Tutte le aziende con più di 50 dipendenti (o dotate di Modello 231) hanno ormai attivato il portale web per le segnalazioni anonime degli illeciti (Whistleblowing), come imposto dalla legge. Ma cosa succede quando arriva effettivamente una segnalazione? Chi la legge? Come viene gestita l’indagine interna senza bruciare la privacy di chi ha denunciato? L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), con il nuovo Piano 2026-2028 appena pubblicato, accende un faro proprio su questa fase critica.
Formazione obbligatoria per i gestori
Il messaggio dell’ANAC alle imprese è netto: gestire una denuncia di corruzione, molestie o frode fiscale non è un compito da affidare “nei ritagli di tempo” a personale non preparato. Il nuovo Piano spinge fortemente sulla necessità di formare i comitati o i referenti interni incaricati di vagliare le segnalazioni.
Un errore nella gestione (ad esempio, far trapelare il nome del segnalante o condurre un’indagine sommaria) espone l’azienda a sanzioni salatissime (fino a 50.000 euro) da parte della stessa ANAC, oltre a distruggere il clima di fiducia interno.
Il ruolo strategico delle Risorse Umane
Le direzioni HR sono chiamate in prima linea: occorre organizzare piani formativi specifici per i referenti Whistleblowing e, parallelamente, campagne di sensibilizzazione per tutti i dipendenti. L’obiettivo non è trasformare l’azienda in uno stato di polizia, ma creare un ambiente in cui le anomalie vengano segnalate e risolte internamente, prima che si trasformino in scandali giudiziari o mediatici che danneggiano irrimediabilmente il brand.


