Le decisioni adottate in sede comunitaria in materia di materie prime critiche e chimica di base delineano la strategia dell’Unione per coniugare la decarbonizzazione industriale con la sicurezza degli approvvigionamenti. Le linee programmatiche illustrate da Stéphane Séjourné per la Critical Chemicals Alliance e l’approvazione di 46 progetti strategici ex CRMA testimoniano l’urgenza di proteggere i segmenti a monte della manifattura continentale dai rischi di deindustrializzazione e dalle tensioni geopolitiche globali.
| Pilastro di intervento | Ambito strategico coperto | Strumento finanziario e normativo |
| Difesa industria chimica | Selezione di 10 molecole essenziali a monte delle filiere | Pacchetto diversifyeu e misure antidumping contro la concorrenza sleale |
| Fondo per la decarbonizzazione | Investimenti hard-to-abate e progetti innovativi a basse emissioni | ETS Investment Booster da 30 mld € e 265 mln € da gennaio 2027 |
| Approvvigionamento minerali | Estrazione, raffinazione e riciclo di 8 metalli strategici | Critical Raw Materials Act (CRMA) su 46 progetti in 16 Paesi UE |
Le produzioni chimiche come fattore abilitante della transizione
La selezione di dieci molecole chimiche critiche per le quali attivare sostegni agli investimenti e barriere di difesa commerciale risponde alla necessità di preservare stabilimenti complessi a ciclo continuo. La chimica di base fornisce materiali essenziali a comparti chiave quali automotive, farmaceutica, edilizia e trattamento acque: la perdita di competitività o la chiusura dei siti produttivi europei si tradurrebbe in una dipendenza dalle importazioni extra-UE incompatibile con gli obiettivi di resilienza industriale del mercato unico.
Integrazione verticale e riciclo dei minerali strategici
L’avanzamento dei 46 progetti approvati nell’ambito del CRMA – con investimenti diretti in 16 Paesi europei inclusa l’Italia – persegue il consolidamento delle catene industriali per litio, terre rare, cobalto, magnesio e tungsteno. L’inclusione di impianti di raffinazione e recupero da rifiuti tecnologici (batterie a fine vita, RAEE, magneti industriali dismessi) dimostra come l’economia circolare sia considerata un pilastro strategico della politica mineraria europea, indispensabile per mitigare la vulnerabilità geopolitica e alimentare la transizione dei settori ad alta tecnologia.

