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Convegno: “Il futuro della plastica tra nuovo regolamento imballaggi e imposizione fiscale” – Mercoledì 8 novembre, ore 15.30 – Ecomondo 2023, Fiera di Rimini – Stand Confindustria Cisambiente (Hall Sud, Stand n.304)

Il mondo degli imballaggi è in fermento: la Comunità europea vi erano Infatti, sta per varare nuovo regolamento, che è destinato a sostituire l’impianto normativo esistente, in vigore dal 1994, uno, ti a detta di molti operatori, andrà a pregiudicare il sistema industriale di riciclo italiano.

Da molte parti Infatti sono venute critiche per lo strumento normativo impiegato (il regolamento comunitario, che imporrerebbe per una maniera orizzontale, tutti i paesi membri della Comunità Europea, le prescrizioni con esso contenute), e ovviamente per il contenuto delle stesse indicazioni fornite dalla UE.

Si tratterebbe infatti, al contrario di quanto fatto sin qui da Legislatore comunitario, di spingere sul riuso degli imballaggi, impedendo che questi diventano rifiuti, mediante un percorso decisamente diverso da quello intrapreso dall’industria italiana, basato sul recupero come materia dall’industria di settore.

Si tratterebbe, se così fosse, di un deciso passo indietro per la politica ambientale comunitaria; ed in particolare, di un potenziale, rilevante, danno per l’industria del riciclo italiana, che nel corso degli anni ha raggiunto delle vette in avvicinabili da altri paesi membri della comunità.

Nel corso dell’evento si discuterà delle possibili conseguenze sulle politiche industriali ed ambientali praticate nel nostro Paese.

Plastic tax: è rimasta in sospeso per anni, e forse lo sarà anche per il 2024. Parliamo dell’imposizione fiscale su una particolare categoria di imballaggi in plastica vengono definiti MACSI; a detta di molti operatori, si potrebbe ulteriormente indebolire il settore manifatturiero che progetta, sviluppa e realizza tali prodotti.

Consiste in un’imposizione fiscale commisurata al peso degli imballaggi in plastica, che potrebbe determinare un innalzamento costo finale del prodotto, con inevitabile danno economico e finanziario a chi li realizza.

Programma

Introduzione agli argomenti e moderazione

Stefano Sassone, Direttore Area Tecnica, Confindustria Cisambiente

Il punto di vista dei selezionatori

Michele Rizzello, Direttore Generale, Assosele

Il punto di vista dei Comuni Italiani

Agata Fortunato, Responsabile Ufficio Programmazione e controllo del Ciclo Integrato dei Rifiuti, ANCI, Direzione Città Metropolitana Torino

Plastica a contatto con alimenti, nuove sostanze autorizzate

Con l’aggiornamento del Regolamento UE n. 10/2011/UE, vengono ad essere applicate, dal 23 Luglio 2023, nuove condizioni per la commercializzazione dei materiali e degli oggetti di materia plastica conformi a tale regolamento.

La genesi del provvedimento: il regolamento n. 10

Il regolamento n. 10 del 14 gennaio 2011 disciplina l’utilizzo dei materiali e gli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari.

Nel passato, con il regolamento (CE) n. 1935/2004 venivano fissati i principi generali destinati ad eliminare le differenze tra le legislazioni degli Stati membri per quanto riguarda i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari.

L’articolo 5, paragrafo 1, di tale regolamento prevede la possibilità di adottare misure specifiche per alcuni gruppi di materiali e oggetti e descrive in modo particolareggiato la procedura da seguire per autorizzare sostanze a livello dell’UE, quando una misura specifica preveda un elenco di sostanze autorizzate: con il n. 10, vengono stabilite misure specifiche sul punto (in base a quanto previsto dall’art. 5, par. 1, del regolamento (CE) n. 1935/2004).

In tal senso, con il 10[1], vengono, appunto fissate norme specifiche per i materiali e gli oggetti di materia plastica al fine di garantirne l’impiego in condizioni di sicurezza.

