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La gestione del rischio e la circolarità negli articoli pirotecnici: il ruolo di Cogepir come sistema EPR e la sfida logistica dei materiali pericolosi

Il riconoscimento istituzionale di Cogepir tramite il D.M. 32 del 2 febbraio 2026 segna una transizione fondamentale nell’ingegneria ambientale e logistica del nostro Paese. Stiamo assistendo alla regolarizzazione di una categoria di rifiuti che, per la sua intrinseca instabilità chimico-fisica, ha da sempre rappresentato una criticità drammatica sotto il profilo della sicurezza pubblica.

La persistenza della capacità esplodente e l’inadeguatezza delle filiere ordinarie

Gli articoli pirotecnici (siano essi razzi a paracadute per il soccorso in mare, fumogeni, fuochi d’artificio o generatori di gas per airbag) contengono mescole chimiche altamente reattive — come perclorati, nitrati, metalli pesanti e polvere nera. Come chiarito dalla giurisprudenza e dal D.Lgs. 123/2015, questi articoli mantengono una “persistente capacità esplodente” ben oltre la loro data di scadenza formale.

Per decenni, in assenza di una filiera dedicata, questi oggetti venivano pericolosamente conferiti nell’indifferenziato, abbandonati nell’ambiente (inquinando gravemente le falde acquifere con i perclorati) o, nel peggiore dei casi, stoccati abusivamente. Il nuovo regime di Responsabilità Estesa impone la creazione di una rete logistica iperspecializzata, che sposta radicalmente l’onere della “messa in sicurezza” dai Comuni ai produttori stessi, garantendo standard operativi che i normali termovalorizzatori o impianti di trattamento non potrebbero mai sostenere.

Incrocio normativo: dal Testo Unico Ambientale ai vincoli del TULPS

La vera complessità industriale della missione affidata a Cogepir non risiede solo nel raggiungimento del target di raccolta del 40%, ma nella “doppia conformità” che la sua rete deve garantire.

Il sistema deve incrociare le norme ambientali con le rigidissime prescrizioni del TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) in materia di armi ed esplosivi.

Dal punto di vista operativo, l’intera reverse logistics deve essere ridisegnata:

Raccolta capillare (uno contro zero): istituzione di punti di raccolta sicuri presso i distributori (es. Porti, armerie, negozi di nautica) che permettano ai cittadini di riconsegnare i razzi scaduti senza obbligo di acquisto.

Trasporti ADR esplosivi: utilizzo esclusivo di vettori autorizzati per il trasporto merci pericolose della classe 1.

Depositi certificati: stoccaggio intermedio in bunker ed ex polveriere omologate dalle prefetture.

Distruzione termica: trattamento finale in impianti specializzati (spesso esteri o militari) dotati di forni a distruzione controllata con sistemi di abbattimento dei fumi ad altissima efficienza.

Il D.M. 32/2026 non è dunque una semplice “tassa ambientale”, ma un vero e proprio strumento di Risk Management su scala nazionale.

Costringendo i produttori a fare rete, si disinnesca letteralmente il rischio di abbandoni incontrollati nei nostri mari e nelle nostre città, trasformando un problema di pubblica sicurezza in un processo industriale tracciato millimetro per millimetro.