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ISPRA: Pubblicata l’analisi sulla disponibilità della risorsa idrica nazionale

In occasione della giornata mondiale dell’acqua, diramati da ISPRA i dati sulla disponibilità della risorsa idrica in Italia.

Le principali evidenze

Secondo ISPRA, nel corso del 2023 l’Italia ha affrontato sfide significative legate al clima, includendo periodi di siccità, precipitazioni record e alluvioni. Tuttavia, rispetto al 2022, ci sono stati segnali di miglioramento, come indicato dalle analisi condotte dall’ISPRA sulla disponibilità di risorse idriche nel nostro Paese.

Secondo le stime del modello idrologico nazionale realizzato da ISPRA, BIGBANG, la disponibilità di risorsa idrica per il 2023 è stimata in 112,4 miliardi di metri cubi, a fronte di un valore di precipitazione totale di 279,1 miliardi di metri cubi. Questi dati rappresentano un lieve miglioramento rispetto al 2022, quando la disponibilità di risorse ha raggiunto il minimo storico dal 1951, con soli 67 miliardi di metri cubi.

Il 2023 ha fatto registrare una riduzione a livello nazionale di circa il 18% della disponibilità rispetto alla media annua dello stesso lungo periodo 1951–2023, risultato dell’effetto combinato di un deficit di precipitazioni – specialmente nei mesi di febbraio, marzo, settembre e dicembre – e di un incremento dei volumi idrici di evaporazione diretta dagli specchi d’acqua e dal terreno.

Per quanto riguarda la siccità, i dati confermano un trend crescente. Nel 2022 circa il 20% del territorio nazionale versa in condizioni di siccità estrema e circa il 40% in siccità severa e moderata. In termini di persistenza delle condizioni di siccità, il 2022 risulta in Italia il terzo per gravità, preceduto solo dal 1990 e dal 2002.

Per maggiori informazioni

https://www.isprambiente.gov.it/pre_meteo/idro/BIGBANG_ISPRA.html

Ministero dell’Ambiente: al via i bandi per realizzare la strategia italiana sullo sviluppo sostenibile

Con la pubblicazione del primo avviso, al via le prime operazioni per poter dar luogo alla strategia italiana sullo sviluppo sostenibile, varata nel Giugno 2022. Saranno gli Enti locali i beneficiari delle risorse. Vediamo cos’è la Strategia e le caratteristiche dell’avviso.

La strategia italiana sullo sviluppo sostenibile

Prima di vedere l’entità dei bandi, una breve sintesi della strategia.

Con essa viene fornito il quadro di azione orientato alla promozione di uno sviluppo che armonizzi aspetti economici, sociali e ambientali, declinando per il contesto nazionale gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delineati dall’ONU.

La strategia punta a implementare i principi dell’Agenda 2030 nel tessuto socioeconomico e politico italiano.

Ciò dovrà avvenire mediante la stesura di un percorso utile ad affrontare sfide pressanti come:

  • cambiamento climatico;
  • disuguaglianze sociali;
  • promozione di un’economia circolare.

Rivista nel 2022 per garantire un futuro prospero e resiliente per le generazioni attuali e future, essa:

  • coordina le iniziative a livello nazionale e locale;
  • promuove le collaborazioni tra enti governativi, organizzazioni non governative, aziende e cittadini,

con l’obiettivo di sviluppare soluzioni innovative e sostenibili.

L’obiettivo finale è quello di creare una società più equa e inclusiva, dove ogni individuo possa godere di un alto livello di benessere senza compromettere le risorse e le opportunità per le future generazioni.

Per maggiori informazioni

https://www.mase.gov.it/pagina/la-snsvs

L’avviso

Con un avviso, il MASE mette a disposizione 5,5 milioni di euro per dare impulso al processo di attuazione sui territori della nuova Strategia Nazionale per lo Sviluppo sostenibile e dell’Agenda 2030, come per la localizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU.

Esso riguarda la sottoscrizione di accordi di collaborazione con Regioni, Province Autonome e Città metropolitane, che diano piena attuazione alle direttrici di azione dei tre “vettori di sostenibilità” della Strategia: coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile, cultura per la sostenibilità e partecipazione.

L’avviso per la presentazione di manifestazioni di interesse, realizzato dalla direzione Economia Circolare del MASE, si sviluppa in continuità con i due precedenti del 2018 e del 2019/2020 che hanno accompagnato il pieno impegno dei territori, portando all’approvazione di diciassette Strategie regionali e provinciali per lo sviluppo sostenibile, insieme a otto agende metropolitane.

