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Fondo per il sostegno delle attività economiche chiuse

La misura viene realizzata a seguito del c.d. “Sostegni-bs”, il Decreto Legge varato lo scorso 25 maggio, con cui viene istituito un apposito fondo finalizzato a favorire la continuità delle attività economiche in tempo di COVID-19.

Di cosa si tratta

Consiste in un apposito fondo per favorire la continuità delle attività economiche per le quali, per effetto delle misure restrittive di prevenzione e di contenimento adottate per l’emergenza epidemiologica da COVID-19, sia stata disposta, nel periodo intercorrente fra il 1° gennaio 2021 e la data di entrata in vigore della legge di conversione del predetto “Decreto Sostegni-bis”, la chiusura per un periodo complessivo di almeno cento giorni.

La dotazione del fondo

La dotazione complessiva del Fondo è di euro 140.000.000,00. Ai sensi dell’articolo 11 del decreto-legge 23 luglio 2021, n. 105, una quota del Fondo, pari a euro 20.000.000,00, è destinata, in via prioritaria, ai soggetti esercenti attività di discoteche, sale da ballo, night-club e simili.

Destinatari

Possono beneficiare degli aiuti a valere sul Fondo i soggetti esercenti attività d’impresa, arte e professione che, alla data di entrata in vigore del “Decreto Sostegni-bis”, svolgono, come prevalente, un’attività riferita ai codici ATECO 2007 indicati nell’allegato 1 al decreto interministeriale 9 settembre 2021 e che hanno registrato, per effetto delle misure adottate ai sensi degli articoli 1 e 2 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, nel periodo intercorrente fra il 1° gennaio 2021 e la data di entrata in vigore della legge di conversione del “Decreto Sostegni-bis”, la chiusura per un periodo complessivo di almeno cento giorni.

Per i soggetti che, alla data di entrata in vigore del decreto-legge 23 luglio 2021, svolgono, come attività prevalente, quella identificata dal codice ATECO 2007 “93.29.10 – Discoteche, sale da ballo night-club e simili” è prevista una maggiorazione del contributo, in ragione di quanto disposto dall’articolo 11 del decreto-legge 23 luglio 2021.

Forma e misura dell’aiuto

L’aiuto riconosciuto è concesso sotto forma di contributo a fondo perduto.

Dei 140.000.000,00 euro del Fondo:

euro 20.000.000,00 sono prioritariamente ripartiti, in egual misura, tra i soggetti esercenti, in via prevalente, l’attività di discoteche, sale da ballo night-club e simili (codice ATECO 2007 “93.29.10”), con un limite massimo di contributo, per ciascun soggetto beneficiario, di euro 25.000,00;

euro 120.000.000,00, unitamente a eventuali economie derivanti dalla distribuzione di cui al precedente punto, sono ripartite tra i soggetti esercenti attività d’impresa, arte e professione che hanno subito una chiusura di almeno cento giorni nel periodo individuato dall’articolo 2, commi 1-4, del “Decreto Sostegni-bis” con le seguenti modalità:

  1. a) euro 3.000,00, per i soggetti con ricavi e compensi fino a euro 400.000,00;
  2. b) euro 7.500,00, per i soggetti con ricavi e compensi superiori a euro 400.000,00 e fino a euro 1.000.000,00;
  3. c) euro 12.000,00, per i soggetti con ricavi e compensi superiori a euro 1.000.000,00.

Qualora la dotazione finanziaria non sia sufficiente a soddisfare la richiesta di agevolazione riferita a tutte le istanze ammissibili, fermo restando il riconoscimento di un contributo in egual misura per tutte le istanze ammissibili fino a un importo di euro 3.000,00, il contributo è ridotto in modo proporzionale sulla base delle risorse finanziare disponibili e del numero di istanze ammissibili inviate, tenendo conto delle diverse fasce di ricavi e compensi.

Termini e modalità di richiesta dell’aiuto

Nel rispetto di quanto disposto dall’articolo 2, comma 2, del “Decreto Sostegni-bis”, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, con il decreto 9 settembre 2021, ha definito i soggetti beneficiari, l’ammontare e le modalità di assegnazione del contributo, individuando l’Agenzia delle entrate quale soggetto erogatore dello stesso.

