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Alleanza globale: necessario un agreement sulla gestione dei rifiuti in plastica

In occasione del primo incontro dell’Alleanza mondiale sull’economia circolare che coinvolge l’Unione europea e altri 16 paesi, i partecipanti hanno concentrato il dibattito anche sulla necessita di un accordo globale su inquinamento da plastica.

La lotta contro l’inquinamento da rifiuti in plastica

Nel corso della riunione si è affrontato, come main target, la questione dell’inquinamento da plastica: l’Alleanza ha stabilito la necessità di giungere ad un accordo globale vincolante che punti a risolvere soprattutto le criticità a monte del ciclo di vita.

I negoziati potrebbero partire alla prossima riunione della Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente, da svolgere il prossimo anno, a Febbraio. 

Che cos’è la Global Alliance

Global Alliance on Circular Economy and Resource Efficiency (Gacere), lo strumento istituito dalla Commissione europea e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), in coordinamento con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido), per mettere a sistema gli sforzi dispiegati a livello internazionale nel campo della gestione sostenibile ed efficiente delle risorse e nella messa a punto di modelli di produzione e consumo sostenibili.

Essa è stata creato lo scorso 22 Febbraio su impulso dell’Unione europea vede come membri Canada, Cile, Colombia, India, Giappone, Corea del Sud, Norvegia, Kenya, Marocco, Nuova Zelanda, New Nigeria, Perú, Ruanda, Sudafrica e Svizzera, nell’ambito del Piano d’azione per l’economia circolare della Ue, con il fine ultimo di sostenere la transizione all’economia circolare come un modo per contribuire a risolvere le crisi del clima, della biodiversità e dell’inquinamento e prendere meno dalla natura.

Gli altri temi del primo incontro

In occasione del primo incontro, realizzato in Canada a metà settembre 2021 (dal 13 al 15) sono state altresì affrontate le questioni inerenti il legame tra l’economia circolare e le triplici crisi planetarie di perdita di biodiversità inquinamento e cambiamento climatico, nel contesto della ripresa verde.

LG ANAC sugli affidamenti in house sottoposte al parere del Consiglio di Stato

Inviato al Consiglio di Stato il documento recante le Linee guida per l’affidamento diretto (“in house”) prodotto da ANAC.

Che cos’è l’affidamento in house

Il nuovo codice dei contratti pubblici (che sostituisce il D.Lgs. n. 163/2006, ed e’ stato emanato lo scorso 18.4.16), fornisce le indicazioni di carattere generale sull’affidamento dei servizi pubblici, ovvero sui contratti che disciplinano i rapporti tra soggetti pubblici e privati in tema di esternalizzazione dei servizi verso terzi,che i primi dovrebbero erogare nei confronti dell’utenza, e che, per ragioni di carattere normativo, tecnico ed economico delegano all’esterno, verso soggetti, selezionati mediante opportuna procedura (non prevede un regolamento attuativo come il DPR 207/10). Disciplina anche l’affidamento nel c.d. “settore ordinario”, a formare una disciplina secondo quale, dopo una pletora di atti che hanno modificato la normativa di riferimento sul punto, si prevedono tre possibili modalità attraverso le quali una stazione appaltante può decidere di acquistare beni o servizi.

  • modalità di affidamento dei SPL di rilevanza economica in Italia (disciplina comunitaria): gare ad evidenza pubblica, indette  e gestite secondo la normativa comunitaria sulla concorrenza (affidamento a terzi, vale il CCP, D.Lgs. n.163/2006)
  • società mista pubblico privato, con gara a doppio oggetto (2) con socio privato operativo selezionato mediante gare ad evidenza pubblica senza vincoli di percentuale di capitale detenuto
  • società in house (“in house providing, capitale interamente pubblico) che soddisfano i requisiti comunitari e di settore (controllo analogo, e attività svolta prevalentemente verso la stazione)

Appunto, l’affidamento diretto è, ad oggi, una delle tre possibili modalità di affido.

Le linee guida

Il consiglio di stato ha ricevuto dall’Autorità nazionale anticorruzione, lo scorso 14 settembre 2021, uno schema delle Linee guida per gli affidamenti in house ai sensi dell’articolo 192. Dlgs 50/2016 (Codice appalti), per poter riceverne il parere, e, al termine, rilasciarlo.

L’obiettivo di ANAC è proprio quello di fornire indicazioni utili alle stazioni appaltanti per la formulazione della motivazione[1] nel caso vogliano procedere all’affidamento in via diretta anziché disporre la gara pubblica. 

La disposizione stabilita dal Legislatore mediante il Codice dei contratti pubblice prescrive l’esigenza di dimostrare, da parte di chi affida, una reale motivazione alla base di tale scelta, giustificata, nel caso da un’indagine comparativa, che mira ad attestare l’effettiva convenienza economica e sociale alla base della stessa, rispetto al ricorso al mercato, ovvero all’adozione di una procedura di gara ad evidenza pubblica.

Pertanto, il documento verrà diretto, una volta approvato, ad orientare il comportamento di tutti i soggetti attivi per orientarne l’azione.


[1] Ex art. 192, c. 2, D.Lgs. n. 50/2016.

Prassi UNI: è il turno del compostaggio dei rifiuti organici

E’ noto che uno dei problemi rilevanti in termini di gestione dei rifiuti viene posto dalla gestione dei rifiuti organici, sia per quanto attiene gli aspetti quantitativi che per quanto attiene quelli qualitativi. Sul punto, l’organismo di normazione UNICOL sta procedendo alla definizione delle migliori pratiche per la valorizzazione della frazione in esame.

