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ISTAT: i cambiamenti climatici sono la prima preoccupazione dei cittadini

E’ quanto emerge dall’indagine riguardante “Aspetti della vita quotidiana”, prodotto da ISTAT con cadenza annuale. Vediamo cosa pensano i cittadini a riguardo delle tematiche ambientale.

Il report

L’Istat rileva la percezione dei cittadini rispetto alle tematiche ambientali, a partire dal 1998, e con continuità tra il 2012 e il 2022, nel contesto dell’indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana”.

Negli ultimi anni tale quadro informativo è stato ampliato introducendo una batteria di quesiti relativi ai comportamenti ecocompatibili.

I comportamenti della popolazione, gli stili di vita, le opinioni e gli atteggiamenti che li condizionano hanno un grande impatto sulla sostenibilità ambientale.

Lo studio di tali comportamenti, che assume rilevanza in termini di sostenibilità ambientale, benessere sociale e qualità della vita, genera un set informativo a disposizione delle scelte di politica ambientale.

Nel 2022 i cambiamenti climatici si confermano al primo posto tra le preoccupazioni per l’ambiente: così si esprime oltre la metà della popolazione di 14 anni e più (56,7%).

Seguono i problemi legati all’inquinamento dell’aria, avvertiti dal 50,2%.

Al terzo posto, leggermente distaccata, si colloca la preoccupazione per lo smaltimento e la produzione dei rifiuti (40,0% delle persone di 14 anni e più). L’inquinamento delle acque (38,1%), l’effetto serra e il buco nell’ozono (37,6%) sono percepiti come ulteriori fattori di rischio ambientale a livello globale. Gli altri problemi ambientali preoccupano meno di tre persone su dieci; in fondo alla graduatoria vi sono le preoccupazioni che coinvolgono una quota ristretta di persone (circa 1 persona su 10), come l’inquinamento elettromagnetico, le conseguenze del rumore sulla salute e la rovina del paesaggio.

Quest’ultima è una preoccupazione in crescita nelle regioni del Nord ed è percepita in maniera più forte nelle regioni a vocazione turistica, ad esempio in Trentino-Alto Adige, oppure in regioni industrializzate come la Lombardia.

Le principali evidenze in sintesi

Prevale la preoccupazione  per i cambiamenti climatici  e la qualità dell’aria

Sale la preoccupazione per i cambiamenti climatici (56,7% rispetto al 52,2 nel 2021), stabile quella per l’inquinamento dell’aria. Sono i due temi ambientali che preoccupano oltre il 50% dei cittadini nel 2022. Seguono lo smaltimento dei rifiuti e l’inquinamento acqua (intorno al 40%)    

Qualità dell’aria problema costante degli ultimi venti anni

Nel 2022 oltre la metà dei cittadini esprime preoccupazione per la qualità dell’aria, quota pressoché stabile dal 1998 (primo anno di rilevazione).

Cresce  la preoccupazione  per l’effetto serra

Nel 2022 l’effetto serra preoccupa il 37,6% delle persone di 14 anni e più, contro il 34,9% del 2021.

Rumore, inquinamento elettromagnetico  e deterioramento del paesaggio  i problemi meno sentiti

Oscilla tra il 10% e il 12% la percentuale di persone che considerano l’inquinamento acustico, quello elettromagnetico e il deterioramento del paesaggio tra le prime cinque preoccupazioni per l’ambiente.

Forte attenzione  alla conservazione delle risorse naturali

I cittadini sono molto attenti alla conservazione delle risorse naturali. Nel 2022 cresce, assestandosi al 69,8%, la quota di quanti fanno abitualmente attenzione a non sprecare energia. In crescita anche quanti sono attenti a non sprecare acqua: il 67,6% contro il 65% del 2021.   

Comportamenti polarizzati  tra nord e sud  del paese

Nel Mezzogiorno si è più propensi a non usare prodotti usa e getta (25,2% delle persone di 14 anni e più nel 2022) e ad acquistare prodotti a chilometro zero (26,9%). Al Nord si evita soprattutto la guida rumorosa per mitigare l’inquinamento acustico (52,3%) e si usano di più i mezzi di trasporto alternativi (19,8%).

UE: stretta sul greenwashing

La Comunità europea vara una stretta sulla pratica del greenwashing. Al via la proposta di direttiva che interviene, andandola a modificare, la normativa comunitaria sul punto, per garantire maggiore trasparenza e affidabilità dei dati e contrastare la diffusione di pratiche commerciali scorrette.