Il Regolamento in oggetto, invece, aggiorna la medesima disciplina, ed entrerà in vigore il 1° agosto 2023 ed è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

L’aggiornamento si deve a nuovi pareri scientifici pubblicati dall’Autorità sulla sicurezza alimentare su nuove sostanze che possono essere utilizzate nei materiali a contatto con i prodotti alimentari, nonché sull’utilizzo di sostanze precedentemente autorizzate

Le principali novità

Diverse le novità introdotte, riguardanti, in particolare, alcune nuove condizioni per la commercializzazione dei materiali e degli oggetti di materia plastica conformi a tale regolamento. In generale:

  • sono aggiunte nuove sostanze utilizzabili per produrre plastiche “alimentari”;
  • le definizioni sono state aggiornate;
  • sono state risolte alcune ambiguità sull’applicazione del regolamento del 2011.

Materiali gli oggetti di materia plastica conformi al Regolamento (UE) n. 10/2011

In particolare, i materiali e gli oggetti di materia plastica conformi al Regolamento (UE) n. 10/2011 nella versione applicabile prima dell’entrata in vigore dello stesso, possono rimanere sul mercato fino a esaurimento delle scorte, purché siano stati immessi per la prima volta prima del 1° febbraio 2025.

In caso contrario, la dichiarazione di conformità disponibile per tali sostanze o prodotti indica che non sono conformi alle norme attuali e possono essere utilizzati solo nella fabbricazione di materiali e oggetti di materia plastica da immettere sul mercato prima del 1° febbraio 2025.

Materiali e gli oggetti di materia plastica fabbricati con acido salicilico o farina e fibre di legno

Tuttavia, i materiali e gli oggetti di materia plastica fabbricati con acido salicilico o farina e fibre di legno non trattate provenienti da una specifica specie di legno possono continuare a essere immessi per la prima volta sul mercato dopo il 1° febbraio 2025, a condizione che siano soddisfatte alcune condizioni specifiche, tra cui la presentazione di una richiesta di autorizzazione e il rispetto delle


[1] Con esso viene abrogata la direttiva 2002/72/CE della Commissione, del 6 agosto 2002, relativa proprio ai materiali e agli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari (2) GU L 220 del 15.8.2002, pag. 18.

Imballaggi plastica, raccolta 2021 in aumento del 3%

Rilasciato da COREPLA il rapporto di sostenibilità riferito all’anno 2021. Se i rifiuti di imballaggio in plastica avviati a raccolta sono in aumento del 3% rispetto al 2020, pesano sul risultato raggiunto i materiali conferiti per errore, pari al 9.5%. Vediamo come funziona il sistema della raccolta degli imballaggi in plastica in Italia, e quali sono le principali evidenze del documento.

Che cos’è il rapporto di sostenibilità

Si tratta dell’occasione di raccontare l’attività svolta dal Consorzio, in relazione ai vari obiettivi di sviluppo sostenibile previsti dall’Agenda Onu 2030 e manifesta l’intenzione di coinvolgere sempre di più i propri stakeholder in particolare i consorziati e tutta la filiera – su queste tematiche.

Che cos’è la plastica

“Plastica” è un termine comunemente usato per descrivere un vasto assortimento di materiali sintetici o semi-sintetici di varie tipologie e differenti proprietà.

Questi vengono utilizzati in un’ampia e crescente gamma di applicazioni, tra cui il settore degli imballaggi, che risulta lo sbocco di gran lunga più importante dei polimeri termoplastici.

Secondo il principio della responsabilità estesa del produttore, spetta a produttori e utilizzatori il compito di provvedere ad una corretta ed efficace gestione ambientale degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio generati dal consumo dei propri prodotti, nel rispetto del principio “chi inquina paga”.

