minerali e delle bevande analcoliche.

Risulta, pertanto, importante coinvolgere e sensibilizzare i consumatori affinché, attraverso la raccolta responsabile delle bottiglie usate, favoriscano sempre più il riciclo.

Cosa indica la Prassi UNI

La Prassi UNI va a definire quanto di seguito.

Raggruppamento dei prodotti

La prassi raggruppa i prodotti secondo cinque “classi ambientali” (A, B, C, D, E) dove A identifica la migliore prestazione, E la peggiore.

Le metriche e gli indicatori utilizzati sono intuitivi per i consumatori, al fine di favorire una immediata comprensione del dato, che si traduce infine nella percezione di maggiore trasparenza e quindi in fiducia (nella figura a lato un esempio di etichetta elaborata secondo UNI/PdR 126:2022).

L’appartenenza alla classe ambientale

Per definire la “classe ambientale” la Prassi valuta i seguenti aspetti, a ciascuno dei quali è assegnato un punteggio:

  • con riferimento all’imballaggio (bottiglia), si considera:
  1. il peso del PET utilizzato;
  2. il peso del PET riciclato;
  3. il peso del tappo;
  • per quanto riguarda il prodotto, vengono misurati i consumi di energia termica ed elettrica necessari per la produzione delle bevande fino alla fase di imbottigliamento.

Concorrono alla definizione del punteggio anche l’innovazione di processo e di imballaggio:

  • la quantità di emissioni di CO2 per l’intero ciclo di vita del prodotto;
  • gli interventi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra;
  • la compensazione delle emissioni residue di CO2 tramite l’acquisto di crediti di carbonio nel mercato volontario.

Vengono anche considerati:

  • la riciclabilità dell’imballaggio
  • il sistema di tappo che rimane attaccato alla bottiglia per evitarne la dispersione (c.d. “slave”).

Per assicurare che l’etichetta contenga informazioni conformi alla Prassi di Riferimento l’azienda, al termine del processo di autovalutazione, deve sottoporre la documentazione ad un verificatore indipendente accreditato, secondo quanto previsto dalle norme UNI.

Download della Prassi

La UNI/PdR 126:2022 è liberamente scaricabile dal catalogo UNI.

Le dichiarazioni

“Il progetto che abbiamo presentato, da oggi a disposizione delle aziende di tutta Italia, è l’esito di un importante lavoro di squadra”. – ha affermato il Presidente di Confindustria Venezia Vincenzo Marinese – “La Prassi di Riferimento ha l’obiettivo di indicare con chiarezza la sostenibilità della bottiglia e del suo contenuto. La metrica utilizzata è quella della Classe Ambientale, riassunta da una semplice ed efficace etichetta colorata. Con questo progetto vogliamo fornire al consumatore uno strumento in più per riconoscere il grado di sostenibilità dei prodotti confezionati in PET. Intendiamo, inoltre, incoraggiarlo ad adottare comportamenti responsabili, per evitare la dispersione della plastica e favorirne il riciclo”.

“L’obiettivo di UNI è creare le condizioni per un mondo fatto bene garantendo prestazioni certe, sicurezza, qualità, rispetto per l’ambiente di prodotti, servizi, processi, persone e organizzazioni. Lo fa da 101 anni agendo come una grande piattaforma multistakeholder dove oltre 8.000 esperti (suddivisi in 1.100 organi tecnici) condividono conoscenze e valori, per dare risposte che non siano un compromesso al ribasso per accontentare tutti, bensì il riconoscimento ragionato della soluzione migliore che crea valore a beneficio di tutti. La mission UNI si è evoluta recependo le nuove esigenze della società e affiancando ai temi prettamente economico/produttivi quelli più sociali: welfare, salute, responsabilità sociale e sostenibilità (ambientale, economica e sociale). La UNI/PdR 126 sul calcolo delle performance ambientali di prodotto e imballaggio non è quindi un caso” ha dichiarato il Presidente UNI Giuseppe Rossi.

