L’ECHA ha pubblicato i pareri del Comitato per la valutazione dei rischi (RAC) e del SEAC sulla proposta di restrizione REACH per i PFAS, aprendo la consultazione finale fino al 25 maggio 2026. L’analisi approfondisce i 14 questionari settoriali messi a disposizione dall’Agenzia per mappare gli usi critici delle sostanze per- e poli-fluoroalchiliche. Per le imprese italiane, coordinate dal Gruppo PFAS di Confindustria, è fondamentale produrre documentazione tecnica sulle alternative barriera non fluorurate per preservare le filiere del packaging alimentare, del tessile e dell’energia durante la transizione ecologica.
Struttura della consultazione: mappare i 14 settori critici
La consultazione dell’ECHA è strutturata in questionari estremamente specifici per 14 comparti industriali e uno generale.
Tra i settori monitorati con maggiore attenzione figurano il tessile e abbigliamento (TULAC), dove i PFAS sono usati per le finiture idrorepellenti, e il comparto FCM (Food Contact Materials), cruciale per l’allineamento con il PPWR.
Altri ambiti impattati sono l’elettronica (semiconduttori), l’energia (batterie e idrogeno) e le attività minerarie. Ogni settore deve dimostrare se le alternative proposte sono realmente “drop-in” o se richiedono modifiche strutturali ai processi produttivi e alle macchine, con relativi oneri finanziari.
Le imprese devono documentare non solo i costi diretti della sostituzione, ma anche gli impatti indiretti sulla sicurezza dei prodotti e sulla durata dei componenti industriali esposti a temperature o agenti chimici estremi.
Il parere finale del SEAC sarà determinante per la Commissione Europea nel definire se concedere deroghe temporanee standard (5 anni) o estese (12 anni) per quegli usi “essenziali” dove la ricerca e sviluppo non ha ancora prodotto soluzioni tecnicamente mature e sicure.
Obiettivi della restrizione universale e orizzonte REACH
L’obiettivo finale dell’ECHA e degli Stati proponenti (Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia) è l’eliminazione quasi totale del rilascio di PFAS nell’ambiente per prevenire la contaminazione delle acque potabili.
Tuttavia, la complessità tecnica di molti componenti industriali impone un approccio pragmatico.
La partecipazione alla consultazione è dunque l’unica via per l’industria per garantire che la normativa sia sostenibile. I dati raccolti alimenteranno la decisione finale del Comitato REACH, attesa per la fine del 2026, che segnerà l’inizio ufficiale della fase di dismissione delle sostanze eterne dai cicli produttivi europei.