Le modalità, i termini di presentazione e il contenuto delle istanze per richiedere il contributo, sono state definite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate (pdf).

Le istanze potranno essere presentate all’Agenzia delle Entrate in via telematica a partire dal 2 dicembre e fino al 21 dicembre 2021.

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Informazioni finanziarie associate alle attività economiche ecosostenibili: entra in vigore il Regolamento 2021/2178

A partire dal prossimo 1° Gennaio 2022 entreranno in vigore le prescrizioni contenute nel Regolamento 2021/2178, il quale fornisce i criteri per determinare quando una attività economica può considerarsi “ecosostenibile”.

L’entrata in vigore del Regolamento

Entrerà in vigore dal prossimo anno il nuovo Regolamento comunitario n. 2178 del 2021, rilasciato dalla Comunità Europea, per stabilire le modalità di individuazione delle attività “ecosostenibile”, ovvero contribuire agli obiettivi climatici fissati dalla UE.

Il regolamento

Obiettivo dell’atto è quello di rendere consapevoli investitori e pubblico in merito alla quota di attività economiche allineate alla tassonomia, perseguite dalle imprese beneficiarie degli investimenti.

Sarà compito dei gestori di attività finanziarie quello di comunicare la quota di investimenti proprio a riguardo delle attività economiche allineate alla tassonomia, rispetto al valore di tutti gli investimenti da essi gestiti derivanti dalle loro attività di gestione di portafogli, sia collettivi che individuali.

Tale quota di investimenti allineati alla tassonomia è data dalla quota di attività economiche allineate alla tassonomia delle imprese beneficiarie degli investimenti risultante dai loro rispettivi indicatori fondamentali di prestazione, dato che tali indicatori riflettono le prestazioni ambientali delle predette imprese.

Per quanto riguarda le attività nel settore dei rifiuti, le emissioni di gas serra sono relativamente contenute.

Tuttavia, la Commissione europea considera che il settore presenti un notevole potenziale  a riguardo della riduzione delle emissioni di gas serra in altri comparto, per esempio fornendo materie prime seconde in alternativa a quelle vergini, offrendo alternative a prodotti, fertilizzanti e all’energia basati sui combustibili fossili. Le attività di compostaggio dei rifiuti organici evitano lo smaltimento in discarica e riducono le emissioni di metano. Pertanto, i criteri di vaglio tecnico di queste attività riconoscono il loro contributo fondamentale nella mitigazione dei cambiamenti climatici a patto siano applicate determinate migliori pratiche settoriali.

Le attività ecosostenibili

Il regolamento 4 giugno 2021, n. 2021/2139/Ue emanato ai sensi del regolamento sulla tassonomia 2020/852/Ue (articoli 10, comma 5 e 11, comma 5) definisce i criteri che consentono di determinare se un’attività economica può “spendersi” sul mercato come “ecosostenibile”. L’attività, in particolare, deve contribuire in modo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici (allegato 1 al regolamento) o all’adattamento ai cambiamenti climatici (allegato 2 al regolamento). I criteri fanno riferimento a valori limite o livelli di prestazione da raggiungere perché si possa considerare che l’attività economica contribuisce in modo sostanziale all’obiettivo climatico. Un altro criterio che l’attività economica deve  rispettare è quello di non arrecare un danno significativo a nessun altro obiettivo ambientale.

Le premesse

Il Regolamento in esame[1], innanzitutto, prevede che, per una certa categoria di imprese[2], con riferimento alle imprese soggette all’obbligo di pubblicare informazioni di carattere non finanziario, si debba includere nella dichiarazione di carattere non finanziario o nella dichiarazione consolidata di carattere non finanziario, informazioni su come e in che misura le attività dell’impresa sono associate ad attività economiche considerate ecosostenibili.

In particolare, al paragrafo 2 viene richiesto alle imprese non finanziarie di comunicare informazioni sulla quota del fatturato, delle spese in conto capitale e delle spese operative («indicatori fondamentali di prestazione» o «KPI») delle loro attività relative ad attivi o processi associati ad attività economiche ecosostenibili.