“Siamo orgogliosi di aver contributo con il nostro “Know-how” in materia di sostenibilità alla nascita di questo importante strumento per la misurazione delle prestazioni ambientali delle bottiglie in PET. Ci adopereremo per poter ottenere questa prestigiosa certificazione quanto prima – ha commentato Tullio Versace, Direttore Supply Chain, Eco Sostenibilità e Consigliere di Amministrazione del Gruppo San Benedetto – Il nostro Gruppo è leader in Italia nelle politiche ecosostenibili nel beverage analcolico grazie ad un impegno che ha radici lontane nel percorso industriale della nostra Azienda e che ci vede quotidianamente al lavoro per raggiungere la piena economia circolare e l’impatto zero”.


[1] Al tavolo dei lavori, condotto dall’UNI, hanno partecipato Confindustria Venezia (in qualità di Project Leader), rappresentanti di San Benedetto, Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ed Ecubo. Sarà il Gruppo San Benedetto a mettere in atto per primo la Prassi, in continuità con le azioni di miglioramento volte alla sostenibilità di processo e di prodotto che l’azienda da anni sta applicando.

[2] UNI ricorda che i risultati sono esplicitati graficamente, attraverso una etichetta, realizzata seguendo i criteri definiti dalla Prassi.

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Green economy report: la transizione ecologica che ci salverà

Con un articolo dedicato al tema della transizione ecologica, Green economy report fa il punto della situazione sullo stato dell’arte della transizione ecologica in Italia. La cifra con cui si dovrà misurare ogni attività economica al netto di qualunque crisi è la sostenibilità. Parola di Lucia Leonessi, che spiega l’importanza di fare squadra per raggiungere questo obiettivo in ambito manifatturiero. Stefano Sassone: “Investire nell’economia circolare offre opportunità rilevanti di business e crescita occupazionale e non è semplicemente il manifesto di una maggior sensibilità nei confronti dei luoghi dove viviamo”.

Il tema

Secondo Confindustria Cisambiente, catalizzatore di imprese ad alta vocazione green, dovrà partire da questo presupposto la transizione ecologica che l’Italia è chiamata ad accelerare per reagire alla pandemia e alla guerra. Una doppia offensiva che ci ha segnato non solo dal lato umano, ma ha proiettato la questione dell’emancipazione dal gas in una dimensione emergenziale.

«In questa cruciale partita- sostiene Lucia Leonessi, Direttore generale e fondatrice di Confindustria Cisambiente – l’Europa ha dato l’impressione di tentennare rispetto all’utilizzo del rifiuto come fonte energetica: essendo la colonna della transizione ecologica di Confindustria, noi avremmo immaginato una spinta molto più decisa».

Assieme a Lucia Leonessi intervengono Fabrizio D’Epiro, vicepresidente Finanza e fiscalità Cisambiente, Stefano Sassone, Direttore Area tecnica Cisambiente e Carlo Lusi, presidente Cartambiente.

La stessa spinta avete cercato di imprimerla nei primi 5 anni di attività di Cisambiente, durante i quali rivendicate con orgoglio una serie di successi. In quali ambiti avete conseguito i più rilevanti?

Lucia Leonessi: «Il più grande successo all’inizio del nostro sesto anno di attività è aver aggregato tutta la filiera del ciclo integrato dei rifiuti dalla progettazione allo smaltimento finale alle bonifiche. Lottare gli uni al fianco degli altri in un’unica associazione si è rivelato vincente nell’ottenimento degli obiettivi. La tradizione ecologico-ambientalista è diventata il nostro stesso motore per costruire il futuro partendo dalla realizzazione di impianti nuovi, di alta tecnologia e soprattutto di prossimità. Il miglior alleato del ciclo integrato del rifiuto e dell’economia circolare è proprio la prossimità impiantistica».

Tra le alternative energetiche più evocate per tamponare il deficit  del  gas russo c’è il carbone. Che ne pensate e quali ulteriori strade può percorrere l’Italia per liberarsi da questa dipendenza?

