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Piano d’azione per i siti orfani: sbloccati i fondi del PNRR

Con un Decreto direttoriale, il Dicastero ha sboccato le risorse, previste dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR), relative al ripristino dei c.d. “siti orfani”, mediante la realizzazione di un Piano d’Azione programmato dal Governo nel 2021. I profili dell’iniziativa.

Il Piano

Il Piano mira a ripristinare lo stato precedente dei luoghi interessati, per consentire la maggiore tutela delle popolazioni interessante, ovvero residenti in prossimità di queste aree, e, nel contempo, evitare che la contaminazione possa ulteriormente allargarsi al territorio circostante. L’importo delle risorse, tratte dal PNRR, mediante DM Ambiente dello scorso 4 agosto, è pari a 500 milioni di euro, e consistono in fondi erogati a favore di Regioni e Province autonome.

Cosa sono i siti orfani

Si tratta dei “quei siti contaminati che non siano stati bonificati dai responsabili o dai proprietari dei terreni, perché sconosciuti o inadempienti”, con particolare riferimento ad ex discariche, ex inceneritori, fabbriche o cave minerarie dismesse, mattatoi, raffinerie petrolifere, ovvero luoghi dannosi per l’uomo e per l’ambiente, secondo la definizione fornita dal Ministero della Transizione Ecologica.

Si tratta, in definitiva, di luoghi potenzialmente contaminati per i quali il responsabile dell’inquinamento non è individuabile o individuato o se è individuato non ha provveduto agli adempimenti previsti per la bonifica ai sensi del TUA (D.Lgs. n. 152/2006, Testo Unico Ambientale).

Il contenuto dell’art. 17

Nel 2021 il Governo (con DL n. 152, art. 17) aveva previsto l’adozione di un apposito  Piano d’azione per la riqualificazione dei siti orfani al fine  di  ridurre l’occupazione  del  terreno  e  migliorare  il  risanamento   urbano.

Ciò era inserito nelle previsioni  indicate   nella   Misura   M2C4   – investimento 3.4 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, a cura del Ministro della transizione  ecologica,  secondo un’intesa raggiunta in sede di Conferenza unificata di cui  all’articolo  8  del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,

Il MITE aveva precedentemente stabilito:

  • da un lato l’elenco[1] dei suddetti;
  • dall’altro i criteri di ammissibilità[2],

Con un ulteriore intervento il MITE (DM Ambiente 4 agosto 2022) ha stabilito la ripartizione tra Regioni e Province autonome relativi ai fondi del PNRR stanziati nell’ambito della Missione 2, Componente 4, Investimento 3.4, dedicati ai siti orfani oggetto di intervento e concertati con gli Enti territoriali[3].


[1] Individuati con Decreto Direttoriale Mite 22 novembre 2021, n. 222.

[2] Individuati con Decreto Direttoriale Mite 23 febbraio 2022, n. 15.

[3] Ai fini del Piano d’azione si  applicano  le definizioni, l’ambito di applicazione e  i  criteri  di  assegnazione delle risorse previsti dalle disposizioni di attuazione previste dalla normativa (v. art. 1, c. 800, L. n. 145/2018, Legge di bilancio 2019).

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PNRR: pubblicate le graduatorie dei progetti di riciclo

Quasi 660. Sono le proposte che sono state selezione dal Ministero della Transizione Ecologica in risposta ai bandi del PNRR (Piano Nazionale Ripresa e resilienza). Tante le richieste di accesso ai finanziamenti provenienti dalla Comunità europea, rispetto alle disponibilità previste dal Piano. Le componenti della Missione 2, dedicata al tema, e lo stato dell’arte in merito alle richieste.

La missione 2 (“Economia Circolare”) del PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e resilienza, in merito, include le risorse per il miglioramento dei progetti di riciclo nell’ambito della missione 2 (M2) Rivoluzione verde e transizione ecologica, con la quale si prefigge l’obiettivo di colmare le lacune strutturali che ostacolano il raggiungimento di un nuovo e migliore equilibrio fra natura, sistemi alimentari, biodiversità e circolarità delle risorse, in linea con gli obiettivi del Piano d’azione per l’economia circolare varato dall’Unione europea nel marzo del 2020. La Missione si articola in quattro diverse  Componenti.

