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Fondo UE Anti-Leakage: uno scudo per la manifattura hard-to-abate

n vista del completamento del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), l’Unione Europea propone un fondo temporaneo di compensazione per i settori energivori (acciaio, cemento, chimica). Il documento illustra i meccanismi di accesso al fondo, basati su rigorosi benchmark di efficienza e clausole di condizionalità climatica, volti a prevenire la delocalizzazione industriale e a sostenere la competitività della manifattura pesante europea durante il phase-out delle quote gratuite del sistema ETS.

Proteggere l’integrità industriale durante la transizione al CBAM

Il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS) sta entrando nella sua fase più severa, con un aumento esponenziale del prezzo della CO2 e la riduzione progressiva delle assegnazioni gratuite.

Questo scenario, pur essendo il motore della decarbonizzazione, espone le industrie pesanti al rischio di carbon leakage: lo spostamento della produzione in aree extra-UE dove i costi ambientali sono nulli o irrisori. Il Fondo Anti-Leakage 2028-2029 nasce come un “ammortizzatore climatico” necessario per coprire il gap temporale tra la fine dei sussidi diretti e la piena efficacia dei dazi climatici alle frontiere (CBAM).

La Commissione intende stanziare risorse per compensare i costi indiretti del carbonio che gravano sulle bollette elettriche delle imprese più efficienti, garantendo che l’industria siderurgica e chimica europea rimanga competitiva sui mercati globali.

Clausole di condizionalità: l’aiuto vincolato al “Net-Zero”

A differenza dei vecchi sistemi di aiuto, il Fondo 2028-2029 non prevede erogazioni a pioggia.

L’accesso alle risorse è subordinato al rispetto di rigorosi criteri di condizionalità stabiliti dall’Articolo 10-bis della Direttiva ETS.

Le aziende beneficiarie dovranno presentare e attuare un “Piano di Neutralità Climatica” certificato, dimostrando di investire almeno il 50% del valore del sostegno ricevuto in tecnologie di rottura (Breakthrough Technologies).

Si parla di elettrificazione dei processi ad alta temperatura, installazione di impianti di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) o riconversione dei siti verso l’idrogeno verde. Chi non rispetterà le tappe intermedie del piano di decarbonizzazione sarà obbligato alla restituzione dei fondi, garantendo che lo sforzo finanziario dell’Unione sia finalizzato esclusivamente alla trasformazione ecologica e non al mantenimento di asset obsoleti.

Il ruolo dei “Contratti per Differenza” (CCfDs) e l’impatto sui mercati

Per dare stabilità agli investimenti a lungo termine, il Fondo introdurrà il meccanismo dei Carbon Contracts for Difference (CCfDs). Questo strumento finanziario garantisce alle imprese un prezzo fisso per la CO2 evitata tramite tecnologie innovative, coprendo la differenza tra il prezzo di mercato dei certificati ETS e il costo reale di abbattimento della tecnologia pulita.

Se il prezzo dell’ETS sale sopra la soglia pattuita, l’azienda restituisce l’eccedenza al fondo; se scende, il fondo copre la perdita. Questo meccanismo elimina l’incertezza legata alla volatilità del mercato del carbonio, permettendo alle acciaierie e ai cementifici di pianificare investimenti miliardari con la certezza del ritorno economico. L’obiettivo finale è creare un mercato protetto per i materiali a bassa impronta carbonica, dove la manifattura europea possa eccellere per qualità e sostenibilità.