L’Unione Europea si appresta a ridefinire radicalmente il ciclo di vita dei veicoli, mettendo in campo una normativa unica destinata a trasformare l’industria automobilistica in un modello di economia circolare. Il percorso per il nuovo regolamento, che governerà ogni fase dall’ecoprogettazione dei veicoli fino alla gestione di quelli fuori uso, è entrato nel suo momento cruciale. Con la definizione della posizione del Parlamento europeo lo scorso 9 settembre 2025, che segue quella del Consiglio UE del 17 giugno, si è completato il quadro negoziale. Ora si apre ufficialmente il trilogo, il confronto finale tra le istituzioni per arrivare a un testo legislativo condiviso che avrà un impatto diretto su uno dei settori industriali più strategici del continente.
Un superamento necessario delle vecchie normative
Questa iniziativa legislativa nasce dalla constatazione che le normative attuali, la Direttiva 2000/53/CE sui veicoli fuori uso e la Direttiva 2005/64/CE sull’omologazione, non sono più adeguate a gestire le sfide moderne. La frammentazione dovuta al loro recepimento nazionale e l’incapacità di tenere il passo con l’evoluzione tecnologica dei veicoli (come la diffusione delle auto elettriche e l’uso di materiali compositi) hanno reso necessario un intervento più organico. Il passaggio da direttive a un regolamento garantirà un’applicazione uniforme in tutti gli Stati membri, creando un vero mercato unico per i veicoli e i materiali riciclati. L’obiettivo è duplice: ridurre l’impatto ambientale di un settore che genera milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno e, al contempo, diminuire la dipendenza dell’Europa dall’importazione di materie prime critiche, recuperandole direttamente dai veicoli a fine vita.
I nodi del trilogo: target ambientali e commercio internazionale
Il cuore del negoziato si concentrerà su alcuni punti chiave dove le posizioni di Consiglio e Parlamento divergono, riflettendo un diverso equilibrio tra ambizione ambientale e pragmatismo industriale.
- contenuto di plastica riciclata: il dibattito su questo punto è emblematico. Il Consiglio UE, rappresentando i governi nazionali, ha proposto un approccio graduale in tre fasi: un obiettivo del 15% di plastica riciclata nei veicoli nuovi entro 6 anni, per poi salire al 20% dopo 8 anni e al 25% dopo 10. Questa visione è vista come più cauta, probabilmente per dare tempo alla filiera del riciclo di adeguarsi. Il Parlamento europeo, invece, chiede una partenza più decisa, fissando l’asticella ad almeno il 20% già dopo 6 anni (mantenendo il target del 25% a 10 anni), con l’intento di stimolare un’innovazione più rapida da parte dei produttori.
- esportazione dei veicoli usati: su questo fronte, il Parlamento ha introdotto una misura di grande impatto. Ha insistito per una distinzione netta e rigorosa tra veicoli “usati” (ancora idonei alla circolazione) e “fuori uso” (rifiuti a tutti gli effetti). La proposta prevede un divieto esplicito di esportazione per questa seconda categoria. La misura mira a chiudere una grave lacuna normativa che permette oggi di esportare rottami verso Paesi terzi, spesso sprovvisti di impianti di trattamento adeguati, causando gravi danni ambientali e sanitari a livello globale.
Il testo finale che emergerà da questo confronto definirà il futuro della sostenibilità nell’automotive, influenzando le strategie di produzione, le catene di approvvigionamento e il mercato del riciclo per i decenni a venire.