L’obiettivo della procedura operativa

Il Parlamento europeo ha votato[1] ha approvato il testo della nuova direttiva recante Corporate Sustainabilty Reporting Directive (CSRD): con essa le grandi imprese europee devono rendere pubblici, con frequenza regolare, i dati relativi al loro impatto ambientale e sociale[2], ed in particolare, si richiede ai destinatari delle prescrizioni di:

  • comunicare, in modo trasparente, l’impatto dovuto allo svolgimento delle attività sui cicli antropici e naturali, sui diritti umani e sugli standard sociali, sulla base di alcuni criteri comuni in linea con gli obiettivi climatici dell’Ue;
  • essere assoggettati soggette a controlli e certificazioni indipendenti, per dimostrare la veridicità delle informazioni fornite;
  • garantire l’accesso digitale ai propri dati sulla sostenibilità.

Con tale operazione la UE intende:

  • equiparare la rendicontazione sostenibile a quella finanziaria, interessando una platea più ampia di soggetti e non solamente le multinazionali.
  • rafforzare l’economia sociale del Vecchio continente, gettando le basi per standard di trasparenza sulla sostenibilità a livello mondiale.
  • garantire maggiore trasparenza e affidabilità dei dati e contrastare la diffusione di pratiche commerciali scorrette, in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo.

Sono previste dalla bozza licenziata dal parlamento:

  • l’introduzione di obblighi di certificazione delle informazioni sulla sostenibilità;
  • la previsione di requisiti di rendicontazione più dettagliati, con connessi obblighi di diffusione gratuita e accessibile delle relazioni sulla gestione redatte dalle imprese.

La CRSD, in particolare, interviene sulla Direttiva 2013/34/Ue, che riguarda le comunicazioni di informazioni di carattere non finanziario delle imprese.

Il greenwashing

Si tratta di una pratica attraverso la quale le imprese vanno a connotare in senso green i propri processi produttivi, realizzando interventi di facciata e non di sostanza, laddove l’impatto ambientale negativo continua a permanere.

L’azienda fornisce all’esterno un’immagine “verde” alla propria attività svolta.

Lo schema di direttiva intende inoltre estendere il campo di applicazione della direttiva a tutte le grandi imprese, comprese le società quotate nei mercati regolamentati (ad eccezione delle microimprese). Destinatarie degli obblighi anche le imprese di Paesi terzi che generano ricavi netti delle vendite e delle prestazioni superiori a 150 milioni di euro nell’Unione e che hanno un’impresa figlia o una succursale all’interno dell’Ue.

Ora il testo passa al Consiglio Ue per la prosecuzione dell’iter legislativo

I nuovi obblighi in tema di trasparenza

Le nuove entreranno progressivamente tra il 2024 e il 2028, e vedranno inizialmente, dal 1° gennaio 2024, coinvolte le grandi imprese di interesse pubblico (quelle con più di 500 dipendenti) già soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria, con scadenza della pubblicazione dei dati nel 2025

Successivamente l’obbligo, dal 1° gennaio 2025 , interesserà le grandi imprese non ancora soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria (con più di 250 dipendenti e/o 40 milioni di euro di fatturato e/o 20 milioni di euro di attività totali), con scadenza nel 2026.

Da  ultimo, a partire, dal 1° gennaio 2026, saranno coinvolte le piccole e medie imprese, e le altre imprese quotate, con scadenza nel 2027. Le PMI possono scegliere di non partecipare fino al 2028.


[1] Con 525 voti favorevoli, 60 contrari e 28 astensioni,

[2] Essa è stata proposta dalla Commissione europea nell’aprile 2021.

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Presentato a Roma il Rapporto Green Italy 2022

In aumento i contratti green e gli eco-investimenti realizzati dalle nostre Imprese nel 2021. Queste sono alcune delle principali evidenze emerse dal Rapporto Green Italy, realizzato con il compito di illustrare, annualmente, lo stato dell’arte dell’Economia verde nel nostro Paese. Di cosa si tratta e i principali risultati emersi dall’indagine svolta sull’anno 2021.

Di cosa si tratta

Rappresenta un rapporto, sviluppato con cadenza annuale, riguardante la consistenza dell’economia verde nel nostro paese, realizzato con l’obiettivo di evidenziare come l’Italia sia in grado di cogliere le grandi sfide ambientali puntando su innovazione e ricerca, sviluppando il valore economico delle imprese e del Paese.

La prima edizione è stata realizzata nel 2010 e fornisce numeri, territori e settori dell’economia green italiana, al fine di comprendere se, e come, il Made in Italy green può ricoprire un ruolo di protagonista nel mercato internazionale puntando sulla sostenibilità.