Per maggiori informazioni:

https://www.mase.gov.it/bandi/avviso-pubblico-rivolto-regioni-province-autonome-e-citta-metropolitane-la-presentazione-di

Le dichiarazioni del Ministro

 “Cominciamo così – spiega il Ministro Gilberto Pichetto – a dare concreta attuazione alla nuova Strategia, sulla quale prevediamo di investire nel prossimo biennio circa 17 milioni di euro. Presupposto di tutto è la piena connessione e collaborazione con i territori, che devono sentirsi diretti protagonisti – aggiunge il Ministro – di una sfida che si può vincere solo tutti insieme”.

Il MASE continuerà a promuovere la collaborazione con gli enti territoriali, perseguendo l’obiettivo del pieno coinvolgimento nelle attività di attuazione, monitoraggio e rendicontazione della Strategia, ma anche sostenendo nei contesti nazionali e internazionali il ruolo dei territori per la piena realizzazione dell’Agenda 2030. “Con queste azioni – conclude il Ministro Pichetto – l’Italia rappresenta un caso di ‘best practice’ internazionale per la localizzazione degli SDGs”.

Al via il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici

È stato approvato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici

Il Decreto

Con Decreto n. 434 del 21 dicembre 2023, è stato approvato dal MASE il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC). 

Di cosa si tratta

E’ il piano che consente di dare attuazione alla Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (SNAC), approvata con decreto direttoriale n. 86 del 16 giugno 2015 dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è stata avviata l’elaborazione del Piano nazionale di adattamento (PNACC).

Il piano è stato sottoposto a procedimento di VAS.

A giugno del 2020 l’Autorità proponente ex Direzione generale per il clima, l’energia e l’aria del MiTE ha trasmesso all’Autorità competente per la VAS l’istanza di verifica di Assoggettabilità a VAS del Piano nazionale di adattamento, ai sensi dell’art. 12 D.Lgs. 152/2006. Nel mese di ottobre 2020 l’Autorità competente ha determinato che il Piano dovesse essere sottoposto al procedimento di VAS.

Pertanto, a gennaio del 2021 è stata trasmessa all’Autorità competente l’istanza per la Procedura di VAS – fase di scoping, art. 13 D.Lgs. 152/2006. Nel mese di giugno 2021 l’Autorità competente ha comunicato il termine della fase di scoping e ha trasmesso il parere della Sottocommissione VAS della Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale – VIA e VAS (Parere n. 13 del 03/05/2021).

Obiettivo perseguito

Si tratta di offrire uno strumento di indirizzo per la pianificazione e l’attuazione delle azioni di adattamento più efficaci nel territorio italiano, in relazione alle criticità riscontrate, e per l’integrazione dei criteri di adattamento nelle procedure e negli strumenti di pianificazione esistenti.

Inoltre, con esso si intende:

  1. ridurre al minimo i rischi derivanti dai cambiamenti climatici;
  2. migliorare la capacità di adattamento dei sistemi naturali, sociali ed economici;
  3. trarre vantaggio dalle eventuali opportunità che si potranno presentare con le nuove condizioni climatiche.

In particolare, il Piano intende definire quali debbano essere i percorsi settoriali e/o locali di adattamento ai cambiamenti climatici, e ciò attraverso la costituzione di una base comune di dati, informazioni e metodologie di analisi utile a tale scopo.

Si deve, infatti, contenere la vulnerabilità agli impatti dei cambiamenti climatici, aumentare la resilienza agli stessi e a migliorare le possibilità di sfruttamento di eventuali opportunità.

Le parti in cui viene articolato

Esso viene strutturato come di seguito:

La struttura del PNACC è articolata come segue:

1. Il quadro giuridico di riferimento

2. Il quadro climatico nazionale

3. Impatti dei cambiamenti climatici in Italia e vulnerabilità settoriali

4. Misure e azioni del PNACC

5. Finanziare l’adattamento ai cambiamenti climatici

6. Governance dell’adattamento.

Stefano Sassone, intervista a Tg3 Leonardo

Stefano Sassone è tornato sul tema della gestione dei rifiuti radioattivi, di rilevante interesse in questa fine di anno per via della collocazione delle scorie originate dalla produzione dell’energia nucleare nei decenni trascorsi: “Il deposito nazionale dovrà essere costituito da un luogo, in cui il rischio per l’uomo e per l’ambiente dovrà essere nullo, in una struttura in cui il materiale dovrà essere letteralmente tombato, e di conseguenza non potrà essere in grado di emettere alcuna forma di radioattività nei confronti dell’esterno”. Cosa sono le scorie nucleari, quale la differenza con i rifiuti radioattivi e la consistenza del fenomeno in Italia.

