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UE: stretta sul greenwashing

La Comunità europea vara una stretta sulla pratica del greenwashing. Al via la proposta di direttiva che interviene, andandola a modificare, la normativa comunitaria sul punto, per garantire maggiore trasparenza e affidabilità dei dati e contrastare la diffusione di pratiche commerciali scorrette.

L’obiettivo della procedura operativa

Il Parlamento europeo ha votato[1] ha approvato il testo della nuova direttiva recante Corporate Sustainabilty Reporting Directive (CSRD): con essa le grandi imprese europee devono rendere pubblici, con frequenza regolare, i dati relativi al loro impatto ambientale e sociale[2], ed in particolare, si richiede ai destinatari delle prescrizioni di:

  • comunicare, in modo trasparente, l’impatto dovuto allo svolgimento delle attività sui cicli antropici e naturali, sui diritti umani e sugli standard sociali, sulla base di alcuni criteri comuni in linea con gli obiettivi climatici dell’Ue;
  • essere assoggettati soggette a controlli e certificazioni indipendenti, per dimostrare la veridicità delle informazioni fornite;
  • garantire l’accesso digitale ai propri dati sulla sostenibilità.

Con tale operazione la UE intende:

  • equiparare la rendicontazione sostenibile a quella finanziaria, interessando una platea più ampia di soggetti e non solamente le multinazionali.
  • rafforzare l’economia sociale del Vecchio continente, gettando le basi per standard di trasparenza sulla sostenibilità a livello mondiale.
  • garantire maggiore trasparenza e affidabilità dei dati e contrastare la diffusione di pratiche commerciali scorrette, in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo.

Sono previste dalla bozza licenziata dal parlamento:

  • l’introduzione di obblighi di certificazione delle informazioni sulla sostenibilità;
  • la previsione di requisiti di rendicontazione più dettagliati, con connessi obblighi di diffusione gratuita e accessibile delle relazioni sulla gestione redatte dalle imprese.

La CRSD, in particolare, interviene sulla Direttiva 2013/34/Ue, che riguarda le comunicazioni di informazioni di carattere non finanziario delle imprese.

Il greenwashing

Si tratta di una pratica attraverso la quale le imprese vanno a connotare in senso green i propri processi produttivi, realizzando interventi di facciata e non di sostanza, laddove l’impatto ambientale negativo continua a permanere.

L’azienda fornisce all’esterno un’immagine “verde” alla propria attività svolta.

Lo schema di direttiva intende inoltre estendere il campo di applicazione della direttiva a tutte le grandi imprese, comprese le società quotate nei mercati regolamentati (ad eccezione delle microimprese). Destinatarie degli obblighi anche le imprese di Paesi terzi che generano ricavi netti delle vendite e delle prestazioni superiori a 150 milioni di euro nell’Unione e che hanno un’impresa figlia o una succursale all’interno dell’Ue.

Ora il testo passa al Consiglio Ue per la prosecuzione dell’iter legislativo

I nuovi obblighi in tema di trasparenza

Le nuove entreranno progressivamente tra il 2024 e il 2028, e vedranno inizialmente, dal 1° gennaio 2024, coinvolte le grandi imprese di interesse pubblico (quelle con più di 500 dipendenti) già soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria, con scadenza della pubblicazione dei dati nel 2025

Successivamente l’obbligo, dal 1° gennaio 2025 , interesserà le grandi imprese non ancora soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria (con più di 250 dipendenti e/o 40 milioni di euro di fatturato e/o 20 milioni di euro di attività totali), con scadenza nel 2026.

Da  ultimo, a partire, dal 1° gennaio 2026, saranno coinvolte le piccole e medie imprese, e le altre imprese quotate, con scadenza nel 2027. Le PMI possono scegliere di non partecipare fino al 2028.


[1] Con 525 voti favorevoli, 60 contrari e 28 astensioni,

[2] Essa è stata proposta dalla Commissione europea nell’aprile 2021.

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Presentato a Roma il Rapporto Green Italy 2022

In aumento i contratti green e gli eco-investimenti realizzati dalle nostre Imprese nel 2021. Queste sono alcune delle principali evidenze emerse dal Rapporto Green Italy, realizzato con il compito di illustrare, annualmente, lo stato dell’arte dell’Economia verde nel nostro Paese. Di cosa si tratta e i principali risultati emersi dall’indagine svolta sull’anno 2021.

Di cosa si tratta

Rappresenta un rapporto, sviluppato con cadenza annuale, riguardante la consistenza dell’economia verde nel nostro paese, realizzato con l’obiettivo di evidenziare come l’Italia sia in grado di cogliere le grandi sfide ambientali puntando su innovazione e ricerca, sviluppando il valore economico delle imprese e del Paese.

