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Valutazioni di impatto ambientale: è possibile l’inoltro delle istanze su piattaforma digitale

Con un provvedimento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) è ora possibile, per la trasmissione delle istanze di VIA (Valutazione di impatto Ambientale).

Che cos’è la VIA?

Si tratta di una procedura amministrativa finalizzata ad identificare e valutare gli effetti, positivi e negativi, che un progetto, piano o programma può avere sull’ambiente.

Con essa è possibile descrivere e valutare le conseguenze ambientali di decisioni progettuali prima che vengano prese, consentendo quindi di pianificare e gestire le attività in modo sostenibile.

La procedura è articolata secondo diverse fasi fissati dalle prescrizioni di cui alla Parte II del D.Lgs. n. 152/2006. Esse possono variare leggermente a seconda del contesto normativo e delle caratteristiche specifiche del progetto, ma generalmente includono:

  • Identificazione degli impatti: Si valutano i potenziali impatti sull’ambiente, identificando i componenti ambientali sensibili (ad esempio, aria, acqua, suolo, flora, fauna) che potrebbero essere influenzati dal progetto.
  • Analisi degli impatti: Si analizza la portata, l’intensità, la durata e la frequenza degli impatti identificati, oltre alle loro possibili interazioni.
  • Valutazione degli impatti: Si valutano gli impatti in base ai criteri stabiliti, come la rilevanza, la reversibilità, l’irreversibilità, la significatività, ecc.
  • Identificazione delle misure di mitigazione: Si propongono misure per ridurre o eliminare gli impatti negativi identificati e si valutano i benefici delle misure di mitigazione proposte.
  • Elaborazione di alternative: Quando possibile, si valutano alternative al progetto originale, considerando gli impatti ambientali delle diverse opzioni.
  • Monitoraggio e gestione: Si definiscono le attività di monitoraggio e gestione per garantire che le misure di mitigazione vengano implementate correttamente e che gli impatti siano controllati nel tempo.

La VIA è spesso richiesta dalle autorità competenti come parte del processo di autorizzazione per progetti di grandi dimensioni o potenzialmente impattanti sull’ambiente.

Ha lo scopo di garantire che le decisioni di sviluppo siano prese in modo informato, tenendo conto delle

implicazioni sull’ambiente e sulla sostenibilità a lungo termine.

La digitalizzazione delle istanze

Dal primo febbraio è stata attività la modalità per la trasmissione in via telematica delle istanze per l’avvio del procedimento di VIA (Valutazione Impatto Ambientale). La nuova modalità sostituirà, a regime, l’attuale procedura di trasmissione delle istanze e dei relativi allegati a mezzo posta/brevi manu e/o PEC.

L’invio di tali istanze potrà avvenire, fino al 30 aprile 2024, anche a mezzo posta/brevi manu e/o PEC, secondo le attuali specifiche tecniche per la predisposizione e la trasmissione della documentazione in formato elettronico per le procedure di VAS e VIA, ai sensi del D.Lgs. 152/2006.

Per maggiori informazioni

E’ possibile visitare la pagine del MASE, al seguente indirizzo: https://va.mite.gov.it/it-IT/ps/DatiEStrumenti/Modulistica

Si.Con ’24, Taormina: l’intervento di Stefano Sassone al Convegno sulla bonifica dei siti contaminati

Le risorse finanziarie ed economiche per la realizzazione delle procedure di bonifica possono essere ingenti, ed in particolar modo per i siti di preminente interesse nazionali. Esse si articolano in risorse di origine privata, e risorse di origine pubblica. L’attività in questione genera problematiche di varia natura, ivi comprese anche quelle riguardanti le procedure amministrative relative al tracciamento dei rifiuti da queste originate. Quale l’impatto dell’attività di tracciamento informatico del nuovo sistema sulle attività operative di gestione dei rifiuti derivati dallo svolgimento di questa attività?

Premesse

L’attività di bonifica consiste in un’azione di contrasto ai fenomeni di inquinamento tesa a ridurre o attenuare l’impatto delle sostanze inquinanti che arrecano danno all’uomo e all’ambiente in modo puntiforme, ovvero a riguardo di una determinata area.

L’inquinamento consiste nell’alterazione di equilibri delle componenti ecosistemiche e delle loro relazioni a causa della variazione della composizione chimico-fisiche delle sostanze presenti in una o più matrici ambientali. 

L’area o porzione di territorio, geograficamente definita e determinata, intesa nelle diverse matrici ambientali (suolo, materiali di riporto, sottosuolo ed acque sotterranee) e comprensiva delle eventuali strutture edilizie e impiantistiche presenti.

L’oggetto dell’attività di bonifica è un sito. La normativa, nel TUA al Titolo V, lo definisce come l’area o porzione di territorio, geograficamente definita e determinata, intesa nelle diverse matrici ambientali (suolo, materiali di riporto, sottosuolo ed acque sotterranee) e comprensiva delle eventuali strutture edilizie e impiantistiche presenti.

