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La commissione europea approva gli incentivi per la produzione di biometano proposti dal MITE

Nei giorni scorsi la Commissione europea ha approvato il nuovo regime di incentivazione per la produzione di biometano proposto dal MITE. Dopo un intenso confronto tecnico viene adottata la decisione finale con la quale viene riconosciuta la compatibilità dello Schema di Aiuto notificato dall’Italia con il Trattato Europeo.  

Obiettivo della misura incentivante

La misura rappresenta uno strumento qualificante per la decarbonizzazione di molti impieghi dell’energia ed è più che mai rilevante oggi, in un contesto in cui l’Italia è impegnata a ridurre il consumo di gas naturale e la propria dipendenza da fonti energetiche estere. Dunque, il biometano come vettore per ridurre le emissioni di CO2, contribuendo allo stesso tempo all’efficienza e alla sicurezza energetica. 

L’entità degli incentivi

Il meccanismo incentivante:

  • è pari a 1,7 miliardi di euro; 
  • verrà finanziato attraverso il PNRR;
  • viene utilizzato per sostenere la costruzione di impianti di produzione di biometano sostenibile nuovi o riconvertiti da precedenti produzioni, in attuazione delle indicazioni europee riportati nel piano RePowerEu;
  • l’approccio privilegia l’economia circolare;
  • la riconversione riguarda in particolare la produzione di biogas connesso ad attività agricole. 

Come viene articolato l’aiuto

L’Aiuto prevede:

  • un contributo del 40% sull’investimento;
  • una tariffa incentivante sul biometano prodotto per 15 anni;

Come avverrà l’accesso  al plafond

L’accesso al plafond avverrà tramite aste. Queste si svolgeranno dal 2022 al 2024. 

Prossimi passaggi

Dopo l’approvazione del regime di Aiuto, sarà adottato il decreto attuativo della misura PNRR. 

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MITE: partite le domande del PNRR per le green communities

Parte la seconda fase dello sviluppo delle green communities. Dopo il finanziamento realizzato dal MITE per comunità pilota, pubblicato lo scorso 30 marzo, con un nuovo avviso viene preannunciato il finanziamento di almeno trenta Green communities sulla base di piani di sviluppo sostenibili dal punto di vista energetico, ambientale, economico e sociale che le stesse presenteranno seguendo le indicazioni dell’avviso.

Le green communities

Come sottolineato nel corso di un precedente articolo (cliccare su: https://www.stefanosassone.it/pnrr-al-via-le-green-communities/) l’obiettivo del PNRR, ovvero della linea di investimento da esso prevista è proprio quello di favorire la nascita e la crescita di 30 Green Communities, cioè comunità locali coordinate e associate tra loro che vogliono realizzare insieme piani di sviluppo sostenibili dal punto di vista energetico, ambientale, economico e sociale.

Le matrici ambientali interessate

Acqua, boschi, paesaggio costituiscono infatti le risorse che il progetto intende favorire, assicurando uno sviluppo sostenibile e resiliente dei territori rurali e di montagna che vogliono sfruttare in modo equilibrato le ricchezze di cui dispongono.

Obiettivo operativo è quello di favorire la nascita e la crescita di comunità locali, anche coordinate e/o associate (le Green communities), dando loro supporto per l’elaborazione, il finanziamento e la realizzazione di piani di sviluppo sostenibili dal punto di vista energetico, ambientale, economico e sociale.

Trenta le comunità “pilota” di cui viene prevista la creazione. Con i relativi piani, viene prevista:

• la gestione integrata e certificata del patrimonio agro-forestale e delle risorse idriche;
• la produzione di energia da fonti rinnovabili locali, quali i microimpianti idroelettrici, le biomasse, il biogas, l’eolico, la cogenerazione e il biometano;
• lo sviluppo di un turismo sostenibile;
• la costruzione e gestione sostenibile del patrimonio edilizio e delle infrastrutture di una montagna moderna;
• l’efficienza energetica e l’integrazione intelligente degli impianti e delle reti;
• lo sviluppo delle attività produttive a rifiuti zero (zero waste production);
• l’integrazione dei servizi di mobilità;
• lo sviluppo di un modello sostenibile per le aziende agricole.

Il MITE intende realizzare modelli di Comunità locali in grado di poter sfruttare, in modo equilibrato, le risorse principali a disposizione, e realizzare un approccio innovativo, sussidiario e di scambio con le comunità urbane e metropolitane.

Il contenuto del DM

In particolare, con Dm Affari regionali 30 marzo 2022, vengono innanzitutto individuate le prime tre Green communities , beneficiarie ciascuna di 2 milioni di euro per sviluppare i loro progetti.

Esse verranno realizzate in tre regioni italiane (Emilia-Romagna, Piemonte, Abruzzo), e ad esse faranno seguito le 27 restanti, finanziate dal PNRR.

Il bando

Il termine

Le domande devono essere inoltrate entro il 16 agosto 2022, da parte dei comuni, al fine di poter accedere ai finanziamenti.

Come presentare la domanda

Come va presentata la domanda? In forma aggregata, da parte dei Comuni interessati .

Il plafond

Il plafond dedicato all’iniziativa mediante il PNRR è pari a 129 milioni di euro. Per ciascuna singola domanda, il contributo può essere concesso da un minimo di 2 milioni a un massimo di 4 milioni e 300mila euro. Questo dipende dai massimali per Regione .

Come va trasmessa

La domanda per l’accesso ai contributi va presentata entro le ore 23:59 del 16 agosto 2022 mediante invio a mezzo Pec all’indirizzo affariregionali @pec.governo.it

Commissioni Bilancio e Finanze della Camera: conclusa la ricognizione del DL “Aiuti”.

Con l’esame da parte della Commissioni Bilancio e Finanze della Camera si è conclusa la ricognizione del DL n. 50/2022, recante “Aiuti”. Si segnala l’emendamento del Governo che travasa nel DL Aiuti il nuovo DL Energia approvato dal Consiglio dei Ministri.

Le misure approvate

Si segnalano le seguenti misure approvate:

  • esclusione della possibilità di realizzare gli impianti nelle aree naturali protette (9.14 Trano, M5S);
  • Inserimento della relazione paesaggistica e dell’atto del soprintendente per verifica archeologica nei documenti da presentare per l’istanza VIA (10.2 Braga, PD – valutato negativamente). L’emendamento amplia la documentazione attualmente prevista dal comma 1 dell’art. 27 del Codice Ambiente. Oltre la relazione paesaggistica (o la relazione paesaggistica semplificata) anche l’atto del competente soprintendente del Ministero della cultura relativo alla verifica preventiva di interesse archeologico.
  • proroga istanza di VIA con relazione esplicativa aggiornata (10.4 Federico, M5S). L’emendamento subordina la richiesta di proroga del procedimento di VIA, attualmente consentita su istanza del proponente decorsa l’efficacia temporale indicata nel provvedimento di VIA senza che il progetto sia stato realizzato, a una relazione esplicativa aggiornata.