La prima edizione è stata realizzata nel 2010 e fornisce numeri, territori e settori dell’economia green italiana, al fine di comprendere se, e come, il Made in Italy green può ricoprire un ruolo di protagonista nel mercato internazionale puntando sulla sostenibilità.

Le principali evidenze

Nel 2021 si stima che le attivazioni di contratti green siano state superiori a 1.600 mila unità pari al 34,5% della totalità dei contratti attivati (+443 mila unità). Nel quinquennio 2017-2021, più di 1 impresa su 3 ha effettuato eco-investimenti, 2 imprese su 5 nell’industria manifatturiera, e da sottolineare come la forte crescita degli investimenti delle imprese nelle aree in ritardo (Centro e Mezzogiorno) ha di fatto ridotto gli squilibri territoriali rilevati nelle precedenti indagini.

L’Eco-Innovation Index si prefigge di cogliere i diversi aspetti dell’eco-innovazione. È un indice composito che si sviluppa in 5 dimensioni: 1) input dell’eco-innovazione; 2) attività di eco-innovazione; 3) output dell’eco-innovazione; 4) efficienza delle risorse; 5) risultati socio-economicii.

Secondo questo indice, il posizionamento dell’Italia è ottimale e il punto di forza del nostro Paese viene rappresentato dall’uso efficiente delle risorse: nel quinquennio 2017-2021 più di una impresa su tre ha investito nel green.

Un altro primato italiano viene inoltre costituito dal tasso di riciclo, ovvero di recupero come materia, sulla totalità dei rifiuti, pari all’83,4%, superiore a quello della Germania (70%), Francia (64,5%),  e Spagna (65,3%); sotto questo profilo, la media fatta registrare dai Paesi UE è pari al 53,8%.

Un risultato che determina una riduzione annuale delle emissioni pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate equivalenti di CO2. Cresce nel 2020-2021 anche l’impiego di materia seconda nei settori industriali italiani. L’esempio di maggior rilievo è quello del cartario, settore con una grande tradizione nel riciclo manifatturiero, che nel 2021 ha visto crescere l’impiego di macero al 62,9%, il massimo storico.

Sul tema delle energie rinnovabili, Fondazione Symbola evidenzia come In Italia, viviamo un paradosso: da un lato la disponibilità degli operatori economici ad investire (a fine agosto 2021, le richieste di connessione alla rete di Terna erano pari a 280 GW, quattro volte gli obiettivi che l’Italia si è data al 2030); dall’altra l’estrema lentezza dell’amministrazione pubblica (vedi il ritardo nell’emanazione dei decreti attuativi sulle comunità energetiche rinnovabili o ai tempi autorizzativi e alle opposizioni locali che rallentano l’istallazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili).

Per approfondimenti

Consultare il rapporto green Italy 2022:

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Comunità energetiche nel Lazio: al via la campagna ed il bando per consentirne lo sviluppo

E’ partita, nella Regione Lazio, la campagna “Comunità Energetiche Rinnovabili – Meno inquini, Più risparmi”. Promossa dall’Assessorato alla Transizione Ecologica e Trasformazione Digitale della Regione Lazio mira a favorire la nascita sul territorio delle Comunità Energetiche Rinnovabili

Obiettivo della campagna

Le Comunità vengono considerate dalla Regione Lazio come preziosa opportunità per ridurre i costi in bolletta e le emissioni inquinanti e ottenere così allo stesso tempo benefici economici e ambientali.

Il claim dell’iniziativa è “Aiutiamo il Pianeta risparmiando – Diventa Ambasciatore della Transizione Ecologica”.

Si tratta di un processo di sensibilizzazione a questi temi che apre un percorso importante per famiglie, esercizi commerciali, imprese, comuni, che si troveranno ad essere i veri protagonisti della transizione energetica.

Per maggiori informazioni

Si può consultare è consultabile sul sito della Regione Lazio all’indirizzo www.lazioecologicoedigitale.it/comunitaenergeticherinnovabili,

Qui è possibile trovare tutte le informazioni, le opportunità e i materiali utili scaricabili per conoscere e far conoscere le CER: dai volantini al modulo fac-simile dello statuto giuridico a quello della mozione per i Comuni o altri Enti locali che ne volessero promuovere la nascita sul proprio territorio.