  • Componente 1 (“Agricoltura sostenibile ed economia circolare”), realizzata con il fine di migliorare la gestione dei rifiuti attraverso il rafforzamento e lo sviluppo di filiere circolari.

A questo scopo, tra gli altri, gli investimenti previsti sono mirati alla infrastrutturazione e digitalizzazione della raccolta differenziata, alla realizzazione di nuovi impianti per il riciclo e la valorizzazione delle frazioni provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani, allo sviluppo tecnologico di filiere industriali strategiche per il raggiungimento degli obiettivi comunitari di riciclaggio e di decarbonizzazione (carta e cartone, plastiche, tessile, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche).

  • componente 2 ( “Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile”), creata con il fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi strategici di decarbonizzazione attraverso importanti linee di riforme e investimenti, incrementando la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, potenziare e digitalizzare le infrastrutture di rete, promuovere la produzione, la distribuzione e gli usi finali dell’idrogeno, incentivare la crescita di un trasporto locale più sostenibile e sviluppare nel nostro Paese catene di fornitura competitive nelle aree a maggior crescita che consentano di ridurre la dipendenza da importazioni di tecnologie ed anzi di farne motore di occupazione e crescita;
  • componente 3 (“Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici”), realizzata con l’obiettivo di agire su una filiera particolarmente strategica.  Fra le misure che la compongono, oltre alla riduzione dei consumi, da cui consegue l’abbattimento delle emissioni di CO2, è significativo anche il riferimento all’esposizione al rischio sismico del nostro Paese e al miglioramento delle condizioni abitati dei cittadini, alleviando fra le altre cose la povertà energetica;
  • componente 4 ( “Tutela del territorio e della risorsa idrica”), predisposta per mettere in campo le azioni necessarie per rendere il Paese più resiliente agli effetti dei cambiamenti climatici, proteggendo la natura e le biodiversità. Nell’ambito di questa il MiTE ha concluso quattro differenti investimenti.

Il plafond dedicato e le graduatorie pubblicate

Gli investimenti previsti dalla M2C1 prevedono appunto un sostegno finanziario alla realizzazione di nuovi impianti per il riciclo e la valorizzazione delle frazioni provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani.

In merito, le richieste ricevute sono 577 proposte, mentre il plafond dedicato è pari a 2,1 miliardi di euro. Per i progetti innovativi invece l’entità del plafond è pari a 600 milioni di euro

La commissione di valutazione ha reso note le prime due graduatorie, relative a:

I progetti selezionati saranno ora sottoposti a un’ulteriore verifica prima dell’approvazione delle graduatorie definitive.

Le graduatorie da pubblicare

In relazione alle proposte sin qui presentate, ancora cinque devono essere pubblicate.

In merito, il MITE ha rinviato la loro pubblicazione al 13 e 20 ottobre e al 20 novembre, in relazione alla numerosità delle istanze pervenute e la complessità delle relative proposte progettuali, per cui la stessa commissione di valutazione.

I numeri, meglio di ogni altra cosa, consentono di comprendere la natura della richiesta:

  • 243 le domande che provengono dall’area meridionale del Paese (più della meta) mentre sono 136 quelle che provengono dal Centro e 89 dal Nord;
  • 468 i progetti selezionati dalla commissione tra le domande fatte pervenire da comuni e gestori del servizio pubblico per l’accesso alla linea d’intervento da quasi mezzo miliardo di euro dedicata all’ammodernamento e realizzazione di impianti per il trattamento e il riciclo dei rifiuti urbani differenziati;
  • oltre 4mila, per un valore complessivo dei progetti di più di 12 miliardi di euro, pari a sei volte l’ammontare disponibile;
  • 109 le proposte progettuali selezionate per l’accesso ai 150 milioni di euro dedicati ai nuovi impianti per il riciclo della plastica[1].

[1] In particolare, sulle domande presentate sull’oggetto, 45 provengono dal meridione, 27 dal Centro e 37 dal Nord (il 35%).