Fabrizio D’Epiro: «In Italia nel 2020 il 55,8 per cento del carbone utilizzato dalle nostre centrali proveniva dalla Russia, va da sé che bisogna trovare fonti realmente alternative sia al gas sia al carbone. Una strada valida è certamente quella di sostituire la fonte carbonifera con il Combustibile solido secondario (Css), matrice mista di plastiche, carta e tessuto non recuperabile nei normali processi di riciclo. Una tonnellata di Css sostituisce in termini di potere calorico quasi una tonnellata di carbone e ha un costo di approvvigionamento di circa un ottavo. Confindustria Cisambiente, che al suo interno conta i maggiori produttori italiani di questa fonte, propone alle società proprietarie delle centrali a carbone di pianificarne una progressiva sostituzione con il Css».

Qual è il grado di coinvolgimento delle Pmi nella corsa verso la sostenibilità e, in ambito manifatturiero, quali settori risultano trainanti in termini di buone pratiche?

Stefano Sassone: «In Italia oggi la maggior parte delle aziende viene costituita da micro e piccole imprese. Investire nell’economia circolare offre opportunità rilevanti di business e crescita occupazionale e non è semplicemente il manifesto di una maggior sensibilità nei confronti dei luoghi dove viviamo. Nella rivoluzione verde le Pmi sono pertanto pienamente coinvolte e hanno un ruolo essenziale per realizzare la transizione ecologica di cui oggi tanto si parla. Tra i settori manifatturieri che risultano avanti in questa corsa per la sostenibilità spiccano le aziende che realizzano gli imballaggi atti a contenere, manipolare e trasportare prodotti e materie prime».

Il Pnrr pone un forte accento sulla rivoluzione verde. Quali forme di riorganizzazione green delle catene produttive sta favorendo?

Stefano Sassone: «Il Piano nazionale ripresa e resilienza ha rappresentato, ed è destinato a rappresentare per molti anni, un utile e proficuo meccanismo di finanziamento per le iniziative “verdi”. Il termine previsto per i bandi ne testimonia il forte successo, suffragato dai numeri diramati dal MiTE. Di particolare interesse è stata la volontà del dicastero di finanziare le proposte impiantistiche riguardanti l’idrogeno da umido, definita tecnicamente come frazione organica dei rifiuti solidi urbani, che mediante opportuni meccanismi di conversione consente di ottenere energia pulita dai nostri rifiuti. Tale opportunità è stata accolta dalle nostre imprese associate che hanno risposto ai bandi per l’idrogeno verde».

Il rincaro delle materie prime rende ancora più attrattivi i nuovi paradigmi circolari. Quale strategia andrà perseguita in futuro per affermare questo modello economico nelle nostre imprese?

Carlo Lusi: «Al di là della pandemia, della guerra e delle attuali speculazioni finanziarie, la cifra con cui si dovrà misurare ogni attività economica è la sostenibilità. La crisi climatica, l’aumento della popolazione mondiale e i limiti delle risorse sono dati di fatto. Il modello economico dovrà essere sempre più orizzontale, vicino, ramificato, circolare, rinnovabile, in primis in Paesi come l’Italia poveri di materie prime. La filiera del recupero e riciclo della carta è un esempio di tale nuovo modello. La globalizzazione ha mostrato la sua fragilità intrinseca e i rischi a cui espone anche le società più ricche. La sostenibilità è la “rete di sicurezza” che ci salverà dalla caduta che rischiamo seriamente di fare a breve».

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UE: approvato l’ottavo programma di azione ambientale

Adottato lo scorso 29 marzo 2022 dal Consiglio dell’Unione europea, servirà da guida per l’elaborazione e l’attuazione delle politiche ambientali europee fino al 2030.