Le dichiarazioni

“Con la campagna sulle Comunità Energetiche Rinnovabili ‘Meno inquini, Più risparmi’ puntiamo a far conoscere uno strumento che, soprattutto in un momento in cui a livello globale è in atto una ‘guerra del gas’, genera almeno tre tipi di benefici: contrasto del caro energia, in quanto contribuisce ad ammortizzare i costi della bolletta grazie al sistema degli incentivi statali per l’autoconsumo collettivo in vigore per vent’anni, ovvero fino al 2040; aria più pulita da respirare nell’ambiente in cui viviamo grazie alle fonti energetiche rinnovabili; supporto alla Pace, in quanto ci emancipiamo dalla dipendenza dalle fonti fossili, come appunto petrolio e gas. – dichiara Roberta Lombardi, assessora alla Transizione Ecologica e Trasformazione Digitale della Regione Lazio – Le CER inoltre, essendo un soggetto giuridico misto, consentono una partecipazione ampia e dal basso praticamente da parte di tutti, dai semplici cittadini alle scuole, dalle imprese agli enti pubblici e del terzo settore. Una grande opportunità a cui come Regione Lazio – annuncia Lombardi – abbiamo dedicato un bando, in uscita nelle prossime settimane, per finanziare gli studi di fattibilità, che rappresentano l’investimento iniziale che la Comunità deve sostenere.

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Smarter Italy: pubblicato il secondo bando

Pubblicato il secondo bando del programma “Smarter Italy: soluzioni innovative per il miglioramento della mobilità delle merci”. Entro il 28 ottobre 2022 occorre presentare le proprie candidature, tramite il portale www.acquistinretepa.it.

Di cosa si tratta

Il programma Smarter Italy del Ministero dello Sviluppo Economico del Ministero dell’Università e della Ricerca e del MID – Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, attuato dall’Agenzia per l’Italia Digitale, si pone l’obiettivo di accelerare la crescita del Paese attraverso l’utilizzo degli appalti innovativi.

Il contenuto specifico della linea di appalto

Il tema

Quasi un terzo del traffico totale in molte città italiane è generato dal trasporto delle merci, spesso realizzato con logiche poco razionali e con mezzi inquinanti e inefficienti. Alle consegne necessarie per le attività commerciali si sono aggiunte, negli ultimi anni, le consegne a domicilio per i privati che acquistano beni materiali on-line.

La crescita dell’e-commerce aggiunge nuove problematiche legate alla mobilità delle merci, soprattutto nell’ultimo miglio (ovvero l’ultima tappa del viaggio delle merci prima di arrivare presso il domicilio finale del cliente).

Le misure di contenimento dell’epidemia da Coronavirus hanno, poi, indotto la popolazione a far ricorso in maniera esponenziale agli acquisti online e al servizio di consegna a domicilio e il sistema ha evidenziato i suoi limiti attuali di risposta alla crescente domanda che, rimasta inevasa, ha costretto gli utenti ad acqusiti in luoghi fisici con rischio di esposizione al contagio.

Comunque, la propensione al ricorso all’e-commerce in questo periodo acquisita è facilmente preventivabile che possa rafforzare anche la domanda futura.

E’ auspicabile l’adozione di misure che possano sfruttare a pieno le potenzialità delle tecnologie emergenti, senza impattare negativamente sull’ambiente e migliorando la qualità della vita e dei trasporti delle persone.

Il contenuto delle proposte da trasmettere

La sfida proposta consiste nell’ideare e sviluppare soluzioni originali di smart mobility che riducano l’impatto della mobilità delle merci sul traffico urbano.

Le soluzioni proposte devono:

  • garantire quantità e tempi di consegna con ordini di grandezza compatibili alle esigenze di mercato;
  • essere sostenibili dal punto di vista economico ed ambientale, preservando la qualità della vita e dei trasporti delle persone.

Le soluzioni ideali dovrebbero mitigare le problematiche tipiche delle consegne nell’ultimo miglio, fornire soluzioni concrete volte a favorire nuove iniziative commerciali e riuscire ad ottimizzare il trasporto di mezzi e persone. 

Il luogo della sperimentazione

La sperimentazione delle soluzioni selezionate potrà avvenire sul territorio dei Comuni di:

L’Aquila, Bari, Cagliari, Catania, Genova, Matera, Modena, Milano, Prato, Roma,Torino e nei “Borghi del Futuro”: Alghero, Bardonecchia, Campobasso, Carbonia, Cetraro, Concorezzo, Ginosa, Grottammare, Otranto, Pantelleria, Pietrelcina, Sestri Levante.

Per inoltrare la domanda

Cliccare qui:

https://survey.appaltinnovativi.gov.it/index.php/348712?lang=it

Chi può partecipare

La partecipazione è aperta a tutti gli operatori siano essi imprese, università, centri di ricerca, enti del terzo settore, persone fisiche, etc. previa trasmissione del modulo di iscrizione alla consultazione di mercato. Il seguente modulo consente di manifestare interesse alla sfida Smart Mobilty

OPEN
Pubblicazione:2022-09-14
Fascia di importo:da 5 a 30 milioni di €
Tipologia procedura:Partenariato per l’innovazione
Proponente:MISE MITD MUR
Appaltante: AgID

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La Gara

L’appalto Smart Mobility, sfida “Soluzioni Innovative per il miglioramento della mobilità delle merci” è una procedura di Partenariato per l’Innovazione, ex articolo 65 del Codice dei Contratti, del valore di € 6 milioni oltre IVA, ed ha ad oggetto attività di ricerca, innovazione fino al successivo acquisto della soluzione.