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Cronoprogramma attuazione PNRR: Cingolani firma il Decreto

Adottato il cronoprogramma per l’attuazione del PNRR. Con esso vengono individuate le azioni, gli obiettivi e le misure da perseguire nella definizione delle politiche istituzionali per assicurare un’effettiva transizione verso un’economia di tipo circolare.

La strategia verso un modello di economia circolare passa per l’attuazione del PNRR

Il ministro della Transizione Economica, Prof. Roberto Cingolani ha firmato il Decreto per l’adozione del cronoprogramma di attuazione della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare, il documento che individua le azioni, gli obiettivi e le misure da perseguire nella definizione delle politiche istituzionali per assicurare un’effettiva transizione verso un’economia di tipo circolare. Il cronoprogramma contiene i dettagli relativi alle tempistiche e alle azioni previste dalla Strategia e ne costituisce parte integrante.

La governance della Strategia è affidata all’Osservatorio per l’economia , in corso di istituzione presso il Ministero della Transizione Ecologica. L’Osservatorio avrà anche il compito di monitorare, definire e quantificare i target intermedi e di fornire gli indirizzi per l’eventuale integrazione e aggiornamento del cronoprogramma.

Il report sull’attuazione della Strategia per l’Economia Circolare, comprensivo del cronoprogramma aggiornato, sarà pubblicato annualmente sul sito istituzionale del MITE.

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PNRR, MiTE: 450 milioni per sviluppare la filiera dell’idrogeno verde

Il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ha firmato il Decreto che dà attuazione all’Investimento 5.2 (M2C2) del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La misura mette a disposizione 450 milioni di euro per finanziare progetti finalizzati allo sviluppo della filiera dell’idrogeno verde, elemento fondamentale nel processo di decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti e del terziario.

Il tema

Il Decreto, in fase di registrazione presso la Corte dei Conti, ripartisce le risorse del PNRR tra le diverse linee progettuali individuate per la realizzazione di impianti per la produzione di elettrolizzatori, i macchinari che consentono di scomporre le molecole di acqua in ossigeno e idrogeno, utilizzando energia pulita da fonti rinnovabili.

L’obiettivo dell’Investimento 5.2 è di realizzare entro giugno 2026 una filiera tutta italiana con stabilimenti che producano elettrolizzatori e componenti associati, per una potenza complessiva annua di almeno 1 gigawatt, che consentirà di soddisfare la domanda di idrogeno verde.

Dei 450 milioni complessivi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il Decreto assegna 250 milioni a progetti IPCEI (Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo) per la realizzazione di impianti per la produzione di elettrolizzatori e 200 milioni ad ulteriori progetti che saranno selezionati attraverso avvisi pubblici di prossima pubblicazione, finalizzati alla realizzazione sia di ulteriori impianti per la produzione di elettrolizzatori, sia di impianti per la produzione di componenti a servizi degli elettrolizzatori stessi.

Attraverso questo investimento l’Italia punta a espandere il mercato dell’idrogeno e a diventare leader in un settore altamente innovativo, creando nuove competenze e posti di lavoro.

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“Il PNRR potrà agevolare la transizione ecologica”

Questa la dichiarazione di Stefano Sassone, Direttore Tecnico di Confindustria Cisambiente, intervenuto al convegno organizzato dal Sole 24 Ore. Diversi i temi toccati nel corso della tavola rotonda: dal Programma Nazionale sulla Gestione dei rifiuti (PNGR) al nuovo sistema di tracciabilità RENTRI. Alcuni passaggi dell’intervento.

Il tema del Convegno

Il PNRR rappresenta un’opportunità imperdibile di sviluppo, investimenti e riforme per seguire un percorso di crescita economica a lungo termine per il nostro paese, in ottica di sostenibilità, digitalizzazione, inclusione. A che punto sono le riforme? Se ne è parlato in un convegno organizzato dal Sole 24 ore lo scorso 19 aprile. Per Confindustria Cisambiente, interviene Stefano Sassone.

Qual è la transizione ecologica secondo Confindustria Cisambiente

Quello che stiamo vivendo, come momento storico nel settore di nostro interesse, è particolarmente significativo.

Stiamo assistendo ad una significativa concentrazione di eventi nel giro di poche settimane che sono destinati ad incidere sulla transizione ecologica in corso, da qui ai prossimi anni.