Il sistema della raccolta dei rifiuti di imballaggio in plastica in Italia

I principali operatori

Nel nostro Paese la gestione dei rifiuti di imballaggio in plastica è affidata a diversi soggetti:

  • Sistema CONAI – COREPLA[1];
  • Sistemi autonomi: la legge prevede per i produttori di imballaggio, come alternativa all’adesione ai Consorzio Nazionale, la possibilità di “organizzare autonomamente la gestione dei propri rifiuti di imballaggio su tutto il territorio nazionale” oppure di mettere in atto “un sistema di restituzione dei propri imballaggi”.

I sistemi autonomi ad oggi esistenti

Ad oggi i sistemi autonomi che fanno capo alla filiera del recupero degli imballaggi in plastica sono:

  • P.A.R.I., sistema autonomo sviluppato da Aliplast S.p.A. per la gestione dei propri rifiuti di imballaggi flessibili in PE, ascrivibili al circuito Commerciale e Industriale;
  • CO.N.I.P., sistema che si occupa di organizzare, garantire e promuovere la raccolta e il riciclaggio di casse e di pallet in plastica dei propri consorziati a fine ciclo vita;
  • CORIPET, sistema riguardante la gestione degli imballaggi in PET per liquidi alimentari.
  • Operatori indipendenti che si occupano operando con fini di lucro, principalmente di flussi di imballaggi commerciali e industriali che trovano valorizzazione a mercato per l’avvio a riciclo.

Il COREPLA

Il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica, è un consorzio

plastica e materiali di imballaggio in plastica immessi sul territorio nazionale.

Costituito nel 1997 a seguito del recepimento della Direttiva 94/62 CE, opera nell’ambito del sistema di gestione dei rifiuti di imballaggio coordinato da CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi).

Il Consorzio, avente personalità giuridica di diritto privato, non ha fini di lucro e la sua attività è conformata ai principi generali contenuti nella Parte IV del D. Lgs. 152/2006, Titolo II, in particolare ai principi di efficacia, efficienza, economicità, trasparenza e di libera concorrenza.

I dati

Come sono stati ricavati i dati

il Consorzio ha scelto di misurare le proprie performance utilizzando come metrica quella del contributo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile definitivi nell’ambito dell’Agenda 2030 dell’ONU. Il presente Rapporto, quindi, passa in rassegna ciascuno degli SDGs definiti come prioritari per COREPLA, indicando il contributo fattivo al raggiungimento dell’obiettivo generale e di alcuni target specifici.

Allo stesso tempo, come negli anni passati, è stato confermato e approfondito l’approccio di rendicontazione ispirato ai GRI Standards (opzione core), con lo scopo di accrescere sempre di più il perimetro di rendicontazione e la qualità delle informazioni riportate. Anche quest’anno, quindi, è stata aggiornata l’analisi di materialità che ha permesso di individuare le tematiche della sostenibilità rilevanti per il Consorzio e i suoi stakeholder.  Gli sforzi di rendicontazione sono stati focalizzati su questi temi materiali, selezionando e ampliando – ove possibile – il numero di informative GRI coperte.

Il periodo di riferimento del Rapporto di Sostenibilità 2021 è – ove possibile – il triennio 2019-2021. Il Consorzio, infatti, ha ritenuto opportuno mantenere un orizzonte di rendicontazione pluriennale, seppur vada tenuto presente che gli eventi occorsi negli ultimi due anni – sia internamente che esternamente all’organizzazione – hanno inciso sensibilmente sulla comparabilità dei dati.

Avvio a raccolta

I dati 2021 narrano di un avvio a riciclo, da parte di COREPLA, di un quantitativo pari a 722.218 di tonnellate di rifiuti di imballaggi in plastica (+ 10% rispetto al 2020).

Nel corso del 2021, COREPLA ha avviato a riciclo 722.218 t di rifiuti di imballaggi in plastica, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente.

La maggior parte proviene dalla raccolta differenziata urbana (684.615 t), mentre una quota minore consiste in flussi provenienti da Commercio & Industria, raccolti attraverso piattaforme dedicate (37.603 t), confermando così la priorità di intervento consortile laddove il mercato, da solo, non garantirebbe risultati a riciclo.