Differenze tra scorie e rifiuti

Qual è la differenza tra scorie e rifiuti radioattivi

Le scorie nucleari sono materiali radioattivi, originati dalla produzione di energia nucleare, che possono assumere uno stato fisico solido e/o liquido.

I rifiuti radioattivi sono quelli originati dallo svolgimento delle attività antropiche nel loro complesso, nell’ambito delle quali sono impiegati suddetti materiali radioattivi.

Da dove nascono i rifiuti radioattivi

Pertanto, i rifiuti radioattivi vengono costituiti dalle scorie nucleari e dai materiali di scarto provenienti da altre attività, quali:

  • le attività legate alla medicina nucleare[1];
  • la produzione di talune apparecchiature industriali[2];
  • lo svolgimento di attività di ricerca.

le scorie derivano dall’attività di produzione di energia nucleare, che in Italia si è svolta tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ‘80

E’ sorta, dal 1987 in avanti, anno in cui l’italia ha rinunciato mediante un referendum, al nucleare, l’esigenza di dovere gestire rifiuti, ma in particolare, le scorie radioattive

Sappiamo tutti che le scorie nucleari, e, in generale, rifiuti radioattivi sono pericolosi.

Ciò è dovuto alle radiazioni emesse da queste particelle, da cui è necessario proteggersi; laddove esse siano concentrate oltre una determinata quantità e qualità possono, rappresentare un rischio per la salute dell’uomo e per l’ambiente.

Qualora ciò si verifica, sorge la questione di:

  • come ed in quale modo sia possibile contenere il fenomeno e non recare danni per il genere umano e per le matrici ambientali, ovvero occorre individuarne le corrette modalità di smaltimento;
  • individuare le migliori modalità di smaltimento di tali rifiuti.

Come funziona il ciclo del trattamento

In merito al ciclo di trattamento dei rifiuti radioattivi, occorre puntualizzare che la nostra normativa ambientale sul punto prevede che l’esito della gestione di un rifiuto una volta divenuto tale, in generale possa essere costituito alternativamente dal suo recupero (laddove chi ne realizza la produzione ne scorga la possibilità che esso sia reintrodotto nel ciclo economico perché sussiste un suo valore), oppure dallo smaltimento (ove, al contrario, ciò non avviene).

Al contrario, l’unico esito possibile per il materiale in esame è lo smaltimento.

Qual è il principio fondamentale di gestione dei rifiuti radioattivi

Il principio fondamentale su cui si basa la gestione dei rifiuti radioattivi, ovvero il loro smaltimento, prevede:

  • la loro raccolta;
  • il loro successivo isolamento dall’ambiente (concentrare e trattenere) per un tempo sufficiente a far decadere la radioattività a livelli non più pericolosi per la salute dell’uomo e la salvaguardia dell’ambiente.

Come si svolge il ciclo di trattamento dei rifiuti radioattivi

In particolare, in Italia la gestione delle scorie e dei rifiuti radioattivi, si articola in più fasi:

  1. caratterizzazione, ovvero quella in cui vengono svolte molteplici analisi e misurazioni finalizzare a stabilire determinare le caratteristiche chimico-fisiche e radiologiche della sostanza[3];
  2. trattamento, ovvero quella in cui essi vengono sottoposti a talune operazioni tese a modificare forma fisica e/o composizione chimica, per diminuire il volume e prepararli per la successiva attività di condizionamento[4];
  3. condizionamento, mediante i quali essi è reso vengono resi idonei al trasporto, allo stoccaggio temporaneo e al conferimento[5];
  4. stoccaggio, ovvero il raggruppamento in depositi temporanei dedicati, per consentire l’attenuazione del suo contenuto radiologico, ad un livello tale da indirizzarlo alla soluzione di smaltimento più adeguata
  5. infine, lo smaltimento, che rappresenta il momento del conferimento presso un deposito, dove del rifiuto, in modo definitivo, ne viene chiuso il ciclo di vita.

Come verranno gestite le scorie radioattive

A proposito dello smaltimento e della collocazione del rifiuto radioattivo in deposito, occorre puntualizzare che il nostro paese ha innanzitutto stoccato i rifiuti all’interno di decine di depositi temporanei presenti nel Paese, provenienti per:

  • la maggior parte (e quindi prodotti) dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari;
  • la minore quota dalle quotidiane attività di medicina nucleare, industria e ricerca;

Nel futuro viene previsto il loro accumulo, in via definitiva (ovvero nel loro smaltimento) presso il c.d. “Deposito nazionale”[6], una infrastruttura ambientale di superficie che permetterà di sistemare definitivamente in sicurezza i materiali radioattivi[7].

