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PNRR, MiTE: 450 milioni per sviluppare la filiera dell’idrogeno verde

Il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ha firmato il Decreto che dà attuazione all’Investimento 5.2 (M2C2) del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La misura mette a disposizione 450 milioni di euro per finanziare progetti finalizzati allo sviluppo della filiera dell’idrogeno verde, elemento fondamentale nel processo di decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti e del terziario.

Il tema

Il Decreto, in fase di registrazione presso la Corte dei Conti, ripartisce le risorse del PNRR tra le diverse linee progettuali individuate per la realizzazione di impianti per la produzione di elettrolizzatori, i macchinari che consentono di scomporre le molecole di acqua in ossigeno e idrogeno, utilizzando energia pulita da fonti rinnovabili.

L’obiettivo dell’Investimento 5.2 è di realizzare entro giugno 2026 una filiera tutta italiana con stabilimenti che producano elettrolizzatori e componenti associati, per una potenza complessiva annua di almeno 1 gigawatt, che consentirà di soddisfare la domanda di idrogeno verde.

Dei 450 milioni complessivi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il Decreto assegna 250 milioni a progetti IPCEI (Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo) per la realizzazione di impianti per la produzione di elettrolizzatori e 200 milioni ad ulteriori progetti che saranno selezionati attraverso avvisi pubblici di prossima pubblicazione, finalizzati alla realizzazione sia di ulteriori impianti per la produzione di elettrolizzatori, sia di impianti per la produzione di componenti a servizi degli elettrolizzatori stessi.

Attraverso questo investimento l’Italia punta a espandere il mercato dell’idrogeno e a diventare leader in un settore altamente innovativo, creando nuove competenze e posti di lavoro.

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“Il PNRR potrà agevolare la transizione ecologica”

Questa la dichiarazione di Stefano Sassone, Direttore Tecnico di Confindustria Cisambiente, intervenuto al convegno organizzato dal Sole 24 Ore. Diversi i temi toccati nel corso della tavola rotonda: dal Programma Nazionale sulla Gestione dei rifiuti (PNGR) al nuovo sistema di tracciabilità RENTRI. Alcuni passaggi dell’intervento.

Il tema del Convegno

Il PNRR rappresenta un’opportunità imperdibile di sviluppo, investimenti e riforme per seguire un percorso di crescita economica a lungo termine per il nostro paese, in ottica di sostenibilità, digitalizzazione, inclusione. A che punto sono le riforme? Se ne è parlato in un convegno organizzato dal Sole 24 ore lo scorso 19 aprile. Per Confindustria Cisambiente, interviene Stefano Sassone.

Qual è la transizione ecologica secondo Confindustria Cisambiente

Quello che stiamo vivendo, come momento storico nel settore di nostro interesse, è particolarmente significativo.

Stiamo assistendo ad una significativa concentrazione di eventi nel giro di poche settimane che sono destinati ad incidere sulla transizione ecologica in corso, da qui ai prossimi anni.

Il primo che occorre citare, senza dubbio, i bandi realizzati dal MITE nell’ambito delle risorse del PNRR: lo scorso 13 marzo sono decorsi i termini per la presentazione dei bandi relativi al Piano Nazionale di ripresa e resilienza, riguardanti una missione e componente specifica (la M2C1), relativa all’impiantistica sui rifiuti, al fine di:

  • ridurre l’obsolescenza degli attuali sistemi di gestione dei rifiuti attraverso il miglioramento e la meccanizzazione della rete di raccolta differenziata
  • la creazione di strutture di trattamento più efficienti, anche al fine di ridurre il numero di procedure di infrazione UE e le disparità regionali
  • la promozione di progetti faro in tema di economia circolare;

A nostro avviso, le risorse devolute attraverso questi bandi, per realizzare questi obbiettivi appena evidenziati, potranno agevolare una transizione ecologica, sottolineando come alcune imprese hanno trovato delle difficoltà.

Le cito il caso di una nostra Azienda che ha presentato un progetto per la realizzazione di un nuovo impianto per il recupero e il riciclaggio di alcune materie plastiche, evidenziando come gli spazi di innovazione richiesti dal bando sono minimi (ad esempio, fra le innovazioni sostanziali si prevedeva il completo affrancamento dal fabbisogno energetico, mediare solare fotovoltaico, producendo elettricità durante le ore di insolazione); ma capirà benissimo che non si tratta di una tecnologia innovativa in termini assoluti.

La maggiore difficoltà era dovuta al fatto che la quota sovvenzionabile riguarda solo la componente innovativa del progetto e risultasse complicato, come sopra spiegato, individuare lo standard attuale di riferimento.

A ogni buon conto, è pacifico che una buona transizione ecologica, nell’ambito del settore dove opera Confindustria Cisambiente, lo sviluppo di un’adeguata infrastruttura impiantistica su tutto il paese.

Laddove le configurazioni sono concentrate per la maggior parte nell’area centro-settentrionale, risulta indispensabile per realizzare un modello di economia circolare convergere gli sforzi del nostro paese nella costruzione di impianti per i flussi di materie prime critiche anche per il sud Italia.

