:

Gestione Pneumatici Fuori Uso (PFU): sale l’eco-contributo 2026. Il sistema legale costretto a finanziare i costi dell’illegalità

Brutte notizie per i consumatori e per la filiera dell’auto: nel 2026 acquistare pneumatici nuovi costerà di più a causa dell’aumento del contributo ambientale (disciplinato dall’ex art. 228 del D.Lgs. 152/2006). Ma dietro al rincaro non c’è solo l’inflazione logistica. I principali Consorzi di filiera hanno dovuto alzare le tariffe per coprire un buco finanziario generato strutturalmente dal fenomeno del “free riding”: pneumatici immessi illegalmente sul mercato che poi finiscono nel circuito di raccolta legale, scaricando i costi su chi rispetta le regole.

La dinamica del rincaro

L’adeguamento al rialzo del contributo PFU è una misura di salvaguardia inevitabile per garantire l’equilibrio economico del sistema.

I costi di raccolta, trasporto e frantumazione della gomma sono esplosi, complice la volatilità dei prezzi energetici. Tuttavia, la voce di costo che pesa di più è quella legata alla gestione dei cosiddetti “extra-flussi” (spesso superiori al 20% del target di raccolta legale): tonnellate di gomme che i gommisti si trovano nei piazzali e che i Consorzi sono obbligati a ritirare per evitare disastri ambientali e accumuli pericolosi, pur non avendo incassato il relativo contributo all’origine.

Il paradosso del Free Riding

Il meccanismo dell’EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) si inceppa quando il mercato è permeabile all’illegalità.

Il problema nasce principalmente dalle vendite online da siti esteri non iscritti al Registro Nazionale Produttori e dall’evasione dell’IVA.

Questi canali creano un flusso parallelo di pneumatici “fantasma”: entrano in Italia senza tracciabilità e senza versare l’eco-contributo.

Quando questi pneumatici arrivano a fine vita, però, rientrano nel sistema legale tramite le officine. Di fatto, i produttori onesti e i consumatori che acquistano regolarmente stanno sovvenzionando lo smaltimento dei prodotti venduti in nero.

La risposta del Ministero: la revisione del D.M. 182/2019

L’aumento delle tariffe è una toppa temporanea, non la soluzione strutturale. Il MASE (Ministero dell’Ambiente) è consapevole della falla e ha avviato un tavolo tecnico per la revisione del D.M. 182/2019.

L’obiettivo è istituire sistemi di tracciabilità informatica avanzata che incrocino i dati doganali con quelli di vendita e del Registro Nazionale. Fino a quando questi strumenti di enforcement non saranno pienamente operativi e capaci di bloccare l’evasione alla fonte, l’unica leva rimasta ai Consorzi per garantire il servizio universale di raccolta è, purtroppo, l’aumento dei corrispettivi.