La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM sul MUD 2026, avvenuta con un lieve sforamento rispetto ai termini di legge, innesca la salvaguardia dei 120 giorni e sposta il traguardo per la presentazione al 3 luglio 2026. Questo slittamento, sebbene offra un prezioso “respiro” alle aziende e agli studi di consulenza, non deve tradursi in un rilassamento dei processi di data gathering. La finestra temporale aggiuntiva è infatti fisiologicamente necessaria per consentire alle Software House che producono gli applicativi gestionali per i rifiuti di recepire le novità architetturali del modello, aggiornare i tracciati record e rilasciare le patch ai clienti, permettendo l’esportazione massiva dei dati dai registri cronologici.
Focus sulle novità: Tracciabilità delle stime e Autorizzazioni
Il centro dell’intervento normativo risiede nelle modifiche applicate a sezioni specifiche, sintomo della volontà del Ministero di affinare la qualità del dato statistico nazionale.
L’aggiornamento della scheda “AUT” impone alle aziende un maggiore rigore nella mappatura dei propri titoli autorizzativi ambientali, incrociando i dati di capacità impiantistica con i flussi effettivamente trattati.
Particolare attenzione merita la revisione della scheda “Materiali secondari”, che riflette l’esigenza europea di monitorare con più precisione i volumi di materie prime seconde (MPS) generate dai processi di recupero (End of Waste).
La vera criticità operativa si annida però nelle nuove istruzioni sulla conservazione delle stime: le aziende che non dispongono di sistemi di pesatura diretta e ricorrono a calcoli volumetrici o stime presuntive per la compilazione del MUD, sono ora soggette a un obbligo di tracciabilità documentale più severo, dovendo conservare e rendere disponibili agli organi di controllo i razionali matematici utilizzati.
La sincronizzazione con il RENTRI
La campagna MUD 2026 (sui dati 2025) rappresenta presumibilmente una delle ultime “prove generali” prima del definitivo assorbimento degli obblighi dichiarativi all’interno dell’ecosistema RENTRI.
I responsabili HSE e i consulenti ambientali devono sfruttare l’elaborazione del MUD di quest’anno per bonificare i database storici, allineare le anagrafiche dei produttori/trasportatori/destinatari e verificare la congruenza dei pesi a destino.
Un MUD 2026 redatto con architetture informative obsolete o dati disallineati rispetto ai formulari cartacei si rivelerà fatale nel momento in cui la medesima base dati dovrà alimentare, a partire da settembre, i registri digitali crittografati e immodificabili del nuovo sistema di tracciabilità nazionale.


