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Etichetta energetica: al via dal 1° settembre

Avviata dal 1° settembre scorso l’etichettatura energetica. Di cosa si tratta, quali sono i vantaggi, e gli obblighi previsti per i Destinatari.

Etichettatura significa risparmio energetico

Innanzitutto, con l’etichettatura energia, la UE punta a a migliorare l’efficienza energetica dei prodotti sul mercato dell’UE: infatti, l’obiettivo posto dalla comunità è quello di introdurre meccanismi di etichettatura energetica e progettazione ecocompatibile:

Il contenuto informativo riguarda l’efficienza energetica e di altre caratteristiche chiave dei prodotti al momento dell’acquisto, al fine di consentire un risparmio sulle bollette energetiche e la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra in tutta l’UE da parte dei Consumatori.

Oltre alle informazioni sul consumo energetico del prodotto, le etichette possono anche fornire dati specifici su altre caratteristiche d’uso pertinenti, quali le emissioni acustiche o il consumo di acqua.

Una breve cronistoria

Introdotta per una serie di elettrodomestici nel 1994 e successivamente estesa ad altri nel 2004, con una scala comparativa da A (efficienza massima) a G (efficienza minima), l’etichetta energetica dell’UE è stata un fattore chiave per aiutare i consumatori a scegliere prodotti più efficienti sotto il profilo energetico. Al tempo stesso, incoraggia i produttori a promuovere l’innovazione utilizzando tecnologie più efficienti dal punto di vista dei consumi.

Secondo lo speciale Eurobarometro 492, nel 2019 l’etichetta energetica era riconosciuta dal 93% dei consumatori e il 79% l’ha presa in considerazione al momento dell’acquisto di prodotti efficienti sotto il profilo energetico.

I risparmi stimati

La UE punta a ottenere:

  • un risparmio energetico di circa 230 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) entro il 2030, pari ad un risparmio medio in bolletta fino a 285 euro all’anno per i consumatori.
  • un insieme di entrate supplementari per le imprese comunitarie, pari a 66 miliardi di euro.

I comportamenti incentivati

La UE assume che chi realizza tali prodotti con il marchio energetico ambisce affinché essi rientrino nella categoria più elevata disponibile rispetto ai concorrenti.

Ne deriva che quelli che vendono apparecchi appartenenti alle classi meno efficienti puntino a migliorare la loro classificazione per collocare i loro prodotti nella categoria più elevata[1].

Una nuova generazione di etichette

Visto che i prodotti diventano sempre più efficienti sotto il profilo energetico e che la differenza tra A++ e A+++ è meno evidente per il consumatore, le categorie delle etichette energetiche dell’UE saranno gradualmente adeguate per ripristinare la scala da A a G, più semplice da capire. Ad esempio, un prodotto che presenta una classe di efficienza energetica A+++ potrebbe diventare una classe B o inferiore dopo il riscalaggio senza modificare il suo consumo energetico. La classe A sarà inizialmente vuota per lasciare spazio allo sviluppo di modelli più efficienti sotto il profilo energetico.

Ciò consentirà ai consumatori di distinguere più chiaramente tra i prodotti che consumano meno e, al tempo stesso, intende incoraggiare i fabbricanti a proseguire la ricerca e l’innovazione in tecnologie più efficienti sotto il profilo energetico. Il 16 febbraio 2021 è stato pubblicato un articolo che spiega con maggiori dettagli la nuova generazione di etichette energetiche dell’UE.

Il “re-scaling” delle categorie di prodotti a marchio energetico

In concreto, nel 2021 saranno “riscalati” 5 gruppi di prodotti[2]:

  • frigoriferi e congelatori
  • lavastoviglie
  • lavatrici
  • televisori
  • Lampade

Nel dettaglio:

  • I frigoriferi e congelatori, le lavastoviglie, le lavatrici e i televisori saranno riscalati a partire dal 1º marzo 2021;
  • le lampade saranno riscalate a partire dal 1º settembre 2021.
  • altri gruppi di prodotti muniti di etichette energetiche dell’UE seguiranno nei prossimi anni[3].

Progettazione ecocompatibile

Esiste a livello mondiale una domanda di prodotti più efficienti per ridurre il consumo di energia e di altre risorse naturali, in linea con il miglioramento della sostenibilità globale.

