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Smarter Italy: pubblicato il secondo bando

Pubblicato il secondo bando del programma “Smarter Italy: soluzioni innovative per il miglioramento della mobilità delle merci”. Entro il 28 ottobre 2022 occorre presentare le proprie candidature, tramite il portale www.acquistinretepa.it.

Di cosa si tratta

Il programma Smarter Italy del Ministero dello Sviluppo Economico del Ministero dell’Università e della Ricerca e del MID – Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, attuato dall’Agenzia per l’Italia Digitale, si pone l’obiettivo di accelerare la crescita del Paese attraverso l’utilizzo degli appalti innovativi.

Il contenuto specifico della linea di appalto

Il tema

Quasi un terzo del traffico totale in molte città italiane è generato dal trasporto delle merci, spesso realizzato con logiche poco razionali e con mezzi inquinanti e inefficienti. Alle consegne necessarie per le attività commerciali si sono aggiunte, negli ultimi anni, le consegne a domicilio per i privati che acquistano beni materiali on-line.

La crescita dell’e-commerce aggiunge nuove problematiche legate alla mobilità delle merci, soprattutto nell’ultimo miglio (ovvero l’ultima tappa del viaggio delle merci prima di arrivare presso il domicilio finale del cliente).

Le misure di contenimento dell’epidemia da Coronavirus hanno, poi, indotto la popolazione a far ricorso in maniera esponenziale agli acquisti online e al servizio di consegna a domicilio e il sistema ha evidenziato i suoi limiti attuali di risposta alla crescente domanda che, rimasta inevasa, ha costretto gli utenti ad acqusiti in luoghi fisici con rischio di esposizione al contagio.

Comunque, la propensione al ricorso all’e-commerce in questo periodo acquisita è facilmente preventivabile che possa rafforzare anche la domanda futura.

E’ auspicabile l’adozione di misure che possano sfruttare a pieno le potenzialità delle tecnologie emergenti, senza impattare negativamente sull’ambiente e migliorando la qualità della vita e dei trasporti delle persone.

Il contenuto delle proposte da trasmettere

La sfida proposta consiste nell’ideare e sviluppare soluzioni originali di smart mobility che riducano l’impatto della mobilità delle merci sul traffico urbano.

Le soluzioni proposte devono:

  • garantire quantità e tempi di consegna con ordini di grandezza compatibili alle esigenze di mercato;
  • essere sostenibili dal punto di vista economico ed ambientale, preservando la qualità della vita e dei trasporti delle persone.

Le soluzioni ideali dovrebbero mitigare le problematiche tipiche delle consegne nell’ultimo miglio, fornire soluzioni concrete volte a favorire nuove iniziative commerciali e riuscire ad ottimizzare il trasporto di mezzi e persone. 

Il luogo della sperimentazione

La sperimentazione delle soluzioni selezionate potrà avvenire sul territorio dei Comuni di:

L’Aquila, Bari, Cagliari, Catania, Genova, Matera, Modena, Milano, Prato, Roma,Torino e nei “Borghi del Futuro”: Alghero, Bardonecchia, Campobasso, Carbonia, Cetraro, Concorezzo, Ginosa, Grottammare, Otranto, Pantelleria, Pietrelcina, Sestri Levante.

Per inoltrare la domanda

Cliccare qui:

https://survey.appaltinnovativi.gov.it/index.php/348712?lang=it

Chi può partecipare

La partecipazione è aperta a tutti gli operatori siano essi imprese, università, centri di ricerca, enti del terzo settore, persone fisiche, etc. previa trasmissione del modulo di iscrizione alla consultazione di mercato. Il seguente modulo consente di manifestare interesse alla sfida Smart Mobilty

OPEN
Pubblicazione:2022-09-14
Fascia di importo:da 5 a 30 milioni di €
Tipologia procedura:Partenariato per l’innovazione
Proponente:MISE MITD MUR
Appaltante: AgID

Like

La Gara

L’appalto Smart Mobility, sfida “Soluzioni Innovative per il miglioramento della mobilità delle merci” è una procedura di Partenariato per l’Innovazione, ex articolo 65 del Codice dei Contratti, del valore di € 6 milioni oltre IVA, ed ha ad oggetto attività di ricerca, innovazione fino al successivo acquisto della soluzione.