La generazione dei rifiuti

Come ogni attività produttiva, anche quella di bonifica genera rifiuti, definiti, per origine, come speciali. Alla luce del luogo di intervento e dell’oggetto dell’attività, si presume altresì che la maggiore quota delle sostanze od oggetti generati da questa, siano, per le sostanze (e relativa quantità)  classificate come tali, siano di natura pericolosa.

L’attività di cantiere prevede la possibilità che il rifiuto, così generato, possa essere raggruppato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, a determinate condizioni.

Laddove siano oltrepassate le soglie volumetriche o temporali riguardanti tale raggruppato, il rifiuto deve essere inviato a raccolta.

Il tracciamento dei rifiuti

La raccolta dei rifiuti prevede due possibili esiti del ciclo di vita degli stessi: il recupero, laddove l’autore della produzione individui potenzialità tecniche e/o economiche di recupero dei rifiuti; oppure lo smaltimento, laddove ciò non avvenga.

In entrambe i casi, al termine del deposito temporaneo, ed al fine di evitare forme di deposito incontrollato – o, al peggio, di discarica abusiva – il bonificatore deve provvedere alla loro gestione e quindi al tracciamento dei rifiuti, così come previsto dalla normativa.

Il tracciamento dei rifiuti, ad oggetti, avviene attraverso al compilazione di opportuni documenti in forma cartacea e – laddove rispettate le norme del codice civile sul punto- anche su supporto informatico. Nel 2009 il nostro Paese aveva tentato un unico percorso – quello informatico – per individuare il ciclo di vita dei rifiuti;  tuttavia, l’esperimento è fallito per varie problematiche che hanno indotto le imprese del settore a chiederne l’abrogazione.

Ed oggi, nel 2024, siamo all’indomani del lancio di un nuovo Sistema: dopo il SISTRI, il RENTRI.

Riusciremo, con questo sistema, a supportare la normativa esistente in tema di bonifiche, ad evitare ulteriori forme di inquinamento cui, nella piu’ rilevante delle ipotesi (la rimozione della fonte), l’attività di bonifica mira?

La risposta, se le aspettative verranno rispettate, è positiva: il rifiuto, sia quello da recuperare che quello da smaltire, verrà monitorato piu’ puntualmente rispetto al passato, includendo anche il percorso fatto dal cantiere di bonifica, fino all’impianto di destinazione.

Le modalità, rispetto alle precedenti esperienze, saranno diverse.

L’occasione dell’intervento è quella di vedere come viene gestito, in cantiere, il rifiuto da bonifica, e come questo viene monitorato in uscita da esso, attraverso l’analisi delle potenzialità del RENTRI, che entrerà in vigore a partire dal Dicembre di quest’anno, indagando, altresì sulle nuove funzionalità e caratteristiche che attendono gli operatori.

Per il Video dell’intervista

https://www.linkedin.com/posts/confindustria-cisambiente_la-video-intervista-realizzata-da-taormina-activity-7161658448609173504-RlKZ/?utm_source=share&utm_medium=member_ios

Media

MASE: pubblicato il decreto sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER)

È stato pubblicato, sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il decreto che stimola la nascita e lo sviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili e dell’autoconsumo diffuso in Italia.

L’entrata in vigore

Il Decreto è entrato in vigore lo scoro 24 gennaio, dopo la registrazione della Corte dei Conti e, in precedenza, l’approvazione della Commissione europea.

Le  CER

Si tratta di un insieme di cittadini, piccole e medie imprese, enti territoriali e autorità locali, incluse le amministrazioni comunali, le cooperative, gli enti di ricerca, gli enti religiosi, quelli del terzo settore e di protezione ambientale, che condividono l’energia elettrica rinnovabile prodotta da impianti nella disponibilità di uno o più soggetti associatisi alla comunità. 

In una CER l’energia elettrica rinnovabile può esser condivisa tra i diversi soggetti produttori e consumatori, localizzati all’interno di un medesimo perimetro geografico, grazie all’impiego della rete nazionale di distribuzione di energia elettrica, che rende possibile la condivisione virtuale di tale energia.

L’obiettivo

L’obiettivo principale di una CER è quello di fornire benefici ambientali, economici e sociali ai propri membri o soci e alle aree locali in cui opera, attraverso l’autoconsumo di energia rinnovabile.

Le regole operative del Decreto

Il DM prevede che, entro i successivi trenta giorni, saranno approvate dal MASE, previa verifica da parte dell’ARERA e su proposta del Gestore dei Servizi Energetici. Queste dovranno disciplinare:

  • modalità;
  • tempistiche,

di riconoscimento degli incentivi.

Il testo individua due strade per promuovere lo sviluppo nel Paese delle CER:

  • un contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili, finanziato dal PNRR e rivolto alle comunità i cui impianti sono realizzati nei comuni sotto i cinquemila abitanti che supporterà lo sviluppo di due gigawatt complessivi;
  • una tariffa incentivante sull’energia rinnovabile prodotta e condivisa per tutto il territorio nazionale.

I due benefici sono tra loro cumulabili.

Attraverso il provvedimento sarà dunque favorito lo sviluppo di cinque gigawatt complessivi di impianti di produzione di energia rinnovabile.

