È arrivato lo stop che molti operatori temevano, ma che fa chiarezza una volta per tutte. Se il vostro impianto produce aggregato riciclato certificato “End of Waste” (secondo le nuove regole del decreto Inerti 127/2024), quel materiale non può essere venduto alle discariche per realizzare le coperture giornaliere o finali. Lo ha stabilito il Ministero dell’Ambiente rispondendo a un quesito operativo il 5 febbraio scorso.
La logica: “prodotto” vs “rifiuto”
Il ragionamento è semplice: il decreto che trasforma le macerie in “prodotto” elenca esattamente cosa ci si può fare: strade, piazzali, calcestruzzo, riempimenti. La voce “discarica” non c’è. Quindi, se usate quel materiale certificato (che sulla carta non è più rifiuto) per coprire altri rifiuti, state usando il prodotto in modo improprio. Per il Ministero, questo equivale a gestire un rifiuto senza autorizzazione.
Le alternative per le imprese
Cosa deve fare un impianto che ha sempre fornito materiale di copertura? Ha due strade:
- la via ordinaria: continuare a gestire quel flusso come “rifiuto recuperato” autorizzato specificamente per le discariche (art. 208), senza bollarlo come End of Waste.
- la via burocratica: chiedere alla Provincia un’autorizzazione speciale “caso per caso”, dimostrando con perizie tecniche che quel materiale è sicuro e ha un mercato. Ma attenzione: è una procedura lunga e costosa, da valutare solo per grandi volumi.
Impatto sul mercato
Questa decisione obbliga a rivedere i listini e i formulari. I produttori di aggregati dovranno segregare i lotti: quelli certificati EoW andranno ai cantieri edili, quelli “non EoW” (o autorizzati diversamente) potranno andare alle discariche. Sbagliare destinazione ora significa rischiare sanzioni pesanti per gestione illecita.