Le principali evidenze

Nel 2021 si stima che le attivazioni di contratti green siano state superiori a 1.600 mila unità pari al 34,5% della totalità dei contratti attivati (+443 mila unità). Nel quinquennio 2017-2021, più di 1 impresa su 3 ha effettuato eco-investimenti, 2 imprese su 5 nell’industria manifatturiera, e da sottolineare come la forte crescita degli investimenti delle imprese nelle aree in ritardo (Centro e Mezzogiorno) ha di fatto ridotto gli squilibri territoriali rilevati nelle precedenti indagini.

L’Eco-Innovation Index si prefigge di cogliere i diversi aspetti dell’eco-innovazione. È un indice composito che si sviluppa in 5 dimensioni: 1) input dell’eco-innovazione; 2) attività di eco-innovazione; 3) output dell’eco-innovazione; 4) efficienza delle risorse; 5) risultati socio-economicii.

Secondo questo indice, il posizionamento dell’Italia è ottimale e il punto di forza del nostro Paese viene rappresentato dall’uso efficiente delle risorse: nel quinquennio 2017-2021 più di una impresa su tre ha investito nel green.

Un altro primato italiano viene inoltre costituito dal tasso di riciclo, ovvero di recupero come materia, sulla totalità dei rifiuti, pari all’83,4%, superiore a quello della Germania (70%), Francia (64,5%),  e Spagna (65,3%); sotto questo profilo, la media fatta registrare dai Paesi UE è pari al 53,8%.

Un risultato che determina una riduzione annuale delle emissioni pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate equivalenti di CO2. Cresce nel 2020-2021 anche l’impiego di materia seconda nei settori industriali italiani. L’esempio di maggior rilievo è quello del cartario, settore con una grande tradizione nel riciclo manifatturiero, che nel 2021 ha visto crescere l’impiego di macero al 62,9%, il massimo storico.

Sul tema delle energie rinnovabili, Fondazione Symbola evidenzia come In Italia, viviamo un paradosso: da un lato la disponibilità degli operatori economici ad investire (a fine agosto 2021, le richieste di connessione alla rete di Terna erano pari a 280 GW, quattro volte gli obiettivi che l’Italia si è data al 2030); dall’altra l’estrema lentezza dell’amministrazione pubblica (vedi il ritardo nell’emanazione dei decreti attuativi sulle comunità energetiche rinnovabili o ai tempi autorizzativi e alle opposizioni locali che rallentano l’istallazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili).

Per approfondimenti

Consultare il rapporto green Italy 2022:

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Smarter Italy: pubblicato il secondo bando

Pubblicato il secondo bando del programma “Smarter Italy: soluzioni innovative per il miglioramento della mobilità delle merci”. Entro il 28 ottobre 2022 occorre presentare le proprie candidature, tramite il portale www.acquistinretepa.it.

Di cosa si tratta

Il programma Smarter Italy del Ministero dello Sviluppo Economico del Ministero dell’Università e della Ricerca e del MID – Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, attuato dall’Agenzia per l’Italia Digitale, si pone l’obiettivo di accelerare la crescita del Paese attraverso l’utilizzo degli appalti innovativi.

Il contenuto specifico della linea di appalto

Il tema

Quasi un terzo del traffico totale in molte città italiane è generato dal trasporto delle merci, spesso realizzato con logiche poco razionali e con mezzi inquinanti e inefficienti. Alle consegne necessarie per le attività commerciali si sono aggiunte, negli ultimi anni, le consegne a domicilio per i privati che acquistano beni materiali on-line.

La crescita dell’e-commerce aggiunge nuove problematiche legate alla mobilità delle merci, soprattutto nell’ultimo miglio (ovvero l’ultima tappa del viaggio delle merci prima di arrivare presso il domicilio finale del cliente).

Le misure di contenimento dell’epidemia da Coronavirus hanno, poi, indotto la popolazione a far ricorso in maniera esponenziale agli acquisti online e al servizio di consegna a domicilio e il sistema ha evidenziato i suoi limiti attuali di risposta alla crescente domanda che, rimasta inevasa, ha costretto gli utenti ad acqusiti in luoghi fisici con rischio di esposizione al contagio.

Comunque, la propensione al ricorso all’e-commerce in questo periodo acquisita è facilmente preventivabile che possa rafforzare anche la domanda futura.

E’ auspicabile l’adozione di misure che possano sfruttare a pieno le potenzialità delle tecnologie emergenti, senza impattare negativamente sull’ambiente e migliorando la qualità della vita e dei trasporti delle persone.

