La sorveglianza chimica europea stringe le maglie. L’Agenzia ECHA ha appena aggiornato la “Candidate List”, l’elenco delle sostanze chimiche estremamente preoccupanti (SVHC), aggiungendo due nuovi composti chimici utilizzati nei processi industriali. Il totale delle sostanze “sotto osservazione” tocca così quota 253. Non si tratta di un semplice aggiornamento burocratico: queste sostanze sono ora ufficialmente candidate a uscire dal mercato nei prossimi anni se non sostituite con alternative più sicure.
Scatta l’allarme nella Supply Chain: cosa fare subito
Per le aziende italiane, l’aggiornamento del 4 febbraio 2026 non ammette distrazioni. Da oggi stesso scattano due obblighi precisi per chiunque immetta sul mercato componenti, semilavorati o prodotti finiti (articoli) contenenti queste sostanze sopra la soglia dello 0,1% in peso.
- dovere di informazione: bisogna comunicare immediatamente al cliente business la presenza della sostanza (per permettere l’uso sicuro).
- trasparenza al consumatore: se un cittadino chiede “c’è quella sostanza nel vostro prodotto?”, l’azienda deve rispondere entro 45 giorni.
Il Database SCIP e la gestione dei rifiuti
C’è poi il fronte rifiuti.
Le aziende devono aggiornare le proprie notifiche nel portale europeo SCIP. Questo database serve ai riciclatori per sapere se, tra 10 anni, quel prodotto che diventa rifiuto conterrà sostanze pericolose da gestire con cautela. Ignorare questi passaggi espone a sanzioni e a rischi reputazionali, dato che il database è consultabile pubblicamente.
Il consiglio operativo è richiedere subito dichiarazioni aggiornate ai propri fornitori di materie prime.