Verrà costituito dalle strutture per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività e da quelle per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi a media e alta attività (Così, infatti, vengono classificati dal nostro Legislatore), che dovranno essere successivamente trasferiti in un deposito geologico idoneo alla loro sistemazione definitiva;

Insieme al Deposito Nazionale verrà realizzato il Parco Tecnologico, un centro di ricerca aperto a collaborazioni internazionali, nel quale si svolgeranno attività nel campo energetico, della gestione dei rifiuti e dello sviluppo sostenibile[8].

Quali sono i volumi attuali in Italia

La maggiorparte del materiale radioattivo che può nuocere alla salute dell’uomo e dell’ambiente viene costituito dalle scorie radioattive, ovvero è originato dai residui della produzione di energia nucleare;

secondo i dati resi disponibili a riguardo delle scorie nucleari gestite da Sogin[9], la Società pubblica responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, essi sono pari a circa 16.000 metri cubi[10];

La maggiore e rilevante entità dei rifiuti radioattivi è originata dal nostro impegno nel nucleare fra i primi in Europa.

La rilevante entità del dato origina dal fatto che, nel panorama europeo, il nostro Paese rappresenta quello che ha mosso i primi passi nell’utilizzo dell’energia nucleare.

Infatti, risale al 1958, a Latina, la costruzione della prima centrale elettronucleare (si trattava di un reattore raffreddato a gas), e successivamente, tra gli anni Sessanta e gli anni ’80 furono attivate altre tre centrali, l’ultima nel 1981, l’impianto di Caorso, giungendo complessivamente a quattro centrali installate e funzionanti.

Nel novembre 1987, tuttavia, con un referendum gli italiani si espressero a larga maggioranza in favore di tre quesiti che fissavano delle restrizioni all’attività nucleare.

A seguito di questo referendum il Governo italiano decise di fermare il primo di questi, quello di latina (un altro, quello di Garigliano era già fermo, per un guasto, dal 1978), e nel 1990 venne presa anche la decisione definitiva di disattivare gli impianti di Trino e Caorso.

Da quel momento in avanti, è sorta l’esigenza di:

  • mantenere in sicurezza dell’impianto;
  • allontanare il combustibile nucleare esaurito;
  • decontaminare e smantellare le installazioni nucleari;
  • opportunamente gestire e mettere in sicurezza le scorie.

, ovvero, di avviare le c.d. operazioni di “decommissioning”, l’ultima fase del ciclo di vita di un impianto nucleare, che prevede, per il nostro Paese, da ultimo, il loro trasferimento in luogo sicuro, individuato nel c.d. “Deposito Nazionale”[11].

Per vedere la puntata

https://www.rainews.it/tgr/rubriche/leonardo/video/2023/12/TGR-Leonardo-del-15122023-2d0f4350-1be6-4c87-af52-cee0dcdb2499.html

Per vedere l’intervista

https://lnkd.in/dnZhRVmY


[1] Nell’ambito della c.d. “medicina nucleare”, è possibile che talune applicazioni comportino l’utilizzo di tale materiale. E’ il caso di quelle diagnostiche (ad esempio, varie sostanze radioattive sono utilizzate per diagnosticare alcune patologie, in quanto sono in grado di fornire informazioni utili all’elaborazione di immagini), terapeutiche (ad esempio, in talune terapie vengono impiegati radiofarmaci per distruggere le cellule cancerogene); di ricerca (ad esempio per lo svolgimento di talune analisi di laboratorio finalizzate alla produzione dei radiofarmaci e alla definizione ottimale dei loro dosaggi vengono impiegati materiali di questo tipo).

[2] Nello svolgimento di attività industriale, spesso per mezzo di sorgenti sigillate, si dà luogo a radioattività (i.e.: gammagrafia industriale, irraggiamento, ecc…).

[3] La caratterizzazione viene attuata lungo varie fasi del ciclo di vita del rifiuto radioattivo, ordinatamente per: a) definire le modalità di trattamento e condizionamento; b) monitorare l’andamento del processo; c) verificare la correttezza dei trattamenti e del condizionamento eseguiti sul rifiuto.

[4] Il trattamento da effettuare dipende dalle caratteristiche del rifiuto: forma fisica e geometrica, tipo di materiale, contenuto radiologico e chimico.