La legislazione dell’UE in materia di progettazione ecocompatibile è uno strumento efficace per migliorare le prestazioni ambientali dei prodotti fissando norme minime obbligatorie per la loro efficienza energetica. Ciò elimina dal mercato i prodotti meno performanti, contribuendo in modo significativo al conseguimento degli obiettivi dell’UE in materia di energia e clima. La progettazione ecocompatibile sostiene inoltre la competitività industriale e l’innovazione promuovendo migliori prestazioni ambientali dei prodotti in tutto il mercato interno.

Il 1º ottobre 2019 la Commissione ha adottato 10 misure per le seguenti categorie di prodotti:

  • lavatrici e lavasciuga biancheria
  • lavastoviglie
  • display elettronici
  • frigoriferi per uso domestico
  • sorgenti luminose
  • frigoriferi con funzione di vendita diretta
  • alimentatori esterni
  • motori elettrici
  • trasformatori di potenza
  • apparecchiature di saldatura.

Otto di queste misure rivedono i requisiti esistenti, mentre i frigoriferi con funzione di vendita diretta e le apparecchiature di saldatura sono regolamentati per la prima volta.

Riparabilità e riciclabilità

Una modifica importante di queste norme sulla progettazione ecocompatibile, che inizieranno ad applicarsi pienamente nel 2021, è l’inclusione di elementi volti a migliorare ulteriormente la riparabilità e la riciclabilità degli apparecchi.

Fra le nuove misure figurano determinati requisiti, ad esempio rendere i pezzi di ricambio più facilmente sostituibili e garantire che i pezzi di ricambio e le informazioni sulla riparazione e la manutenzione siano disponibili per gli utilizzatori finali e i riparatori professionisti, a seconda dei casi, per una durata minima di 7-10 anni a seconda del prodotto. Le norme di progettazione ecocompatibile modificate per le lavatrici, le lavastoviglie, i frigoriferi e i congelatori e i display elettronici entrano in vigore il 1º marzo 2021.

Per maggiori informazioni

Cliccare qui.

[1] Per esempio, circa due terzi dei frigoriferi e delle lavatrici venduti nel 2006 avevano un’etichetta di classe A, mentre nel 2017, oltre il 90% aveva un’etichetta A+, A++ o A+++.

[2] Il formato finale e l’identità visiva delle nuove etichette per i gruppi di prodotti elencati sopra e per gli “apparecchi di refrigerazione con funzione di vendita diretta” sono stati adottati dalla Commissione l’11 marzo 2019.I paesi dell’UE, con il sostegno della Commissione europea, informeranno i cittadini in merito ai cambiamenti che le nuove etichette energetiche dell’UE apporteranno attraverso campagne di comunicazione dedicate. Inoltre, due progetti finanziati da Orizzonte 2020, LABEL2020 e Boost Energy Label Take up (BELT) promuoveranno e sosterranno una transizione agevole del mercato delle nuove etichette energetiche.

[3] Dal giugno 2020 è disponibile una nota orientativa sui periodi di riscalaggio e di transizione delle etichette. Inoltre, a partire dal 1º gennaio 2019 i fornitori (fabbricanti, importatori o rappresentanti autorizzati) devono caricare informazioni sui loro prodotti nella banca dati europea dei prodotti per l’etichettatura energetica (EPREL) prima di immettere i prodotti sul mercato europeo. A partire da marzo 2021 i consumatori potranno consultare la banca dati per cercare le etichette energetiche e le schede informative riguardanti le prime categorie di prodotti riscalati.Le imprese possono anche creare le proprie etichette per i prodotti che consumano energia utilizzando i modelli di etichette energetiche o il generatore di etichette energetiche.

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Unione europea: adottato il quadro di riferimento per le obbligazioni verdi

Avevamo già affrontato il tema dei prestiti obbligazionari verdi, chiarendo come l’Agenzia Europea dell’Ambiente aveva sottolineato come, per realizzare un’economia a basse emissioni di carbonio, fosse necessario un massiccio spostamento di capitale finanziario (cliccare qui), e come la Commissione europea, attraverso la COM(2021) 188 del 21 Aprile 2021, aveva intrapreso e consolidato il percorso verso una tassonomia comunitaria, sulle modalità di reporting, sulle preferenze inerenti il tema della sostenibilità ambientale ed in particolare a livello aziendale (cliccare qui). Ora, dalle parole si passa ai fatti: con il documento di lavoro predisposto dalla Commissione, ha varato il framework normativo sul punto.