A tale scopo riteniamo che il nascituro Programma Nazionale per la gestione dei rifiuti possa essere un veicolo ideale per agevolare la realizzazione di questo disegno, integrando la strategia italiana sull’economia circolare.

Il PNGR come reale strumento per attuare la transizione ecologica nel settore igiene urbana

L’Italia è carente di impianti per la gestione dei rifiuti e le faccio un esempio in particolare che riguarda tutti noi, come cittadini.

Con il Testo Unico Ambientale, la normativa di riferimento sul tema, fissava un obiettivo di raccolta differenziata dei flussi raccolti sulla superficie pubblica pari al 65% entro il 2012.

Sono passati ben 10 anni, ad oggi il nostro paese si attesta sulla percentuale di poco inferiore al 60% circa, trainata dalle grandi aree industrializzate nel nostro paese, che hanno trovato nel rifiuto una risorsa.

Posto che stiamo parlando di rifiuti che provengono dalle nostre abitazioni, e non di quelli prodotti a seguito dello svolgimento delle attività imprenditoriali (realizzati in misura 4 volte superiore ai primi), l’assenza di impianti di gestione, in particolare per la frazione organica dei rifiuti solidi prodotti in ambito urbano:

  • impedisce  nelle regioni meridionali del nostro paese, da un lato di sfruttare una vera e propria fonte di energia (dal processamento della FORSU, ad esempio, si può ottenere idrogeno);
  • e dall’altro genera un incremento dell’inquinamento atmosferico dovuto alle attività di trasporto, in particolare di migrazioni da queste regioni verso il nord Italia, dov’è l’umido prodotto nelle nostre abitazioni può trovare forme di valorizzazione.

Il programma prevede la devoluzione di importanti risorse per colmare il plant divide.

Ma ciò deve essere fatto in modo razionale e circolare, prevedendo anche configurazioni per taluni flussi non contemplati ed in un framework normativo adeguato:

Ad esempio, nel Piano, nonostante gli auspici presenti nelle bozze che sono girate negli anni scorsi per la modifica del D. Lgs. 99/92, non c’è alcuna indicazione rispetto ai fanghi di depurazione e assimilati.

Ad esempio, abbiamo forti perplessità per quanto riguarda la bozza di regolamentazione end of waste sugli inerti.

In tal senso appare logica la collocazione del programma fra i pilastri più importanti della strategia italiana sull’economia circolare.

Il rapporto tra la strategia italiana sull’economia circolare e la transizione ecologica nel settore dei rifiuti

La strategia italiana sull’economia circolare:

  • è stata concepita ben prima dei bandi del PNRR;
  • del Programma Nazionale per la gestione dei rifiuti;
  • e si pone temporalmente dopo la strategia nazionale per la prevenzione della produzione degli stessi.

Tuttavia, sono proprio questi i pilastri su cui tale strategia si basa, e quindi, a seguito della sua corretta implementazione, non può che beneficiarne l’intero settore dei rifiuti e la transizione di cui stiamo parlando.

Si ricava, dalla lettura del documento che, un modello di economia circolare, nel nostro paese, secondo le indicazioni fornite dal ministero della transizione ecologica:

  • viene legata all’efficace realizzazione del programma di gestione sui rifiuti;
  • ad un ottimale strategia di prevenzione della produzione di rifiuti( che rimane la prima fase gerarchia dei rifiuti, ovvero la prima forma di gestione che deve essere attuata secondo il nostro legislatore); ad un corretto utilizzo delle risorse devolute dal PNRR alla missione sopra richiamata.

Nell’ambito della strategia, infine, viene sottolineato a chiare lettere come la strategia richieda un efficace attività di monitoraggio del ciclo di vita dei rifiuti così come sono oggi prodotti nel nostro paese.

Tracciabilità e transizione ecologica

Proprio in questi giorni stiamo assistendo a due fatti significativi.

Il primo riguarda il rilascio delle bozze relative al nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti, il cosiddetto rentri, basato cioè sull’accumulo di dati riferibili al percorso che rifiuto compie lungo la sua vita, all’interno di un registro elettronico, dove sono raccolti( si tratta di una repository), tutti i dati riconducibili al ciclo di vita da questi compiuti.

Il secondo riguarda il rilascio da parte di uni di una prassi tecnica riguardante proprio il tema della tracciabilità i rifiuti urbani.

Si tratta di due strumenti:

  • aventi differente importanza;
  • complementari tra di loro,

che possono garantire una significativa riduzione dei danni originati le forme del ciclo di vita di gestione dei rifiuti

Laddove siano evitati:

  • attraverso il RENTRI
  • attraverso le prassi tecniche nella tracciabilità dei rifiuti,

danni all’ambiente e all’uomo soprattutto, si può garantire l’implementazione di un modello di economia verde, ovvero approdare a quella transizione ecologica per cui si è giunti a realizzare un dicastero ad hoc, dalle ceneri di quello dell’ambiente della tutela del territorio è del mare, spostando addirittura alcune competenze di natura economica dal ministero dello sviluppo economico, i riconoscendo alle attività di tutela dell’ambiente significative ricadute anche sul piano economico.”