Il contenuto delle proposte da trasmettere

La sfida proposta consiste nell’ideare e sviluppare soluzioni originali di smart mobility che riducano l’impatto della mobilità delle merci sul traffico urbano.

Le soluzioni proposte devono:

  • garantire quantità e tempi di consegna con ordini di grandezza compatibili alle esigenze di mercato;
  • essere sostenibili dal punto di vista economico ed ambientale, preservando la qualità della vita e dei trasporti delle persone.

Le soluzioni ideali dovrebbero mitigare le problematiche tipiche delle consegne nell’ultimo miglio, fornire soluzioni concrete volte a favorire nuove iniziative commerciali e riuscire ad ottimizzare il trasporto di mezzi e persone. 

Il luogo della sperimentazione

La sperimentazione delle soluzioni selezionate potrà avvenire sul territorio dei Comuni di:

L’Aquila, Bari, Cagliari, Catania, Genova, Matera, Modena, Milano, Prato, Roma,Torino e nei “Borghi del Futuro”: Alghero, Bardonecchia, Campobasso, Carbonia, Cetraro, Concorezzo, Ginosa, Grottammare, Otranto, Pantelleria, Pietrelcina, Sestri Levante.

Per inoltrare la domanda

Cliccare qui:

https://survey.appaltinnovativi.gov.it/index.php/348712?lang=it

Chi può partecipare

La partecipazione è aperta a tutti gli operatori siano essi imprese, università, centri di ricerca, enti del terzo settore, persone fisiche, etc. previa trasmissione del modulo di iscrizione alla consultazione di mercato. Il seguente modulo consente di manifestare interesse alla sfida Smart Mobilty

OPEN
Pubblicazione:2022-09-14
Fascia di importo:da 5 a 30 milioni di €
Tipologia procedura:Partenariato per l’innovazione
Proponente:MISE MITD MUR
Appaltante: AgID

Like

La Gara

L’appalto Smart Mobility, sfida “Soluzioni Innovative per il miglioramento della mobilità delle merci” è una procedura di Partenariato per l’Innovazione, ex articolo 65 del Codice dei Contratti, del valore di € 6 milioni oltre IVA, ed ha ad oggetto attività di ricerca, innovazione fino al successivo acquisto della soluzione.

2022, 14 settembre Bando Sfida 2

2022, 7 settembre Determina a contrarre del Direttore generale di Agid

Il formato word della documentazione, utile a presentare le domande di partecipazione, è reperibile all’interno del portale Acquistinretepa

Scadenza presentazione domande di partecipazione 28/10/2022 ore 13:00 tramite il portale www.acquistinretepa.it

A questo link sono disponibili le Registrazioni degli incontri e la documentazione raccolta durante la consultazione di mercato

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Fondo Kyoto: si riparte

Il Fondo Kyoto riparte. Il meccanismo, che prevede forme di finanziamento per l’efficientamento energetico, viene dedicato agli edifici pubblici.

Di cosa si tratta

Si tratta di un fondo dedicato ai finanziamenti, concessi a tasso agevolato, per la realizzazione di interventi di efficientamento energetico degli edifici pubblici.

La base normativa viene costituita dal decreto interministeriale 11 febbraio 2021, n. 65, pubblicato nella Gazzetta ufficiale, Serie generale n. 98 del 24 aprile 2021

La ripartenza

Essa è stata disposta con decreto direttoriale MITE n. 200 del 15 settembre 2022.

I beneficiari

Possono presentare domanda di concessione del finanziamento:

1. i soggetti pubblici proprietari delle seguenti strutture:

a. edifici destinati all’istruzione scolastica, ivi inclusi gli asili nido, all’istruzione universitaria, all’alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam);

b. impianti sportivi, non compresi nel “Piano per la realizzazione di impianti sportivi nelle periferie urbane”” di cui al comma 3 dell’articolo 15 del decreto-legge 25 novembre 2015, n. 185;

c. edifici adibiti a ospedali, policlinici e a servizi socio-sanitari.

2. i soggetti pubblici che a titolo oneroso o gratuito hanno in uso le strutture pubbliche di cui al punto 1);

3. i Fondi di investimento immobiliare costituiti ai sensi al decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, per i soli edifici di cui al punto 1, lettera a).

Termine di presentazione delle domande

La possibilità di presentazione delle domande vi sarà fino alle ore 24,00 del 31 dicembre 2022

Modalità di svolgimento della procedura

Selezione in base alla data di presentazione

Il MITE ha chiarito che la procedura di ammissione alle agevolazioni è “a sportello”.