[5] Ciò prevede cementazione (utilizzando malte cementizie tecnologicamente avanzate e ciascuna adeguata alle specifiche caratteristiche del rifiuto da condizionare), e le relative modalità variazione in funzione delle caratteristiche chimiche e radiologiche del rifiuto.

[6] Il Deposito Nazionale sarà integrato con il territorio, anche dal punto di vista paesaggistico. Infatti, una volta completato il riempimento, sarà ricoperto da una collina artificiale, realizzata con materiali impermeabili, che costituirà un’ulteriore protezione, prevenendo anche eventuali infiltrazioni d’acqua. Tale copertura armonizzerà anche visivamente il Deposito con l’ambiente circostante, mediante un manto erboso.

[7] Il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico sarà costruito all’interno di un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al Deposito e 40 al Parco Tecnologico. All’interno dei 110 ettari del Deposito Nazionale, in un’area di circa 10 ettari, sarà collocato il settore di smaltimento per i rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività e in un’area di circa 10 ettari i quattro edifici di stoccaggio per i rifiuti radioattivi a media e alta attività. I rimanenti 90 ettari sono destinati alle aree di rispetto, agli impianti per la produzione delle celle e dei moduli, all’impianto per il confezionamento dei moduli, agli edifici per il Controllo Qualità, Analisi radiochimiche, e per i servizi a supporto delle attività. Esso sarà costituito da una struttura con barriere ingegneristiche e barriere naturali poste in serie per il contenimento della radioattività, progettata sulla base delle migliori esperienze internazionali e secondo gli standard IAEA (International Atomic Energy Agency) e dell’ente di controllo ISIN. Le barriere ingegneristiche di protezione saranno realizzate con specifici conglomerati cementizi armati, garantiti per confinare la radioattività dei rifiuti per il tempo necessario al suo decadimento a livelli paragonabili agli intervalli di variazione della radioattività ambientale.

[8]Sarà un polo di attrazione per l’innovazione scientifica e tecnologica nell’industria e un richiamo per un’occupazione qualificata.

[9] Le quali provengono dagli otto siti nucleari attivi in Italia fino al termine degli anni ’80 (con riferimento alle centrali di Trino (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta)), dall’impianto Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo (Alessandria) e dai tre impianti di ricerca sul ciclo del combustibile di Saluggia (Vercelli), Casaccia (Roma) e Rotondella (Matera)), e dal reattore ISPRA-1 situato nel complesso del Centro Comune di Ricerca (CCR) della Commissione Europea di Ispra (Varese).

[10] Sogin precisa che i suddetti quantitativi, variano di anno in anno col progredire del mantenimento in sicurezza, del decommissioning e delle modalità di condizionamento dei rifiuti pregressi.

[11] Si tratta del luogo fisico deputato ad accogliere tali rifiuti. A al proposito, il 30 dicembre del 2020, la Sogin, la società pubblica di gestione del nucleare, ha ricevuto il nullaosta del Governo ed il successivo 5 gennaio 2021, ha provveduto a pubblicare sul sito web https://www.depositonazionale.it/ la documentazione completa, il progetto e la carta dei luoghi, tenuta dal 2015 sotto riservatezza assoluta con minaccia di sanzioni penali per chi ne rivelasse dettagli. Viene progettato al fine di contenere il rilascio indesiderato di materiale in grado di arrecare danno all’uomo e all’ambiente, e verrà costituito da una struttura con barriere ingegneristiche e barriere naturali poste in serie per il contenimento della radioattività, progettata sulla base delle migliori esperienze internazionali e secondo gli standard IAEA (International Atomic Energy Agency) e dell’ente di controllo ISIN. Le barriere ingegneristiche di protezione saranno realizzate con specifici conglomerati cementizi armati, garantiti per confinare la radioattività dei rifiuti per il tempo necessario al suo decadimento a livelli paragonabili agli intervalli di variazione della radioattività ambientale.  Nel dettaglio, all’interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle, verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con i rifiuti radioattivi già condizionati, detti manufatti. Nelle celle verranno sistemati definitivamente circa 78.000 metri cubi di rifiuti a molto bassa e bassa attività. Una volta completato il riempimento, le celle saranno ricoperte da una collina artificiale di materiali inerti e impermeabili, che rappresenterà un’ulteriore protezione e permetterà un’armonizzazione dell’infrastruttura con l’ambiente circostante.  In un’apposita area del deposito, sarà realizzato un complesso di edifici idoneo allo stoccaggio di lungo periodo di circa 17.000 metri cubi di rifiuti a media e alta attività, che resteranno temporaneamente al Deposito, per poi essere sistemati definitivamente in un deposito geologico. Le barriere ingegneristiche del Deposito Nazionale e le caratteristiche del sito dove sarà realizzato garantiranno l’isolamento dei rifiuti radioattivi dall’ambiente per oltre 300 anni, fino al loro decadimento a livelli tali da risultare trascurabili per la salute dell’uomo e l’ambiente.