Tale disposizione non specifica tuttavia gli indicatori fondamentali di prestazione per le imprese finanziarie, ossia enti creditizi, gestori di attività finanziarie, imprese di investimento e imprese di assicurazione e di riassicurazione.

Di conseguenza, con il 2178 viene proprio integrata la prescrizione, per chiarire quali sono gli indicatori fondamentali di prestazione per le imprese finanziarie e specificati, ulteriormente, il contenuto e la presentazione delle informazioni che tutte le imprese devono comunicare nonché la metodologia da rispettare per tale informativa.

Il Regolamento interviene anche, in tema di applicazione uniforme degli obblighi di informativa[3] da parte delle imprese non finanziarie[4], su contenuto e presentazione delle informazioni richieste[5], nonché sulla metodologia per conformarsi a tali norme.

L’obiettivo è quello di:

  • consentire agli investitori e al pubblico di valutare correttamente la quota di attività economiche ecosostenibili (attività allineate alla tassonomia) delle imprese non finanziarie, per cui tali imprese dovrebbero essere obbligate a comunicare quali delle loro attività economiche sono allineate alla tassonomia;
  • indicare a quali obiettivi ambientali tali attività contribuiscono in modo sostanziale.

Le imprese non finanziarie dovrebbero pertanto fornire anche una scomposizione negli indicatori fondamentali di prestazione della quota di attività allineate alla tassonomia in base a ciascun obiettivo ambientale a cui tali attività contribuiscono in modo sostanziale.

Le imprese finanziarie e non

Per impresa finanziaria si intende una soggetta agli obblighi di informativa[6], che può consistere in un gestore di attività finanziarie, un ente creditizio[7], un’impresa di investimento[8], un’impresa di assicurazione[9] o un’impresa di riassicurazione[10]; mentre le c.d. “non finanziarie”, soggette a taluni obblighi di informativa[11], sono, viceversa, le imprese diverse dalle precedenti.

In particolare, quest’ultime comunicano le informazioni previste dal Regolamento 2020/852[12]  come specificato nell’allegato I del Regolamento esaminato.

[1] Esso integra il regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio precisando il contenuto e la presentazione delle informazioni che le imprese soggette all’articolo 19 bis o all’articolo 29 bis della direttiva 2013/34/UE devono comunicare in merito alle attività economiche ecosostenibili e specificando la metodologia per conformarsi a tale obbligo di informativa.

[2] ex art. 19 bis o art. 29 bis della direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio

[3] di cui all’articolo 8, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2020/852

[4] soggette agli articoli 19 bis o 29 bis della direttiva 2013/34/UE

[5] dall’articolo 8 del regolamento (UE) 2020/852

[6] di cui agli articoli 19 bis e 29 bis della direttiva 2013/34/UE

[7] ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, punto 1, del regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (6)

[8] ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, punto 2, del regolamento (UE) n. 575/2013

[9] ai sensi dell’articolo 13, punto 1, della direttiva 2009/138/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (7)

[10] ai sensi dell’articolo 13, punto 4, della direttiva 2009/138/CE

[11] di cui agli articoli 19 bis e 29 bis della direttiva 2013/34/UE

[12] di cui all’articolo 8, paragrafi 1 e 2.

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Alleanza globale: necessario un agreement sulla gestione dei rifiuti in plastica

In occasione del primo incontro dell’Alleanza mondiale sull’economia circolare che coinvolge l’Unione europea e altri 16 paesi, i partecipanti hanno concentrato il dibattito anche sulla necessita di un accordo globale su inquinamento da plastica.

La lotta contro l’inquinamento da rifiuti in plastica

Nel corso della riunione si è affrontato, come main target, la questione dell’inquinamento da plastica: l’Alleanza ha stabilito la necessità di giungere ad un accordo globale vincolante che punti a risolvere soprattutto le criticità a monte del ciclo di vita.

I negoziati potrebbero partire alla prossima riunione della Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente, da svolgere il prossimo anno, a Febbraio. 

Che cos’è la Global Alliance

Global Alliance on Circular Economy and Resource Efficiency (Gacere), lo strumento istituito dalla Commissione europea e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), in coordinamento con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido), per mettere a sistema gli sforzi dispiegati a livello internazionale nel campo della gestione sostenibile ed efficiente delle risorse e nella messa a punto di modelli di produzione e consumo sostenibili.

