Lo studio condotto dai consorzi Erion insieme al Politecnico di Milano quantifica i costi e i benefici derivanti dall’installazione di sistemi avanzati di selezione robotica nei centri di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani. L’intercettazione a valle di piccoli RAEE e batterie al litio finiti erroneamente nel secco residuo ridurrebbe il rischio incendi e aumenterebbe il recupero di minerali strategici per l’industria. La ricerca dimostra tuttavia che gli attuali ricavi di valorizzazione non compensano gli investimenti richiesti, confermando che l’azione prioritaria per il sistema Paese rimane il potenziamento dei circuiti di raccolta differenziata alla fonte.
L’indagine sui flussi dispersi di piccoli apparecchi e accumulatori
Ogni anno in Italia ciascun cittadino immette in modo non corretto nei contenitori dei rifiuti urbani residui (indifferenziato) quasi 2 chilogrammi di piccoli RAEE (come auricolari, rasoi, caricabatterie e giocattoli elettronici) e circa 120 grammi di pile e accumulatori portatili. Questa dispersione sottrae alle filiere del riciclo quantitativi rilevanti di materie prime critiche e immette nei circuiti convenzionali di trattamento frazioni pericolose ad alto rischio di innesco termico. È il quadro delineato dallo studio scientifico “Soluzioni per la rimozione di Rifiuti di Batterie e piccoli Raee dai rifiuti indifferenziati: tecnologie, costi e driver”, elaborato congiuntamente da Erion Energy, Erion WEEE e dal Politecnico di Milano e presentato ufficialmente a Milano.
La ricerca ha verificato la fattibilità tecnica ed economica dell’integrazione di tecnologie automatizzate di separazione all’interno degli impianti di Trattamento Meccanico-Biologico (TMB). L’inserimento di linee dotate di trituratori specifici, apri-sacco non invasivi, scanner radiografici a raggi X e bracci robotici governati da algoritmi di intelligenza artificiale consentirebbe di estrarre tali componenti dai rifiuti prima dell’avvio a incenerimento o discarica. L’investimento necessario varia tra 1,5 e 2,9 milioni di euro per singolo stabilimento, in funzione della capacità oraria trattata e del grado di automazione.
Estendendo l’intervento ai 60 principali impianti TMB operativi in Italia, che gestiscono circa l’80% dell’intero volume di rifiuti urbani indifferenziati prodotti ogni anno, la stima finanziaria complessiva si attesta tra i 65 e i 114 milioni di euro. L’adozione di tale modello impiantistico produrrebbe un incremento notevole delle rese: il tasso di raccolta dei piccoli RAEE salirebbe dall’attuale 17% al 37%, mentre quello delle batterie portatili passerebbe dal 25% al 52%.
La separazione a valle ridurrebbe in modo significativo il pericolo di incendi
La separazione a valle ridurrebbe in modo significativo il pericolo di incendi causati dallo schiacciamento accidentale delle batterie agli ioni di litio nei capannoni e all’interno delle biocelle di stabilizzazione. Tuttavia, lo studio rileva una criticità economica: all’interno del metodo tariffario ARERA per la gestione dei rifiuti urbani, i ricavi ottenuti dalla vendita delle frazioni metalliche e plastiche estratte risulterebbero ampiamente insufficienti a ripagare i costi di realizzazione e di manutenzione degli impianti.
Gli autori dello studio indicano come possibili soluzioni l’erogazione di contributi pubblici dedicati o l’introduzione di obblighi normativi vincolanti per i gestori degli impianti. In ogni caso, i consorzi Erion e il Politecnico ribadiscono che l’intercettazione meccanica a valle non può surrogare la raccolta differenziata domestica: la strategia primaria per la sostenibilità economica e ambientale del Paese risiede nella sensibilizzazione dei consumatori, nell’estensione della raccolta di prossimità e nell’incremento dei punti di conferimento “uno contro zero” presso la grande distribuzione commerciale.