Il primo che occorre citare, senza dubbio, i bandi realizzati dal MITE nell’ambito delle risorse del PNRR: lo scorso 13 marzo sono decorsi i termini per la presentazione dei bandi relativi al Piano Nazionale di ripresa e resilienza, riguardanti una missione e componente specifica (la M2C1), relativa all’impiantistica sui rifiuti, al fine di:

  • ridurre l’obsolescenza degli attuali sistemi di gestione dei rifiuti attraverso il miglioramento e la meccanizzazione della rete di raccolta differenziata
  • la creazione di strutture di trattamento più efficienti, anche al fine di ridurre il numero di procedure di infrazione UE e le disparità regionali
  • la promozione di progetti faro in tema di economia circolare;

A nostro avviso, le risorse devolute attraverso questi bandi, per realizzare questi obbiettivi appena evidenziati, potranno agevolare una transizione ecologica, sottolineando come alcune imprese hanno trovato delle difficoltà.

Le cito il caso di una nostra Azienda che ha presentato un progetto per la realizzazione di un nuovo impianto per il recupero e il riciclaggio di alcune materie plastiche, evidenziando come gli spazi di innovazione richiesti dal bando sono minimi (ad esempio, fra le innovazioni sostanziali si prevedeva il completo affrancamento dal fabbisogno energetico, mediare solare fotovoltaico, producendo elettricità durante le ore di insolazione); ma capirà benissimo che non si tratta di una tecnologia innovativa in termini assoluti.

La maggiore difficoltà era dovuta al fatto che la quota sovvenzionabile riguarda solo la componente innovativa del progetto e risultasse complicato, come sopra spiegato, individuare lo standard attuale di riferimento.

A ogni buon conto, è pacifico che una buona transizione ecologica, nell’ambito del settore dove opera Confindustria Cisambiente, lo sviluppo di un’adeguata infrastruttura impiantistica su tutto il paese.

Laddove le configurazioni sono concentrate per la maggior parte nell’area centro-settentrionale, risulta indispensabile per realizzare un modello di economia circolare convergere gli sforzi del nostro paese nella costruzione di impianti per i flussi di materie prime critiche anche per il sud Italia.

A tale scopo riteniamo che il nascituro Programma Nazionale per la gestione dei rifiuti possa essere un veicolo ideale per agevolare la realizzazione di questo disegno, integrando la strategia italiana sull’economia circolare.

Il PNGR come reale strumento per attuare la transizione ecologica nel settore igiene urbana

L’Italia è carente di impianti per la gestione dei rifiuti e le faccio un esempio in particolare che riguarda tutti noi, come cittadini.

Con il Testo Unico Ambientale, la normativa di riferimento sul tema, fissava un obiettivo di raccolta differenziata dei flussi raccolti sulla superficie pubblica pari al 65% entro il 2012.

Sono passati ben 10 anni, ad oggi il nostro paese si attesta sulla percentuale di poco inferiore al 60% circa, trainata dalle grandi aree industrializzate nel nostro paese, che hanno trovato nel rifiuto una risorsa.

Posto che stiamo parlando di rifiuti che provengono dalle nostre abitazioni, e non di quelli prodotti a seguito dello svolgimento delle attività imprenditoriali (realizzati in misura 4 volte superiore ai primi), l’assenza di impianti di gestione, in particolare per la frazione organica dei rifiuti solidi prodotti in ambito urbano:

  • impedisce  nelle regioni meridionali del nostro paese, da un lato di sfruttare una vera e propria fonte di energia (dal processamento della FORSU, ad esempio, si può ottenere idrogeno);
  • e dall’altro genera un incremento dell’inquinamento atmosferico dovuto alle attività di trasporto, in particolare di migrazioni da queste regioni verso il nord Italia, dov’è l’umido prodotto nelle nostre abitazioni può trovare forme di valorizzazione.

Il programma prevede la devoluzione di importanti risorse per colmare il plant divide.

Ma ciò deve essere fatto in modo razionale e circolare, prevedendo anche configurazioni per taluni flussi non contemplati ed in un framework normativo adeguato:

Ad esempio, nel Piano, nonostante gli auspici presenti nelle bozze che sono girate negli anni scorsi per la modifica del D. Lgs. 99/92, non c’è alcuna indicazione rispetto ai fanghi di depurazione e assimilati.