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MITE: pervenute proposte per 12 miliardi di euro sui bandi PNRR

Notevole successo del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR), a giudicare dall’entità complessiva delle proposte effettuate nei confronti del Ministero della Transizione Ecologica (MITE), presieduto dal Prof. Roberto Cingolani.

Le recenti dichiarazioni di Cingolani sullo stato di avanzamento del PNRR

Prima di vedere l’entità del plafond richiesto dai Destinatari, un breve flashback sullo stato dell’arte.

Oramai sulla bocca di tutti, per via delle rilevanti risorse messe a disposizione, il PNRR, secondo le intenzioni del MITE deve essere la punta di un sistema più ampio, costituito da varie forme di incentivi e riforme promosse dal Ministero, da introdurre per raggiungere gli obiettivi 2030 e 2050.

Il Piano dovrà essere l’occasione, soprattutto, per ridurre il divario esistente tra le varie parti del Paese: si pensi al fatto che, secondo il MITE, il Mezzogiorno dovrà essere il destinatario del circa il 40% delle risorse.

Il MITE ha recentemente sottolineato, per via del Ministro, che si rende necessario un particolare sforzo progettuale da parte dei proponenti, affinché questa attenzione ‘ex-ante’ (ad esempio prevedendo in fase di bando una quota da destinare in via prioritaria al Sud) si traduca poi effettivamente in progetti concreti.

Cingolani ha evidenziato che il PNRR sarà sotto la lente di ingrandimento, e opportunamente attenzionato, dall’Unione europea, che ha fissato tappe ed obiettivi da raggiungere (“Milestones e Targets”), e che, in parallelo, per monitorare strettamente questi impegni, il MITE ne aggiungerà di propri, che rappresentano step intermedi nei cronoprogrammi per il raggiungimento degli obiettivi europei.

È importante evidenziare che le M&T europee sono fondamentali, ma non forniscono pienamente il quadro di insieme di avanzamento di tutti gli interventi del PNRR.

Cingolani ipotizza l’aggiudicazione dei bandi già in corso per oltre 2,5 miliardi di euro (‘Impianti di gestione rifiuti e ammodernamento di impianti esistenti’ (1,5 miliardi), ‘Progetti “faro” di economia circolare’ (0,6), ‘Isole Verdi’ (0,2), ‘Interventi per la sostenibilità ambientale dei porti’ (0,27)). Ed anche ‘Sviluppo Agrovoltaico’ (1,1), ‘Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’auto-consumo’ (2,2), ‘Sviluppo del biometano’ (1,92), ‘Rafforzamento smart grid’ (3,61), ‘Interventi su resilienza climatica reti’ (0,5), ‘Sviluppo di sistemi di teleriscaldamento’ (0,2), ‘Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano’ (0,33) (questi ultimi sommano ben 10 miliardi di Euro).

In parallelo concorrono al raggiungimento dei target di decarbonizzazione del PNRR le aste per nuova capacità rinnovabile elettrica, con 3 GW da bandire nel primo semestre (dopo l’aggiudicazione di 1,8 GW a gennaio). Un risultato già importante se confrontiamo l’esito con quello delle aste precedenti: rispetto a una media di circa 500 MW a procedura registrata nelle precedenti sei tornate, nell’ultimo bando si è quasi triplicata la potenza aggiudicata.</li><li>Possibile proseguo del meccanismo FER1 e avvio primi bandi relativi al FER2, il meccanismo di incentivazione delle tecnologie rinnovabili ‘innovative’ (con capacità per il 2022 in corso di definizione).

Le proposte pervenute

Sulla base del plafond messo a disposizione, pari a 2,1 miliardi di euro per la realizzazione di nuovi impianti per il trattamento e il riciclo dei rifiuti, l’ammodernamento di impianti esistenti e la realizzazione di progetti “faro” di economia circolare, sono giunte 4.114 proposte, per un valore complessivo dei progetti di oltre 12 miliardi.

Dal Sud il 45% delle proposte a valere sui fondi del PNRR, fondamentale per rispettare la condizionalità imposta dagli impegni assunti con il Piano (almeno 40% destinazione delle risorse al sud).

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PNRR: il punto del Ministro Cingolani

Con un ampio documento di sintesi, il Ministro della Transizione Ecologica, Prof. Roberto Cingolani, ha fatto il punto della situazione sullo stato di attuazione del PNRR per gli aspetti di propria competenza. Il resoconto avviene proprio all’indomani del rinvio delle scadenze delle date per la presentazione delle domande in risposta ai Bandi emanati dal Dicastero, ora posta al 13 Marzo 2022.