2022, 14 settembre Bando Sfida 2

2022, 7 settembre Determina a contrarre del Direttore generale di Agid

Il formato word della documentazione, utile a presentare le domande di partecipazione, è reperibile all’interno del portale Acquistinretepa

Scadenza presentazione domande di partecipazione 28/10/2022 ore 13:00 tramite il portale www.acquistinretepa.it

A questo link sono disponibili le Registrazioni degli incontri e la documentazione raccolta durante la consultazione di mercato

Costituito l’osservatorio sull’economia circolare

E’ stato costituito presso il Ministero della Transizione Ecologica (MiTE), l’Osservatorio per l’Economia Circolare. L’atto di costituzione avviene nell’ambito dell’adozione del cronoprogramma di attuazione della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare. Compiti, obiettivi e misure da adottare, attribuiti all’organismo.

Il Decreto

Grazie ad un decreto firmato dal Ministro della Transizione Ecologica, lo scorso 28 settembre è stato firmato un Decreto per l’adozione del cronoprogramma di attuazione della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare.

I compiti

L’Osservatorio per l’Economia Circolare nasce al fine di perseguire diversi obiettivi:

  • monitorare lo stato di attuazione delle misure definite nella Strategia nazionale per l’economia circolare, individuare gli eventuali ostacoli e proporre iniziative volte alla risoluzione degli stessi;
  • garantire il confronto con le parti sociali e con le associazioni di categoria più rappresentative attraverso il coinvolgimento ai tavoli tematici e la consultazione sui documenti programmatici;
  • svolgere un’efficace azione di comunicazione e divulgazione nei confronti della pubblica amministrazione, degli operatori pubblici e privati e dei cittadini per la promozione di iniziative volte al raggiungimento degli obiettivi;
  • elaborare documenti di sintesi sullo stato di attuazione delle misure e sulle eventuali criticità anche ai fini dell’aggiornamento e della integrazione della Strategia;
  • monitorare, definire e quantificare i target intermedi delle misure contenute nella Strategia nazionale per l’economia circolare;
  • fornire indirizzi per l’integrazione o l’aggiornamento annuale del cronoprogramma della Strategia, in funzione del raggiungimento degli obiettivi previsti.

Modalità operative di funzionamento

Esso si riunisce almeno una volta ogni tre mesi, anche tramite la modalità videoconferenza[1].

È compito dell’Osservatorio elaborare una relazione annuale sullo stato di attuazione delle misure individuate dalla Strategia, e questa viene pubblicata sul sito istituzionale del Mite. Rimane in carica in corrispondenza dell’attuazione del cronoprogramma della Strategia nazionale per l’economia circolare.

In definitiva, con esso vengono:

  • individuate le azioni;
  • fissati gli obiettivi;
  • stabilite le misure

da perseguire nella definizione delle politiche istituzionali per assicurare un’effettiva transizione verso un’economia di tipo circolare.

In questo contesto, la governance della Strategia viene attribuita al suddetto osservatorio.

I compiti attribuiti riguardano in particolare, il monitoraggio e la quantificazione dei target intermedi per una eventuale e successiva integrazione e aggiornamento del cronoprogramma.


[1] Al termine di ogni riunione viene elaborato un resoconto sintetico dei temi affrontati.

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Studio Ambrosetti: dal riciclo della plastica benefici economici per 2.5 miliardi

Green Jobs e recupero di materia dai rifiuti: questo il tema del nuovo studio promosso da The European House – Ambrosetti, da cui emerge la possibilità di ricavare rilevanti benefici economici a seguito delle attività di trattamento dei rifiuti in plastica. I dati salienti dell’indagine.

2,5 miliardi di ricavi e piu’ di mille posti di lavoro

Riciclo meccanico e chimico della plastica. E’ questo, secondo lo studio ambrosetti, la strada da percorrere, per ottenere sensibili benefici economici per il settore del recupero dei rifiuti, ed in particolare da quelli composti prevalentemente in plastica.

Il Dossier, diffuso pubblicamente ad inizio settembre, chiarisce che, da qui ai prossimi 8 anni, potremmo ottenere, da tali attività, complessivamente:

  • benefici economici fino a 2,5 miliardi di euro;
  • più di mille nuovi posti di lavoro.

Come concretizzare tali prospettive

Si rende necessario, a tale scopo, spingere il mercato dei materiali riciclati e rivedere i sistemi di responsabilità estesa dei produttori. Viene stimata la necessità di provvedere ad investimenti per 794 milioni di euro, nella peggiore delle ipotesi, con l’obiettivo di spingere la transizione circolare dell’industria italiana della plastica, una leva capace di generare benefici economici per un valore compreso tra gli 1,5 e i 2,5 miliardi di euro.

A ciò si deve aggiungere, un quadro favorevole in termini di interventi da attuare, tale da favorire i processi evolutivi già in atto.