Il ruolo del GSE

Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) viene qualificato come soggetto gestore della misura.

Mediante opportuni portali, potrà essere presentare le richieste, entro 45 giorni dall’approvazione delle regole.

Il GSE, inoltre:

  • renderà disponibili sul proprio sito istituzionale (www.gse.it) documenti e guide informative;
  • canali di supporto dedicati, per accompagnare gli utenti nella costituzione delle CER;
  • lancerà una campagna informativa per rendere consapevoli i consumatori dei benefici legati al nuovo meccanismo, in raccordo con il MASE.

A proposito dell’ultimo punto, il primo “step” è già online e consiste in alcune “FAQ” per iniziare ad orientare cittadini, piccole e medie imprese, enti, cooperative e tutti gli altri destinatari del provvedimento.

Sarà presto online sul sito del GSE anche un simulatore per la valutazione energetica ed economica delle iniziative, mentre è già disponibile la mappa interattiva delle cabine primarie su territorio nazionale.

Le dichiarazioni

“Comunità Energetiche Rinnovabili e autoconsumo diffuso – afferma il Ministro Gilberto Pichetto – sono due ingranaggi centrali della transizione energetica del Paese: oggi siamo dunque ancor più vicini a questo atteso obiettivo, che potrà veramente dare una svolta per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia, rafforzandone la sicurezza energetica e avvicinandoci agli obiettivi climatici”.

Per maggiori informazioni

https://www.mase.gov.it/sites/default/files/Decreto%20CER.pdf

https://www.mase.gov.it/sites/default/files/Le%20Comunita%CC%80%20Energetiche%20Rinnovabili%20-%20FAQ_1.pdf

Stefano Sassone interviene in Campidoglio

Nell’ambito di un convegno promosso da “Ripensiamo Roma”, Stefano Sassone è intervenuto, portando la testimonianza di Confindustria Cisambiente.

Come è possibile “ripensare Roma”?

“La capitale sta vivendo, da parecchi anni a questa parte, gli effetti, assolutamente negativi di una gestione del ciclo di vita dei rifiuti che, di certo, non brilla per efficienza, efficacia e trasparenza. Occorre migliorare quantità e qualità degli sbocchi per le varie frazioni, e soprattutto, quella organica, e migliorare la programmazione della gestione dei rifiuti, per cui si rende necessario tradurre le indicazioni del Programma Nazionale sulla Gestione dei rifiuti in azioni concrete, nell’ambito del Piano Regionale, così come prevede la normativa dettata dal TUA, per tutte le nostre Regioni, a strettissimo giro.  È auspicabile, infine, superare le difficoltà strutturali che hanno storicamente caratterizzato le attività del Gestore negli anni, e implementare nell’affidamento in house, reali criteri ambientali minimi, per renderlo ambientalmente sostenibile.”

Queste le dichiarazioni di Stefano Sassone, a margine dell’incontro, che ha visto la partecipazione di Paola Muraro e Corrado Clini.

Per il video dell’intervista

https://www.linkedin.com/posts/confindustria-cisambiente_lintervista-video-a-stefano-sassone-activity-7155670254038188033-cJlg/?utm_source=share&utm_medium=member_ios

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Contributo Ambientale Conai (CAC): pubblicata dal CONAI la guida 2024

Il consorzio nazionale imballaggi (CONAI) ha rilasciato la nuova guida al Contributo Ambientale CONAI (CAC), contenente le informazioni e le indicazioni relative alla gestione degli adempimenti formali utili alla partecipazione al sistema consortile e al versamento del medesimo.

Che cos’è il CONAI

Si tratta di un consorzio privato senza fini di lucro istituito per legge per realizzare il principio di responsabilità estesa (EPR) dei produttori/utilizzatori, in questo caso di imballaggi, a cui aderiscono circa 680 mila imprese.

Attraverso il Contributo Ambientale (CAC) versato dalle aziende, il sistema CONAI può far fronte agli oneri della raccolta differenziata organizzata dai Comuni e delle attività di recupero, riciclo e valorizzazione dei rifiuti di imballaggio.

Le principali novità

Per il 2024 restano confermate le nove fasce ma alcune tipologie di imballaggi in plastica cambiano fascia di appartenenza grazie all’efficientamento dei processi di selezione e al consolidamento della filiera di riciclo. Di seguito si evidenziano i contributi, sottolineando che, in grassetto, sono evidenziate le variazioni contributive.

Per maggiori dettagli si rimanda al sito www.conai.org dove sono presenti le liste con esempi di immagini illustrative delle tipologie di imballaggi:

  • Lista imballaggi plastica nelle fasce contributive dal 1° luglio 2023 (fino al 31 marzo 2024)
  • Lista imballaggi plastica nelle fasce contributive dal 1° aprile 2024

Per una corretta classificazione degli imballaggi in plastica nelle diverse fasce contributive, è necessario consultare anche le definizioni e le precisazioni riportate nelle stesse liste.

Per maggiori informazioni

https://www.conai.org/download/guida-al-contributo-ambientale-2024/