Il ruolo della Comunità europea verso la costruzione di un’economia verde

In premessa al documento, la Commissione precisa che la Comunità è un’entità sovranazionale composta attualmente da 27 Stati membri. Dal Trattato istitutivo della stessa, siglato a Roma nel lontano 1957 da pochi Paesi membri, tra cui l’Italia, a partire da quella che era iniziata come un’unione puramente economica, la Comunità si è evoluta e trasformata in un’organizzazione che copre un’ampia gamma di aree politiche, dal  clima alla salute, dalle relazioni esterne alla sicurezza, e così via dicendo che, progressivamente nel corso del tempo, ha dato sempre maggiore spazio alle tematiche ambientali.

I green bond

Con tale iniziativa, l’Unione mira a rendere green alcuni aspetti del sistema finanziario, partendo da alcuni fatti rilevanti a tal fine e che le consentono di varare un iniziativa di questo tipo: si tratta infatti di un Istituzione con personalità giuridica, che possiede, in ciascuno degli Stati membri, la più ampia capacità giuridica riconosciuta alle persone giuridiche costituite in tale Stato, e, soprattutto, gode di un solido rating creditizio con le principali agenzie di rating consolidate.

Sulla base di questa esperienza, l’UE sta attualmente attuando un nuovo strumento, NextGenerationEU, per affrontare le conseguenze economiche avverse della crisi COVID-19 o il finanziamento immediato, per evitare il riemergere di quella crisi.

L’obiettivo dell’emissione del prestito obbligazionario

Proprio con l’intento di finanziare questa mastodontica operazione di ripresa, lo scorso 7 settembre la Comunità ha creato la struttura legislativa di base per l’emissione delle obbligazioni “green”, per un controvalore pari al 30% dell’emissione totale di NextGenerationEU, lo strumento temporaneo per la ripresa, il quale ha un entità pari 800 miliardi di euro a prezzi correnti ed è finanlizzato, come sopra scritto, a sostenere la ripresa dell’Europa dalla pandemia di Covid-19 e contribuire a costruire un’Europa più verde, più digitale e più resiliente.

L’UE è stata in prima linea nella finanza sostenibile e si è impegnata a sviluppare ulteriormente il Mercati europei della finanza sostenibile. Questo impegno è già evidente nella Commissione ruolo di regolatore (tassonomia UE), policymaker (Green Deal, piano d’azione per la finanza sostenibile) e come un emittente di obbligazioni sociali nell’ambito del programma SURE. Per essere ulteriormente all’altezza di questo impegno, e in linea con i suoi sforzi per indirizzare i flussi di capitale verso investimenti più sostenibili, la Commissione mira a finanziare il 30% del Piano di Ripresa proprio attraverso i green bond. Si punta quindi a dare al mercato dei green bond un’altra spinta, ispirando altri emittenti e fornendo agli investitori una maggiore diversificazione delle opzioni, in chiave “green”:

Il programma dell’iniziativa

In tale contesto, il Piano prevede che, entro la fine del 2026, la Commissione UE reperirà sui mercati dei capitali, per conto dell’UE, una somma pari a 421,5 miliardi di euro, che verranno resi disponibili soprattutto per realizzare forme di supporto nei confronti dei Paesi Membri, e di altri programmi di bilancio dell’UE; invece 385,2 miliardi di euro per prestiti, per finanziare quello che in Italia ha preso, per le iniziative assunte nel nostro Paese, la denominazione di Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR). Ciò si tradurrà in un volume di prestiti pari in media a circa 150 miliardi di euro all’anno.

I green bond

In particolare, la Commissione ha manifestato l’intenzione di emettere prestiti obbligazionari (“bond”), a lungo termine, nell’anno corrente. Il controvalore sarà pari, in questo caso, a 80 miliardi di euro.

Essi verranno successivamente integrati mediante buoni a breve termine mediante aste emessi dalla UE, a partire da questa settimana[1].


[1] Si prevede che le aste saranno in numero pari a due ogni mese per i buoni dell’UE, il primo e il terzo mercoledì. Inoltre, in relazione al programma della messa all’asta, si sottolinea come il medesimo meccanismo verrà impiegato anche per i Bond, in aggiunta alle emissioni sindacate. In base al calendario delle emissioni contestualmente pubblicato, la Commissione organizzerà  di norma un’asta e un’emissione sindacata al mese per le obbligazioni.