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GSE: pubblicate le “Linee Guida in materia di Impianti Agrivoltaici”

Sono state rese pubbliche dal GSE le “Linee Guida in materia di Impianti Agrivoltaici”. Elaborato dal Gruppo di lavoro coordinato dal MITE, descrive le caratteristiche minime e i requisiti che un impianto fotovoltaico dovrebbe possedere per essere definito agrivoltaico, sia per ciò che riguarda gli impianti più avanzati, che possono accedere agli incentivi PNRR, sia per ciò che concerne le altre tipologie di impianti agrivoltaici, che possono comunque garantire un’interazione più sostenibile fra produzione energetica e produzione agricola.

Gli autori della pubblicazione

Le linee sono frutto delle attività del Gruppo di lavoro coordinato dal MITE a cui hanno partecipato diversi soggetti, con riferimento a CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, ENEA – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, GSE – Gestore dei servizi energetici S.p.A. ed RSE – Ricerca sul sistema energetico S.p.A.

Il settore agricolo: i tratti somatici

Nella pubblicazione, il GSE inquadra, in via preliminare, il settore agricolo, descrivendone le caratteristiche essenziali.

Esso si caratterizza per una forte integrazione con gli altri settori, molto spesso per contrastare il fenomeno di bassi redditi derivanti dall’attività primaria.

I dati della RICA (Rete di Informazione Contabile Agricola[1]) permettono di approfondire le variabili economiche e strutturali delle aziende agricole. Il quadro che emerge dall’analisi dei dati è quanto mai variabile e collegato a diversi fattori:

  • gli elementi territoriali;
  • la specializzazione produttiva (gli orientamenti tecnico economici – OTE);
  • la dimensione strutturale ed economica.

Gli indici di produttività presentano un’elevata variabilità relazionata ai caratteri strutturali e organizzativi della produzione e alla tipologia di specializzazione territoriale. Risalta la netta distinzione tra le circoscrizioni territoriali, in particolare, la gran parte delle regioni del Nord per livelli di produttività più alti del valore medio nazionale, e quelle del Centro e del Sud per valori a questo inferiori.

Per approfondire la valutazione della dinamica produttiva e reddituale delle aziende agricole italiane si esaminano i principali indicatori economici RICA, costruiti rapportando i parametri indicativi dei risultati di gestione con i dati strutturali concernenti l’impiego di fattori produttivi. In particolare, l’analisi della produttività considera:

  • gli indici di produttività del lavoro e della terra – ottenuti dal rapporto tra Produzione Lorda Vendibile (PLV) e, rispettivamente, Unità di Lavoro Totali (ULT) e Superficie Agricola Utilizzata (SAU) – diretti a misurare l’efficienza economica per addetto occupato a tempo pieno e per ettaro di superficie coltivata;
  • gli indici di produttività netta del lavoro e della terra, che misurano l’entità del Valore Aggiunto al netto degli ammortamenti (VA) per unità di lavoro e per ettaro di SAU;
  • la redditività aziendale, data dal rapporto tra Reddito Netto (RN)3 e unità di lavoro o ettaro di SAU, che fornisce degli indici volti a misurare la redditività netta unitaria per occupato e per ettaro di superficie aziendale.

Nel 2019, a livello nazionale i dati indicano per la produttività del lavoro un valore medio di 46.605 euro per unità di lavoro sostanzialmente stabile rispetto al triennio precedente (+0,1%); la produttività media della terra si attesta a 3.800 euro per ettaro e mostra una leggera flessione (-1,6%).

Riguardo la produttività per ettaro di superficie coltivata vi sono importanti differenze geografiche da segnalare.

Risalta infatti la maggiore entità dell’indicatore registrata in Liguria (11.654 euro), in Trentino (9.070 euro) e in Alto Adige (7.283 euro). In tali aree, l’elevata produttività per ettaro trova spiegazione nella diffusione di ordinamenti produttivi specializzati e intensivi su superfici agricole ridotte, quali ortofloricoltura, viticoltura e frutticoltura.

Nella lettura del dato ligure, va considerato il peso delle aziende ortofloricole in serra che rappresentano una quota importante dell’intero settore.

L’indice, in generale, si assesta su valori superiori al valore medio nazionale nelle regioni del Nord, eccetto che in Valle d’Aosta dove si registra la situazione opposta – e simile a quella delle regioni del Centro e del Sud – con una produttività per ettaro di poco superiore al valore più basso in assoluto, registrato per la regione Sardegna (1.128 euro).

Gli indici di produttività, pertanto, presentano un’elevata variabilità relazionata ai caratteri strutturali e organizzativi della produzione e alla tipologia di specializzazione territoriale.

L’OTE indica la specializzazione produttiva di un’azienda, ed è determinato dall’incidenza percentuale della produzione standard delle diverse attività produttive dell’azienda rispetto alla sua produzione standard totale.

L’indice reddito netto aziendale (RN) rappresenta l’insieme dei redditi che spettano all’imprenditore agricolo nonché l’indicatore economico di sintesi delle scelte tecniche, commerciali e organizzative della produzione in ambito aziendale e, pertanto, misura la capacità dell’azienda agricola di remunerare tutti i fattori produttivi utilizzati nel ciclo produttivo.

La valutazione della capacità aziendale di generare un livello di reddito tale da sostenere i costi fissi viene valutata attraverso il Valore aggiunto netto (VA) per unità di lavoro (ULT) e per ettaro di superfice (SAU). Il primo indicatore assume un valore medio nazionale di 27.511 euro (-2,0% rispetto al triennio precedente), mentre per il secondo indicatore si ha un valore medio nazionale di 2.275 euro che registra un decremento più sostenuto (-4,3% rispetto al triennio precedente). Gli andamenti negativi osservati attestano che, a fronte della stabilità del valore della produzione, l’incidenza dei costi intermedi e degli ammortamenti è stata impattante sulla gestione.

Il quadro di sintesi degli aspetti economici caratterizzanti la gestione delle aziende agricole si completa con l’analisi della redditività (RN) per unità di fattore produttivo, sempre riferiti a lavoro e terra (ULT e SAU). Nel 2019 l’indicatore del risultato ultimo della gestione aziendale a livello nazionale è stato pari a 18.121 euro per occupato (-6,4% rispetto al triennio precedente) e 1.492 euro per ettaro di SAU (-9,6%), risultati questi che in generale mettono in evidenza un peggioramento dei risultati aziendali, sebbene anche in questo caso si osservino differenze territoriali.

Un’elevata variabilità si osserva anche per la redditività della terra, che registra il valore più elevato in Trentino (5.139 euro; -15,5%), seguito dalla Liguria (4.901 euro; -2,1%). A livello di circoscrizione si rileva che le regioni del Nord, con l’esclusione della Valle d’Aosta, presentano valori superiori a quello medio nazionale, congiuntamente alla Campania e alla Calabria, quest’ultima con una redditività maggiore a quella conseguita in altre regioni tradizionalmente più performanti.

Se declinata a livello di indirizzo produttivo, l’analisi della redditività rispetto ai fattori produttivi evidenzia una marcata differenziazione nei valori medi aziendali (Fig. 1). Le aziende specializzate nell’allevamento di granivori si caratterizzano per il più elevato livello medio di redditività della terra (4.924 euro), significativamente al di sopra sia del dato medio nazionale, sia dei dati calcolati per gli altri indirizzi considerati. In genere questa tipologia di aziende tende a caratterizzarsi, oltre che per una ridotta ampiezza delle superfici aziendali – in quanto prevalentemente orientate all’attività zootecnica – anche per elevati livelli di produttività della terra e redditività del lavoro (41.517 euro), dato quest’ultimo inferiore solo al valore dell’indicatore registrato per le aziende con indirizzo bovini da latte (44.533 euro), in assoluto il più elevato livello di reddito per occupato.

