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EPR e microinquinanti: il braccio di ferro al Parlamento UE sulla Direttiva Acque

La Plenaria del Parlamento Europeo del 25 marzo 2026 ha messo a nudo le divergenze sull’attuazione della Direttiva UWWTD e sulle sue implicazioni per l’industria farmaceutica. Al centro della contesa c’è l’introduzione di regimi EPR che obbligherebbero i produttori di medicinali e cosmetici a coprire i costi della fase di depurazione quaternaria per abbattere PFAS e residui chimici. L’analisi esplora le diverse visioni sulla ripartizione dei costi tra settore pubblico e privato e i rischi per l’approvvigionamento dei farmaci essenziali in Europa.

Posizioni della Commissione e stime dei costi pro-capite

La Commissaria Jessika Roswall ha ribadito che la direttiva è fondamentale per la salute pubblica e che l’onere finanziario per l’industria sarà limitato alla fase di trattamento più avanzata.

Secondo le stime della Commissione, il costo totale per i cittadini sarebbe di circa 3,50 euro annui, cifra giudicata sostenibile a fronte dei benefici ecosistemici.

Roswall ha inoltre annunciato che entro il 2033, quando una quota significativa (10-20%) degli impianti sarà operativa, verrà effettuata una valutazione intermedia basata su dati concreti per monitorare eventuali carenze di medicinali o aumenti sproporzionati dei prezzi, garantendo una flessibilità di adattamento del sistema.

Il fronte dei critici: moratoria e autonomia strategica

I gruppi PPE, ECR e PfE hanno guidato il fronte critico, mettendo in dubbio l’affidabilità delle stime ufficiali. Deputati come Oliver Schenk e Letizia Moratti hanno sottolineato che nuovi oneri amministrativi e finanziari rischiano di frenare gli investimenti in ricerca e sviluppo.

La richiesta principale è quella di una moratoria di un anno per allineare la UWWTD con le priorità di difesa dell’autonomia strategica dell’UE nel settore dei farmaci critici. Il timore è che l’industria europea si trovi a competere in condizioni di svantaggio rispetto agli importatori da paesi terzi, qualora il meccanismo EPR non venga applicato in modo omogeneo e trasparente lungo tutta la catena del valore.

La difesa del principio “chi inquina paga” e le prospettive al 2045

Dall’altro lato, i gruppi S&D, Verdi e The Left hanno difeso con fermezza il testo, criticando i tentativi di riaprire accordi già negoziati. Alessandra Moretti e altri deputati hanno ribadito che i costi della pulizia delle acque non devono ricadere sulla fiscalità generale e sui cittadini, ma sulle industrie che immettono microinquinanti nell’ambiente.

Una posizione mediana è emersa in Renew Europe, dove si è chiesto di distinguere tra farmaci essenziali (da tutelare) e generici o cosmetici (da sottoporre a EPR). Il dibattito si è chiuso senza una risoluzione definitiva, ma ha confermato che la partita tecnologica della depurazione nei prossimi 20 anni sarà governata dalla capacità di conciliare la tutela dell’oro blu con la tenuta economica dei settori industriali strategici dell’Unione.