Il termine delle consultazioni pubbliche sul tema

La consultazione pubblica del documento elaborato da UNICOL sarà valida fino al 17 ottobre 2021  avrà in particolare, per oggetto, il metodo di prova per determinare la qualità del rifiuto organico da recuperare attraverso digestione anaerobica e compostaggio[1].

Che cos’è il compostaggio

Le attività di recupero della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (c.d. “FORSU”), e della biomassa residuale degli scarti di lavorazione nel settore agricolo e agro-industriale trovano come una delle forme di recupero, quella della produzione di ammendante, a partire da processi di digestione in presenza di ossigeno (aerobici). Nel caso di quelli aerobici, la degradazione avviene più lentamente e soprattutto in presenza di ossigeno.

Il risultato principale viene rappresentato dal c.d. “compost”, (altresì definito come “ammendante Compostato”).

Si tratta di un fertilizzante organico, che proviene trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani di matrice organica (c.d. “FORSU”), raccolta in maniera differenziata, tale da assicurare una qualità accettabile della biomassa così recuperata.

L’efficace produzione richiede, pertanto, una separazione a monte, operata dai Cittadini e dalle imprese, che devono conferire la materia organica proveniente dai loro scarti in appositi contenitori, senza immettere elementi estranei che possono compromettere il risultato del recupero ed avviarne la produzione.

Attraverso il processo compostaggio, che in Italia avviene tradizionalmente in impianti dedicati, gli scarti umidi del cibo delle nostre cucine vengono avviati a recupero e trasformati in fertilizzante organico, che possono essere utilizzati per molteplici usi di natura agronomica (es.: florovivaismo, colture praticate in pieno campo, ecc..).

In Italia, secondo i più recenti rapporti ISPRA, si contano 281 impianti di compostaggio (ed anche 64 dedicati alla produzione di biogas e compostaggio), per un totale lavorato di 2.15 milioni di tonnellate nell’anno 2019, consentendo un efficace implementazione dei principi alla base dei modelli di economia circolari, la cui realizzazione, in particolare nel settore dei rifiuti, viene richiesta dal Legislatore comunitario: la biomassa divenuta rifiuto viene trasformata divenendo così una risorsa, alternativa alle materie prime.

La proposta

La proposta, in particolare, va a definire i procedimenti per determinare la qualità del rifiuto organico da sottoporre a recupero attraverso la digestione anaerobica e il compostaggio, ed anche di fissare il numero minimo di analisi da effettuare per un impianto di riciclo (impianto di compostaggio o di digestione anaerobica) nonché per un Comune o un gestore del servizio di raccolta rifiuti organici. 

Che cosa sono le prassi

Si tratta di documenti tecnici per settori Innovativi (ma non solo), per codificare “buone pratiche” già in essere utilizzate dal mercato, per definire applicazioni particolari di norme esistenti, disciplinari proprietari, modelli di gestione sperimentati a livello locale, per valorizzare i risultati derivati da progetti finanziati.

Vengono messe a punto da un “Tavolo” di esperti di organizzazioni rappresentative del mercato cui è destinata la prassi (es, associazioni di rappresentanza, pubbliche amministrazioni enti di certificazione ….), e vengono diffuse gratuitamente e ad applicazione sperimentale per diventare con il tempo delle norme. Tuttavia, dopo 5 anni dall’adozione possono diventare norme Uni oppure, come esito alternativo, vengono ritirate.


[1] In base alla definizione contenuta nella Parte IV del D.Lgs. n. 152/2006, il rifiuto organico raccolto in modo differenziato e destinato agli impianti di recupero digestione anaerobica e compostaggio) viene definito come quello costituito dai rifiuti biodegradabili di parchi e giardini, dai rifiuti biodegradabili di cucina (sia di privati che di ristoranti, uffici, servizi di ristorazione, attività all’ingrosso, punti vendita al dettaglio). dai rifiuti simili prodotti dall’industria, dai manufatti che contengono il rifiuto usati per la sua raccolta e dai rifiuti e rifiuti di imballaggi costituiti da carta, bioplastica e altri materiali biodegradabili e compostabili ammessi dall’articolo 152-ter del Dlgs 152 2006.

MITE: pubblicazione il regolamento sull’organizzazione

Con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, è stata ufficializzata la nuova struttura organizzativa del Ministero della Transizione Ecologica (MITE), organizzato per Dipartimenti, e, a loro interno, in Direzioni Generali.

La nuova struttura

Dopo aver cambiato denominazione e assunto nuove competenze dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), il Ministero dell’Ambiente, divenuto della “Transizione Ecologica”, si dà una nuova struttura rispetto al passato, modificando l’articolazione delle Direzioni e modificando e/o integrando diversi Uffici di diretta collaborazione del Ministro.

In particolare, dall’8 Ottobre 2021, con un DPCM del 29 Luglio 2021, il n. 128, il nostro Esecutivo ha stabilito che il MITE, a far data dalla precedente, verrà  articolato in tre dipartimenti (Dipartimento amministrazione generale, pianificazione e patrimonio naturale, Dipartimento sviluppo sostenibile e Dipartimento energia) e dieci direzioni generali (risorse umane e acquisti, innovazione tecnologica e comunicazione, attività europea e internazionale, patrimonio naturalistico e mare, economia circolare, uso sostenibile del suolo e delle risorse idriche, valutazioni ambientali infrastrutture e sicurezza, competitività ed efficienza energetica, incentivi energia).

Al fine di consentire una migliore valutazione delle attività, viene strutturato nell’organigramma, anche un organismo indipendente di valutazione della performance.