Il quadro di sintesi delineato rileva che gli indirizzi granivori e bovini da latte sono caratterizzati dalle migliori

performance reddituali; a questi si affianca l’indirizzo vite, per il quale entrambi gli indici di redditività dei fattori produttivi mostrano valori superiori al relativo dato medio nazionale.

Con riferimento ai restanti indirizzi produttivi si nota che le aziende ortofloricole e quelle fruttifere presentano una discreta redditività della terra, le aziende dedite alla coltivazione di cereali e all’allevamento di altri erbivori conseguono risultati simili nonché una redditività del lavoro in linea o lievemente superiore al dato medio nazionale, mentre gli indirizzi altri seminativi, olivo e coltivazioni ed allevamento si caratterizzano per una esigua redditività del lavoro e della terra.

La misura del PNRR dedicata allo sviluppo dell’agrivoltaico

Contemporanemanete, il MITE ha dato il via alla consultazione pubblica sulla misura per la concessione dei benefici previsti dalla Missione 2, Componente 2, Investimento 1.1 “Sviluppo Agrovoltaico” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, al fine di incentivare con contributi a fondo perduto fino al 40% la realizzazione di Impianti agrovoltaici per contribuire al raggiungimento dei target nazionali in materia di energie rinnovabili e al contempo rendere più competitivo il settore agricolo, riducendo i costi di approvvigionamento energetico e migliorando le prestazioni climatiche-ambientali.

Viene precisato dal Dicastero che, rurante il periodo di consultazione pubblica le parti interessate potranno inviare osservazioni all’indirizzo di posta elettronica PEC cee@pec.mite.gov.it utilizzando il Modulo di adesione alla consultazione allegato e indicando come oggetto della mail “Consultazione M2C2 investimento 1.1 Sviluppo Agrovoltaico”.

I soggetti interessati sono invitati a rispondere entro il 12 luglio 2022.

Per maggiori informazioni

Linee Guida in materia di Impianti Agrivoltaici:

https://www.mite.gov.it/sites/default/files/archivio/allegati/PNRR/linee_guida_impianti_agrivoltaici.pdf

[1] Si tratta di una indagine campionaria annuale istituita dalla Commissione Economica Europea nel 1965, con il Regolamento CEE 79/56 e aggiornata con il Reg. CE 1217/2009 e s.m.i. Essa viene svolta, in Italia a partire dal 1968, con un’impostazione analoga in tutti i Paesi Membri dell’Unione Europea e rappresenta l’unica fonte armonizzata di dati microeconomici sull’evoluzione dei redditi e sulle dinamiche economico-strutturali delle aziende agricole. Per maggiori informazioni, cliccare su: https://rica.crea.gov.it/cos-e-la-rica-725.php .

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Cingolani: nascerà il “Climate Club” per i Paesi del G20

Intervenuto lo scorso 24 presso la Camera dei Deputati, il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha fatto il punto della situazione sui temi in cui è coinvolto il proprio Dicastero nell’ambito di un’informativa urgente. Ha comunicato la nascita, proposta dalla Presidenza tedesca del G7, di un “Climate Club” per i Paesi del G20, sottolineando come i tempi siano molto stretti.

L’intervento

Nell’ambito del G7 dei ministri dell’Energia e dell’Ambiente svolto tra il 25 ed 27 maggio scorso, il , il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha fatto il punto della situazione sui temi in cui è coinvolto il proprio Dicastero nell’ambito di un informativa urgente.

Le dichiarazioni

Diversi gli argomenti trattati nel corso dell’intervento del Ministro.

Nasce il club sul clima

Il Ministro ha preliminarmente ricordato gli obiettivi del G7 che punta a stabilire una alleanza globale per la protezione del clima, la promozione della transizione energetica, la tutela della biodiversità e per migliorare la sostenibilità della gestione delle sostanze chimiche e promuovere la protezione e l’uso sostenibile dei mari.

Rispetto al tema della transizione energetica, il Ministro ha innanzitutto ricordato come la presidenza tedesca intenda promuovere ulteriori impegni di riduzione delle emissioni rispetto a quelli adottati nel 2021, anche attraverso un rafforzamento di obiettivi settoriali o interventi su specifiche fonti di emissione.

In tale direzione si muove il RepowerEu, con cui l’Unione europea dovrà accelerare sugli obiettivi di efficienza energetica e rinnovabili. Il Ministro ha poi richiamato la proposta tedesca sul Club sul clima che andrà esteso anche ad altri grandi emettitori del G20 e agli altri Paesi impegnati nella lotta al clima. La proposta punta ad allineare politiche e misure climatiche soprattutto nei settori industriali, accelerando il taglio delle emissioni nei settori in cui ciò è più difficile e, al contempo, a prevenire distorsioni sul mercato e il fenomeno del carbon leakage.

I pilastri dell’iniziativa

Secondo le intenzioni tedesche, il Climate Club potrebbe svilupparsi su tre pilastri:

  • comune misurazione delle emissioni e allineamento del prezzo della CO2 prodotta dai materiali e dai manufatti per garantire la comparabilità delle politiche climatiche, ricorrendo a strumenti quali il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam);
  • progressiva trasformazione dei settori industriali attraverso approcci comuni di decarbonizzazione delle industrie, attraverso strumenti quali il ‘Patto di azione per l’idrogeno” (Hydrogen Action Pact);
  • sviluppo di partnership internazionali per la decarbonizzazione del settore energetico nelle economie emergenti e nei Paesi in via di sviluppo attraverso l’eliminazione del ricorso al carbone e la progressiva diffusione delle rinnovabili.

Cingolani: i tempi sono molto stretti

La proposta, secondo il Ministro, presenta alcune criticità legate alla realizzabilità dell’iniziativa visti i tempi molto stretti. I Ministri hanno infatti manifestato la disponibilità a discutere di tale proposta, evitando tuttavia di promuoverla in occasione della prossima ministeriale.

Rispetto agli impatti dell’aggressione russa, la presidenza tedesca ha riconosciuto la necessità di individuare misure efficaci per fermare l’aumento del prezzo del gas determinato da condizioni di mercato straordinarie. In particolare, per il settore energetico è emersa la determinazione ad accelerare la transizione verso un futuro a zero emissioni nette entro il 2050, mantenendo al contempo la sicurezza e l’accessibilità dei sistemi energetici, anche attraverso la rapida espansione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Rispetto al metano, la presidenza tedesca ha proposto l’impegno di sviluppare dei piani di azione nazionale nel settore della riduzione delle emissioni di metano.

L’Italia ha proposto, e la membership G7 ha accolto, di considerare anche il ruolo delle tecnologie waste-to-fuel (come il biometano) come una preziosa opportunità per mitigare le emissioni. Relativamente alle fonti fossili, la presidenza mira a riaffermare l’impegno a eliminare gradualmente i sussidi nazionali cosiddetti inefficienti per le fonti fossili entro il 2025.

