L’Italia prova a recuperare il ritardo sul riciclo di qualità. È approdato in Parlamento un Disegno di Legge che prevede l’istituzione di un Sistema di Deposito Cauzionale (DRS – Deposit Return System) nazionale per i contenitori monouso di bevande. La proposta, che trova sponde sia nell’opposizione che nella maggioranza, mira ad allineare il Paese agli obiettivi del Regolamento Imballaggi (UE) 2025/40 e della Direttiva SUP, puntando a intercettare gli 8 miliardi di contenitori che ogni anno sfuggono al riciclo.
Come funziona il DRS
Secondo l’articolo 44 del PPWR, entro il 1° gennaio 2029 gli Stati membri devono garantire la raccolta differenziata per il riciclo del 90% in peso delle bottiglie di plastica monouso e dei contenitori per bevande in metallo fino a 3 litri.
Il DDL anticipa l’obbligo automatico previsto dal Regolamento qualora lo Stato non dimostri di aver raggiunto tale target attraverso i sistemi di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) tradizionali.)
Il meccanismo proposto ricalca i modelli di successo già attivi in 18 Paesi UE (come Germania e Lituania).
Al momento dell’acquisto di una bibita in plastica (PET), vetro o alluminio, il consumatore paga una piccola cauzione aggiuntiva (es. 10-20 centesimi). Questa somma viene restituita integralmente quando l’imballaggio vuoto viene riportato in un punto di raccolta (spesso macchinette automatiche Reverse Vending Machines nei supermercati).
Governance del Sistema
Il modello prevede solitamente la creazione di un amministratore centrale “System Operator” (ente no-profit gestito da produttori e GDO) che compensa finanziariamente i flussi.
Il deposito non è una tassa, ma una leva finanziaria che si annulla con la restituzione. I punti vendita, per il servizio di raccolta offerto, ricevono una “handling fee” (commissione di gestione) per coprire i costi logistici e di spazio delle macchinette.)
Obiettivi: closed loop e qualità
Il DDL risponde a un’esigenza industriale precisa: ottenere materiale riciclato di altissima qualità (food grade) per produrre nuove bottiglie (“bottle-to-bottle”). Il sistema attuale della raccolta differenziata stradale, pur efficiente, presenta tassi di impurità che rendono difficile e costoso il riciclo per uso alimentare.
Il DRS, separando i flussi alla fonte, garantisce un materiale pulito e valorizzabile, essenziale per rispettare l’obbligo del 25% di PET riciclato nelle bottiglie previsto dalla normativa UE.
In particolare, secondo il Regolamento (UE) 2022/1616, la necessità di un flusso dedicato deriva dalle norme severe sui materiali a contatto con gli alimenti.
Solo una raccolta selettiva che riduce al minimo la contaminazione incrociata (es. con flaconi di detersivi o altri polimeri non alimentari) permette di ottenere rPET idoneo al contatto alimentare diretto senza processi di decontaminazione eccessivamente energivori, chiudendo il cerchio in modo efficiente.
Il contesto politico e industriale
La discussione si inserisce in un quadro europeo dove il Regolamento 2025/40 impone agli Stati membri di raggiungere il 90% di raccolta separata per le bottiglie in plastica entro il 2029. Se questo target non viene raggiunto con i sistemi attuali, l’introduzione del deposito cauzionale diventa obbligatoria per legge europea.
Il DDL italiano cerca quindi di anticipare questa scadenza, creando un quadro normativo che permetta agli operatori (GDO e produttori di bevande) di organizzarsi per tempo.
Clausola di esenzione condizionata
L’Articolo 44 del PPWR consente di non istituire il DRS solo se lo Stato membro dimostra di aver raggiunto il 90% di raccolta differenziata per due anni consecutivi (2026-2027) tramite i sistemi esistenti.
Dato che i tassi attuali italiani per il PET beverage si attestano intorno al 70-75% (dati COREPLA/CORIPET), il gap del 15% è statisticamente difficile da colmare senza passare al deposito, rendendo la misura quasi inevitabile.