In altri termini, verranno soddisfatte le domande in ordine di presentazione, e per la definizione dell’ordine cronologico di ricezione delle domande farà fede la data e l’orario riportato sulla ricevuta di accettazione del provider di posta elettronica certificata (Pec) del Ministero della transizione ecologica.

Modalità di presentazione

Il DM interministeriale sopra richiamato fissa modalità di presentazione delle domande e la relativa documentazione da allegare.

Le domande di ammissione dovranno essere compilate, a pena di irricevibilità, attraverso l’apposito applicativo reso disponibile sul sito internet della Cassa depositi e prestiti Spa, firmate digitalmente e, corredate della relativa documentazione, trasmesse con unica Pec ai seguenti indirizzi di posta elettronica certificata:

fondokyoto@pec.minambiente.it

cdpspa@pec.cdp.it

Il plafond

Le risorse del Fondo Kyoto sono pari a circa 170 milioni di euro, disponibili a valere sul fondo rotativo istituito ai sensi dell’articolo 1, comma 1110, della legge n. 296/2006 (Fondo Kyoto). Il Fondo Kyoto concede finanziamenti a tasso agevolato ai soggetti pubblici titolari di immobili per la realizzazione di interventi di efficientamento energetico, idrico. I prestiti hanno un tasso di interesse fisso dello 0,25% con una durata massima di 20 anni e devono garantire un miglioramento di almeno due classi energetiche.

A coloro che beneficeranno del finanziamento andrà l’80% dei complessivi 166 milioni di euro stanziati per l’iniziativa; il restante 20% sarà a beneficio dei fondi d’investimento immobiliari chiusi promossi o partecipati da Regioni, Provincie, Comuni, che potranno beneficiarne limitatamente agli interventi sugli immobili destinati all’istruzione scolastica.

Per maggiori informazioni

Il testo completo del decreto interministeriale 11 febbraio 2021 e del decreto direttoriale, n. 200 del 15 settembre 2022, nonché i documenti utili per la presentazione delle istanze, sono consultabili e scaricabili al seguente indirizzo internet: https://www.mite.gov.it/pagina/fondo-kyoto-2021

Le recenti novità

Negli ultimi giorni sono stati resi noti i nuovi termini per usufruire dei fondi per la riqualificazione energetica di scuole, ospedali e impianti sportivi di proprietà pubblica, ed è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale la proroga dei termini per la presentazione delle domande di concessione dei finanziamenti a tasso agevolato a valere sul Fondo Kyoto, che, come sopra scritto, è il termine del 2022.

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Costituito l’osservatorio sull’economia circolare

E’ stato costituito presso il Ministero della Transizione Ecologica (MiTE), l’Osservatorio per l’Economia Circolare. L’atto di costituzione avviene nell’ambito dell’adozione del cronoprogramma di attuazione della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare. Compiti, obiettivi e misure da adottare, attribuiti all’organismo.

Il Decreto

Grazie ad un decreto firmato dal Ministro della Transizione Ecologica, lo scorso 28 settembre è stato firmato un Decreto per l’adozione del cronoprogramma di attuazione della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare.

I compiti

L’Osservatorio per l’Economia Circolare nasce al fine di perseguire diversi obiettivi:

  • monitorare lo stato di attuazione delle misure definite nella Strategia nazionale per l’economia circolare, individuare gli eventuali ostacoli e proporre iniziative volte alla risoluzione degli stessi;
  • garantire il confronto con le parti sociali e con le associazioni di categoria più rappresentative attraverso il coinvolgimento ai tavoli tematici e la consultazione sui documenti programmatici;
  • svolgere un’efficace azione di comunicazione e divulgazione nei confronti della pubblica amministrazione, degli operatori pubblici e privati e dei cittadini per la promozione di iniziative volte al raggiungimento degli obiettivi;
  • elaborare documenti di sintesi sullo stato di attuazione delle misure e sulle eventuali criticità anche ai fini dell’aggiornamento e della integrazione della Strategia;
  • monitorare, definire e quantificare i target intermedi delle misure contenute nella Strategia nazionale per l’economia circolare;
  • fornire indirizzi per l’integrazione o l’aggiornamento annuale del cronoprogramma della Strategia, in funzione del raggiungimento degli obiettivi previsti.

Modalità operative di funzionamento

Esso si riunisce almeno una volta ogni tre mesi, anche tramite la modalità videoconferenza[1].

