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Economia del Mare: analisi della piattaforma industriale da 216 miliardi e del fabbisogno di competenze

Il rapporto 2026 analizza il ruolo dell’Economia del Mare come piattaforma strategica per la crescita economica e occupazionale del Paese. Con un valore complessivo superiore a 216 miliardi di euro e circa 2,5 milioni di occupati lungo le filiere dirette e indirette, la Blue Economy si conferma uno dei principali motori di sviluppo, in forte espansione rispetto alla media nazionale. L’analisi evidenzia le trasformazioni in atto nei principali comparti – cantieristica, logistica marittima e filiera ittica – trainate da transizione energetica, digitalizzazione e nuovi equilibri geopolitici, ma segnala anche la necessità di interventi strutturali per colmare il gap tra domanda e offerta di lavoro, che minaccia la competitività del sistema mare italiano.

Infrastruttura economica e moltiplicatore di valore: il cuore blu dell’Italia

L’indagine mette in luce come la Blue Economy sia un pilastro dell’economia italiana, generando il 10% del valore aggiunto nazionale.

L’effetto moltiplicatore di 1,83 significa che ogni euro investito nel mare ne attiva quasi altri due nei settori collegati, come i trasporti, il commercio e l’industria meccanica. La cantieristica navale italiana mantiene il primato mondiale per i segmenti di lusso e passeggeri, mentre la logistica portuale si sta trasformando in un hub digitale attraverso investimenti in blockchain e automazione dei terminal.

La capacità del settore marittimo di integrare l’innovazione tecnologica con la tradizione dei territori costieri rende la filiera italiana un modello globale, capace di attrarre capitali esteri e di guidare la transizione verso combustibili alternativi per la flotta mercantile.

Mancanza di competenze e strategie per il futuro occupazionale

Per sostenere la crescita e colmare il gap occupazionale stimato nei prossimi anni, il rapporto individua tre direttrici prioritarie: semplificazione normativa, innovazione tecnologica e potenziamento degli ITS.

 Nonostante l’elevata richiesta di manodopera specializzata, il settore soffre di un mismatch critico tra domanda e offerta. È urgente investire in percorsi formativi dedicati e in riforme che rendano le carriere marittime più attrattive per i giovani, superando barriere burocratiche obsolete. L’obiettivo è valorizzare pienamente il potenziale industriale del mare, trasformando l’Italia in un laboratorio di sostenibilità marina dove la tutela degli ecosistemi si sposa con una crescita economica robusta e inclusiva, garantendo un futuro occupazionale solido a migliaia di nuovi professionisti della Blue Economy.