Recupero energetico: il plasmix

In tema di recupero energetico, circa i flussi di imballaggi gestiti dal Consorzio, il 27% viene valorizzato secondo questa modalità: in particolare 314.964 tonnellate di imballaggi sono stati interessati sotto forma di energia e calore.

Si tratta del cosiddetto “plasmix”, imballaggi derivanti dalla selezione meccanica della raccolta differenziata che per via della loro eterogeneità e delle condizioni in cui si presentano non risultano riciclabili con le tecnologie ad oggi disponibili.

La crescita del riciclo COREPLA è frutto di un continuo orientamento alla diversificazione produttiva, al miglioramento della partnership con i riciclatori, al potenziamento del mercato estero (intra-europeo), alla ricerca di nuovi clienti su mercati finora inesplorati e allo sviluppo di modelli innovativi di riciclo.

Attraverso il recupero energetico, inoltre, è stato possibile rivalorizzare, sotto forma di energia e calore, 314.964 t di imballaggi.

Si tratta del cosiddetto “PLASMIX”, imballaggi derivanti dalla selezione meccanica della raccolta differenziata che per via della loro eterogeneità e delle condizioni in cui si presentano non risultano riciclabili con le tecnologie ad oggi disponibili. Tuttavia, dato il loro potere calorifico inferiore “PCI” compreso tra 18 e 25 MJ/kg, caratteristica analoga ai combustibili fossili tradizionali, risultano ottimali nei processi di combustione e co-combustione. Il Consorzio si fa carico anche della “frazione estranea” contenuta nella raccolta urbana dedicata agli imballaggi in plastica, ovvero di tutto ciò che è stato conferito erroneamente nella raccolta differenziata.

Poiché solo in parte può essere avviato a recupero energetico, per la restante parte è necessario il ricorso allo smaltimento in discarica.

Da quanto appena illustrato risulta che il recupero complessivo, inteso come recupero di materia e di energia, degli imballaggi gestiti direttamente da COREPLA, ha raggiunto le 1.037.182 t, in crescita rispetto al 2020

(+0,4%), soprattutto grazie alla spinta data dal riciclo.

Per maggiori informazioni

Cliccare qui:

https://www.corepla.it/sites/default/files/documenti/corepla_rapporto_di_sostenibilita_2021_x_web.pdf

[1] il D. Lgs. 22/97 ha attribuito al Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) il compito di assicurare il raggiungimento degli obiettivi di riciclo e recupero degli imballaggi sull’intero territorio nazionale e, al contempo, di garantire l’attuazione di mirate politiche di gestione, comprese quelle di prevenzione attraverso l’eco-innovazione. Il Sistema CONAI/Consorzi di filiera garantisce il rispetto del principio della responsabilità estesa del produttore, ripartendo tra produttori e utilizzatori il Contributo Ambientale CONAI (CAC). Aderendo a CONAI, il produttore/utilizzatore è tenuto a versare il CAC, differenziato per tipologia di imballaggio immesso sul mercato. CONAI ne trattiene una minima parte per lo svolgimento delle proprie funzioni, mentre una parte rilevante viene trasferita ai Consorzi di filiera i quali, a loro volta, nel rispetto di quanto previsto dall’Accordo quadro ANCI-CONAI, riconoscono ai Comuni (o soggetti da questi delegati) convenzionati i corrispettivi economici per la copertura dei maggiori oneri derivanti dalla raccolta differenziata degli imballaggi. Il Consorzio di filiera COREPLA si occupa dei flussi di imballaggi in plastica provenienti dalla raccolta differenziata gestita nell’ambito delle convenzioni ANCI-CONAI sottoscritte con Comuni/gestori delle raccolte a livello locale e, in misura minore, dei flussi provenienti da superficie privata, quindi relativi a rifiuti tipicamente commerciali e industriali, a fronte di specifici accordi/convenzioni stipulati da COREPLA.