In questo caso essi saranno finalizzati a sviluppare la domanda di materiale riciclato.

Occorre, a complemento, chiarire i profili dei sistemi EPR (i c.d. “sistemi di responsabilità estesa del produttore del prodotto).

Perché puntare sul trattamento chimico

Secondo il Dossier prodotto dallo Studio Ambrosetti, l’ottenimento dei risultati prospettatati deve essere attuato con i meccanismi di trattamento chimico.

Tali considerazioni riposano sullo stato dell’arte riguardo il posizionamento del nostro sistema Paese nei confronti dei nuovi obiettivi vincolanti posti dalla Comunità europea, ed in particolare:

  • 50% di riciclo degli imballaggi;
  • il 25% di contenuto minimo riciclato per le bottiglie in PET,

entro il 2025, ed anche il tetto massimo del 10% ai conferimenti di rifiuti urbani in discarica entro il 2035.

Il documento evidenzia come, dalla documentazione prodotta dagli Istituti pubblici (i.e. ISPRA), nel 2020 sono state generate complessivamente 4 milioni 948mila tonnellate di rifiuti plastici, frutto della sommatoria tra urbani e speciali.

Tuttavia, la quota di scarti potenzialmente riciclabili finita conferita nel flusso indifferenziato dei rifiuti, è rilevante, e pari a 1,8 milioni di tonnellate), i quali hanno avuto il seguente esito:

  • riciclaggio (recupero come materia, 42,3%);
  • termovalorizzazione (34,7%);
  • smaltimento (23%).

Inoltre lo studio ricorda una situazione, putroppo, negativa per i rifiuti di imballaggio in plastica: ad oggi i rifiuti composti di questa materia risulta l’unico materiale per il quale l’Italia non ha ancora raggiunto gli obiettivi fissati a livello UE al 2025, riportando un tasso del 48,7% contro l’obiettivo UE del 50%.

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Rilasciate le prime informazioni per il Piano per la transizione ecologica (PTE)

Predisposto il primo set di dati per il Piano della Transizione Ecologica (PTE) da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri. Le informazioni sono relative alle azioni, i piani e i finanziamenti esistenti relativi al Piano per la transizione ecologica approvato l’8 marzo 2022.

Che cos’è e cosa prevede

Il Piano costituisce un elemento strategico della strategia italiana sull’economia circolare, ed è stato approvato dal Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite) con delibera n. 1 dell’8 marzo 2022.

La procedura di approvazione, prima della pubblicazione, ha previsto una fase di consultazione pubblica, che si è tenuta nella parte finale del 2021.

L’obiettivo

Esso mira a definire una strategia per la transizione ecologica italiana, definendo un quadro concettuale anche per gli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), ed in particolare consentire il coordinamento delle seguenti politiche economiche ambientali:

Decarbonizzazione

Al fine di perseguire decarbonizzazione dei processi produttivi ed antropici, gli obiettivi perseguiti sono:

  • Azzeramento delle emissioni di origine antropica di gas a effetto serra fino allo zero netto nel 2050, con taglio delle emissioni del 55% al 2030, in conformità al target europeo del programma “Fit for 55%”;
  • particolare attenzione per l’attuazione delle politiche di risparmio energetico (soprattutto nei settori dei trasporti e dell’edilizia);
  • dismissione dell’uso del carbone per la generazione di energia elettrica entro il 2025
  • produzione di energia elettrica, entro il 2030, dal 72% mediante le fonti di energia rinnovabili (con un target al 2050 previsto per il 95-100%);
  • contrasto al fenomeno della povertà energetica[1].

Nel Piano viene evidenziato come l’Italia benefici un irraggiamento solare superiore del 30-40% rispetto alla media europea.

Tuttavia, il vantaggio complessivo viene vanificato da difficoltà autorizzative che hanno frenato gli investitori e la crescita del settore.

Emissioni

Strettamente collegato al tema della decarbonizzazione è quello della riduzione delle emissioni. A tale scopo, gli obiettivi sono quelli di:

  • portare l’inquinamento sotto le soglie di attenzione indicate dall’Organizzazione mondiale della sanità, verso un sostanziale azzeramento;
  • arrecare benefici alla salute umana e agli ecosistemi, con riferimento al piano d’azione zero inquinamento dell’Ue, di cui il Pte riprende anche gli obiettivi intermedi: al 2030 ridurre di oltre il 55% gli impatti sulla salute (morti premature) dell’inquinamento atmosferico.