Gli obiettivi perseguiti

Il primo punto del documento riguarda gli obiettivi che il MITE intende raggiungere attraverso il pieno sfruttamento delle risorse dei Bandi

Cingolani afferma che l’Italia dovrà essere “campione globale della transizione ecologica”, e, a tal proposito, dichiara di perseguire i seguenti obiettivi

  • maggiore resilienza rispetto agli inevitabili cambiamenti climatici;
  • maggiore sostenibilità del sistema Italia, nel lungo termine garantendone la competitività;
  • realizzazione di una concreta leadership internazionale industriale e scientifica nelle principali filiere della transizione;
  • transizione inclusiva ed equa, massimizzando i livelli occupazionali, contribuendo alla riduzione del gap tra le Regioni;
  • aumento della consapevolezza e della cultura su sfide e tematiche ambientali.

PNRR punta di diamante di un ampio sistema di incentivazioni

Oramai sulla bocca di tutti, per via delle rilevanti risorse messe a disposizione, il PNRR, secondo le intenzioni del MITE deve essere la punta di un sistema più ampio,  costituito da varie forme di incentivi e riforme promosse dal Ministero da introdurre per raggiungere gli obiettivi 2030 e 2050[1].

Il Piano come occasione per ridurre il divario Nord-Centro-Sud Italia

Il Piano dovrà essere l’occasione, soprattutto, per ridurre il divario esistente tra le varie parti del Paese: si pensi al fatto che, secondo il MITE, il Mezzogiorno dovrà essere il destinatario del circa il 40% delle risorse.

Un particolare sforzo progettuale da parte dei proponenti è però necessario perché questa attenzione ‘ex-ante’ (ad esempio prevedendo in fase di bando una quota da destinare in via prioritaria al Sud) si traduca poi effettivamente in progetti concreti[2].

Milestones e Targets (M&T)

Cingolani evidenzia che il Piano sarà sotto la lente di ingrandimento, e opportunamente attenzionato, dall’Unione europea, che ha fissato tappe ed obiettivi da raggiungere (“Milestones e Targets (M&T)”), associati alla pianificazione.

In parallelo, per monitorare strettamente questi impegni, il MITE aggiunge propri M&T, che rappresentano step intermedi nei cronoprogrammi per il raggiungimento degli obiettivi europei.

È importante evidenziare che le M&T europee sono fondamentali, ma non forniscono pienamente il quadro di insieme di avanzamento di tutti gli interventi del PNRR[3].

Cingolani ipotizza l’aggiudicazione dei bandi già in corso per oltre 2,5 miliardi di euro (‘Impianti di gestione rifiuti e ammodernamento di impianti esistenti’ (1,5 miliardi), ‘Progetti “faro” di economia circolare’ (0,6), ‘Isole Verdi’ (0,2), ‘Interventi per la sostenibilità ambientale dei porti’ (0,27)). Ed anche ‘Sviluppo Agrovoltaico’ (1,1), ‘Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’auto-consumo’ (2,2), ‘Sviluppo del biometano’ (1,92), ‘Rafforzamento smart grid’ (3,61), ‘Interventi su resilienza climatica reti’ (0,5), ‘Sviluppo di sistemi di teleriscaldamento’ (0,2), ‘Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano’ (0,33) (questi ultimi sommano ben 10 miliardi di Euro).

In parallelo concorrono al raggiungimento dei target di decarbonizzazione del PNRR le aste per nuova capacità rinnovabile elettrica, con:

  1. FER1: 3 GW da bandire nel primo semestre (dopo l’aggiudicazione di 1,8 GW a gennaio). Un risultato già importante se confrontiamo l’esito con quello delle aste precedenti: rispetto a una media di circa 500 MW a procedura registrata nelle precedenti sei tornate, nell’ultimo bando si è quasi triplicata la potenza aggiudicata.
  2. Possibile proseguo del meccanismo FER1 e avvio primi bandi relativi al FER2, il meccanismo di incentivazione delle tecnologie rinnovabili ‘innovative’ (con capacità per il 2022 in corso di definizione).

Processi autorizzativi più snelli

Ricorre, anche nel punto offerto dal Ministro della Transizione ecologica, la necessità impellente di accelerare il rilascio della procedura amministrativa riguardante il rilascio delle autorizzazioni ambientali (c.d. “permitting”), evidenziando, di fatto, come gli interventi operati dal Governo con i DL n. 76 e 77 (rispettivamente realizzati tra il 2020 ed il 2021), non siano in grado

Cingolani sottolinea infatti come, per consentire il raggiungimento dei targets relativi alla produzione di energia da fonti rinnovabili, sarà importante accelerare i processi autorizzativi[4].

Allegati

Da ultimo, si riportano i dati sullo stato di avanzamento dei Bandi, secondo le Milestones ed i Targets previsti, sugli investimenti e sulle riforme da attuare.