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Studio Ambrosetti: dal riciclo della plastica benefici economici per 2.5 miliardi

Green Jobs e recupero di materia dai rifiuti: questo il tema del nuovo studio promosso da The European House – Ambrosetti, da cui emerge la possibilità di ricavare rilevanti benefici economici a seguito delle attività di trattamento dei rifiuti in plastica. I dati salienti dell’indagine.

2,5 miliardi di ricavi e piu’ di mille posti di lavoro

Riciclo meccanico e chimico della plastica. E’ questo, secondo lo studio ambrosetti, la strada da percorrere, per ottenere sensibili benefici economici per il settore del recupero dei rifiuti, ed in particolare da quelli composti prevalentemente in plastica.

Il Dossier, diffuso pubblicamente ad inizio settembre, chiarisce che, da qui ai prossimi 8 anni, potremmo ottenere, da tali attività, complessivamente:

  • benefici economici fino a 2,5 miliardi di euro;
  • più di mille nuovi posti di lavoro.

Come concretizzare tali prospettive

Si rende necessario, a tale scopo, spingere il mercato dei materiali riciclati e rivedere i sistemi di responsabilità estesa dei produttori. Viene stimata la necessità di provvedere ad investimenti per 794 milioni di euro, nella peggiore delle ipotesi, con l’obiettivo di spingere la transizione circolare dell’industria italiana della plastica, una leva capace di generare benefici economici per un valore compreso tra gli 1,5 e i 2,5 miliardi di euro.

A ciò si deve aggiungere, un quadro favorevole in termini di interventi da attuare, tale da favorire i processi evolutivi già in atto.

In questo caso essi saranno finalizzati a sviluppare la domanda di materiale riciclato.

Occorre, a complemento, chiarire i profili dei sistemi EPR (i c.d. “sistemi di responsabilità estesa del produttore del prodotto).

Perché puntare sul trattamento chimico

Secondo il Dossier prodotto dallo Studio Ambrosetti, l’ottenimento dei risultati prospettatati deve essere attuato con i meccanismi di trattamento chimico.

Tali considerazioni riposano sullo stato dell’arte riguardo il posizionamento del nostro sistema Paese nei confronti dei nuovi obiettivi vincolanti posti dalla Comunità europea, ed in particolare:

  • 50% di riciclo degli imballaggi;
  • il 25% di contenuto minimo riciclato per le bottiglie in PET,

entro il 2025, ed anche il tetto massimo del 10% ai conferimenti di rifiuti urbani in discarica entro il 2035.

Il documento evidenzia come, dalla documentazione prodotta dagli Istituti pubblici (i.e. ISPRA), nel 2020 sono state generate complessivamente 4 milioni 948mila tonnellate di rifiuti plastici, frutto della sommatoria tra urbani e speciali.

Tuttavia, la quota di scarti potenzialmente riciclabili finita conferita nel flusso indifferenziato dei rifiuti, è rilevante, e pari a 1,8 milioni di tonnellate), i quali hanno avuto il seguente esito:

  • riciclaggio (recupero come materia, 42,3%);
  • termovalorizzazione (34,7%);
  • smaltimento (23%).

Inoltre lo studio ricorda una situazione, putroppo, negativa per i rifiuti di imballaggio in plastica: ad oggi i rifiuti composti di questa materia risulta l’unico materiale per il quale l’Italia non ha ancora raggiunto gli obiettivi fissati a livello UE al 2025, riportando un tasso del 48,7% contro l’obiettivo UE del 50%.

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Utilizzo responsabile della plastica: pubblicata la prassi UNI

Con una comunicazione effettuata sul proprio sito, in occasione della giornata mondiale della Terra, UNI rende noto di aver posto in consultazione la la nuova Prassi di Riferimento UNI/PdR 117:2022 “Linee guida per l’utilizzo responsabile della plastica”.