Comunità europea: prosegue l’iter di approvazione del Regolamento Imballaggi

Riuso o riciclo? È questo l’interrogativo cui sta cercando di rispondere la Comunità europea nel riformare la disciplina relativa alla gestione degli imballaggi e dei relativi rifiuti. Sta andando in scena un “tira-e-molla”, tra i vari Paesi che sostengono l’una o l’altra posizione. Facciamo il punto della situazione, con i lavori di stesura del testo ancora non ultimati.

L’approvazione del testo

È stata approvata, lo scorso 22 novembre, al Parlamento Europeo, la proposta di Regolamento imballaggi e rifiuti di imballaggio (PPWR)[1].

Per chi sostiene la posizione del riciclo dei rifiuti, il risultato può essere considerato:

  • come positivo per quanto riguarda le priorità sugli articoli 22 e 26;
  • come negativo per la discriminazione a favore di alcuni materiali e per il cauzionamento

Rimane da sottolineare il buon risultato conseguito complessivamente, considerando la proposta della Commissione europea e la relazione iniziale della relatrice della Commissione ENVI Ries.

In merito ai singoli articoli, si segnala la seguente approvazione.

In merito (art. 22 e Allegato V) vengono ora esentate le le microimprese laddove non è tecnicamente fattibile non utilizzare imballaggi o ottenere l’accesso alle infrastrutture necessarie.

In merito all’esenzione dai divieti su base di Life Cycle Assesment per raccolta differenziata, viene confermato il testo previgente (437 e 499), e altrettanto per il 445 (esenzione per divieti HORECA su base di raccolta differenziata) e 373 (eliminazione degli atti delegati nella revisione della Commissione). 

Circa gli obiettivi di riutilizzo e ricarica (art. 26), vengono attuati emendamenti per:

  • imballaggi da trasporto la deroga di esclusione si limita al solo settore della carta,
  • l’eliminazione delle percentuali di materiale riciclato al 2040 per imballaggi da trasporto;
  • l’esenzione per operatori economici con spazio non superiore a 200 m2 comprese zone stoccaggio, l’esenzione per il latte,
  • l’esenzione per le bevande analcoliche se il tasso di riciclo è dell’ 85%, l’esenzione da tutti gli obiettivi di riutilizzo sulla base di un tasso di riciclaggio dell’85%;
  • la deroga paese basata su raccolta differenziata, e la previsione di esenzioni dal riuso per vino, bevande spiritose e definite dal codice nomenclatura.

 

Prossimi passaggi

Il Consiglio dell’UE, guidato dalla Presidenza Spagnola, sta continuando a discutere il suo testo del Regolamento con l’ambizione di adottare il suo “approccio generale” durante l’ultimo incontro del Gruppo Ambiente, previsto per il prossimo 18 dicembre. A questo proposito, segnaliamo che Confindustria sta continuando l’importante collaborazione con il MASE e la Rappresentanza Italiana presso l’unione europea, tramite i quali stiamo fornendo commenti puntuali alla discussione, basati sulla posizione del Sistema Confindustria.


[1] Gli eurodeputati hanno approvato il testo votato con 426 voti a favore, 125 contrari e 74 astenuti.

Agenzia Europea per l’Ambiente: occorre puntare sullo sviluppo delle biomasse

Il rapporto predisposto dall’ Agenzia Europea per l’Ambiente evidenzia le sfide, i benefici collaterali e i compromessi che devono essere compresi e quantificati affinché la biomassa possa contribuire a raggiungere – e non ostacolare – gli obiettivi del Green Deal europeo.

I temi affrontati nel rapporto

Come la biomassa può aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi climatici e ambientali? In quale modo il cambiamento climatico potrebbe influenzare la produzione di biomassa dell’UE in settori agricolo e forestale? Queste sono alcune questioni affrontate all’interno del rapporto “The European biomass puzzle   Challenges, opportunities and trade-offs around biomass production and use in the EU”, rilasciato lo scorso 8 novembre dall’Agenzia Europea dell’Ambiente.