Per accelerare tale processo, si prevede un rafforzamento della trasparenza internazionale e la condivisione delle buone pratiche, l’avvio di un’azione di monitoraggio / aggiornamento sui progressi raggiunti al 2023, oltre che una valutazione delle possibili azioni per sviluppare inventari pubblici congiunti relativi ai sussidi esistenti per i combustibili fossili. L’Italia ha evidenziato che laddove si vogliano sviluppare inventari pubblici congiunti relativi ai sussidi esistenti per i combustibili fossili, sarà necessario condividere altresì i metodi di classificazione dei Fossil Fuel Subisdies ed i criteri di stima economica.

La diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas

Con riferimento alle operazioni di diversificazione delle fonti di gas, il Ministro ha ricordato che l’Italia sostituirà i circa 30 miliardi di importazione russa con una quantità di gas totale inferiore, circa 25, nel corso del tempo, a regime, considerando il termine di abbattimento di necessità del gas dovuto all’accelerazione delle rinnovabili e a un piano di risparmi.

La centralità del idrogeno per un futuro a zero emissioni nette

Cingolani ha sottolineato come, rer il raggiungimento di un futuro a zero emissioni nette ed energeticamente sicuro, sia centrale il ruolo dell’idrogeno rinnovabile e a basso contenuto di carbonio e dei suoi derivati. A tal fine, la presidenza tedesca propone di sottoscrivere e lanciare il ‘G7 Hydrogen Action Pact’.

L’Italia ha ribadito la priorità per l’idrogeno ‘verde’ da rinnovabili e il riferimento al suo ruolo per decarbonizzare anche in settori industriali ‘hard-to-abate’, confermando al contempo l’importanza della collaborazione internazionale anche per promuovere lo sviluppo e la definizione di standard settoriali comuni al fine di favorire la produzione, l’uso, il commercio e il trasporto di idrogeno.

Occorre rimuovere gli ostacoli alla realizzazione della produzione di energia da rinnovabili

Il Ministro ha quindi sottolineato l’esigenza di rimuovere gli ostacoli alle rinnovabili per favorire la diffusione delle energie rinnovabili a livello globale. Sul punto la presidenza tedesca ha proposto di rimuovere le barriere che impediscono o rallentano le espansioni delle rinnovabili, ad esempio, nelle procedure di autorizzazione o pianificazione. Per raggiungere l’obiettivo di emissioni zero entro il 2050, i Paesi del G7 prevedono finanziamenti pubblici per favorire gli investimenti privati. Da parte italiana è stato manifestato convinto supporto all’accelerazione dello sviluppo delle stesse e richiesto un maggiore focus nel comunicato finale sulla tematica della R&S.

Rispetto alla decarbonizzazione dei sistemi energetici, la presidenza ha proposto l’obiettivo relativo al phase-out dal carbone entro il 2030, posizione in linea con il nostro Pniec (non ancora aggiornato perché ancora deve recepire la Fit for 55). Da parte tedesca, è stato proposto l’impegno di raggiungere la neutralità climatica del settore elettrico entro il 2035. Si tratta di un impegno particolarmente ambizioso; il negoziato su questo punto è ancora aperto.

In merito alla decarbonizzazione del settore trasporti, si sta discutendo della opportunità di favorire la crescita dei veicoli elettrici con l’obiettivo di procedere ad avere le nuove auto e i furgoni a zero emissioni entro la prossima decade. Su questo aspetto, è stato illustrato l’impegno italiano a favorire una veloce decarbonizzazione del settore automobilistico, evidenziando la necessità di identificare tempistiche diverse tra auto e furgoni, suggerendo rispettivamente il 2035 e il 2040. La discussione è ancora aperta, l’Italia ha chiesto di far riferimento anche a combustibili sostenibili come il biometano e tecnologie innovative come l’idrogeno.

Il Ministro si è poi soffermato sull’importanza dell’economia circolare e l’efficienza delle risorse per rispondere alle varie sfide ambientali, in particolare lotta al cambiamento climatico e conservazione della biodiversità e sulla supply chain.

Il G7 si sta impegnando nella transizione ecologica

In conclusione, il Ministro ha ribadito l’impegno dei Paesi del G7 a sostenere una transizione verso catene di approvvigionamento sostenibili dal punto di vista ambientale, che siano allineate all’obiettivo di emissioni zero e resilienti al clima, che riducano l’inquinamento, utilizzino le risorse in modo sostenibile, riducano l’impatto ambientale dei prodotti e promuovano l’economia circolare. In tale contesto, il Ministro ha ricordato il ruolo delle imprese private, fondamentale per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.

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PNRR, a che punto siamo?

Il Ministero della Transizione Ecologica fa il consueto punto della situazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Giunto al quarto resoconto, viene sottolineato come in questi primi mesi del 2022 il Ministero della Transizione Ecologica (MiTE) ha dato impulso per l’avvio o l’accelerazione di molte delle misure relative alla Missione 2 “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”.

Il PNRR come volano di crescita per il Paese

rappresenta per l’Italia l’occasione di lasciare una preziosa eredità alle generazioni future, contribuendo ad una crescita economica più robusta, sostenibile e inclusiva. Data l’attuale situazione sui mercati dell’energia, le misure PNRR rappresentano inoltre una risposta strutturale ad una maggiore indipendenza ed efficienza dei mercati (e.g., tramite lo sviluppo delle rinnovabili, dell’efficienza energetica, dell’idrogeno e del biometano) e per questo la loro piena e rapida attuazione è ancora più importante.

Maggio 2022

Il PNRR rappresenta per l’Italia l’occasione di lasciare una preziosa eredità alle generazioni future, contribuendo ad una crescita economica più robusta, sostenibile e inclusiva. Data l’attuale situazione sui mercati dell’energia, le misure PNRR rappresentano inoltre una risposta strutturale ad una maggiore indipendenza ed efficienza dei mercati (e.g., tramite lo sviluppo delle rinnovabili, dell’efficienza energetica, dell’idrogeno e del biometano) e per questo la loro piena e rapida attuazione è ancora più importante.

In questi primi mesi del 2022 il Ministero della Transizione Ecologica (MiTE) ha dato impulso per l’avvio o l’accelerazione di molte delle misure relative alla Missione 2 “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”. Di seguito una breve nota che descrive:

Una sintesi degli obiettivi e dello stato di avanzamento complessivo delle misure del Piano a titolarità MiTE;

Una visione di insieme dei principali risultati conseguiti nel corso dei primi mesi del 2022;

Un approfondimento su Milestone e Target (M&T) conseguiti e attesi per il 2022

Sintesi degli obiettivi e dello stato di avanzamento complessivo

Tramite il PNRR il MiTE si propone di accelerare e rendere l’Italia un campione globale della transizione ecologica [v. Allegato – Tavola 2, pagina 4]. In particolare: i) rendere l’Italia più resiliente agli inevitabili cambiamenti climatici; ii) rendere il sistema italiano più sicuro e più sostenibile nel lungo termine garantendone la competitività; iii) sviluppare una leadership internazionale industriale e scientifica nelle principali filiere della transizione; iv) assicurare una transizione inclusiva ed equa, massimizzando i livelli occupazionali e contribuendo alla riduzione del gap tra le Regioni; v) aumentare consapevolezza e cultura su sfide e tematiche ambientali.