Il tema

La prassi origina senza dubbio dalle numerose criticità che un uso non corretto dei prodotti costituiti da tale materiale, una volta divenuti rifiuti, possono generare nei confronti dell’umanità e dell’ambiente.

Come sottolineato nella comunicazione, sebbene il materiale di largo impiego nella nostra vita quotidiana, la plastica abbia contribuito, offrendo soluzioni innovative, ai bisogni provenienti dalla società grazie alla sua versatilità, economicità e durabilità, l’impatto che questo materiale può avere sull’ambiente è decisamente rilevante

Da qui l’esigenza di un uso corretto e responsabile della plastica, con particolare attenzione alle buone pratiche di raccolta, selezione e riciclo della stessa, in armonia con il concetto di Green Economy e di economia circolare.

I dati sulla produzione di rifiuti plastici

UNI denota come:

  • nel nostro Paese siano stati generati globalmente circa 5 milioni di rifiuti di materie plastiche di cui il 42% è stato avviato al recuperato meccanico, il 35% alla valorizzazione mediante il recupero energetico e il 23% è stato conferito in discarica.
  • il settore sia fortemente impegnato nello sviluppo di tecnologie di riciclo chimico[1] che in futuro verranno utilizzate in modo complementare a quelle di riciclo meccanico per aumentare la capacità di riciclo e raggiungere gli obiettivi preposti.

La creazione della prassi

Tutto ciò premesso, numerose organizzazioni hanno promosso la realizzazione di una roadmap ben definita che permetta di comunicare in modo chiaro agli stakeholder il proprio percorso virtuoso, articolato nel tempo, per una progressiva scelta consapevole degli articoli e materiali al fine di ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività fondato su basi scientifiche e incontrovertibili.

La prassi di riferimento può essere utilizzata per applicare un sistema di gestione per l’utilizzo responsabile della plastica, che può essere certificato da organismi di valutazione della conformità di terza parte operanti secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021.

Il contenuto del documento

Cosa contiene la prassi?

Innanzitutto le modalità per identificare il contesto in cui opera l’organizzazione e il campo di applicazione del sistema di gestione e illustra come l’impegno della Direzione debba esplicitarsi in politiche e obiettivi per l’utilizzo responsabile della plastica e quali siano gli elementi a supporto del sistema di gestione.

Successivamente le attività di pianificazione e controllo delle fasi di acquisto, utilizzo e conferimento e fornisce gli elementi per la valutazione delle prestazioni e per il miglioramento continuo del sistema di gestione.

Per maggiori informazioni

Si ricorda che la UNI/PdR 117:2022 è liberamente scaricabile dal Catalogo UNI (previa registrazione).


[1] L’introduzione delle tecnologie di riciclo chimico sarà importante anche per minimizzare il ricorso all’incenerimento e consentiranno praticamente di eliminare lo smaltimento in discarica.

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Alleanza globale: necessario un agreement sulla gestione dei rifiuti in plastica

In occasione del primo incontro dell’Alleanza mondiale sull’economia circolare che coinvolge l’Unione europea e altri 16 paesi, i partecipanti hanno concentrato il dibattito anche sulla necessita di un accordo globale su inquinamento da plastica.

La lotta contro l’inquinamento da rifiuti in plastica

Nel corso della riunione si è affrontato, come main target, la questione dell’inquinamento da plastica: l’Alleanza ha stabilito la necessità di giungere ad un accordo globale vincolante che punti a risolvere soprattutto le criticità a monte del ciclo di vita.

I negoziati potrebbero partire alla prossima riunione della Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente, da svolgere il prossimo anno, a Febbraio. 

Che cos’è la Global Alliance

Global Alliance on Circular Economy and Resource Efficiency (Gacere), lo strumento istituito dalla Commissione europea e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), in coordinamento con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido), per mettere a sistema gli sforzi dispiegati a livello internazionale nel campo della gestione sostenibile ed efficiente delle risorse e nella messa a punto di modelli di produzione e consumo sostenibili.