Mobilità sostenibile

Al fine di raggiungere una mobilità sostenibile, il Piano prevede:

  • la conversione della mobilità privata verso il traguardo delle emissioni zero;
  • L’accelerazione verso lo sviluppo di modelli convenienti, maturi nelle tecnologie e con adeguata capacità di accumulazione di energia (batterie) della filiera industriale dell’automotive;
  • un rafforzamento del trasporto pubblico locale (TPL), ed in particolare renderlo maggiormente appetibile e fruibile[2].

Contrasto al consumo di suolo e al dissesto idrogeologico

Altro grave problema è quello del consumo del suolo ed il dissesto idrogeologico, aspetti strettamente connessi tra di loro e ai cambiamenti climatici e che nel territorio italiano, molte problematiche connesse al consumo di suolo, al dissesto e all’adattamento dei cambiamenti climatici sono riscontrabili anche in relazione alla dinamica e morfologia evolutiva dei corsi d’acqua, come dimostrano i recenti eventi catastrofici realizzatesi nelle Marche.

Il contrasto dovrà avvenire:

  • adottando obiettivi stringenti di arresto del consumo di suolo, fino a un suo azzeramento netto entro il 2030;
  • migliorando sensibilmente la sicurezza del territorio e delle comunità più vulnerabili, al fine di tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico del Paese.

Il miglioramento della gestione risorse idriche e delle relative infrastrutture

Altro passaggio fondamentale per la transizione ecologia è quello di attuare una migliore strategia di gestione delle risorse idriche e delle relative infrastrutture. Ciò dovrà passare attraverso:

  • ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse idriche (a scopo civile, industriale e agricolo);
  • efficientamento e potenziamento delle infrastrutture idriche entro il 2040[3].

In questo modo potrà essere effettivamente realizzata una efficace strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, anche in considerazione del probabile aumento di frequenza e intensità degli eventi di siccità.

Il ripristino e il rafforzamento della biodiversità

Sull’argomento “biodiversità” il Programma prevede:

  • l’inclusione degli obiettivi posti dalla Strategia biodiversità al 2030 promoissa dalla Comunità europea;
  • la realizzazione, a tal fine, di misure di rafforzamento delle aree protette dall’attuale 10,5% al 30% della superficie, e dal 3 al 10% di protezione rigorosa entro il 2030.

Viene postulato come la crisi della biodiversità sia minacciata sia dal sovrasfruttamento delle risorse che dai cambiamenti climatici.

Questo presenta effetti sulla capacità di mitigazione e adattamento del nostro territorio agli impatti climatici in termini di minore assorbimento di carbonio da parte dei sistemi naturali (suolo, foreste, zone umide) e di maggiore vulnerabilità alle anomalie climatiche ed eventi estremi.

 

La tutela del mare

Infine, sono previsti anche obiettivi di conservazione della risorsa marina:

  • target minimi di tutela al 2030 anche per il mare;
  • misure più incisive di contrasto alla pesca illegale.

E’ necessario costruire un’alleanza tra le politiche di protezione dell’ambiente marino e le politiche che disciplinano le attività marittime, in particolare per quanto riguarda i trasporti e la pianificazione dello spazio marittimo, la pesca, l’acquacoltura e la produzione offshore di energia.

Inquadramento

Esso viene inquadrato nella strategia italiana sull’economia circolare, pubblicata lo scorso 21 giugno 2022.

Consiste in un nuovo strumento di programmazione nazionale, coevo all’istituzione dello stesso ministero della Transizione ecologica (MITE) e del Comitato interministeriale della transizione ecologica[4].

Il Governo ha stabilito che la pianificazione in oggetto, mira a “perseguire un approccio sistemico, orientato alla decarbonizzazione ma non solo; caratterizzato da una visione olistica e integrata, che include la conservazione della biodiversità e la preservazione dei servizi ecosistemici, integrando la salute e l’economia e perseguendo la qualità della vita e l’equità sociale”, e viene definito come una versione iniziale, da integrarsi con un secondo documento, in cui saranno presentati dati quantitativi e specifici cronoprogrammi.

Orizzonte temporale

Gli obiettivi, ovvero le politiche delineate:

  • dovranno essere realizzate da qui a 30 anni circa (entro il 2050);
  • con lo scopo specifico , peraltro anticipato dal Green Deal comunitario nel 2019, di consentire lo svolgimento di processi produttivi ed antropici “a zero emissioni nette di carbonio”;
  • consentendo la trasformazione definita del nostro modello economico da uno lineare ad uno circolare. e cioè svincolandosi da una linearità tra creazione di ricchezza e benessere con il consumo di nuove risorse e/o aumento di emissioni.