È importante evidenziare come le fondamentali misure del PNRR facciano parte di un più ampio portafoglio di incentivi e riforme promosse dal MiTE per raggiungere gli obiettivi al 2030 e 2050, quali i meccanismi di supporto alle rinnovabili (e.g., decreti FER) o per la tutela dei Parchi e delle biodiversità (e.g., il programma ‘Parchi per il Clima’). Le risorse del PNRR, quindi, concorrono insieme ad altre misure al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e hanno un ruolo soprattutto di incentivo e catalizzatore della trasformazione, in primis grazie alle riforme previste dal Piano.

Il MiTE è titolare della porzione più rilevante della Missione 2 ‘Rivoluzione Verde e transizione ecologica’ con 34,71 miliardi articolati su 26 investimenti e 12 riforme, suddivisi in 4 componenti: 1) Economia circolare e agricoltura sostenibile; 2) Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile; 3) Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici; 4) Tutela del territorio e della risorsa idrica [Per i dettagli su investimenti e riforme v. Allegato – Tavole 3 e 4, pagine 5 e 6].

Un’attenzione particolare nella destinazione delle risorse delle iniziative a titolarità MiTE è dedicata alle Regioni del Sud, al fine di eliminare le disuguaglianze territoriali. Ad ogni modo, risulta necessario uno speciale sforzo progettuale da parte dei proponenti perché questa attenzione ‘ex-ante’ (ad esempio prevedendo in fase di bando una quota da destinare in via prioritaria al Sud) si traduca poi effettivamente in progetti implementati.

Ai fini del monitoraggio e della rendicontazione europea, il PNRR italiano prevede complessivamente 527 tra Milestone e Target (M&T). Il MiTE ne ha la quota più importante, pari a 89 distribuiti nel corso degli anni di attuazione del Piano [v. Allegato – Tavola 5, pagina 7].

Come dettagliato in seguito, il piano di attuazione delle misure procede nei tempi. Il MiTE ha pienamente realizzato tutti gli impegni del 2021 (i 7 M&T ‘europei’, cioè da rendicontare alla Commissione europea). Quest’anno dovrà raggiungere ulteriori 20 M&T, di cui 11 nel primo semestre del 2022 [v. Allegato – Tavola 6, pagina 8]. Il MiTE ne ha già conseguiti 5 in anticipo (di cui 4 – quelli relativi alle riforme – sono in attesa della conferma di rendicontazione da parte della Commissione Europea), e per i rimanenti 6 le procedure sono in corso di finalizzazione. In parallelo, per monitorare strettamente questi impegni, sono state introdotti anche M&T ‘italiani’, che rappresentano step intermedi nei cronoprogrammi per il raggiungimento degli obiettivi europei. È importante evidenziare che i M&T europei segnano le tappe fondamentali, ma il quadro di insieme che descrive lo stato di avanzamento di tutti gli interventi del PNRR è molto più ricco e composito, così come illustrato nelle sezioni successive.

Note:1 Incluso anche un investimento in M3 (Green Ports, per 0,3M€)

Principali risultati conseguiti nel corso dei primi mesi del 2022

In questi primi mesi del 2022 il MiTE ha dato impulso all’avvio o all’accelerazione di molte delle misure previste, nonché al completamento della struttura organizzativa di missione. In particolare [v. Allegato – Tavola 1, pagina 2]:

Nei primi mesi dell’anno sono stati conseguiti 5 degli 11 M&T europei attesi per il primo semestre:

M2C4 I3.2 ‘Digitalizzazione dei parchi nazionali e delle aree marine protette’: è stato emanato il DM e la relativa direttiva ai Parchi e alle aree marine, con cui si è avviato un percorso di accompagnamento all’implementazione;

M2C1 R1.3 ‘Supporto tecnico alle autorità locali’: è stato approvato l’accordo per il piano d’azione per la creazione di capacità a sostegno degli enti locali;

M2C3 R1.1 ‘Semplificazione e accelerazione delle procedure per la realizzazione di interventi per l’efficientamento energetico’: sono stati introdotti gli elementi di semplificazione e accelerazione delle procedure previsti dal PNRR, incluso l’avvio del Portale in collaborazione con Enea;

M2C4 R2.1 ‘Semplificazione e accelerazione delle procedure per l’attuazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico’: è stato accelerato il processo per la semplificazione del quadro giuridico relativo2;

M2C4 R4.2 ‘Misure per garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati’

Sono state concluse 6 importanti procedure di ricezione di proposte progettuali, per oltre 2,7 miliardi di euro:

M2C1 I1.1 ‘Realizzazione nuovi impianti di gestione rifiuti e ammodernamento impianti esistenti’;

M2C1 I1.2 ‘Progetti faro di economia circolare’;

M2C1 I3.1 ‘Isole verdi’;

M3C2 I1.1 ‘Interventi per la sostenibilità ambientale dei porti’;

M2C1 I3.3 ‘Cultura e consapevolezza su temi e sfide ambientali’;

M2C2 I3.5 ‘Ricerca e sviluppo sull’idrogeno’.

Sono state avviate procedure per ulteriori circa 5 miliardi:

M2C2 I2.1 ‘Rafforzamento smart grid’;

M2C2 I2.2 ‘Interventi su resilienza climatica delle reti’;

M2C2 I5.2 ‘Idrogeno’;

M2C4 I3.1 ‘Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extra urbano’.

Si è accelerato il confronto con principali stakeholders su nuove procedure per oltre 8 miliardi di euro prossime all’avvio:

M2C2 I1.2 ‘Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo’, per le quali è stata definita con le Regioni la governance più adeguata;

M2C2 I1.4 ‘Sviluppo del biometano’, con focus sia sulle esigenze delle associazioni di categoria che sulle necessità di approfondimenti richiesti da parte della Commissione Europea;

M2C2 I3.2 ‘Utilizzo dell’idrogeno nei settori hard to abate’, con focus sulle esigenze espresse dalle associazioni di categoria e sui chiarimenti in materia di definizione di idrogeno verde ai fini PNRR da parte della Commissione Europea;

M2C3 I3.1 ‘Sviluppo di sistemi di teleriscaldamento’, con focus sulle esigenze espresse dalle associazioni di categoria;

M2C2 I1.1 ‘Sviluppo Agrovoltaico’, sia con partner tecnici che con associazioni di categoria;

M2C2 I4.3 ‘Sviluppo infrastrutture di ricarica elettrica’, per cui è stata avviata una consultazione pubblica sullo schema di proposta.

Infine, sono state portate avanti ulteriori importanti iniziative per accelerare l’attuazione del PNRR:

M2C2 R1.1 ‘Semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti rinnovabili onshore e offshore’: sono state introdotte numerose semplificazioni tramite i recenti provvedimenti in materia di energia;

È stato siglato il protocollo con il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie per l’identificazione ed il supporto ai progetti regionali ‘flagship’;

È stata rafforzata la struttura di Missione PNRR del MiTE (descritta in seguito), anche attivando le convenzioni di supporto previste dal MEF a favore dei beneficiari/ attuatori;

Sono stati avviati studi dedicati ad analizzare potenziali criticità quali l’impatto degli attuali livelli di inflazione sulle misure e la disponibilità delle filiere produttive necessarie alla implementazione nei tempi degli interventi.