Quando si parla di biomassa, si tratta di una materia fondamentale per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo.

Si tratta della vegetazione alla base di ecosistemi, mediante la quale è possibile il sequestro del carbonio e la fornitura del cibo e delle materie prime per un’ampia gamma di materiali a base biologica utilizzati in settori quali l’edilizia, l’energia, i trasporti, i mobili e l’industria tessile.

Gli usi della biomassa sono molteplici, e di conseguenza, sussiste una forte concorrenza sul mercato.

È inclusa anche la protezione (non utilizzo) per la natura e la biodiversità.

Cosa prevede in merito il Green Deal

Il Green Deal europeo prevede che la biomassa svolga diversi ruoli in relazione alla sicurezza alimentare ed energetica, alla conservazione della natura, alla riduzione dell’inquinamento e alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici. Tuttavia, la ricerca scientifica indica che non sarà disponibile abbastanza biomassa proveniente dall’UE per svolgere tutti questi ruoli previsti in futuro.

Quali sono gli impieghi della biomassa

Gli impieghi come sostanza secca

In ambito comunitario, abbiamo utilizzato 1,2 miliardi di tonnellate di biomassa nel 2017 sotto forma di sostanza secca, di cui:

  • il 50% è stato utilizzato per alimenti, mangimi e lettiere per il bestiame;
  • il 22% per la bioenergia;
  • il 28% per i materiali.

Gli impieghi come vettore energetico

Il settore della bioenergia utilizza la biomassa sia tramite combustione diretta che per la produzione di biocarburanti. L’uso della biomassa in questo settore è cresciuto dal 2005 grazie agli incentivi politici e nel 2021 la biomassa rappresentava il 56% dell’energia rinnovabile consumata nell’UE.

La biomassa legnosa viene utilizzata anche nell’edilizia, nella produzione di mobili, nella produzione di carta e negli imballaggi e in una vasta gamma di altri settori che necessitano di materiali a base biologica per funzionare.

La provenienza della biomassa

La biomassa viene fornita dagli ecosistemi. La sua produzione ed estrazione possono avere impatti positivi o negativi sulla biodiversità, sulla condizione degli ecosistemi e sulla loro capacità di sequestrare l’anidride carbonica (CO2) dall’atmosfera. Pertanto, l’uso della biomassa deve essere bilanciato con le esigenze di conservazione dell’ecosistema.

Le principali evidenze del rapporto

L’Agenzia sottolinea come occorra dare priorità alla biomassa e individuare, soprattutto, per quali scopi, a causa dei diversi ruoli previsti per la biomassa e della potenziale carenza di fornitura di biomassa in futuro.

Si auspica che gli incentivi politici diano equilibrio tra l’uso della biomassa per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo del 2030, mantenendo gli ecosistemi in buone condizioni e mantenendo la loro capacità di fornire biomassa e sequestro del carbonio a lungo termine.

Quali materie prime/prodotti della biomassa devono avere la priorità e per quali scopi devono essere valutati rispetto ai costi economici e sociali e in relazione alle seguenti funzioni della biomassa evidenziate in questo rapporto:

  1. rimuovere la CO2 dall’atmosfera aumentando il sequestro del carbonio negli ecosistemi europei e garantire lo stoccaggio del carbonio a lungo termine sia nella biomassa vivente che nei prodotti della biomassa;
  2. ridurre il cambiamento climatico e gli impatti ambientali della produzione e del consumo di biomassa all’interno e all’esterno dell’UE e rendere i sistemi di produzione di biomassa più resilienti a tali impatti;
  3. sostituire i materiali a base fossile e minerale nell’economia europea con materiali e prodotti a base biologica per ridurre l’intensità/emissioni di gas serra;
  4. ripristinare la natura e la biodiversità per preservare la diversità dei paesaggi europei;
  5. riutilizzare e riciclare per utilizzare al meglio materiali e prodotti di origine biologica.

Per maggiori informazioni

https://www.eea.europa.eu/publications/the-european-biomass-puzzle

Convegno: “Il nuovo registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti” – Ecomondo – Giovedì 9 Novembre 2023, ore 9.30 – Sala Neri 2 Hall Sud

L’evento, a cura di Direzione Generale Economia Circolare del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e Albo Nazionale Gestori Ambientali, mira a dare la massima diffusione alle informazioni rivolte ai principali stakeholders sul nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti attraverso un confronto tra le parti interessate.

