Nel 2023, la produzione di rifiuti speciali in Italia ha ripreso a salire, segnando un aumento del 1,9% e attestandosi a quasi 164,5 milioni di tonnellate. Un dato che, dopo il calo del biennio precedente, si allinea alla contenuta crescita economica del Paese (+0,7% del PIL) e che vede ancora una volta il settore delle costruzioni come principale motore. Tuttavia, a fronte di questo incremento, il sistema nazionale di gestione dei rifiuti mostra una performance eccezionale sul fronte del recupero di materia, che supera il 73%, mentre continua a diminuire in modo significativo il ricorso alla discarica.
Il documento di riferimento: il rapporto rifiuti speciali 2025 di ISPRA
La fotografia dettagliata del settore è fornita dall’edizione 2025 del “Rapporto Rifiuti Speciali”, pubblicata a luglio dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).
Il documento analizza i dati, relativi all’anno 2023, raccolti tramite il Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) e integrati con metodologie di stima specifiche per superare le esenzioni previste dalla normativa per le piccole imprese. Si tratta della più autorevole fonte di dati a livello nazionale, uno strumento fondamentale per monitorare lo stato di salute dell’economia circolare in Italia, misurare le performance di gestione e orientare le politiche ambientali.
I trend principali della produzione 2023
Dall’analisi dei dati emergono quattro tendenze chiave che hanno caratterizzato il 2023.
Aumento complessivo della produzione
La produzione totale ha raggiunto 164.463.456 tonnellate, con un incremento di oltre 3 milioni di tonnellate rispetto al 2022 (+1,9%). I rifiuti non pericolosi costituiscono la stragrande maggioranza (il 93,8% del totale), con 154,3 milioni di tonnellate (+1,9%), mentre i rifiuti pericolosi si attestano a 10,2 milioni di tonnellate (+1,9%).
Il dominio del settore costruzioni
Il settore delle costruzioni e demolizioni (codici Ateco da 41 a 43) si conferma il principale produttore, generando da solo 83,3 milioni di tonnellate, pari al 50,6% del totale nazionale. Questo flusso di rifiuti ha registrato un aumento del 2,8% rispetto all’anno precedente, spinto dagli incentivi per la riqualificazione energetica e dalle opere pubbliche.
Il ruolo delle attività manifatturiere
Le attività manifatturiere (Ateco da 10 a 33) rappresentano il secondo grande polo di produzione, con 27,7 milioni di tonnellate (il 16,8% del totale). Al loro interno, il comparto della metallurgia (Ateco 24) è il più rilevante, con 7,6 milioni di tonnellate.
Rifiuti Pericolosi
La maggior parte dei rifiuti speciali pericolosi (il 36,1%) proviene dal settore manifatturiero. In particolare, i comparti più impattanti sono la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati, l’industria chimica e farmaceutica, e la produzione di articoli in gomma e materie plastiche, che insieme generano 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi.
La doppia faccia della medaglia: meno discarica, più recupero
A fronte dell’aumento della produzione, il sistema di gestione nazionale risponde con risultati estremamente positivi sul fronte dell’economia circolare. Il dato più significativo è il crollo del ricorso allo smaltimento in discarica, che nel 2023 segna un -11,2% rispetto all’anno precedente.
Parallelamente, il tasso di recupero di materia si consolida su livelli di eccellenza, superando il 73% sul totale dei rifiuti gestiti. Questa performance, tra le migliori in Europa, è trainata principalmente dal riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione e dei metalli, confermando la capacità del settore di trasformare gli scarti in nuove risorse.