Note:1 Ulteriore rafforzamento della capacità amministrativa tramite decreto direttoriale in emanazione

Approfondimento su Milestones e Targets (M&T)

A dicembre 2021 il MiTE ha già conseguito con successo 7 M&T “UE”[v. Allegato – Tavola 7, pagina 10].

Sono stati avviati i bandi per nuovi impianti di gestione rifiuti ed ammodernamento di quelli esistenti e per progetti “faro” di economia circolare. Grazie ai progetti che verranno selezionati sarà possibile migliorare la gestione dei rifiuti urbani e rafforzare le infrastrutture per la raccolta differenziata, sia ammodernando gli impianti di trattamento sia realizzandone di nuovi, contribuendo a colmare il divario tra le regioni del Nord e quelle del Centro-Sud. I bandi si sono chiusi con ottimi risultati di adesione [v. Allegato – Tavola 8, pagina 11], con richieste per un valore di oltre 6 miliardi sulla linea 1.1 (a fronte di 1,5 miliardi di dotazione) e oltre 4 miliardi sulla linea 1.2 (a fronte di 0,6 miliardi di dotazione). Nonostante il buon “tiraggio” complessivo della misura, per massimizzare la partecipazione da parte delle aziende e delle Pubbliche amministrazioni del Sud a febbraio è stata decisa una proroga di un mese, accompagnata da azioni di capacitazione per i proponenti, che – come evidenziato in Tavola – ha significativamente contribuito ad una maggiore partecipazione. È opportuno ricordare che uno degli obiettivi definiti nella Decisione di esecuzione dell’approvazione del PNRR italiano è la riduzione di 20 punti percentuali della differenza tra la media delle tre Regioni con i risultati migliori per quanto riguarda i tassi di raccolta differenziata e quella delle tre Regioni con i risultati peggiori (concentrate al Sud).

È stato prorogato il superbonus al 110% per l’efficientamento energetico degli edifici, per il quale si è tuttavia ritenuto necessario un correttivo per porre un freno all’eccessiva lievitazione dei costi riscontrata in tempi recenti, venendo incontro anche alle esigenze del settore e dell’efficientamento energetico. In particolare, è stato firmato il Decreto che fissa i tetti massimi per gli interventi, aggiornando i massimali vigenti per l’Ecobonus aumentandoli almeno del 20% in considerazione dell’aumento del costo dei beni determinato anche dal maggior costo delle materie prime e dell’inflazione. I massimali, che saranno rivisti annualmente, non sono omnicomprensivi in modo da tener conto dell’eterogeneità dei possibili interventi, e pertanto sono stati esclusi IVA, oneri professionali e costi di posa in opera. Per tutti i costi non previsti nel Decreto si farà riferimento ai i prezziari predisposti dalle Regioni e dalle Province autonome o ai listini delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura competenti o ai prezziari della casa editrice DEI. Per queste voci, al fine di evitare speculazioni, sarà comunque indispensabile l’asseveramento della congruità della spesa da parte di un tecnico abilitato e un rafforzamento dei controlli sulle asseverazioni.

È entrato vigore il decreto legislativo teso a promuovere l’uso del biometano. Il decreto attuativo è ormai finalizzato e la discussione con la Commissione Europea alle battute finali.

È stato avviato il Piano Operativo per il sistema di monitoraggio integrato, con il quale si vuole sviluppare una soluzione di eccellenza internazionale per la tutela del territorio, facendo leva sulle soluzioni più innovative a disposizione.

È stato approvato, con DM 493 del 30.11.2021, il Piano di forestazione urbana ed extraurbana ed è stato inoltre pubblicato l’avviso pubblico per la presentazione dei progetti di forestazione.

È stata introdotta una importante riforma sui servizi idrici, che consentirà di ridurre le perdite e aumentare la sicurezza e la digitalizzazione della rete.

Infine, è entrato in vigore il programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico.

Come già precisato, nel corso del primo semestre del 2022 il MiTE deve conseguire ulteriori 11 M&T “UE”, di cui 4 relativi a investimenti e 7 relativi a riforme [v. Allegato -Tavole 9 e 10, pagine 12 e 13]; 5 M&T sono stati sostanzialmente già conseguiti (di 4 la rendicontazione è in corso di validazione da parte della Commissione Europea).

Per quanto riguarda gli investimenti:

La prima milestone (conseguita nel primo trimestre 2022) è relativa alla misura Digitalizzazione dei parchi nazionali e delle aree marine protette. L’iniziativa si propone di investire 100 Mln € per la conservazione della natura, l’introduzione di servizi ai visitatori e la semplificazione amministrativa dei 24 parchi nazionali e delle 31 aree marine protette. A marzo è stato dato avvio allo sviluppo dei servizi digitali e all’accelerazione del processo di semplificazione amministrativa per i parchi e le aree marine protette, tramite l’emanazione di un decreto dedicato (D.M. n. 127 del 22 marzo 2022), con il quale è stata raggiunta la milestone relativa all’investimento. I prossimi passi includono la finalizzazione della convenzione per i servizi ai visitatori e della semplificazione amministrativa e l’avvio delle attività di conservazione e monitoraggio degli habitat e delle specie a rischio.

Entro fine giugno sono previste milestone UE per tre investimenti, tra cui Cultura e consapevolezza su temi e sfide ambientali. La misura si propone di destinare complessivamente 30 Mln € per sviluppare contenuti ‘omni-channel’, introdurre una piattaforma aperta che contenga il materiale più rilevante e avviare attività di comunicazione alla cittadinanza. Entro la fine di giugno verrà lanciata la piattaforma web e saranno stipulati gli accordi con gli autori per realizzare e mettere a disposizione 180 podcast e lezioni video per le scuole e creazione di contenuti. Nelle scorse settimane il MiTE ha firmato il Protocollo con la RAI e il Ministero dell’Istruzione per la produzione e distribuzione di video lezioni e, con il supporto di Invitalia, è stato emanato il bando per attività creativa e di produzione che alla chiusura ha ricevuto oltre 15 proposte progettuali in competizione. L’aggiudicazione del bando avverrà nella prima metà di giugno 2022 e l’avvio della piattaforma web nella seconda metà del mese.

Entro giugno si assegneranno inoltre tutti i contratti di ricerca e sviluppo sull’idrogeno, per 160 Mln €, su 4 filoni di ricerca: i) produzione di idrogeno verde, ii) sviluppo di tecnologie per lo stoccaggio e il trasporto dell’idrogeno e per la trasformazione in altri derivati e combustibili verdi; iii) sviluppo di celle a combustibile; iv) sistemi intelligenti di gestione delle infrastrutture. Il Piano di Ricerca è stato approvato (con Enea come affidatario) ed è stato firmato anche l’Accordo di Programma per 110 milioni di euro. I bandi per gli ulteriori 50 milioni di euro, di cui 30 destinati ad imprese private e 20 ad Università ed enti di ricerca pubblici, hanno chiuso la ricezione delle proposte il 16 maggio, con oltre 95 progetti presentati per 245 milioni di euro. L’aggiudicazione dei bandi avverrà nella seconda metà del mese di giugno 2022.

