È finita l’era in cui i grandi marchi potevano bruciare o mandare in discarica le collezioni invendute per proteggere l’esclusività del brand. L’UE ha approvato il modulo ufficiale (Regolamento 2026/2) con cui, dal 2027, le grandi aziende dovranno “confessare” pubblicamente quanti prodotti nuovi buttano via. I dati saranno pubblici: tutti sapranno quante tonnellate di merce un’azienda ha mandato al macero invece di scontarla o donarla.
Tessile nel mirino: la fine del Fast Fashion distruttivo
Per chi vende vestiti e scarpe, la regola è ancora più dura: non solo bisogna dichiarare, ma vige il divieto quasi totale di distruzione. Le deroghe a cui sta lavorando Bruxelles saranno minime (es. prodotti tossici o contraffatti). Non si potrà più dire “lo distruggo perché è passato di moda”.
Cosa fare subito
Le aziende devono ripensare urgentemente la logistica di ritorno (reverse logistics).
Non basta più riprendere il reso dell’e-commerce, bisogna trovare canali industriali per rimetterlo in vendita (second hand), donarlo a enti benefici o riciclarlo davvero (fiber-to-fiber). Distruggere diventerà un danno reputazionale enorme, oltre che illegale.