Il Registro elettronico nazionale, oltre a garantire la tracciabilità dei rifiuti a regime, fornirà dati qualificati per le attività di vigilanza e controllo, migliorando il sistema dei controlli da parte delle autorità ad esso preposte. Inoltre, rappresenta un valido strumento finalizzato alla pianificazione e gestione dei flussi di rifiuti e all’individuazione delle eventuali carenze di tipo impiantistico sul territorio nazionale.

Lo schema di regolamento adottato con il D.M. 4 aprile 2023, n.59 è stato predisposto con l’intento di definire un percorso per la digitalizzazione degli adempimenti ambientali, introducendo nuovi modelli per il registro cronologico di carico e scarico e il Formulario di identificazione del Rifiuto (FIR) che, come stabilito dal regolamento, saranno vigenti a partire dal febbraio 2025.

Programma

Moderatore

​Dott. Carlo Zaghi, Dirigente divisione III Vigilanza sulla pianificazione della gestione dei rifiuti e tracciabilità Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

9.30-9.45 Saluti istituzionali
Viceministro On. Vannia Gava, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (TBC)

9.45-10.00 Introduzione e saluti
Ing. Laura D’Aprile, Capo Dipartimento Sviluppo Sostenibile, Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (TBC)

10.00-10.15 Il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti
Dott. Carlo Zaghi, Dirigente divisione III Vigilanza sulla pianificazione della gestione dei rifiuti e tracciabilità, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

10.15-10.45 Attuazione del nuovo sistema di tracciabilità: modalità operative di funzionamento

Dott. Marco Conte, UNIONCAMERE
Dott. Marco Botteri, ECOCERVED

10.45-11.00 Il ruolo del sistema Albo gestori ambientali nell’attuazione del R.E.N.T.Ri
Presidente Ing. Daniele Gizzi, Albo Nazionale Gestori Ambientali

11.00-11.15 Intervento a cura delle forze dell’ordine
Relatore delle Forze dell’ordine (TBC)

11.15-12.15 Interventi programmati delle Associazioni di Categoria

12.15-12.45 Dibattito ed eventuali domande

12.40-13.00 Conclusioni

Silvia Grandi, Direttore Generale Economia Circolare, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

ISPRA: convegno e visita guidata all’orto botanico di Roma

Interessante iniziativa di ISPRA nell’ambito della costruzione del Network Nazionale della Biodiversità. Si terrà il prossimo martedì 24 ottobre, presso l’Orto Botanico, Largo Cristina di Svezia, 23 A – Roma, alle ore 9.30, un convegno nell’ambito dello sviluppo del “Network Nazionale della Biodiversità”. Programma e modalità di partecipazione.

Il tema

Nell’ambito dell’attività di promozione della diffusione delle conoscenze sulla biodiversità tramite piattaforme web e sistemi informativi, ISPRA promuove un incontro finalizzato alla presentazione di NNB quale strumento in grado di facilitare la realizzazione di flussi di raccolta dati nel rispetto dei principali standard internazionali di interoperabilità tecnologica e semantica e di accessibilità e riuso.

Saranno presentati casi d’uso di NNB a supporto di attività istituzionali, di progetti internazionali e nazionali e di iniziative di Citizen science.

Il contesto: la strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030

Si tratta di uno degli impegni assunti nell’ambito della “Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030”, il documento strategico nazionale volto a garantire la conservazione e l’utilizzazione durevole della diversità biologica in Italia.

Dalla sua implementazione ad oggi, il Network Nazionale della Biodiversità (NNB), l’infrastruttura tecnica gestita da ISPRA per conto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), secondo moderni parametri di condivisione e visualizzazione dei dati, permette di rendere accessibili i contenuti delle banche dati fornite dagli enti deputati al monitoraggio della biodiversità e rappresenta un valido strumento per la condivisione di conoscenze sul tema.

Sarà affrontato il tema del coinvolgimento dei cittadini e saranno esposte esperienze maturate nell’ambito di percorsi di educazione e formazione ambientale.

L’incontro è finalizzato alla presentazione di NNB quale strumento in grado di facilitare la realizzazione di flussi di raccolta dati nel rispetto dei principali standard internazionali di interoperabilità tecnologica e semantica e di accessibilità e riuso. Saranno presentati casi d’uso di NNB a supporto di attività istituzionali, di progetti internazionali e nazionali e di iniziative di Citizen science.

Le coordinate

Si terrà il 24 Ottobre 2023, dalle 9 alle 16.30, presso l’Orto Botanico di Roma.

Il programma

Vedi: https://www.isprambiente.gov.it/files2023/eventi/nnb/programma.pdf