Approfondimento su Milestones e Targets (M&T)

A dicembre 2021 il MiTE ha già conseguito con successo 7 M&T “UE”. Tra le principali misure conseguite:

  • Sono stati avviati i bandi per nuovi impianti di gestione rifiuti ed ammodernamento esistenti e progetti “faro” di economia circolare. Grazie a questo sarà possibili migliorare la gestione dei rifiuti urbani e rafforzare le infrastrutture per la raccolta differenziata, sia ammodernando gli impianti di trattamento sia realizzandone di nuovi, contribuendo a colmare il divario tra le regioni del Nord e quelle del Centro-Sud. I bandi sono al momento in corso, con ottimi risultati di adesione: oltre 1400 domande presentate da Comuni e imprese pubbliche, per 1,4 miliardi di euro, cui si aggiungono oltre 220 domande presentate da aziende private, per oltre 600 milioni di euro. Nonostante il buon “tiraggio” complessivo della misura, si è recentemente decisa una proroga di un mese, accompagnata da azioni di capacitazione per i proponenti, per favorire una maggiore partecipazione delle aziende e delle Pubbliche amministrazioni del Sud. È opportuno ricordare che uno degli obiettivi definiti nella Decisione di esecuzione dell’approvazione del PNRR italiano è la riduzione di 20 punti percentuali della differenza tra la media delle tre Regioni con i risultati migliori per quanto riguarda i tassi di raccolta differenziata e quella delle tre Regioni con i risultati peggiori (concentrate al Sud).
  • È stato prorogato il superbonus al 110% per l’efficientamento energetico degli edifici, per il quale si è tuttavia ritenuto necessario un correttivo per porre un freno all’eccessiva lievitazione dei costi riscontrata in tempi recenti, venendo incontro anche alle esigenze del settore e dell’efficientamento energetico. In particolare, è stato firmato il Decreto che fissa i tetti massimi per gli interventi, aggiornando i massimali vigenti per l’Ecobonus aumentandoli almeno del 20% in considerazione dell’aumento del costo dei beni determinato anche dal maggior costo delle materie prime e dell’inflazione. I massimali, che saranno rivisti annualmente, non sono omnicomprensivi in modo da tener conto dell’eterogeneità dei possibili interventi, e pertanto sono stati esclusi IVA, oneri professionali, e costi di posa in opera. Per tutti i costi non previsti nel Decreto si farà riferimento ai i prezziari predisposti dalle Regioni e dalle Province autonome o ai listini delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura competenti o ai prezziari della casa editrice DEI. Per queste voci, al fine di evitare speculazioni, sarà comunque indispensabile l’asseveramento della congruità della spesa da parte di un tecnico abilitato e un rafforzamento dei controlli sulle asseverazioni.
  • È entrato vigore il decreto legislativo teso a promuovere l’uso del biometano. Il decreto attuativo è ormai finalizzato e la discussione con la Commissione Europea alle battute finali.
  • È stato avviato il Piano Operativo per il sistema di monitoraggio integrato, con il quale si vuole sviluppare una soluzione di eccellenza internazionale per la tutela del territorio, facendo leva sulle soluzioni più innovative a disposizione. Su questo stiamo ipotizzando uno schema di PPP (partenariato pubblico privato) con cui identificare e sviluppare proposte progettuali.
  • È stato approvato il Piano di forestazione urbana ed extraurbana ed è in corso di definizione l’avviso pubblico per la presentazione dei progetti di riforestazione. L’avviso sarà rivolto alle città metropolitane e verrà pubblicato entro la fine di febbraio
  • È stata introdotta una importante riforma sui servizi idrici, che consentirà di ridurre le perdite e aumentare la sicurezza e la digitalizzazione della rete.
  • Infine, è entrato in vigore il programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico.

Nel corso del prossimo semestre il Ministero dovrà conseguire ulteriori 11 M&T “UE”, di cui 4 relativi a investimenti e 7 relativi a riforme [Tavole da 8 a 11].

Approfondimento sugli investimenti

Per quanto riguarda gli investimenti:

  • La prima milestone (primo trimestre 2022) è relativa alla misura Digitalizzazione dei parchi nazionali. L’iniziativa si propone di investire 100 M€ per la conservazione della natura, l’introduzione di servizi ai visitatori e la semplificazione amministrativa dei 24 parchi nazionali e delle aree marine protette. In questo semestre si prevede l’avvio dello sviluppo dei servizi digitali e l’accelerazione del processo di semplificazione amministrativa per i parchi e le aree marine protette, tramite emanazione di un DM dedicato. I fabbisogni dei parchi sono già stati raccolti ed il decreto è pronto in bozza, non si prevedono particolari criticità per il raggiungimento della milestone.
  • Il secondo trimestre 2022 prevede invece milestones UE per tre investimenti, tra cui Cultura e consapevolezza su temi e sfide ambientali. La misura di propone di destinare complessivamente 30 M€ per sviluppare contenuti ‘omni-channel’, introdurre una piattaforma aperta che contenga il materiale più rilevante e avviare attività di comunicazione alla cittadinanza. Nei prossimi mesi si prevede di avviare la piattaforma web e conseguire gli accordi con gli autori per realizzare e mettere a disposizione 180 podcast e lezioni video per le scuole e creazione di contenuti. Lo strumento è in corso di preparazione, e si stanno attivando supporti specialistici per finalizzare capitolato tecnico e per gestire la procedura.
  • Nel T2 si assegneranno inoltre tutti i contratti di ricerca e sviluppo sull’idrogeno, per 160 M€, su 4 filoni di ricerca: i) produzione di idrogeno verde, ii) sviluppo di tecnologie per stoccaggio e trasporto idrogeno e per trasformazione in altri derivati e combustibili verdi; iii) sviluppo di celle a combustibile; iv) sistemi intelligenti di gestione delle infrastrutture. Il Piano di Ricerca è già stato approvato (con Enea come affidatario) e a breve sono attesi i relativi bandi.
  • Infine, nel T2 saranno aggiudicati l’appalto/gli appalti per la costruzione di capacità industriale per la produzione di elettrolizzatori, per 450 M€. L’iniziativa complessivamente punta a consolidare e creare competenze proprietarie in Italia e a creare una supply chain europea nella produzione ed utilizzo di idrogeno (assicurando capacità di 1 GW in Italia). Per questo il MiTE ha completato una ricognizione del mercato ed ha avviato un tavolo di lavoro con MiSE, anche per coordinare i diversi strumenti a disposizione ed approfondire le potenzialità e le necessità dei potenziali progetti.

Approfondimento sulle riforme

Da ultimo, per quanto riguarda le riforme:

  • 3 M&T riguardano riforme relativa alla Componente 1 economia circolare, ed in particolare l’entrata in vigore del decreto ministeriale per l’adozione della strategia nazionale per l’economia circolare, l’entrata in vigore del decreto ministeriale per il programma nazionale per la gestione dei rifiuti e l’approvazione dell’accordo per lo sviluppo del piano d’azione per la creazione di capacità a sostegno degli enti locali. Tutte queste riforme sono in via di finalizzazione, dopo aver recepito input da consultazione (la strategia) o contributi allo scoping dalla Commissione VIA-VAS (per il rapporto preliminare per il programma nazionale) o aver avviato i primi accordi. Non si prevedono criticità per il raggiungimento delle milestones.
  • Si prevedono inoltre misure per la semplificazione e accelerazione delle procedure la realizzazione degli interventi di efficientamento energetico negli edifici. Per il completamento di questa riforma sono necessari due interventi normativi uno dedicato all’emanazione della riforma PREPAC ed una dedicata al monitoraggio del sismabonus.
  • Sono inoltre previste misure volte a promuovere la competitività dell’idrogeno, ed in particolare è prevista l’entrata in vigore di incentivi fiscali a sostegno della produzione e del consumo di idrogeno verde nel settore dei trasporti. Su questo è al momento in corso un approfondimento con il MEF e con la Commissione Europea per chiarire meglio le aspettative della riforma, ed in parallelo si è avviato un lavoro di possibile revisione di aspetti para-fiscali e tariffari con il GSE.
  • Infine, 2 riforme sono già state introdotte in anticipo in legge di bilancio 2022 con interventi per la semplificazione e accelerazione procedure per interventi contro dissesto idrogeologico e misure per garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati.
  • Oltre agli 11 M&T sopra descritti ai fini del monitoraggio e rendicontazione UE, nel prossimo semestre il MiTE conseguirà ulteriori M&T procedurali (definiti ‘italiani’), che riguardano molteplici interventi sia di investimento che di riforme. Tra i principali:
  • Infrastruttura di ricarica elettrica (740 M€): la misura si propone costruire le infrastrutture necessarie per promuovere lo sviluppo della mobilità elettrica, realizzando entro il 2026 oltre 20.000 punti di ricarica rapida in superstrade e nei centri urbani. La prossima milestone riguarda l’emissione dell’avviso pubblico per i cofinanziamenti, per cui è attualmente in corsonun’analisi tecnica con RSE.
  • Rinaturazione area Po (360 M€): la misura si propone di riattivare i processi naturali e favorire il recupero della diversità nel bacino del più importante fiume italiano, nevralgico per l’economia ma compromesso da escavazioni, inquinamento, consumo di suolo e canalizzazione eccessiva che ne hanno aumentato il rischio idrogeologico e devastato gli habitat naturali. Il prossimo passo a breve include la sottoscrizione del Protocollo di Intesa e la stesura del Programma d’Azione, dopo aver già concluso l’accordo di programma ed istituito una Cabina di Regia dedicata.
  • Produzione di idrogeno in siti dismessi (500 M€): con l’obiettivo di sviluppare aree industriali con economia in parte basata su idrogeno verde, per promuovere a livello locale la produzione e l’uso di idrogeno nell’industria e nei trasporti. Per contenere i costi verranno utilizzate aree dismesse già collegate alla rete elettrica: lì verranno installati elettrolizzatori per la produzione di idrogeno mediante sovra-generazione di fonti rinnovabili o produzione di energia pulita nell’area. La ricezione delle manifestazioni di interesse da parte delle Regioni è attualmente in corso.
  • Utilizzo dell’idrogeno in settori hard-to-abate (acciaierie, cementifici, vetrerie e altri), per decarbonizzare produzioni che ora emettono molta CO2 (2 miliardi). Il prossimo passo a breve sarà la pubblicazione dell’invito a presentare proposte per i progetti.
  • Promozione di un teleriscaldamento efficiente (200 milioni), la cui stesura del bando è attualmente in corso.
  • Per quanto riguarda più brevemente solo alcune delle M&T che vedranno in MiTE impegnato nella seconda metà dell’anno:
  • Isole verdi (200 milioni): iniziativa che si propone di trasformare 19 piccole isole in altrettanti laboratori per lo sviluppo di modelli sostenibili. Gli interventi, su misura di ciascuna isola, interessano la rete elettrica e idrica, le energie rinnovabili, la gestione dei rifiuti e la mobilità a emissioni zero, smart grid e resilienza reti. La procedura di ricezione delle proposte è al momento aperta, ed entro settembre sarà approvata la graduatoria dei progetti relativa ai risultati del bando.
  • Bonifica siti orfani (500 milioni): iniziativa che si propone di recuperare il suolo potenzialmente contaminato delle aree industriali abbandonate per cui non è individuabile il responsabile dell’inquinamento e dare al terreno di questi siti, cosiddetti orfani, un nuovo utilizzo, favorendone il reinserimento nel mercato immobiliare e promuovendo l’economia circolare. Il decreto con i criteri di ammissibilità degli interventi nei siti orfani è pronto, e la prossima tappa prevede l’adozione del Piano d’Azione.