Di cosa si tratta

Il programma di azione per l’ambiente (PAA) stabilisce un quadro per lo sviluppo generale della politica ambientale dell’UE e guida il processo decisionale attraverso la definizione di priorità, visioni e obiettivi a lungo termine. Nell’ottobre 2020 la Commissione ha adottato una proposta di decisione relativa a un programma generale di azione dell’Unione per l’ambiente fino al 2030, per dare seguito al settimo PAA, scaduto alla fine del 2020.

Durante la tornata di luglio 2021, il Parlamento europeo ha votato la proposta e definire la sua posizione per i negoziati del trilogo.

A dicembre 2021 la Commissione aveva accolto con favore l’accordo provvisorio raggiunto recentemente tra il Parlamento europeo e il Consiglio sull’ottavo programma d’azione per l’ambiente, sottolineando come il Piano sancisce l’impegno degli Stati membri e del Parlamento per un’azione ambientale e climatica fino al 2030, guidata da una visione a lungo termine fino al 2050 del benessere per tutti, pur rimanendo entro i limiti del pianeta, basandosi, altresì, sull’Accordo verde europeo.

Il contesto

Stando alla relazione sullo stato dell’ambiente dell’Agenzia europea dell’ambiente, l’UE si trova confrontata

a sfide ambientali urgenti e senza precedenti e non realizzerà i suoi obiettivi per il 2030 e la sua visione a

lungo termine di “vivere bene entro i limiti del nostro pianeta” a meno che nel prossimo decennio non

intensifichi e acceleri gli sforzi volti ad affrontare la perdita di biodiversità, le conseguenze dei cambiamenti

climatici e il consumo eccessivo di risorse naturali.

Le condizioni abilitanti

Il Consiglio e il Parlamento hanno concordato diverse condizioni abilitanti per il raggiungimento degli obiettivi prioritari, in particolare:

  • diminuzione dell’impronta dei materiali e dei consumi dell’UE;
  • rafforzamento degli incentivi ambientali positivi;
  • eliminazione graduale dei sussidi ambientalmente dannosi.

Gli obiettivi prioritari

In particolare, sei sono gli obiettivi tematici prioritari del Programma, con riferimento a:

  • riduzione delle emissioni di gas a effetto serra;
  • adattamento ai cambiamenti climatici;
  • realizzazione di un modello di crescita rigenerativa;
  • obiettivo “inquinamento zero”;
  • protezione e ripristino della biodiversità e riduzione dei principali impatti ambientali e climatici legati alla produzione e al consumo.

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Cingolani contro il caro Energia

Lo scorso 16 Marzo Roberto Cingolani è intervenuto sul tema del caro energia. Ecco la sue parole, rese nel corso di una informativa presso il Senato della Repubblica.

Intervento Cingolani su caro energia

Lo scorso 16 marzo, il prof. Roberto Cingolani ha realizzato una significativa informativa riguardante gli ulteriori rincari del costo dell’energia e le indicazioni fornite dall’Esecutivo al fine contrastarne gli effetti negativi su Cittadini ed Imprese, toccando i seguenti punti.

Il sistema di approvvigionamento energetico italiano è diversificato

Nell’aula del Senato, il Titolare del Dicastero della Transizione Ecologica ha innanzitutto premesso che :

  • il nostro Paese, ad oggi, dipende significativamente dalle importazioni di gas (95%);
  • negli ultimi vent’anni la tendenza mostrata è quella di un incremento delle importazioni dalla Russia e una diminuzione della produzione interna.

Ciò detto ha chiarimento come il nostro sistema di approvvigionamento e trasporto sia diversificato e resiliente rispetto ad altri Stati membri UE, constando di cinque gasdotti e tre rigassificatori.

Le forniture di gas naturale sono regolari

Le forniture sono regolari, sebbene l’Europa continui, ancora oggi, ad acquistare gas dalla Russia, per cui non si si manifestano, nell’immediato, problemi sul punto[1]: il Ministro ritiene necessario diversificare le fonti di approvvigionamento, chiarendo che sono state predisposte misure sul punto per accelerare tale processo.