Ad esempio, abbiamo forti perplessità per quanto riguarda la bozza di regolamentazione end of waste sugli inerti.

In tal senso appare logica la collocazione del programma fra i pilastri più importanti della strategia italiana sull’economia circolare.

Il rapporto tra la strategia italiana sull’economia circolare e la transizione ecologica nel settore dei rifiuti

La strategia italiana sull’economia circolare:

  • è stata concepita ben prima dei bandi del PNRR;
  • del Programma Nazionale per la gestione dei rifiuti;
  • e si pone temporalmente dopo la strategia nazionale per la prevenzione della produzione degli stessi.

Tuttavia, sono proprio questi i pilastri su cui tale strategia si basa, e quindi, a seguito della sua corretta implementazione, non può che beneficiarne l’intero settore dei rifiuti e la transizione di cui stiamo parlando.

Si ricava, dalla lettura del documento che, un modello di economia circolare, nel nostro paese, secondo le indicazioni fornite dal ministero della transizione ecologica:

  • viene legata all’efficace realizzazione del programma di gestione sui rifiuti;
  • ad un ottimale strategia di prevenzione della produzione di rifiuti( che rimane la prima fase gerarchia dei rifiuti, ovvero la prima forma di gestione che deve essere attuata secondo il nostro legislatore); ad un corretto utilizzo delle risorse devolute dal PNRR alla missione sopra richiamata.

Nell’ambito della strategia, infine, viene sottolineato a chiare lettere come la strategia richieda un efficace attività di monitoraggio del ciclo di vita dei rifiuti così come sono oggi prodotti nel nostro paese.

Tracciabilità e transizione ecologica

Proprio in questi giorni stiamo assistendo a due fatti significativi.

Il primo riguarda il rilascio delle bozze relative al nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti, il cosiddetto rentri, basato cioè sull’accumulo di dati riferibili al percorso che rifiuto compie lungo la sua vita, all’interno di un registro elettronico, dove sono raccolti( si tratta di una repository), tutti i dati riconducibili al ciclo di vita da questi compiuti.

Il secondo riguarda il rilascio da parte di uni di una prassi tecnica riguardante proprio il tema della tracciabilità i rifiuti urbani.

Si tratta di due strumenti:

  • aventi differente importanza;
  • complementari tra di loro,

che possono garantire una significativa riduzione dei danni originati le forme del ciclo di vita di gestione dei rifiuti

Laddove siano evitati:

  • attraverso il RENTRI
  • attraverso le prassi tecniche nella tracciabilità dei rifiuti,

danni all’ambiente e all’uomo soprattutto, si può garantire l’implementazione di un modello di economia verde, ovvero approdare a quella transizione ecologica per cui si è giunti a realizzare un dicastero ad hoc, dalle ceneri di quello dell’ambiente della tutela del territorio è del mare, spostando addirittura alcune competenze di natura economica dal ministero dello sviluppo economico, i riconoscendo alle attività di tutela dell’ambiente significative ricadute anche sul piano economico.”

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MITE: pervenute proposte per 12 miliardi di euro sui bandi PNRR

Notevole successo del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR), a giudicare dall’entità complessiva delle proposte effettuate nei confronti del Ministero della Transizione Ecologica (MITE), presieduto dal Prof. Roberto Cingolani.

Le recenti dichiarazioni di Cingolani sullo stato di avanzamento del PNRR

Prima di vedere l’entità del plafond richiesto dai Destinatari, un breve flashback sullo stato dell’arte.

Oramai sulla bocca di tutti, per via delle rilevanti risorse messe a disposizione, il PNRR, secondo le intenzioni del MITE deve essere la punta di un sistema più ampio, costituito da varie forme di incentivi e riforme promosse dal Ministero, da introdurre per raggiungere gli obiettivi 2030 e 2050.

Il Piano dovrà essere l’occasione, soprattutto, per ridurre il divario esistente tra le varie parti del Paese: si pensi al fatto che, secondo il MITE, il Mezzogiorno dovrà essere il destinatario del circa il 40% delle risorse.