Per far fronte a questa sfida il Ministero si sta rafforzando, e potrà contare a breve su un nuovo contingente di più di 100 esperti e project manager dedicati al PNRR per cui stiamo per avviare le procedure di reclutamento. Inoltre, nei prossimi mesi intendiamo strutturare e rafforzare ulteriormente: il coinvolgimento degli stakeholder nella fase di finalizzazione del disegno delle misure e dell’avvio dell’implementazione; il livello di comunicazione regolare degli avanzamenti; i canali di supporto per fornire i necessari chiarimenti (anche prevedendo canali dedicati per le Regioni e gli enti locali); e l’assistenza tecnica laddove necessario, anche facendo leva sulle convenzioni messe a disposizione. Il PNRR è infatti un’occasione unica per accelerare la transizione ecologica del nostro Paese, ed il contributo di tutti è decisivo per il successo delle numerose iniziative avviate.


[1] V. i meccanismi di supporto alle rinnovabili (e.g., decreti FER) o per la tutela dei Parchi e delle biodiversità (e.g., il programma ‘Parchi per il Clima’). Viene ricordato, con l’occasione, che il Dicastero, con il PNRR ed in particolare con la Missione 2 ‘Rivoluzione Verde e transizione ecologica’, a gestire ben 34,7 miliardi articolati su 26 investimenti e 12 riforme, suddivisi in 4 componenti: 1) economia circolare e agricoltura sostenibile; 2) Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile; 3) Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici; 4) Tutela del territorio e della risorsa idrica

[2][2][2] A titolo di esempio, gli ultimi bandi attualmente in corso in ambito economia circolare (M2C1 1.1 e 1.2), al momento vedono richieste per meno del 30% dell’ammontare dalle Regioni del Sud.

[3] Il PNRR italiano prevede complessivamente 527 tra Milestones e Targets (M&T). Il MiTE ne ha la quota più importante, pari a 89 distribuiti nel corso degli anni di Piano. Con riferimento a tali M&T, il MiTE ha pienamente conseguito tutti gli impegni del 2021 (i 7 M&T ‘europei’, cioè da rendicontare alla Commissione europea). Quest’anno dovrà conseguire ulteriori 20 M&T, di cui 11 nei prossimi 6 mesi.

[4] Si ricorda come, ad oggi, ci siano circa 2,5 GW di potenza con VIA positiva dal Ministero della Transizione ecologica, ma con parere negativo dal Ministero della Cultura. I dossier sono ora all’attenzione della Presidenza del Consiglio.

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La svolta di Roma: con il PNRR 8 centri di raccolta, ma soprattutto 6 nuovi impianti per la gestione dei rifiuti

Importanti novità dalla Giunta capitolina sul tema della impiantistica e dei centri di raccolta sul territorio della Capitale. Infatti, lo scorso 10 febbraio 2022, ha approvato due delibere relative ai progetti di cui alle deleghe conferite all’Ama S.p.A. per la partecipazione ai bandi per il finanziamento di impianti nell’ambito delle risorse del PNRR.

Gli interventi

La Giunta capitolina, nella seduta del 10 Febbraio scorso, ha approvato due delibere relative ai progetti di cui alle deleghe conferite all’Ama S.p.A. per la partecipazione ai bandi per il finanziamento di impianti nell’ambito delle risorse del PNRR.