Essa è stata creato lo scorso 22 Febbraio su impulso dell’Unione europea vede come membri Canada, Cile, Colombia, India, Giappone, Corea del Sud, Norvegia, Kenya, Marocco, Nuova Zelanda, New Nigeria, Perú, Ruanda, Sudafrica e Svizzera, nell’ambito del Piano d’azione per l’economia circolare della Ue, con il fine ultimo di sostenere la transizione all’economia circolare come un modo per contribuire a risolvere le crisi del clima, della biodiversità e dell’inquinamento e prendere meno dalla natura.

Gli altri temi del primo incontro

In occasione del primo incontro, realizzato in Canada a metà settembre 2021 (dal 13 al 15) sono state altresì affrontate le questioni inerenti il legame tra l’economia circolare e le triplici crisi planetarie di perdita di biodiversità inquinamento e cambiamento climatico, nel contesto della ripresa verde.

ReturnthePlastics: che soluzione propone la UE per la gestione delle bottiglie di plastica?

Interessante iniziativa dei Cittadini Europei, che richiedono alla Commissione UE di realizzare iniziative di varia natura per limitare la diffusione dei rifiuti in plastica, originati dal consumo delle bottiglie così composte. Vediamo i punti salienti della proposta

Gli obiettivi

Con una comunicazione all’Unione Europea, ed in particolare alla Commissione, rivolta da Cittadini nei confronti di quest’ultima, si dà il via all’iniziativa “”#ReturnthePlastics”, con quale viene richiesta la realizzazione delle seguenti iniziative:

  • attuazione di un sistema di cauzione e resa a livello dell’UE per il riciclaggio delle bottiglie di plastica
  • incentivazione alla creazione, in tutti i supermercati e catene di supermercati che vendono bottiglie di plastica di tutti i Paesi della UE, a installare apparecchi per la resa dei vuoti (“reverse vending machine”) per permettere il riciclaggio delle bottiglie di plastica dopo essere state acquistate e utilizzate dal consumatore
  • obbligo, a carico dei Produttori di bottiglie di plastica, di pagamento di tasse sulla plastica per finanziarne il riciclaggio e il sistema di cauzione e resa (secondo il principio del “chi inquina paga”)

Il problema originato dalla gestione dei rifiuti in plastica

Nella gestione dei manufatti in plastica, chi si rende colpevole dei fenomeni di inquinamento? Probabilmente si tratta, spesso e volentieri, di comportamenti errati, ad originare le maggiori problematiche ad oggi conosciute.

Nella richiesta si evidenzia come, quando tale materiale divenuto rifiuto, non viene riciclato oppure raccolto, esso può chiudere il proprio ciclo di vita così come nelle discariche, anche nei corsi d’acqua, e si citano alcuni significativi esempi.

Il Grand Pacific Garbage Patch, ad esempio, è un’isola formata da plastica galleggiante nell’Oceano Pacifico, tra la California e le Hawaii: con le sue 80 000 tonnellate di plastica, ricopre attualmente una superficie tripla a quella della Francia e continua ad espandersi rapidamente.

Inoltre si evidenzia come, nel lungo periodo, il moto ondoso frantuma la plastica in pezzi più piccoli, che vengono mangiati dagli animali come i pesci.

Le conseguenze per l’uomo

Si evidenzia che, in questa maniera, le microplastiche entrano nel ciclo vitale, e finiscono nei nostri piatti.

A supporto si citano studi scientifici stimano che ogni persona ingerisca mediamente cinque grammi di microplastiche alla settimana (l’equivalente di una carta di credito) attraverso il consumo di alimenti, e che recentemente sono state trovate microplastiche in una placenta umana.

Ciò dimostra che il problema della plastica non riguarda solo gli ambienti naturali e gli animali, ma anche gli esseri umani. Dobbiamo affrontare alla radice il problema dell’inquinamento da plastica.

Le soluzioni  proposte

La proposta per una migliore gestione di tali rifiuti viene articolati in diversi punti.