Il MITE ha recentemente sottolineato, per via del Ministro, che si rende necessario un particolare sforzo progettuale da parte dei proponenti, affinché questa attenzione ‘ex-ante’ (ad esempio prevedendo in fase di bando una quota da destinare in via prioritaria al Sud) si traduca poi effettivamente in progetti concreti.

Cingolani ha evidenziato che il PNRR sarà sotto la lente di ingrandimento, e opportunamente attenzionato, dall’Unione europea, che ha fissato tappe ed obiettivi da raggiungere (“Milestones e Targets”), e che, in parallelo, per monitorare strettamente questi impegni, il MITE ne aggiungerà di propri, che rappresentano step intermedi nei cronoprogrammi per il raggiungimento degli obiettivi europei.

È importante evidenziare che le M&T europee sono fondamentali, ma non forniscono pienamente il quadro di insieme di avanzamento di tutti gli interventi del PNRR.

Cingolani ipotizza l’aggiudicazione dei bandi già in corso per oltre 2,5 miliardi di euro (‘Impianti di gestione rifiuti e ammodernamento di impianti esistenti’ (1,5 miliardi), ‘Progetti “faro” di economia circolare’ (0,6), ‘Isole Verdi’ (0,2), ‘Interventi per la sostenibilità ambientale dei porti’ (0,27)). Ed anche ‘Sviluppo Agrovoltaico’ (1,1), ‘Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’auto-consumo’ (2,2), ‘Sviluppo del biometano’ (1,92), ‘Rafforzamento smart grid’ (3,61), ‘Interventi su resilienza climatica reti’ (0,5), ‘Sviluppo di sistemi di teleriscaldamento’ (0,2), ‘Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano’ (0,33) (questi ultimi sommano ben 10 miliardi di Euro).

In parallelo concorrono al raggiungimento dei target di decarbonizzazione del PNRR le aste per nuova capacità rinnovabile elettrica, con 3 GW da bandire nel primo semestre (dopo l’aggiudicazione di 1,8 GW a gennaio). Un risultato già importante se confrontiamo l’esito con quello delle aste precedenti: rispetto a una media di circa 500 MW a procedura registrata nelle precedenti sei tornate, nell’ultimo bando si è quasi triplicata la potenza aggiudicata.</li><li>Possibile proseguo del meccanismo FER1 e avvio primi bandi relativi al FER2, il meccanismo di incentivazione delle tecnologie rinnovabili ‘innovative’ (con capacità per il 2022 in corso di definizione).

Le proposte pervenute

Sulla base del plafond messo a disposizione, pari a 2,1 miliardi di euro per la realizzazione di nuovi impianti per il trattamento e il riciclo dei rifiuti, l’ammodernamento di impianti esistenti e la realizzazione di progetti “faro” di economia circolare, sono giunte 4.114 proposte, per un valore complessivo dei progetti di oltre 12 miliardi.

Dal Sud il 45% delle proposte a valere sui fondi del PNRR, fondamentale per rispettare la condizionalità imposta dagli impegni assunti con il Piano (almeno 40% destinazione delle risorse al sud).

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Disponibile on-line, su Amazon on-line shop, il secondo volume de “L’economia circolare dispiegata”, “La gestione dei rifiuti: per Aziende, Cittadini, Enti pubblici”, dedicato a chi vuole approfondire i temi dell’economia ambientale, della gestione dei rifiuti e della relativa disciplina tariffaria, sotto un profilo economico, legislativo e tributario.

E’ in libreria e sullo shop-on line di Amazon, il mio nuovo volume dedicato alle “Procedure Autorizzative Ambientali IIa Edizione. Cosa cambia con il “Semplificazioni bis” (DL n. 77/2021/)”.

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Le “Procedure Ambientali” costituisce il primo volume della nuova collana dal titolo “L’Economia circolare dispiegata”, il visibile filo rosso che lega assieme le diverse monografie che la compongono, ciascuna delle quali è stata sviluppata con l’obiettivo di evidenziare i principi cui dovrebbero essere ispirati i modi di operare di cittadini, imprese, e pubbliche amministrazioni chiamati ad implementarli, i quali possono rendere, se correttamente attuati, “circolare” il nostro sistema economico. Per acquistare la tua copia, clicca qui!