Si tratta rispettivamente di dieci Centri di Raccolta da realizzare nell’ambito dell’Avviso M2C, linea d’intervento A del PNRR per impianti destinati al miglioramento della raccolta differenziata, per i quali sono state individuate le seguenti localizzazioni:

  • Tor de Cenci (Mun. IX)
  • Via Wolf Ferrari (Infernetto, Mun. X)
  • La Storta/Olgiata (Mun. XV)
  • Casal Selce Sud (Mun. XIII)
  • SDO – Via Tedeschi (Mun. IV)
  • Severini – Via Collatina (Mun. V)
  • Corcolle – Via Ripatransone/Via Petriolo (Mun. VI)
  • Massimina – Via B. Chesi (Mun. XII)
  • Piazza Bottero (Mun. X)
  • Corviale – (Mun. XI)

Il Comune di Roma riferisce che, per gli ultimi due, si tratta di ampliamenti e potenziamenti di due Centri già esistenti, mentre gli altri 8 sono completamente nuovi.

La spesa complessiva necessaria per la realizzazione delle opere ammonta a oltre 32 milioni di euro, di cui 10 milioni finanziati con le risorse PNRR e i rimanenti oltre 22 milioni con fondi a carico del Piano investimenti di Ama S.p.A.

Cosa sono i centri di Raccolta?

I centri di raccolta comunali o intercomunali vengono definiti con un Decreto del Ministero dell’Ambiente del 2008, il 4 Aprile, per cui essi vengono definiti come segue:

“[..] aree presidiate ed allestite ove si svolge unicamente attivita’ di raccolta, mediante raggruppamento per frazioni omogenee per il trasporto agli impianti di recupero, trattamento e, per le frazioni non recuperabili, di smaltimento, dei rifiuti urbani e assimilati elencati in allegato I, paragrafo 4.2, conferiti in maniera differenziata rispettivamente dalle utenze domestiche e non domestiche, nonché’ dagli altri soggetti tenuti in base alle vigenti normative settoriali al ritiro di specifiche tipologie di rifiuti dalle utenze domestiche.”

Pertanto si tratta di strutture che non necessitano di opportuna autorizzazione, in via ordinaria oppure semplificata ai sensi del Testo Unico Ambientale, per via delle operazioni che in essi vengono effettuate, che non configurano un attività di gestione dei rifiuti.

Gli impianti

Inoltre, nell’ambito dell’Avviso M2C, linea d’intervento B del PNRR relativa a nuovi impianti per la gestione dei rifiuti e per l’ammodernamento di impianti esistenti, vengono approvati i progetti per la realizzazione di due impianti di digestione anaerobica della frazione organica rispettivamente in località Casal Selce (Mun. XIII) e Cesano (Mun. XV).

Sempre nell’ambito della stessa linea d’intervento la Giunta ha approvato i progetti per la realizzazione di due impianti di selezione e valorizzazione della carta e della plastica rispettivamente a Ponte Malnome (Mun. XII)  e Rocca Cencia (Mun. VI).

La spesa complessiva prevista per questi 4 impianti ammonta a 161 milioni di euro, di cui 123 finanziati con le risorse PNRR e 38 con fondi provenienti dal piano degli Investimenti di Ama.

Le dichiarazioni

“Dopo più di quindici anni Roma realizza moderni impianti pubblici per mettere in campo l’economia circolare e chiudere il ciclo dei rifiuti” ha commentato il Sindaco Roberto Gualtieri. “Con le due delibere di oggi – ha proseguito – Roma coglie l’opportunità del PNRR per realizzare impianti green e sostenibili, essenziali per compiere un salto di qualità che ci consentirà di non dover più rincorrere soluzioni tampone, disperdendo risorse pubbliche e caricando di costi eccessivi i cittadini. Puntiamo a trasformare Roma in una città normale, una città nella quale ciò che oggi viene considerato straordinario, diventi ordinaria amministrazione”.

“Oggi è una giornata da ricordare per la nostra città” ha spiegato l’assessora ai Rifiuti Sabrina Alfonsi. “L’approvazione di questi progetti nel rispetto della tempistica molto stretta imposta dai bandi PNRR – ha proseguito – rappresenta il primo, assai significativo, passo in avanti in un percorso complesso che entro pochi anni dovrà portare Roma fuori dalla palude in cui è venuta a trovarsi a causa della mancanza di impianti di trattamento dei rifiuti.  Insieme agli impianti di Acea per il trattamento dei fanghi di depurazione presso la rete dei depuratori di Roma e ad altri tipi di impianti per i quali stiamo portando avanti le valutazioni tecniche, questo lavoro ci consentirà, nel medio periodo, di risparmiare risorse che oggi utilizziamo per trasportare i nostri rifiuti in altre regioni, per poterle dedicare alla riorganizzazione e al miglioramento dei servizi di igiene urbana nella città, con l’obiettivo finale di elevare la percentuale della raccolta differenziata ai livelli richiesti dalla legislazione europea e ridurre il livello della TA.RI. che oggi pesa moltissimo sui cittadini romani a fronte di un servizio non adeguato”.

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