I dati diffusi dall’Istituto Nazionale di Statistica sulla gestione dei rifiuti urbani per il 2024 e il 2025 offrono un quadro articolato sullo stato di avanzamento delle politiche di economia circolare in Italia. Il consolidamento della raccolta differenziata al 67,7% certifica la tenuta dei sistemi di separazione domestica e municipale, ma la contemporanea crescita della produzione pro capite e la scarsa diffusione della tariffazione puntuale e dei centri di riuso evidenziano i limiti dei modelli incentrati prevalentemente sulla gestione a valle del rifiuto.
| Parametro analizzato | Rilevazione ISTAT (2024-2025) | Valutazione Tecnica di Settore |
| Produzione totale rifiuti | 507,7 kg per abitante (+2,3% sul 2023) | Disallineamento rispetto agli obiettivi comunitari di prevenzione alla fonte |
| Raccolta differenziata | 67,7% del totale (+1% sul 2023) | Superamento stabile del target del 65% ex art. 205 D.Lgs. 152/2006 |
| Tariffazione puntuale (TARIP) | Applicata solo nel 25,2% dei capoluoghi | Mancata valorizzazione dei sistemi tecnologici già installati nel 55% delle città |
| Preparazione per il riuso | Centri attivi nel 19,6% dei capoluoghi | Ritardo strutturale nello sviluppo dei primi livelli della gerarchia europea |
La discrepanza tra prevenzione e raccolta differenziata
L’aumento della produzione pro capite a 507,7 chilogrammi per abitante segnala che la crescita dei consumi e l’uso diffuso di imballaggi monouso continuano a pesare sui volumi complessivi di scarto urbano. Sebbene l’efficienza nella separazione di carta, vetro, plastica e frazione organica registri un’adesione civica superiore al 90%, l’incremento quantitativo assoluto dei rifiuti richiede il potenziamento della capacità degli impianti di trattamento di valorizzare le materie prime seconde, scongiurando colli di bottiglia nei circuiti di riciclaggio.
Lo stallo della tariffazione puntuale e dei centri per il riuso
La mancata estensione della tariffazione puntuale – operativa in appena un quarto dei capoluoghi nonostante oltre la metà disponga già dei dispositivi tecnici di misurazione – priva gli enti locali di una leva economica determinante per incentivare la prevenzione e la qualità dei conferimenti. Tale limite, associato alla presenza marginale dei centri dedicati alla riparazione e al riuso (meno del 20% dei capoluoghi), evidenzia la necessità di orientare gli investimenti verso infrastrutture capaci di allungare il ciclo di vita dei prodotti, trasformando gli scarti in risorse prima ancora del loro conferimento nei circuiti di smaltimento o recupero.