La prima relazione sullo stato di attuazione del PTE

Come sopra richiamato, è stato pubblicato il primo insieme di dati sullo stato di attuazione del PTE[5].

Il mercato dell’energia è destinato a subire profonde trasformazioni. Diventa sempre più urgente accelerare il dibattito sulle fonti rinnovabili e sulla transizione energetica. L’Europa si è data l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra almeno del 55% entro il 2030, per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Il Piano per la Transizione Ecologica prevede pertanto che, entro otto anni, la generazione di energia elettrica in Italia dovrà provenire al 72% da fonti rinnovabili, per poi arrivare al 95-100% nel 2050.


[1] In Italia esso interessa il 13% delle famiglie, ed in generale nuclei che per motivi economici e sociali non riescono a riscaldare o raffreddare adeguatamente la propria abitazione.

[2] Ciò dovrà avvenire creando tutte le condizioni che assicurino un effettivo shift modale verso l’utilizzo del mezzo pubblico, dunque con una maggior estensione del trasporto su ferro (come già avviato nel PNRR).

[3] Questo attesta la continuità con i progetti impostati dal Piano di ripresa e resilienza.

[4] La creazione viene prevista dal DL n. 22/2021 (recante “Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei ministeri”), convertito con modificazioni dalla Legge 22 aprile 2021, n. 55.

[5] E’ stato approvato dal Comitato nazionale per la transizione ecologica (Cite) con delibera 8 marzo 2022, n. 1, con dati aggiornati al 30 maggio 2022, è stata pubblicata sul sito del Senato il 16 settembre 2022.

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Convegno: “la tecnologia ETW per l’upgrading a biometano”, Genova, giovedì 15 Settembre 2022, ore 14.30

Crisi energetica e produzione di energia da rifiuti: se ne parla a Genova, in un Convegno organizzato da Tonissi Power. Per Confindustria Cisambiente, parteciperà Stefano Sassone, illustrando le prospettive del settore.

Il tema

Ottenuto dalla purificazione del biogas prodotto con un processo di digestione anaerobica, il biometano, alla pari del gas naturale, può dare un significativo contributo a soddisfare la domanda energetica nazionale. Utilizzato come biocombustibile nei trasporti, immesso nella rete di distribuzione nazionale oppure trasportato e stoccato per la successiva produzione di energia anche in luoghi molto distanti dal sito produttivo, finalmente il biometano pare essere, anche in Italia, pronto a un importante sviluppo. In considerazione della particolare dislocazione degli impianti a biogas, delle discariche e dei depuratori di acque reflue, il pieno sfruttamento del potenziale energetico del biogas generato è quasi sempre impossibile a realizzarsi.

Le dichiarazioni

Idrogeno, Biometano,  e Biogas: pandemia prima e crisi internazionale Ucraina-Russia dopo, hanno determinato la necessità di ricorrere maggiormente ai rifiuti come fonte di produzione di energia rinnovabile. Il settore dei rifiuti e dell’igiene urbana è pronto a dare il proprio contributo alla risoluzione della questione, purché il quadro normativo agevoli la realizzazione degli impianti che, a partire dalla matrice organica degli scarti delle attività antropiche, sia favorevole per raggiungere tale scopo”. Lo afferma Stefano Sassone, che parteciperà al convegno organizzato da Tonissi Power, con un intervento dal titolo “La produzione di energia dei rifiuti: le prospettive del settore”.

Il programma

14:30 Saluti e presentazione della giornata

La produzione di energia da rifiuti: le prospettive del settore – Stefano Sassone, Confindustria Cisambiente

Biowaste to energy, biowaste to biomethane: stato dell’arte, normative e potenzialità del mercato – Federico Valentini, Consulente Ambientale, membro Comitato Tecnico CIC Consorzio italiano Compostatori

Tecnologie di conversione Waste to gas – aspetti tecnici e impiantistici – Francesco Di Maria, Università di Perugia

Generazione combinata di elettricità e calore sfruttando la produzione di biogas dal trattamento delle acque reflue urbane. Un caso di studio a Genova – Corrado Schenone, Università di Genova, Presidente ATI sezione Liguria

16.30 Coffee break

Tecnologia di upgrading ETW SmartCycle PSA – Oliver Jende, ETW Energietechnik

Tecnologia di liquefazione CO2 – Alexander Szabo, ETW Energietechnik

Case History tecnologia Smart Cycle PSA: a) Biometano da gas di discarica – MarcoPolo Environmental Group Taranto

Biometano da Forsu – AISA Impianti Arezzo – Sergio Stagni, TONISSIPOWER

18.00 Tavola rotonda e conclusioni

Locandina

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