Innanzitutto, viene proposto un sistema di cauzione e resa nei supermercati al fine di riciclare le bottiglie di plastica.

Gli autori la definiscono come un’iniziativa con una proposta innovativa: riciclare le bottiglie di plastica grazie all’imposizione di una cauzione di 15 centesimi di euro per l’acquisto di ogni bottiglia di plastica nell’Unione europea. Il consumatore può poi restituire la bottiglia di plastica a un supermercato dotato di un apparecchio per la resa dei vuoti da riciclare (“reverse vending machine”). Quando restituisce la bottiglia di plastica vuota, il consumatore riceve indietro la cauzione 15 centesimi che può nuovamente spendere nel supermercato[1].

#ReturnthePlastics ha creato un logo speciale che i produttori di bottiglie di plastica PET possono apporre sull’etichetta delle loro bottiglie. Il logo indica che il prezzo d’acquisto della bottiglia comprende una cauzione di 15 centesimi di euro. Al momento del passaggio in cassa, infatti, il codice a barre della bottiglia farà aggiungere automaticamente la cauzione di 15 centesimi allo scontrino del consumatore, precisando che tale importo corrisponde alla cauzione per la bottiglia di plastica.

In tutta l’UE esistono molti esempi di sistemi di riciclaggio efficaci. In Germania esiste un sistema duale di riciclaggio delle bottiglie di plastica, da un lato attraverso lo smistamento dei rifiuti e, dall’altro, attraverso un sistema di resa che prevede che il consumatore paghi una cauzione al momento dell’acquisto di una bottiglia di plastica e riceva poi un buono da spendere nello stesso supermercato quando restituisce la bottiglia all’apparecchio automatico di raccolta all’ingresso. A Roma è possibile pagare una parte del biglietto della metropolitana con bottiglie di plastica, mediante le apposite macchine ecocompattatrici.

Con #ReturnthePlastics, vogliamo creare un sistema di riciclaggio che possa essere attuato nei supermercati di ogni paese come inizio di una soluzione globale all’inquinamento da plastica.

Le strade, le discariche, gli oceani, le foreste e le spiagge di tutto il mondo sono pieni di bottiglie di plastica PET, che hanno bisogno di un periodo che può arrivare a 450 anni per decomporsi. Questa innovazione risolverà contemporaneamente diversi problemi: il processo di riciclaggio richiede meno energia o materie prime rispetto alla produzione di bottiglie nuove; le bottiglie di plastica non saranno più gettate per strada, ma raccolte; inoltre, questo sistema promuoverà la consapevolezza dei costi ambientali della produzione di plastica sul nostro pianeta.

L’obiettivo è di attuare il sistema di riciclaggio per le bottiglie di plastica #ReturnthePlastics in 5 Stati membri dell’UE entro la conferenza sul clima COP26 di Glasgow (1-12 novembre 2021) e, successivamente, in tutti i 26 Stati membri dell’UE. Speriamo di diventare un movimento di cambiamento globale che rifiuta, ricicla e riduce la plastica nella lotta contro l’inquinamento da plastica.


[1] Si ricorda che il 3 luglio 2021, con l’approvazione del Parlamento europeo, è entrata in vigore la direttiva dell’UE sui prodotti di plastica monouso, che vieta i 10 articoli di plastica monouso più comuni (come piatti, posate e cannucce) in tutti gli Stati membri dell’UE. Le bottiglie di plastica, tuttavia, che sono i prodotti di plastica più usati (si stima che ne venga acquistato un milione al minuto in tutto il mondo) e che ci mettono anche 500 anni per decomporsi, non sono incluse nel divieto sui prodotti di plastica monouso. Per questo motivo, l’iniziativa dei cittadini europei #ReturnthePlastics propone una direttiva dell’UE per un sistema di cauzione che consenta ai consumatori di restituire comodamente le bottiglie di plastica ai supermercati in cui sono state acquistate, chiudendo il circuito dei materiali utilizzati per la produzione delle bottiglie.