Infine, sempre a giugno 2022, con l’assegnazione delle risorse agli interventi IPCEI, sarà aggiudicata la prima componente di risorse per la costruzione di capacità industriale per la produzione di elettrolizzatori. L’iniziativa, la cui dotazione complessiva è di 450 Mln €, punta a consolidare e creare competenze proprietarie in Italia e a sviluppare una supply chain europea nella produzione ed utilizzo di idrogeno (assicurando capacità di 1 GW in Italia). Per queste finalità, il MiTE ha completato una ricognizione del mercato ed ha avviato un tavolo di lavoro con il MiSE. Ad aprile è stato emanato il cd Decreto Elettrolizzatori (D.M. 168 del 27 aprile 2022) che prevede tre linee di intervento: una per il finanziamento di interventi già istruiti attraverso un percorso nazionale ed europeo IPCEI (Important Projects of Common European Interest); una per il finanziamento tramite un bando di nuove progettualità; infine una per selezionare progetti finalizzati allo sviluppo della filiera produttiva degli elettrolizzatori attraverso un meccanismo analogo a quello dei Contratti di Sviluppo, a gestione MiTE.

Per quanto riguarda le riforme, il MiTE ne ha realizzate 4 in anticipo rispetto alla scadenza di giugno:

Nel primo trimestre del 2022 è stata conseguita la Riforma 1.1 della Componente 3 relativa alla semplificazione e all’accelerazione delle procedure per la realizzazione degli interventi di efficientamento energetico negli edifici. Per il completamento della riforma ‘efficienza energetica’ sono stati necessari alcuni passaggi normativi tra cui l’emanazione della riforma PREPAC ed il monitoraggio del Sismabonus (rispettivamente nel DL Energia e nel DL PNRR 2). Ad aprile, inoltre, il MiTE ed ENEA hanno messo in servizio le prime funzionalità del Portale nazionale sulla prestazione energetica degli edifici.

Un altro traguardo europeo è stato raggiunto nell’ambito della Riforma ‘Supporto tecnico alle autorità locali’, tramite l’approvazione dell’accordo per lo sviluppo del piano d’azione per la creazione di capacità a sostegno degli enti locali.

L’Italia ha anche realizzato la riforma sulla ‘Semplificazione e accelerazione delle procedure per gli interventi contro il dissesto idrogeologico’: nella legge di bilancio 2022, infatti, è stata introdotta la semplificazione del quadro giuridico e più recentemente con il DL 30 aprile 2022, n. 36 sono state introdotte alcune modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. In particolare, è stato previsto che si possa procedere anche senza il parere della Conferenza Stato-Regioni in merito ai piani di Bacino qualora non si sia pronunciata entro trenta giorni dalla richiesta. Tale disposizione comporta una semplificazione e accelerazione dei processi poiché intende evitare un blocco dell’iter previsto. Inoltre, è stato disposto che per favorire l’accelerazione degli interventi anche le Autorità di bacino distrettuali possano avvalersi del supporto delle società in house del MiTE, allargando la sfera d’azione degli interventi contemplati, poiché si aggiunge al “ripristino ambientale” la dicitura “e di tutela del territorio e delle acque”. In tal modo le Autorità di bacino distrettuali possono operare in maniera più autonoma, agevole e con un campo d’azione più ampio.

Con la legge di bilancio 2022 e con le integrazioni previste nel DL 30 aprile 2022 è entrato in vigore il nuovo quadro giuridico relativo alle misure per garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati.

Entro fine giugno è infine previsto il raggiungimento di tre ulteriori M&T che riguardano:

Due riforme relative alla Componente 1 ‘Economia circolare e agricoltura sostenibile’ che consistono nell’entrata in vigore del decreto ministeriale di adozione della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare e nell’entrata in vigore del decreto ministeriale che approva il Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti. Queste riforme sono incorso di ultimazione. Per quanto riguarda la strategia nazionale per l’economia circolare, è stata completata la consultazione con gli stakeholders e sono stati ricevuti più di 100 contributi; è stata invece avviata la consultazione pubblica per il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti, attualmente in procedura di VAS.

La Riforma ‘Misure per la competitività dell’idrogeno’. Tramite il DL 30 aprile 2022, n. 36 sono entrati in vigore gli incentivi fiscali a sostegno della produzione e del consumo di idrogeno verde, che prevedono che il consumo di energia elettrica da fonti rinnovabili in impianti di elettrolisi per la produzione di idrogeno verde non sarà soggetto al pagamento degli oneri generali afferenti al sistema elettrico. Inoltre, l’idrogeno così prodotto non sarà sottoposto ad accisa. A breve è atteso il relativo DM di attuazione.

Oltre agli 11 M&T sopra descritti ai fini del monitoraggio e rendicontazione UE, in questi mesi il MiTE conseguirà ulteriori M&T procedurali (definiti ‘italiani’), che riguardano molteplici interventi sia di investimento che di riforme. Tra i principali:

Infrastruttura di ricarica elettrica (740 Mln €): la misura si propone costruire le infrastrutture necessarie per promuovere lo sviluppo della mobilità elettrica, realizzando entro il 2026 oltre 20.000 punti di ricarica rapida in superstrade e nei centri urbani. La prossima milestone riguarda l’emissione dell’avviso pubblico per i cofinanziamenti, per cui dopo un’analisi tecnica con RSE S.p.A. (Ricerca sul Sistema Energetico) si è avviata una breve consultazione per recepire ulteriori considerazioni da parte degli stakeholders.

Rinaturazione area Po (360 Mln €): la misura si propone di avviare una diffusa azione di rinaturalizzazione per riattivare i processi naturali con azioni di ripristino ambientale che interessano l’area del Po, una delle sei aree prioritarie per la connettività ecologica e l’adattamento ai cambiamenti climatici. L’eccessiva “canalizzazione” dell’alveo e il consumo di suolo – che ha visto negli ultimi 50 anni una significativa perdita di aree di esondazione naturale con la riduzione dei servizi ecosistemici – hanno aumentato il rischio idrogeologico e la frammentazione degli habitat naturali. È quindi indispensabile avviare una diffusa azione di rinaturalizzazione lungo tutta l’area. La sottoscrizione di un Accordo tra il MITE, le Regioni interessate, l’Autorità di Bacino del Fiume Po e l’Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPo) ha dato avvio alla fase di attuazione della misura che ha previsto la sottoscrizione, a livello territoriale tra i soggetti attuatori, di un Protocollo di Intesa finalizzato anche alla predisposizione del Programma d’Azione, strumento di programmazione degli interventi, individuati coerentemente a quelli previsti dalla misura.

Produzione di idrogeno in siti dismessi (500 Mln €). La misura ha l’obiettivo di sviluppare aree industriali con economia in parte basata su idrogeno verde, per promuovere a livello locale la produzione e l’uso di idrogeno nell’industria e nei trasporti. Per contenere i costi verranno utilizzate aree dismesse già collegate alla rete elettrica: lì verranno installati elettrolizzatori per la produzione di idrogeno mediante sovra-generazione di fonti rinnovabili o produzione di energia pulita nell’area. La ricezione delle manifestazioni di interesse da parte delle Regioni si è conclusa, con interesse dimostrato da parte di tutte le Regioni e Province autonome. La misura è inoltre stata selezionata tra quelle afferenti ai progetti ‘flagship’ per cui il MiTE ha stipulato apposito protocollo con il DARA (Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie), per cui si procederà a breve con un decreto di riparto che allocherà una quota parte delle risorse direttamente alle Regioni per le finalità e modalità specifiche dei progetti flagship.