È compito dell’Osservatorio elaborare una relazione annuale sullo stato di attuazione delle misure individuate dalla Strategia, e questa viene pubblicata sul sito istituzionale del Mite. Rimane in carica in corrispondenza dell’attuazione del cronoprogramma della Strategia nazionale per l’economia circolare.

In definitiva, con esso vengono:

  • individuate le azioni;
  • fissati gli obiettivi;
  • stabilite le misure

da perseguire nella definizione delle politiche istituzionali per assicurare un’effettiva transizione verso un’economia di tipo circolare.

In questo contesto, la governance della Strategia viene attribuita al suddetto osservatorio.

I compiti attribuiti riguardano in particolare, il monitoraggio e la quantificazione dei target intermedi per una eventuale e successiva integrazione e aggiornamento del cronoprogramma.


[1] Al termine di ogni riunione viene elaborato un resoconto sintetico dei temi affrontati.

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Studio Ambrosetti: dal riciclo della plastica benefici economici per 2.5 miliardi

Green Jobs e recupero di materia dai rifiuti: questo il tema del nuovo studio promosso da The European House – Ambrosetti, da cui emerge la possibilità di ricavare rilevanti benefici economici a seguito delle attività di trattamento dei rifiuti in plastica. I dati salienti dell’indagine.

2,5 miliardi di ricavi e piu’ di mille posti di lavoro

Riciclo meccanico e chimico della plastica. E’ questo, secondo lo studio ambrosetti, la strada da percorrere, per ottenere sensibili benefici economici per il settore del recupero dei rifiuti, ed in particolare da quelli composti prevalentemente in plastica.

Il Dossier, diffuso pubblicamente ad inizio settembre, chiarisce che, da qui ai prossimi 8 anni, potremmo ottenere, da tali attività, complessivamente:

  • benefici economici fino a 2,5 miliardi di euro;
  • più di mille nuovi posti di lavoro.

Come concretizzare tali prospettive

Si rende necessario, a tale scopo, spingere il mercato dei materiali riciclati e rivedere i sistemi di responsabilità estesa dei produttori. Viene stimata la necessità di provvedere ad investimenti per 794 milioni di euro, nella peggiore delle ipotesi, con l’obiettivo di spingere la transizione circolare dell’industria italiana della plastica, una leva capace di generare benefici economici per un valore compreso tra gli 1,5 e i 2,5 miliardi di euro.

A ciò si deve aggiungere, un quadro favorevole in termini di interventi da attuare, tale da favorire i processi evolutivi già in atto.

In questo caso essi saranno finalizzati a sviluppare la domanda di materiale riciclato.

Occorre, a complemento, chiarire i profili dei sistemi EPR (i c.d. “sistemi di responsabilità estesa del produttore del prodotto).

Perché puntare sul trattamento chimico

Secondo il Dossier prodotto dallo Studio Ambrosetti, l’ottenimento dei risultati prospettatati deve essere attuato con i meccanismi di trattamento chimico.

Tali considerazioni riposano sullo stato dell’arte riguardo il posizionamento del nostro sistema Paese nei confronti dei nuovi obiettivi vincolanti posti dalla Comunità europea, ed in particolare:

  • 50% di riciclo degli imballaggi;
  • il 25% di contenuto minimo riciclato per le bottiglie in PET,

entro il 2025, ed anche il tetto massimo del 10% ai conferimenti di rifiuti urbani in discarica entro il 2035.

Il documento evidenzia come, dalla documentazione prodotta dagli Istituti pubblici (i.e. ISPRA), nel 2020 sono state generate complessivamente 4 milioni 948mila tonnellate di rifiuti plastici, frutto della sommatoria tra urbani e speciali.

Tuttavia, la quota di scarti potenzialmente riciclabili finita conferita nel flusso indifferenziato dei rifiuti, è rilevante, e pari a 1,8 milioni di tonnellate), i quali hanno avuto il seguente esito:

  • riciclaggio (recupero come materia, 42,3%);
  • termovalorizzazione (34,7%);
  • smaltimento (23%).

Inoltre lo studio ricorda una situazione, putroppo, negativa per i rifiuti di imballaggio in plastica: ad oggi i rifiuti composti di questa materia risulta l’unico materiale per il quale l’Italia non ha ancora raggiunto gli obiettivi fissati a livello UE al 2025, riportando un tasso del 48,7% contro l’obiettivo UE del 50%.