L’aumento dei prezzi dei carburanti è inaccettabile e speculativo

Sul tema dell’aumento dei prezzi, Cingolani ha asserito che esso è inaccettabile e legato a speculazioni finanziarie, impattando maggiormente i Paesi che hanno un mix energetico ridotto.

La ricetta per aumentare la sicurezza energetica

La sicurezza energetica passa per le semplificazioni amministrative relative alla realizzazione degli impianti per le rinnovabili, considerando che si potrebbe intervenire anche con misure di contenimento dei consumi e di efficientamento.

Le problematiche legate all’importazioni del gas russo

LA questione dell’importazione del gas dalla Russia è è un problema da ritenersi superato nel lungo periodo, in quanto sono già state avviate misure strutturali, da coordinare con un pacchetto promosso dalla Comunità europea, rilasciato proprio questi giorni, per eliminare definitivamente la dipendenza, sotto questo profilo, da questo Paese.

L’Italia ha avanzato proposte alla Commissione europea, fra cui l’indicazione di un prezzo massimo europeo, il disaccoppiamento dei prezzi delle rinnovabili dal prezzo del gas.

Per quanto riguarda l’andamento del prezzo del carburante, dovuto in parte alla diminuita disponibilità di diesel, Cingolani ha ricordato che c’è un accordo fra Usa ed Europa per aumentare le quantità immesse sul mercato; il Governo ha inoltre ipotizzato accise mobili.

Per completezza alleghiamo il testo integrale dell’intervento del Ministro.


[1] considerati i volumi stoccati e le condizioni climatiche, mentre per l’inverno prossimo potrebbero manifestarci criticità legate ai fabbisogni di stoccaggio e all’evoluzione del prezzo del gas che determina quello dell’elettricità

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Raee, in aumento la raccolta

Il Centro di Raccolta RAEE ha diffuso i dati relativi alla raccolta dei rifiuti che provengono dall’utilizzo delle Apparecchiature di Elettriche ed Elettroniche (RAEE). Positiva la tendenza della raccolta dei rifiuti, in particolare del c.d. Raggruppamento R3, dove si collocano i rifiuti originati dall’utilizzo di TV.

Che cos’è il CdC RAEE

Si tratta di una struttura organizzativa di coordinamento, costituito come un consorzio di diritto privato, previsto dalla disciplina legislativa interna, con lo scopo di consentire l’avvio al recupero dei RAEE, realizzando diversi gruppi di lavoro sia permanenti (Forum Operations, Forum IT) sia promossi appositamente per affrontare le diverse tematiche che nascono da un contesto in continuo divenire, con la collaborazione dei maggiori esperti del sistema RAEE.

Esso coordina le attività di avvio al recupero il Centro di Coordinamento RAEE, che rappresenta l’organismo centrale che si occupa di garantire condizioni operative omogenee tra i Sistemi Collettivi e rappresenta il punto di riferimento per tutta la filiera di gestione dei RAEE domestici.

Cosa sono i RAEE?

Sono rifiuti che originano dall’utilizzo di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) di cui ne possono essere riciclati i componenti di pregio.

Il conferimento avviene in apposite strutture, i Centri di Raccolta comunale e intercomunale, ed il relativo contenitore viene identificato dal simbolo del cassonetto barrato.

Il sistema viene retto, secondo il principio della “responsabilità estesa” del Produttore del Prodotto (in questo caso l’AEE), mediante il pagamento del c.d. Eco-contributo, ovvero dell’importo, previsto per legge, che il produttore aggiunge al prezzo di vendita delle AEE e che finanzia le attività dei Sistemi Collettivi.

