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Accordo Quadro ANCI-CONAI: intesa generale chiusa, la definizione degli Allegati Tecnici ancora aperta. Garantiti i corrispettivi ai Comuni, la partita si gioca sulla qualità delle frazioni.

La gestione dei rifiuti urbani in Italia vive una fase di “transizione nella transizione”. La recente comunicazione del CONAI, datata 30 dicembre 2025, che estende la validità dell’Accordo Quadro con l’ANCI fino al 30 aprile 2026, non è una semplice dilazione burocratica, ma il sintomo di una complessità operativa crescente.

Il nodo degli Allegati Tecnici

Se l’architettura giuridica dell’Accordo (la cosiddette “Parte Generale”) è stata definita, lo scontro e il confronto si sono spostati sui dettagli che determinano la sostenibilità economica del sistema: gli Allegati Tecnici di Filiera.

È qui che si decidono i parametri vitali per i bilanci delle amministrazioni locali e delle aziende di igiene urbana. Non si tratta solo di stabilire il valore economico (euro/tonnellata) riconosciuto dai Consorzi di Filiera (come Corepla per la plastica, Comieco per la carta, ecc.) ai Comuni, ma di definire le fasce di qualità.

Con il mercato delle secondary raw materials che richiede standard di purezza sempre più elevati, i nuovi allegati dovranno ridefinire le soglie di tolleranza per le impurità e le frazioni estranee.

Un inasprimento di questi parametri, senza un adeguato adeguamento dei corrispettivi, rischierebbe di scaricare costi eccessivi sugli Enti Locali. Ecco perché la trattativa richiede mesi aggiuntivi.

L’ombra lunga del Regolamento UE (PPWR)

La proroga al 2026 non può essere letta senza considerare il contesto europeo. Il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) sta riscrivendo le regole del gioco, spostando il focus dal semplice riciclo al riuso e imponendo nuovi criteri di progettazione degli imballaggi (eco-design).

Definire oggi regole tecniche rigide per il prossimo quinquennio, mentre Bruxelles sta ancora calibrando gli atti delegati su cosa sia effettivamente “riciclabile su vasta scala”, sarebbe stato un azzardo.

La proroga serve quindi a “mettere in sicurezza” il sistema italiano, allineando i tempi nazionali con il consolidamento delle direttive comunitarie.

Continuità operativa e finanziaria

Cosa accade nel concreto fino al 30 aprile 2026? Scatta il meccanismo di salvaguardia:

  1. ultra-attività delle condizioni 2020-2024: i Comuni continueranno a percepire i corrispettivi secondo le tabelle attuali, garantendo la copertura dei costi di raccolta differenziata nei Piano Economico-Finanziari (PEF) TARI.
  2. validità modulare: il nuovo Accordo non dovrà attendere necessariamente aprile per entrare in vigore. Il Consorzio ha specificato che l’entrata a regime potrà avvenire non appena saranno sottoscritti almeno due allegati tecnici, permettendo una partenza scaglionata che evita la paralisi del sistema.

In sintesi, l’Italia sceglie la prudenza: meglio un vecchio accordo certo che un nuovo accordo tecnicamente inapplicabile o disallineato rispetto ai target UE.