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È on line il terzo volume della nuova collana dal titolo “L’Economia circolare dispiegata”, dal titolo “Organizzazione Aziendale – Circolare e sostenibile”. Il volume è dedicato a chi intende approcciare ai fondamenti dell’economia in generale e dell’economia ambientale in particolare; a quelli dell’economia aziendale ed ai concetti basilari dell’organizzazione aziendale, al marketing e alle principali forme di gestione di un Azienda, in un’ottica di sostenibilità ambientale.

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Rilasciate le prime informazioni per il Piano per la transizione ecologica (PTE)

Predisposto il primo set di dati per il Piano della Transizione Ecologica (PTE) da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri. Le informazioni sono relative alle azioni, i piani e i finanziamenti esistenti relativi al Piano per la transizione ecologica approvato l’8 marzo 2022.

Che cos’è e cosa prevede

Il Piano costituisce un elemento strategico della strategia italiana sull’economia circolare, ed è stato approvato dal Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite) con delibera n. 1 dell’8 marzo 2022.

La procedura di approvazione, prima della pubblicazione, ha previsto una fase di consultazione pubblica, che si è tenuta nella parte finale del 2021.

L’obiettivo

Esso mira a definire una strategia per la transizione ecologica italiana, definendo un quadro concettuale anche per gli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), ed in particolare consentire il coordinamento delle seguenti politiche economiche ambientali:

Decarbonizzazione

Al fine di perseguire decarbonizzazione dei processi produttivi ed antropici, gli obiettivi perseguiti sono:

  • Azzeramento delle emissioni di origine antropica di gas a effetto serra fino allo zero netto nel 2050, con taglio delle emissioni del 55% al 2030, in conformità al target europeo del programma “Fit for 55%”;
  • particolare attenzione per l’attuazione delle politiche di risparmio energetico (soprattutto nei settori dei trasporti e dell’edilizia);
  • dismissione dell’uso del carbone per la generazione di energia elettrica entro il 2025
  • produzione di energia elettrica, entro il 2030, dal 72% mediante le fonti di energia rinnovabili (con un target al 2050 previsto per il 95-100%);
  • contrasto al fenomeno della povertà energetica[1].

Nel Piano viene evidenziato come l’Italia benefici un irraggiamento solare superiore del 30-40% rispetto alla media europea.

Tuttavia, il vantaggio complessivo viene vanificato da difficoltà autorizzative che hanno frenato gli investitori e la crescita del settore.

Emissioni

Strettamente collegato al tema della decarbonizzazione è quello della riduzione delle emissioni. A tale scopo, gli obiettivi sono quelli di:

  • portare l’inquinamento sotto le soglie di attenzione indicate dall’Organizzazione mondiale della sanità, verso un sostanziale azzeramento;
  • arrecare benefici alla salute umana e agli ecosistemi, con riferimento al piano d’azione zero inquinamento dell’Ue, di cui il Pte riprende anche gli obiettivi intermedi: al 2030 ridurre di oltre il 55% gli impatti sulla salute (morti premature) dell’inquinamento atmosferico.

Mobilità sostenibile

Al fine di raggiungere una mobilità sostenibile, il Piano prevede:

  • la conversione della mobilità privata verso il traguardo delle emissioni zero;
  • L’accelerazione verso lo sviluppo di modelli convenienti, maturi nelle tecnologie e con adeguata capacità di accumulazione di energia (batterie) della filiera industriale dell’automotive;
  • un rafforzamento del trasporto pubblico locale (TPL), ed in particolare renderlo maggiormente appetibile e fruibile[2].

Contrasto al consumo di suolo e al dissesto idrogeologico

Altro grave problema è quello del consumo del suolo ed il dissesto idrogeologico, aspetti strettamente connessi tra di loro e ai cambiamenti climatici e che nel territorio italiano, molte problematiche connesse al consumo di suolo, al dissesto e all’adattamento dei cambiamenti climatici sono riscontrabili anche in relazione alla dinamica e morfologia evolutiva dei corsi d’acqua, come dimostrano i recenti eventi catastrofici realizzatesi nelle Marche.

Il contrasto dovrà avvenire:

  • adottando obiettivi stringenti di arresto del consumo di suolo, fino a un suo azzeramento netto entro il 2030;
  • migliorando sensibilmente la sicurezza del territorio e delle comunità più vulnerabili, al fine di tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico del Paese.

Il miglioramento della gestione risorse idriche e delle relative infrastrutture

Altro passaggio fondamentale per la transizione ecologia è quello di attuare una migliore strategia di gestione delle risorse idriche e delle relative infrastrutture. Ciò dovrà passare attraverso:

  • ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse idriche (a scopo civile, industriale e agricolo);
  • efficientamento e potenziamento delle infrastrutture idriche entro il 2040[3].