2022, 14 settembre Bando Sfida 2

2022, 7 settembre Determina a contrarre del Direttore generale di Agid

Il formato word della documentazione, utile a presentare le domande di partecipazione, è reperibile all’interno del portale Acquistinretepa

Scadenza presentazione domande di partecipazione 28/10/2022 ore 13:00 tramite il portale www.acquistinretepa.it

A questo link sono disponibili le Registrazioni degli incontri e la documentazione raccolta durante la consultazione di mercato

Ecobonus 2022 per l’acquisto di veicoli a ridotte emissioni

Previsto dalla Legge di Bilancio 2019, viene disciplinato dal MISE e gestito da Invitalia, l’Agenzia per lo sviluppo. Si tratta di una misura promossa del Ministero dello Sviluppo Economico che offre contributi per l’acquisto di veicoli a ridotte emissioni.

Di cosa si tratta

L’Ecobonus consiste in una integrazione sussidiaria alla vigente normativa europea sulla qualità dell’aria e dell’ambiente, e non si tratta di un provvedimento di sostegno al mercato dei veicoli, ma ha una finalità tutta ambientale.

Chi ne ha diritto

Tre le categorie di soggetti interessati:

  1. le Persone fisiche

Il contributo è concesso alle persone fisiche che acquistano, anche in locazione finanziaria, in Italia dal 16/05/2022 al 31/12/2022 auto, motocicli e ciclomotori mantenendo la proprietà per almeno 12 mesi. Di seguito le categorie ammesse:

Automobili (categoria M1): destinate al trasporto di persone, almeno 4 ruote, massimo 8 posti a sedere (oltre al sedile del conducente):

  • nuove di fabbrica;
  • con emissioni di CO2 non superiori a 135 g/km;
  • Classe Euro 6 o superiore;
  • con prezzo di listino compresi optional (IVA esclusa) non superiore a:
  • fascia 0-20 g/km di CO2: 35 mila euro;
  • fascia 21-60 g/km di CO2: 45 mila euro;
  • fascia 61-135 g/km di CO2: 35 mila euro.
  • Ciclomotori e motocicli (categoria Le): veicoli a due, tre o quattro ruote, appartenenti alle categorie L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e e L7e senza limiti di potenza.

Questi devono essere:

  • nuovi di fabbrica
  • elettrici o non elettrici
  • non elettrici di Classe Euro non inferiore a 5

Si precisa che possono accedere ai contributi previsti per la categoria Le dalla L.178/2020 (vecchio Ecobonus) anche le persone giuridiche e non è previsto il vincolo del mantenimento della proprietà per almeno 12 mesi.

  • Persone giuridiche

Il contributo è concesso alle persone giuridiche che acquistano automobili anche in locazione in Italia dal 16/5/2022 al 31/12/2022 con obbligo di impiego in car sharing con finalità commerciali e mantenimento della proprietà del veicolo per almeno 24 mesi.

Le automobili (categoria M1): destinate al trasporto di persone, almeno 4 ruote, massimo 8 posti a sedere (oltre al sedile del conducente) devono essere:

  • nuove di fabbrica;
  • con emissioni di CO2 non superiori a 60 g/km;
  • Classe Euro 6 o superiore;
  • con prezzo di listino compresi optional (IVA esclusa) non superiore a:
  • fascia 0-20 g/km di CO2: 35 mila euro;
  • fascia 21-60 g/km di CO2: 45 mila euro;
  • PMI

Le PMI, ivi comprese le persone giuridiche, che acquistano anche in locazione in Italia dal 16/5/2022 al 31/12/2022, possono accedere ai contributi per i veicoli commerciali (categoria N1 e N2): veicoli destinati al trasporto di merci.

Questi devono essere:

  • nuovi di fabbrica
  • dotati di Massa Totale a Terra non superiore a 3,5 t per la categoria N1 e non superiore a 12 t per la categoria N2
  • elettrici.

Risorse stanziate

Lo stanziamento totale messo a disposizione dal DPCM 6/4/2022 e dalla L.178/2020 art. 1 comma 691 per l’anno 2022 è pari a euro 670.000.000, suddiviso in categorie, distinte a seconda dell’impatto inquinante, fissato in relazione al livello delle emissioni, all’acquirente e al livello di emissioni.

Per maggiori informazioni

Cliccare qui:

https://ecobonus.mise.gov.it/contributi/risorse-stanziate