Essa è stata creato lo scorso 22 Febbraio su impulso dell’Unione europea vede come membri Canada, Cile, Colombia, India, Giappone, Corea del Sud, Norvegia, Kenya, Marocco, Nuova Zelanda, New Nigeria, Perú, Ruanda, Sudafrica e Svizzera, nell’ambito del Piano d’azione per l’economia circolare della Ue, con il fine ultimo di sostenere la transizione all’economia circolare come un modo per contribuire a risolvere le crisi del clima, della biodiversità e dell’inquinamento e prendere meno dalla natura.

Gli altri temi del primo incontro

In occasione del primo incontro, realizzato in Canada a metà settembre 2021 (dal 13 al 15) sono state altresì affrontate le questioni inerenti il legame tra l’economia circolare e le triplici crisi planetarie di perdita di biodiversità inquinamento e cambiamento climatico, nel contesto della ripresa verde.

LG ANAC sugli affidamenti in house sottoposte al parere del Consiglio di Stato

Inviato al Consiglio di Stato il documento recante le Linee guida per l’affidamento diretto (“in house”) prodotto da ANAC.

Che cos’è l’affidamento in house

Il nuovo codice dei contratti pubblici (che sostituisce il D.Lgs. n. 163/2006, ed e’ stato emanato lo scorso 18.4.16), fornisce le indicazioni di carattere generale sull’affidamento dei servizi pubblici, ovvero sui contratti che disciplinano i rapporti tra soggetti pubblici e privati in tema di esternalizzazione dei servizi verso terzi,che i primi dovrebbero erogare nei confronti dell’utenza, e che, per ragioni di carattere normativo, tecnico ed economico delegano all’esterno, verso soggetti, selezionati mediante opportuna procedura (non prevede un regolamento attuativo come il DPR 207/10). Disciplina anche l’affidamento nel c.d. “settore ordinario”, a formare una disciplina secondo quale, dopo una pletora di atti che hanno modificato la normativa di riferimento sul punto, si prevedono tre possibili modalità attraverso le quali una stazione appaltante può decidere di acquistare beni o servizi.

  • modalità di affidamento dei SPL di rilevanza economica in Italia (disciplina comunitaria): gare ad evidenza pubblica, indette  e gestite secondo la normativa comunitaria sulla concorrenza (affidamento a terzi, vale il CCP, D.Lgs. n.163/2006)
  • società mista pubblico privato, con gara a doppio oggetto (2) con socio privato operativo selezionato mediante gare ad evidenza pubblica senza vincoli di percentuale di capitale detenuto
  • società in house (“in house providing, capitale interamente pubblico) che soddisfano i requisiti comunitari e di settore (controllo analogo, e attività svolta prevalentemente verso la stazione)

Appunto, l’affidamento diretto è, ad oggi, una delle tre possibili modalità di affido.

Le linee guida

Il consiglio di stato ha ricevuto dall’Autorità nazionale anticorruzione, lo scorso 14 settembre 2021, uno schema delle Linee guida per gli affidamenti in house ai sensi dell’articolo 192. Dlgs 50/2016 (Codice appalti), per poter riceverne il parere, e, al termine, rilasciarlo.

L’obiettivo di ANAC è proprio quello di fornire indicazioni utili alle stazioni appaltanti per la formulazione della motivazione[1] nel caso vogliano procedere all’affidamento in via diretta anziché disporre la gara pubblica. 

La disposizione stabilita dal Legislatore mediante il Codice dei contratti pubblice prescrive l’esigenza di dimostrare, da parte di chi affida, una reale motivazione alla base di tale scelta, giustificata, nel caso da un’indagine comparativa, che mira ad attestare l’effettiva convenienza economica e sociale alla base della stessa, rispetto al ricorso al mercato, ovvero all’adozione di una procedura di gara ad evidenza pubblica.

Pertanto, il documento verrà diretto, una volta approvato, ad orientare il comportamento di tutti i soggetti attivi per orientarne l’azione.


[1] Ex art. 192, c. 2, D.Lgs. n. 50/2016.