Con il Decreto n. 165 del 14 aprile 2026, il Ministero dell’Ambiente ha sancito il fallimento della procedura di incentivi per il vuoto a rendere nelle Zone Economiche Ambientali. La dotazione di 10 milioni di euro, che avrebbe dovuto sostenere la diffusione di imballaggi alimentari riutilizzabili, resterà inutilizzata a causa della mancanza di domande da parte degli operatori. La decisione della Direzione Generale TBM di chiudere il procedimento evidenzia una profonda distanza tra le ambizioni di economia circolare del Piano Clima e la capacità delle imprese situate nelle aree protette di implementare sistemi complessi di logistica di ritorno e sanificazione professionale.
Dettagli normativi e assenza di beneficiari
Il decreto firmato dalla Dirigente Maria Lombardi è categorico: “non risultando alcun beneficiario del contributo economico a fondo perduto, non si è provveduto ad avviare il procedimento volto alla concessione del credito d’imposta”. La misura era legata all’avviso n. 302 del 20/12/2024 e puntava a premiare quegli esercenti che, nel corso dell’anno, avessero applicato sconti significativi ai consumatori in cambio della restituzione del contenitore. L’assenza di istanze indica che il sistema di incentivazione proposto non è stato ritenuto sostenibile o compatibile con le dinamiche di mercato delle ZEA, nonostante il valore ambientale della riduzione del monouso in territori d’eccellenza.
Lezioni per il futuro: verso il Regolamento europeo PPWR
La chiusura di questa procedura rappresenta un monito in vista della piena attuazione del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR). Se da un lato il MASE monitorerà questo insuccesso per tarare meglio i futuri avvisi, dall’altro resta il tema dei costi iniziali di riconversione che, a quanto pare, non sono stati compensati a sufficienza dal mix di aiuti proposto. Per la filiera alimentare di qualità, il passaggio al riuso rimane una sfida aperta che richiede infrastrutture territoriali collettive più che singoli sforzi aziendali. Il fondo da 10 milioni torna in disponibilità del Ministero, in attesa di una revisione dei criteri che possa realmente intercettare le esigenze dei territori più delicati d’Italia.