In questo modo potrà essere effettivamente realizzata una efficace strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, anche in considerazione del probabile aumento di frequenza e intensità degli eventi di siccità.

Il ripristino e il rafforzamento della biodiversità

Sull’argomento “biodiversità” il Programma prevede:

  • l’inclusione degli obiettivi posti dalla Strategia biodiversità al 2030 promoissa dalla Comunità europea;
  • la realizzazione, a tal fine, di misure di rafforzamento delle aree protette dall’attuale 10,5% al 30% della superficie, e dal 3 al 10% di protezione rigorosa entro il 2030.

Viene postulato come la crisi della biodiversità sia minacciata sia dal sovrasfruttamento delle risorse che dai cambiamenti climatici.

Questo presenta effetti sulla capacità di mitigazione e adattamento del nostro territorio agli impatti climatici in termini di minore assorbimento di carbonio da parte dei sistemi naturali (suolo, foreste, zone umide) e di maggiore vulnerabilità alle anomalie climatiche ed eventi estremi.

 

La tutela del mare

Infine, sono previsti anche obiettivi di conservazione della risorsa marina:

  • target minimi di tutela al 2030 anche per il mare;
  • misure più incisive di contrasto alla pesca illegale.

E’ necessario costruire un’alleanza tra le politiche di protezione dell’ambiente marino e le politiche che disciplinano le attività marittime, in particolare per quanto riguarda i trasporti e la pianificazione dello spazio marittimo, la pesca, l’acquacoltura e la produzione offshore di energia.

Inquadramento

Esso viene inquadrato nella strategia italiana sull’economia circolare, pubblicata lo scorso 21 giugno 2022.

Consiste in un nuovo strumento di programmazione nazionale, coevo all’istituzione dello stesso ministero della Transizione ecologica (MITE) e del Comitato interministeriale della transizione ecologica[4].

Il Governo ha stabilito che la pianificazione in oggetto, mira a “perseguire un approccio sistemico, orientato alla decarbonizzazione ma non solo; caratterizzato da una visione olistica e integrata, che include la conservazione della biodiversità e la preservazione dei servizi ecosistemici, integrando la salute e l’economia e perseguendo la qualità della vita e l’equità sociale”, e viene definito come una versione iniziale, da integrarsi con un secondo documento, in cui saranno presentati dati quantitativi e specifici cronoprogrammi.

Orizzonte temporale

Gli obiettivi, ovvero le politiche delineate:

  • dovranno essere realizzate da qui a 30 anni circa (entro il 2050);
  • con lo scopo specifico , peraltro anticipato dal Green Deal comunitario nel 2019, di consentire lo svolgimento di processi produttivi ed antropici “a zero emissioni nette di carbonio”;
  • consentendo la trasformazione definita del nostro modello economico da uno lineare ad uno circolare. e cioè svincolandosi da una linearità tra creazione di ricchezza e benessere con il consumo di nuove risorse e/o aumento di emissioni.

La prima relazione sullo stato di attuazione del PTE

Come sopra richiamato, è stato pubblicato il primo insieme di dati sullo stato di attuazione del PTE[5].

Il mercato dell’energia è destinato a subire profonde trasformazioni. Diventa sempre più urgente accelerare il dibattito sulle fonti rinnovabili e sulla transizione energetica. L’Europa si è data l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra almeno del 55% entro il 2030, per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Il Piano per la Transizione Ecologica prevede pertanto che, entro otto anni, la generazione di energia elettrica in Italia dovrà provenire al 72% da fonti rinnovabili, per poi arrivare al 95-100% nel 2050.


[1] In Italia esso interessa il 13% delle famiglie, ed in generale nuclei che per motivi economici e sociali non riescono a riscaldare o raffreddare adeguatamente la propria abitazione.

[2] Ciò dovrà avvenire creando tutte le condizioni che assicurino un effettivo shift modale verso l’utilizzo del mezzo pubblico, dunque con una maggior estensione del trasporto su ferro (come già avviato nel PNRR).

[3] Questo attesta la continuità con i progetti impostati dal Piano di ripresa e resilienza.

[4] La creazione viene prevista dal DL n. 22/2021 (recante “Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei ministeri”), convertito con modificazioni dalla Legge 22 aprile 2021, n. 55.

[5] E’ stato approvato dal Comitato nazionale per la transizione ecologica (Cite) con delibera 8 marzo 2022, n. 1, con dati aggiornati al 30 maggio 2022, è stata pubblicata sul sito del Senato il 16 settembre 2022.

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