:

Costi occulti e adeguamento delle flotte: l’impatto della classificazione come “rifiuti liquidi” per i lavaggi dei cassonetti

Il recente chiarimento del MASE sulle acque di lavaggio esterno dei cassonetti stradali non è un mero esercizio accademico, ma una decisione che impatta pesantemente sui bilanci (OPEX) e sugli investimenti (CAPEX) delle aziende di igiene urbana (multiutility e cooperative). La classificazione formale di questi reflui come “rifiuti liquidi” (e non come scarichi gestibili fognariamente) rende improvvisamente obsolete o illegali molte delle prassi operative finora tollerate sul territorio.

Le implicazioni

Dal punto di vista tecnico, l’obbligo di intercettare il 100% dell’acqua di lavaggio impone l’acquisto o l’adeguamento di mezzi lava-cassonetti (lavabidoni) a circuito chiuso estremamente sofisticati.

I Fleet Manager dovranno garantire che gli automezzi siano dotati di campane di aspirazione a tenuta stagna e doppi serbatoi (acque chiare/acque di risulta).

Non è più ammesso l’utilizzo di lance idropulitrici libere se i fluidi ricadono sull’asfalto e ruscellano verso i tombini. Questo comporta un aumento drastico dei tempi di cycle time (il tempo per lavare un singolo cassonetto aumenta) e riduce la produttività dei turni di lavoro.

Impatto sui Piani Economico Finanziari (PEF) e sugli appalti TARI

L’obbligo di conferire questi liquidi in impianti di trattamento autorizzati (spesso distanti decine di chilometri dal cantiere operativo) fa esplodere i costi di smaltimento e di trasporto, che fino a ieri molte aziende non avevano preventivato nei propri contratti di servizio.

Per i progettisti dei capitolati comunali e per gli Enti di Governo dell’Ambito (EGA), questo si traduce nella necessità imperativa di aggiornare i Piani Economico-Finanziari (PEF). I maggiori costi di smaltimento e ammortamento dei mezzi a circuito chiuso dovranno essere rendicontati e ribaltati nella tariffa TARI. Ignorare questa classificazione ministeriale espone le aziende al rischio gravissimo di sequestro preventivo dei mezzi da parte della Polizia Provinciale o dei NOE per “traffico e smaltimento illecito di rifiuti”, bloccando di fatto il servizio pubblico.