Utilizzo dell’idrogeno in settori hard-to-abate (acciaierie, cementifici, vetrerie e altri), con l’obiettivo di decarbonizzare quelle produzioni che ad oggi emettono molta CO2 (2 Mld €). L’interlocuzione con le associazioni di categoria è attualmente in corso (nonché alcuni chiarimenti necessari con la Commissione Europea, in particolare in merito alle specifiche tecniche da adottare ai fini PNRR in materia di definizione di ‘idrogeno verde’) per pubblicare l’invito a presentare proposte per i progetti prima dell’estate.

Promozione di un teleriscaldamento efficiente (200 Mln €), la cui stesura del bando è terminata e si attende la pubblicazione a breve.

Per quanto riguarda più brevemente solo alcuni dei M&T che vedranno il MiTE impegnato nella seconda metà dell’anno [v. Allegato -Tavole 11-13, pagine 14-16]:

Isole verdi (200 Mln €): l’iniziativa mira a trasformare le 19 piccole isole italiane in altrettanti laboratori per lo sviluppo di modelli sostenibili. Gli interventi, su misura di ciascuna isola, interessano la rete elettrica e idrica, le energie rinnovabili, la gestione dei rifiuti, la mobilità a emissioni zero, le smart grid e la resilienza delle reti. La procedura di ricezione delle proposte si è conclusa con successo, assorbendo pienamente le disponibilità [v. Allegato – Tavola 12, pagina 15], anche grazie all’assistenza tecnica messa a disposizione dei proponenti. Entro settembre 2022 sarà approvata la graduatoria dei progetti relativa ai risultati del bando.

Bonifica siti orfani (500 Mln €). L’iniziativa si propone di recuperare il suolo potenzialmente contaminato delle aree industriali abbandonate (per le quali non è individuabile il responsabile dell’inquinamento) e dare al terreno di questi siti, cosiddetti orfani, un nuovo utilizzo, favorendone il reinserimento nel mercato immobiliare e promuovendo l’economia circolare. Con Decreto Direttoriale del MITE 22/11/2021, n. 222, è stato individuato l’elenco dei siti orfani da riqualificare sul territorio delle Regioni e delle Province autonome candidabili al finanziamento stanziato e con Decreto n. 15 del 23 febbraio 2022 sono stati definiti i criteri di ammissibilità degli interventi nei siti orfani da realizzare con le risorse del PNRR per l’adozione del Piano d’azione di prossima emanazione.

Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano (330 Mln €). La misura prevede una serie di azioni su larga scala rivolte principalmente alle 14 Città Metropolitane affinché, attraverso la realizzazione di boschi urbani e periurbani, si contribuisca a ridurre l’inquinamento atmosferico e prevenire le procedure d’infrazione, preservare e rafforzare la biodiversità e gli ecosistemi, nonché migliorare la qualità della vita, la salute e il benessere dei cittadini. In attuazione della misura, a seguito del conseguimento della milestone “Piano di forestazione” (dicembre 2021), in data 30.03.2021 è stato emanato un avviso pubblico della durata di 60 giorni e prorogato fino a metà giugno 2022. Secondo quanto previsto dall’avviso, sono ammessi a finanziamento i progetti finalizzati alla formazione di boschi nei territori dei comuni delle 14 Città Metropolitane, presentati in coerenza con il “Piano di forestazione urbana ed extraurbana” di cui all’Allegato 1 dell’avviso. Entro il 31 dicembre 2022 saranno messi a dimora 1,65 milioni di alberi. Per fornire supporto alle Città Metropolitane nella presentazione dei progetti, inoltre, è stata attivata una assistenza tecnica specifica.

Porti verdi (270 Mln €). L’iniziativa mira a rendere le attività portuali sostenibili e compatibili con i contesti urbani portuali attraverso interventi volti a promuovere l’efficientamento e la riduzione dei consumi energetici delle strutture e attività portuali, la sostenibilità ambientale delle aree portuali e la conservazione del patrimonio naturalistico e della biodiversità. Si è chiusa la manifestazione di interesse per la presentazione dei progetti da parte delle Autorità di Sistema Portuale del centro-nord Italia. Sono state presentate 129 proposte ed è in corso una fase di interlocuzione con le AdSP per arrivare alla stipula delle singole convenzioni.

Per affrontare al meglio tutte queste importanti sfide il Ministero della Transizione Ecologica si sta rafforzando [v. Allegato – Tavola 14, pagina 17] e potrà contare a breve su un nuovo contingente di più di 100 esperti e project manager dedicati. In particolare, il Dipartimento si è strutturato in 2 Direzioni Generali, che operano come un unico team in una struttura ‘a matrice’ insieme agli altri Dipartimenti e Direzioni del MiTE: la prima, DG Gestione Finanziaria, Monitoraggio, Rendicontazione, Controllo, tra le attività svolge in particolare il ruolo di interfaccia primaria nei confronti delle strutture centrali PNRR e della Commissione Europea definendo le regole di monitoraggio, gestione finanziaria, rendicontazione e controllo in base alle indicazioni da queste ultime fornite; la seconda, DG Coordinamento, Gestione Progetti e Supporto Tecnico tra le attività svolgerà in particolare il ruolo di interfaccia primaria verso i soggetti attuatori/ beneficiari e verso gli enti locali, assicurando attività omogenea di project management durante tutta l’attuazione del Piano. Dopo aver rafforzato la struttura con i primi 40 funzionari rispetto ai 50 previsti per il MiTE dal DPCM del 29 luglio 2021 e provenienti dal concorso RIPAM del 13 agosto 2021, a breve – anche tramite una società di selezione dedicata – si avvieranno le procedure per la selezione di ulteriori 100 esperti (es. project manager, area manager, esperti aiuti di stato, tecnici). Inoltre, è stata attivata la convenzione con Cassa Depositi e Prestiti e avviata la definizione della Convenzione con Invitalia, finanziata con le risorse MEF a disposizione, sia a supporto delle amministrazioni centrali che in particolare dei beneficiari (es. isole verdi, città metropolitane, porti verdi). È stato accelerato lo sviluppo di procedure informatiche per la gestione dei progetti (che potranno prevedere il coinvolgimento di oltre 10.000 attuatori) e del Sistema di Gestione e Controllo (tra cui procedure di monitoraggio, gestione finanziaria, rendicontazione e controllo con particolare riferimento alle misure concrete per prevenire, individuare e rettificare i conflitti di interessi, corruzione e frodi e per evitare la duplicazione dei finanziamenti). Si prevede a breve un’ulteriore rafforzamento nel coinvolgimento degli stakeholder nella fase di finalizzazione del disegno delle misure e dell’avvio dell’implementazione (consultazioni, incontri dedicati e webinar su tutte le iniziative); il livello di comunicazione regolare degli avanzamenti (a partire dalla pubblicazione mensile dell’avanzamento e dall’aggiornamento del canale web); i canali di supporto per fornire i necessari chiarimenti (anche prevedendo canali dedicati per le Regioni e gli enti locali).

Il PNRR è un’occasione unica per accelerare la transizione ecologica del nostro Paese e il contributo di tutti è decisivo per il successo delle numerose iniziative avviate.

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