Importante stretta sulla sicurezza idrica europea. Come previsto dall’art. 13 della Direttiva (UE) 2020/2184 (rifusa), a partire dal 12 gennaio 2026 scatta per tutti gli Stati membri l’obbligo operativo di monitorare i livelli di sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) nelle acque destinate al consumo umano. La misura impone ai gestori idrici di ricercare attivamente questi microinquinanti e attuare azioni drastiche in caso di superamento dei limiti, inclusa la sospensione dell’erogazione, in linea con il recepimento nazionale del D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18.
La nuova governance dei controlli: i parametri tecnici
Dopo la fase transitoria, scatta ora la fase operativa del controllo. Non si tratta più di raccomandazioni: i gestori del Servizio Idrico Integrato e le autorità sanitarie (ASL) devono cercare attivamente i PFAS con metodologie standardizzate. La normativa impone il rispetto di due valori di parametro distinti:
- 0,10 μg/l per la “Somma di PFAS” (un sottoinsieme di 20 sostanze perfluoroalchiliche considerate preoccupanti).
- 0,50 μg/l per “PFAS Totale” (la totalità delle sostanze perfluoroalchiliche). Le linee guida tecniche della Commissione forniscono il protocollo analitico per garantire che il dato rilevato a Milano sia comparabile con quello di Berlino.
Obblighi di comunicazione e intervento (Remediation)
Il meccanismo prevede una trasparenza totale verso Bruxelles. Gli Stati devono inviare i dati sui superamenti dei valori limite, sugli incidenti e sulle eventuali deroghe concesse.
Ma il punto critico è la gestione dell’emergenza: se l’analisi rileva concentrazioni fuorilegge, scatta l’obbligo di intervento immediato ai sensi dell’art. 15 del D.Lgs. 18/2023.
Le misure correttive includono:
- l’installazione di tecnologie di filtrazione avanzata (carboni attivi granulari o osmosi inversa);
- nei casi di contaminazione acuta, la chiusura dei pozzi di captazione e la fornitura sostitutiva alla popolazione.
Il contesto parallelo: la restrizione all’uso (Regolamento REACH)
Mentre la Direttiva Acque agisce “a valle” (sul rubinetto), l’Europa sta lavorando per chiudere il rubinetto dell’inquinamento “a monte”.
È in fase avanzata la proposta di restrizione universale dei PFAS nell’ambito del Regolamento REACH (CE) n. 1907/2006.
L’iniziativa, valutata dai comitati scientifici di ECHA (RAC e SEAC), mira a vietare la produzione, l’immissione sul mercato e l’uso di circa 10.000 sostanze PFAS per tutti gli usi non essenziali. Questo approccio combinato è fondamentale: i gestori idrici non possono sostenere all’infinito i costi della depurazione se l’industria continua a immettere queste molecole persistenti nell’ambiente.
Impatto economico per le Utility
Per le utility dell’acqua e i laboratori ambientali, il 2026 segna un punto di non ritorno tecnologico.
La ricerca dei microinquinanti emergenti richiede strumentazione avanzata (spettrometria di massa ad alta risoluzione) e costi operativi (OPEX) maggiori per la gestione dei filtri esausti, che inevitabilmente impatteranno sulla tariffa idrica e sui piani di investimento d’ambito.