Il sistema, regimentato sotto il profilo normativo dal D.Lgs. n. 49/2014, che regolamenta la raccolta e la filiera del riciclo dei RAEE, prevede la responsabilità diretta di molteplici attori:

  • il consumatore, ovvero chi acquista un’apparecchiatura elettrica ed elettronica (AEE);
  • il produttore dell’apparecchiature elettrica ed elettronica (AEE), ovvero l’Azienda che “immette sul mercato” un’apparecchiatura elettrica o elettronica;
  • i Sistemi Collettivi, ovvero i Consorzi senza fine di lucro a cui aderiscono i produttori di AEE, i quali, materialmente, hanno il compito di raccogliere, ritirare e gestire i RAEE domestici sull’intero territorio nazionale;
  • i Punti vendita, dove è possibile acquistare le AEE o consegnare un RAEE nelle modalità “1 contro 1” e “1 contro 0”;
  • I centri di raccolta, ovvero quel luogo predisposto dai Comuni, dove i cittadini possono conferire gratuitamente i RAEE, divisi per Raggruppamento;
  • Gli impianto di trattamento, ovvero quelli dove materialmente avviene l’attività di riciclaggio, recupero e valorizzazione dei materiali derivanti dai RAEE.

Per ognuno dei quali viene previsto ruolo e compiti specifici per garantire la gestione eco-sostenibile del sistema e contribuire alla salvaguardia dell’ambiente.

I dati diffusi

In merito ai dati del Rapporto Annuale per il 2021 rilasciato dal Centro lo scorso 15 marzo, si rileva come sia in costante progresso il trend positivo della raccolta dei RAEE in Italia che ha registrato una crescita del 5,3% rispetto al 2020, anche a causa del cd. “bonus Tv”.

Le principali evidenze del Report

I grandi bianchi

Seguono a grande distanza i grandi bianchi (R2) con una crescita superiore al 3% e freddo e clima (RI) che registra il -2,7%. Mentre un andamento negativo viene segnalato per la raccolta di piccoli elettrodomestici ed elettronica di consumo (R4) che scende dell -1,4%.

Il bonus TV e l’aumento della raccolta di R3

Aumenta il c.d. raggruppamento R3, grazie al c.d. “bonus Tv”, partito nell’estate del 2021: ad Agosto il Governo ha varato una misura che ha indotto molti consumatori a comperare un nuovo TV e rottamare, contestualmente il vecchio modello in possesso. Ciò ha determinato un effetto “traino” del raggruppamento, in quanto, al suo intervento.

I dati regionali

A livello regionale migliorano le prestazioni del Nord Italia e del Centro, con percentuali tra loro similari, ma con quantitativi sensibilmente diversi, con il Nord che da solo raccoglie più della metà di tutti i Raee nazionali.

In termini di raccolta pro capite la Valle D’Aosta si conferma ancora una volta al primo posto, mentre la Campania rimane in ultima posizione.

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Pubblicato il  nuovo volume riguardante la normativa ambientale dedicato ai chiarimenti sulla parte IV del TUA, sulla gestione dei rifiuti dal titolo “Il testo unico ambientale – I chiarimenti sugli istituti della Parte IV relativa ai rifiuti

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Disponibile on-line, su Amazon on-line shop, il secondo volume de “L’economia circolare dispiegata”, “La gestione dei rifiuti: per Aziende, Cittadini, Enti pubblici”, dedicato a chi vuole approfondire i temi dell’economia ambientale, della gestione dei rifiuti e della relativa disciplina tariffaria, sotto un profilo economico, legislativo e tributario.

E’ in libreria e sullo shop-on line di Amazon, il mio nuovo volume dedicato alle “Procedure Autorizzative Ambientali IIa Edizione. Cosa cambia con il “Semplificazioni bis” (DL n. 77/2021/)”.

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Le “Procedure Ambientali” costituisce il primo volume della nuova collana dal titolo “L’Economia circolare dispiegata”, il visibile filo rosso che lega assieme le diverse monografie che la compongono, ciascuna delle quali è stata sviluppata con l’obiettivo di evidenziare i principi cui dovrebbero essere ispirati i modi di operare di cittadini, imprese, e pubbliche amministrazioni chiamati ad implementarli, i quali possono rendere, se correttamente attuati, “circolare” il nostro sistema economico. Per acquistare la tua copia, clicca qui!